Famiglia Oggi.

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n. 1 GENNAIO
2003

Sommario

EDITORIALE
Esplorare le varie facce del problema
La DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) Verso una crisi esistenziale
di HARALD EGE

apep00010.gif (1261 byte) I molti spettatori coinvolti
di ALFREDO BODEO

apep00010.gif (1261 byte) Mobbing come patologia relazionale
di GIOACCHINO LAVANCO e DANIELA TERRANOVA

apep00010.gif (1261 byte) Chiedere aiuto per tempo
di
ANNAPAOLA JERI

apep00010.gif (1261 byte) Il diritto alla serenità lavorativa
di MATTEO CAVALLINI

apep00010.gif (1261 byte) Garantire, comunque, il sostegno
di MASSIMO SANTINELLO e ALESSIO VIENO

apep00010.gif (1261 byte) Sintesi perfetta dei vizi capitali
di ENRICO BERTOLINO

DOSSIER
Storie di ordinaria prepotenza
di DANIELA ROTA, MARINA FINARDI, GIANLUCA GAZZO

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
«C’è del metodo in questa pazzia»
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
La prima fu Cenerentola
di EZIO ALBERIONE
Un insolito punto di vista
di ORSOLA VETRI

MATERIALI & APPUNTI
Disagi non sempre evitabili a scuola 80
di EMANUELA BITTANTI
Costruire spazi per il cambiamento
di EMANUELA DI GESÙ

CONSULENZA GENITORIALE
A chi onestamente dare la colpa?
di ARISTIDE TRONCONI

POLITICHE FAMILIARI
Welfare, prove di riforma
di PIETRO BOFFI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Approfittarsi delle povertà
di ORSOLA VETRI

LIBRI E RIVISTE

 

QUANDO LAVORARE FA MALE

Verso una crisi esistenziale

di Harald Ege
(dottore di ricerca in Psicologia del lavoro e dell’organizzazione.
Presidente di "Prima")

Le violenze e i soprusi sul luogo di lavoro sono materia di studio recente, ma da sempre sono diffuse nel nostro Paese. Tali comportamenti minano la salute mentale dell’individuo e determinano un alto costo alle aziende, alla società e alla famiglia.
  

Con la parola Mobbing si intende una forma di terrore psicologico sul posto di lavoro, esercitata attraverso comportamenti aggressivi e vessatori ripetuti, da parte di colleghi o superiori. La vittima di queste vere e proprie persecuzioni si vede emarginata, calunniata, criticata: gli vengono affidati compiti dequalificanti, o viene spostata da un ufficio all’altro, o viene sistematicamente messa in ridicolo di fronte a clienti o superiori. Nei casi più gravi si arriva anche al sabotaggio del lavoro e ad azioni illegali. Lo scopo di tali comportamenti può essere vario, ma sempre distruttivo: eliminare una persona divenuta in qualche modo "scomoda", inducendola alle dimissioni volontarie o provocandone un motivato licenziamento.

Si tratta di una materia solo recentemente teorizzata, ma ben nota, più vicino alla nostra vita di quanto non avremmo mai immaginato. Il Mobbing si manifesta come un’azione (o una serie di azioni) che si ripete per un lungo periodo di tempo, compiuta da uno o più mobber per danneggiare qualcuno (che chiameremo mobbizzato), quasi sempre in modo sistematico e con uno scopo preciso. Il mobbizzato viene letteralmente accerchiato e aggredito intenzionalmente (il verbo inglese to mob significa «assalire, aggredire, affollarsi attorno a qualcuno») da aggressori che mettono in atto strategie comportamentali volte alla sua distruzione psicologica, sociale e professionale. I rapporti sociali si volgono alla conflittualità e si diradano sempre più, relegando la vittima nell’isolamento e nell’emarginazione più disperata.

Harald Hege.
Harald Hege
.

In alcuni casi il mobber è l’azienda stessa e la strategia persecutoria assume i contorni di una vera e propria strategia aziendale di riduzione, ringiovanimento o razionalizzazione del personale, oppure di semplice eliminazione di una persona indesiderata. Siamo di fronte a quello che viene chiamato "Bossing": una vera e propria politica di Mobbing, compiuta dai quadri o dai dirigenti dell’azienda con lo scopo preciso di indurre il dipendente divenuto "scomodo" alle dimissioni, al riparo da qualsiasi problema di tipo sindacale. Il Mobbing non è una situazione stabile, ma un processo in continua evoluzione. Per questo, gli esperti tedeschi e svedesi hanno tentato di definire gli stadi che il Mobbing attraversa, per cercare di capirne così i metodi e le prerogative.

Sulla base del modello di Mobbing più famoso, ossia quello a quattro fasi di Leymann, ho elaborato un modello particolare che si compone di sei fasi di Mobbing vero e proprio (grafico 1), legate logicamente tra loro e precedute da una sorta di prefase, detta "condizione zero", che ancora non è Mobbing, ma che ne costituisce l’indispensabile presupposto.

Grafico 1 (Tratto da Il Mobbing in Italia: introduzione al Mobbing culturale di H. Ege, Pitagora, Bologna 1997).
Grafico 1 (Tratto da Il Mobbing in Italia: introduzione al Mobbing culturale
di H. Ege, Pitagora, Bologna 1997).

0 Condizione zero: rappresenta una pre-fase, una situazione iniziale normalmente presente in Italia e del tutto sconosciuta nella cultura nordeuropea: il conflitto fisiologico, normale e accettato. Una tipica azienda italiana è conflittuale. Sono poche le aziende che sfuggono a questa regola. Questa conflittualità fisiologica non costituisce Mobbing, anche se è evidentemente un terreno fertile al suo sviluppo. Si tratta di un conflitto generalizzato, che vede tutti contro tutti e non ha una vittima cristallizzata. Non è del tutto latente, ma si fa notare di tanto in tanto con banali diverbi d’opinione, discussioni, piccole accuse e ripicche, manifestazioni del classico e universalmente noto tentativo di emergere rispetto agli altri. Un aspetto è fondamentale: nella «condizione zero» non c’è da nessuna parte la volontà di distruggere, ma solo quella di elevarsi sugli altri.

1 Il conflitto mirato: è la prima fase del Mobbing in cui si individua una vittima e verso di essa si dirige la conflittualità generale. Il conflitto fisiologico di base dunque prende una svolta, non è più una situazione stagnante, ma si incanala in una determinata direzione. In questo momento l’obiettivo non è più solo quello di emergere, ma quello di distruggere l’avversario, di "fargli le scarpe". Inoltre, il conflitto non è più oggettivo e limitato al lavoro, ma sbanda sempre più verso argomenti privati.

2 L’inizio del Mobbing: gli attacchi da parte del mobber non causano ancora sintomi o malattie di tipo psicosomatico sulla vittima, ma tuttavia le suscitano un senso di disagio e fastidio. Essa percepisce un inasprimento delle relazioni con i colleghi ed è portata, quindi, a interrogarsi su tale mutamento.

3 Primi sintomi psicosomatici: la vittima comincia a manifestare dei problemi di salute e questa situazione può protrarsi anche per lungo tempo. Questi primi sintomi riguardano in genere un senso di insicurezza, l’insorgere dell’insonnia e problemi digestivi.

4 Errori e abusi dell’Amministrazione del personale: il caso di Mobbing diventa pubblico e spesso viene favorito dagli errori di valutazione da parte dell’Ufficio del personale. La fase precedente, che porta in malattia la vittima, è la preparazione di questa fase, in quanto sono di solito le sempre più frequenti assenze per malattia a insospettire l’Amministrazione del personale.

5 Serio aggravamento della salute psicofisica della vittima: in questa fase il mobbizzato entra in una situazione di vera disperazione. Di solito soffre di forme depressive più o meno gravi e si cura con psicofarmaci e terapie, che hanno solo un effetto palliativo in quanto il problema sul lavoro non solo resta, ma tende ad aggravarsi. Gli errori da parte dell’Amministrazione infatti sono di solito dovuti alla mancanza di conoscenza del fenomeno del Mobbing e delle sue caratteristiche. Conseguentemente, i provvedimenti presi sono non solo inadatti, ma anche molto pericolosi per la vittima. Essa finisce col convincersi di essere essa stessa la causa di tutto o di vivere in un mondo di ingiustizie contro cui nessuno può nulla, precipitando ancora di più nella depressione.

6 Esclusione dal mondo del lavoro: implica l’esito ultimo del Mobbing, ossia l’uscita della vittima dal posto di lavoro, tramite dimissioni volontarie, licenziamento, ricorso al pre-pensionamento o anche esiti traumatici quali il suicidio, lo sviluppo di manie ossessive, l’omicidio o la vendetta sul mobber. Anche questa fase è preparata dalla precedente: la depressione porta la vittima a cercare l’uscita con le dimissioni o licenziamento, una forma più grave può portare al pre-pensionamento o alla richiesta della pensione di invalidità. I casi di disperazione più seri si concludono purtroppo in atti estremi.

La ricerca in Italia

In base ai dati emersi dalla prima ricerca statistica sul Mobbing in Italia, condotta da Prima, Associazione Italiana contro Mobbing e stress psicosociale di Bologna, nel 1998 su un campione di 301 vittime, nel nostro Paese soffrono per Mobbing più di un milione di lavoratori. Se consideriamo che la vita lavorativa media è compresa tra i 35 e i 40 anni, allora possiamo dire che più o meno tutti noi siamo stati, siamo o saremo coinvolti durante il nostro lavoro in almeno un caso di Mobbing, indipendentemente dal ruolo ricoperto (da mobber, da mobbizzato o da semplice spettatore). I settori più colpiti sono l’industria e la pubblica amministrazione, seguiti comunque a ruota da scuola, sanità e settore bancario.

Per quanto riguarda invece le caratteristiche della tipica vittima di Mobbing, le cose non sono affatto semplici. Fin dall’inizio dei suoi studi Leymann affermò categoricamente che, in base ai risultati, non ci sono tipi di personalità inclini a essere mobbizzati, che cioè il Mobbing può accadere a chiunque. Gli anni hanno sostanzialmente confermato questa idea. Per quanto le ricerche abbiano tentato di individuare un gruppo di lavoratori maggiormente a rischio di Mobbing, i risultati sono ancora troppo pochi e troppo discordi per giungere a una conclusione generale.

Dunque non è possibile delineare il profilo della "vittima designata" o le caratteristiche di un gruppo di rischio; quello che possiamo fare al momento è formulare delle indicazioni di regolarità, dedotte unicamente dall’esperienza di sei anni di lavoro sul campo e oltre tremila colloqui con vittime o presunte vittime di Mobbing.

Ecco alcuni dati indicativi della situazione in Italia.

In Italia il Mobbing sembra essere una piaga tipica dei colletti bianchi: la categoria degli impiegati d’ufficio sembra infatti essere più colpita.

In linea di massima sembra più colpito il settore pubblico di quello privato, in particolare nei settori della scuola, della sanità e dell’amministrazione pubblica (grafico 2).

Il tipo di Mobbing esercitato nei settori pubblico e privato tende a essere peculiare: nel pubblico è perpetrato da parte di colleghi e superiori allo scopo di punire o indurre a desistere dalla sua azione qualcuno che si è posto in contrasto con l’ideologia di maggioranza dell’ufficio; nel privato molto diffuso è invece il Bossing. Tra le fasce più colpite, secondo la mia ultima indagine statistica del 2001, risultano gli uomini tra i 30 e i 40 anni e le donne tra i 40 e i 50 anni.

Grafico 2 (Tratto da I numeri del Mobbing: la prima ricerca italiana, di H. Ege, Pitagora, Bologna 1998).
Grafico 2 (Tratto da I numeri del Mobbing: la prima ricerca italiana,
di H. Ege, Pitagora, Bologna 1998).

L’autostima minata

Il Mobbing ha effetti devastanti sulla persona colpita: essa viene danneggiata psicologicamente e fisicamente, menomata della sua capacità lavorativa e della fiducia in sé stessa. I soggetti mobbizzati mostrano alterazioni dell’equilibrio socio-emotivo (ansia, depressione, ossessioni, attacchi di panico, anestesia emozionale), alterazioni dell’equilibrio psicofisiologico (cefalea, vertigini, disturbi gastrointestinali, disturbi del sonno e della sessualità) e disturbi a livello comportamentale (modificazioni del comportamento alimentare, reazioni autoaggressive ed eteroaggressive, passività).

La clinica psichiatrica ci dice che la vittima del Mobbing si colloca abbondantemente nell’area del cosiddetto "disturbo post-traumatico da stress", disturbo che nei casi estremi provoca una profonda alterazione della personalità e che obbliga la vittima a un isolamento sociale progressivo di tipo difensivo al fine di evitare il ripetersi degli episodi di vittimizzazione. In sostanza le vittime del Mobbing vanno incontro a una crisi che è innanzitutto esistenziale, nel senso che la perdita del ruolo di lavoratore, epilogo che si presenta frequentemente, mina le fondamenta dell’identità personale e la propria autostima.

C’è però un altro campo in cui il Mobbing ha ripercussioni gravissime: la vita privata e familiare della vittima di Mobbing. Si tratta di quel fenomeno che ho denominato "doppio Mobbing", una situazione che ho riscontrato frequentemente in Italia, ma di cui non si trova traccia nella ricerca europea: è infatti legato al ruolo particolare che la famiglia ricopre nella società italiana.

Grafico 3 (Tratto da Il Mobbing in Italia: introduzione al Mobbing culturale, di H. Ege, Pitagora, Bologna 1997).
Grafico 3 (Tratto da Il Mobbing in Italia: introduzione al Mobbing culturale,
di
H. Ege, Pitagora, Bologna 1997).

Il logorio arriva in famiglia

In Italia, il legame tra individuo e famiglia è molto forte; la famiglia partecipa attivamente alla definizione sociale e personale dei suoi membri, si interessa del loro lavoro, della loro vita privata, della loro realizzazione e dei loro problemi. Virtualmente non scompare mai dall’esistenza dei suoi componenti: si fa da parte, forse, ma è sempre presente a fornire consigli, aiuti, protezione. Conseguentemente, possiamo ipotizzare che, in linea generale, la vittima di una situazione di Mobbing tenda a cercare aiuto e consiglio a casa. Qui sfogherà la rabbia, l’insoddisfazione o la depressione che ha accumulato durante una giornata lavorativa passata sotto i colpi del mobber (grafico 3). E la famiglia assorbirà tutta questa negatività, cercando di dispensare al suo componente in crisi quanto più ha bisogno in termini di aiuto, protezione, comprensione, rifugio ai propri problemi. La crisi porterà necessariamente a uno squilibrio dei rapporti, ma la famiglia ha molte più risorse e capacità di ripresa di un singolo, e riuscirà a tamponare la falla.

Il Mobbing, però, non è un normale conflitto, un periodo di crisi che si concluderà presto. Il Mobbing è un lento stillicidio di persecuzioni, attacchi e umiliazioni che perdura inesorabilmente nel tempo, e proprio nella lunga durata ha la sua forza devastante. La vittima soffre e trasmette la propria sofferenza al coniuge, ai figli, ai genitori per molto tempo, il più delle volte anni. Il logorio attacca la famiglia, che resisterà e compenserà le perdite, almeno per un certo tempo, ma quando le risorse saranno esaurite, entrerà anch’essa in crisi. Come un barattolo, che ha un suo limite di capienza, così una famiglia può assorbire fino a un certo limite i lamenti di uno dei suoi membri.

Infatti, nello stesso momento in cui la vittima si sfoga, è come se delegasse i suoi familiari a gestire la rabbia, la depressione, l’aggressività, il malumore accumulati. E giorno dopo giorno, per mesi e anni, il barattolo si riempie, avvicinandosi sempre di più alla saturazione.

Se questo avviene, la situazione della vittima di Mobbing crolla. La famiglia protettrice e generosa improvvisamente cambia atteggiamento, cessando di sostenere la vittima e cominciando invece a proteggere sé stessa dalla forza distruttiva del Mobbing. Ciò significa che la famiglia si richiude in sé stessa, per istinto di sopravvivenza, e passa sulla difensiva. La vittima infatti è diventata una minaccia per l’integrità e la salute del nucleo famigliare, che ora pensa a proteggersi prima, e a contrattaccare poi. Si tratta naturalmente di un processo inconscio: nessun componente sarà mai consapevole di aver cessato di aiutare e sostenere il proprio caro.

Il "doppio Mobbing" indica la situazione in cui la vittima si viene a trovare in questo caso: sempre bersagliata sul posto di lavoro e per di più privata della comprensione e dell’aiuto della famiglia. Il Mobbing a cui è sottoposta è raddoppiato: ora non è solamente presente in ufficio, ma continua, e con altre modalità, anche dopo, a casa.

Conseguenze aziendali

Il Mobbing provoca un sensibile calo di produttività all’interno dell’azienda in cui si verifica. Innanzitutto la vittima non lavora più con gli stessi ritmi e la stessa efficienza: la sua produttività si riduce notevolmente, tanto che si possono raggiungere cali di prestazione dell’80%. L’azienda subisce poi direttamente i costi di questo fenomeno: essa infatti continua a sostenere economicamente il 100% della paga del mobbizzato e del mobber. Vanno poi considerate le lunghe e continuate assenze per malattia del mobbizzato, nonché la sua sostituzione che l’azienda deve sobbarcarsi per portare a termine comunque il suo lavoro.

C’è poi un altro tipo di conseguenza indiretta del Mobbing che un’azienda subisce: il mobber stesso provoca gravi danni, compiendo spesso sabotaggi, che danneggiano l’azienda prima ancora della vittima, o inducendo la vittima a compiere degli errori, anche questi costosi per la ditta; infine dedicando tra il 5% e il 10% del suo tempo lavorativo alla progettazione ed esecuzione delle azioni mobbizzanti.

Infine, se il Mobbing è lasciato agire indisturbato, esso può giungere alla sua ultima fase, che vede la vittima costretta a uscire dal mondo del lavoro, causando ancora gravi costi alla ditta, che deve trovare nuovo personale e predisporre nuova formazione. Nel caso in cui il lavoratore mobbizzato abbia subito un danno quantificato da apposite perizie, egli può citare in giudizio l’azienda stessa, che in caso di perdita della causa può essere costretta a risarcirlo con somme di denaro anche ingenti.

I costi del Mobbing si ripercuotono poi sull’intera società: una vittima di Mobbing è di solito pre-pensionata o invalidata dal lavoro, e secondo stime statistiche, un lavoratore costretto alla pensione a soli 40 anni costa già 620.000 euro in più rispetto a uno pensionato all’età prevista.

Formazione e prevenzione

Formazione a tutti i livelli è la parola chiave per risolvere o limitare il problema del Mobbing: essa vuol dire innanzitutto corretta informazione, quindi prevenzione e strategie risolutive. Si può operare a vari livelli: a livello aziendale, con specifiche modalità formative di gestione del conflitto e del Mobbing; a livello professionale, rivolgendosi a quei professionisti (medici, psicologi, avvocati) e a quegli operatori del sociale che sono i primi punti di riferimento a cui si rivolge una persona con problemi sul lavoro e che quindi devono essere in possesso delle conoscenze e delle capacità per ascoltare, consigliare, indirizzare; infine c’è la formazione individuale, ossia rivolta alle singole persone, mobbizzate o meno, e mirata a rinsaldare i principi dell’autostima e a impartire le tecniche cosiddette dell’"Autodifesa verbale".

Presso strutture qualificate come "Prima" sono possibili percorsi esclusivi di "allenamento al conflitto" che comprendono corsi ed esperienze assolutamente originali e coinvolgenti, quali l’M-group, i corsi di Autodifesa verbale e quelli di Egoismo sano.

Oltre alla strada della formazione individuale, il ricorso alle vie giuridiche, in genere attraverso la richiesta di risarcimento del danno subito, è una delle strade più battute e praticate dalle vittime di Mobbing.

Attualmente nel panorama giuridico italiano, nonostante i vari progressi che indubbiamente sono stati fatti negli ultimissimi anni, non vi è ancora alcuna norma che assicuri certezza di diritto e di tutela, soprattutto in tema di risarcimento e liquidazione del danno. Ferve d’altra parte il dibattito intorno a due imprescindibili problemi strettamente legati al concetto di Mobbing: l’uno inerente la definizione teorica del danno da Mobbing e l’altro riguardante la necessità di trovare dei criteri oggettivi di valutazione che, sul piano empirico, garantiscano una giusta e congrua tutela per chi ne è vittima.

Valutazione dei danni

Per questi motivi ultimamente la mia ricerca si è diretta da una parte alla definizione del "danno da Mobbing" e dall’altra a individuare un metodo di riconoscimento e quindi di definizione del Mobbing che sostituisca l’abitudine di definire questo fenomeno attraverso semplicistiche liste di comportamenti e che permetta così di superare il livello particolare della singola vicenda conflittuale.

Il "danno da Mobbing" si configura essenzialmente come riduzione della capacità lavorativa della persona mobbizzata, che viene calcolata in relazione a vari parametri, tra cui la durata, la frequenza e la fase attuale del Mobbing, il sesso, l’età e la fascia di reddito della vittima. Tale danno è di natura fondamentalmente patrimoniale, poiché le difficoltà sociali vissute dal mobbizzato provocano innanzitutto il suo immiserimento professionale con conseguenze negative su tutto il suo avvenire lavorativo.

Basti pensare solo ad alcune delle azioni di Mobbing più comuni, come le decurtazioni dello stipendio o nel caso peggiore la perdita del lavoro, le lesioni all’immagine personale e professionale, le mancate promozioni, i trasferimenti illegittimi, le multe e le sanzioni disciplinari, il blocco di informazioni o i sabotaggi che ostacolano o impediscono il corretto svolgimento del lavoro, fanno perdere tempo e influiscono quindi sul rendimento della vittima, oltre alle conseguenze della perdita delle capacità psicofisiche, come le difficoltà di memoria e di concentrazione, la paralisi della creatività, l’annullamento dello spirito di iniziativa: si tratta di lesioni che investono soprattutto la sicurezza economica del mobbizzato e come tali hanno quindi ripercussioni prettamente patrimoniali e reddituali.

A questa base patrimoniale del "danno da Mobbing" può aggiungersi una componente di natura esistenziale, che riguarda quelle conseguenze che, come si è detto, fuoriescono dallo stretto ambito lavorativo e intervengono sulla vita privata e personale dell’individuo. Queste ripercussioni di tipo esistenziale investono sia la sfera personale sia quella sociale e sono per esempio la diminuzione di interesse nella vita privata e nel tempo libero, il calo o la scomparsa del desiderio sessuale, il minor tempo dedicato ai figli, la perdita della fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità, l’azzeramento delle aspettative e della progettualità per il futuro, fino alle crisi coniugali e ad altre fratture dolorose.

Il Metodo Ege 2002 per la valutazione e quantificazione del "danno da Mobbing" (pubblicato in H. Ege, La valutazione peritale del danno da Mobbing, Giuffrè, Milano 2002) comprende tre passaggi fondamentali: il primo riguarda il riconoscimento del Mobbing in una vicenda lavorativa in base all’individuazione di sette parametri tassativi; si procede quindi alla valutazione della percentuale di "danno da Mobbing" e quindi alla sua valutazione monetaria in base a specifiche tabelle, in modo del tutto simile a quanto si fa usualmente per il danno biologico.

A questo proposito è opportuno sottolineare che il Mobbing può incidere direttamente anche sullo stato di salute della vittima, rendendola più vulnerabile ai fattori di malattia psichica o fisica. Questa parte di danno è di natura prettamente biologica, cioè investe la salute, è di competenza esclusivamente medica e non deve essere confusa con il "danno da Mobbing" così come è stato definito in precedenza: la richiesta di risarcimento di tale danno, se presente, può essere affiancata a quella relativa al "danno da Mobbing".

Harald Ege
    
  

A CHI RIVOLGERSI

Prima (via Tolmino 14 - 40134 Bologna. Tel. 051.614.89.19, fax 051.94.19.26) è un’organizzazione no profit nata nel 1996 che per "prima", appunto, ha parlato di Mobbing in Italia.

Questa Associazione italiana contro Mobbing e stress psicosociale intende intervenire sulle problematiche connesse a tale fenomeno, da un lato dedicandosi alla prevenzione delle cause scatenanti, dall’altro offrendo assistenza e sostegno a coloro che ne hanno subito gli effetti. 
E.mail: harald.ege@iol.it  Internet: www.mobbing-prima.it

 

CONCILIARE DUE MONDI IN CONTRASTO

I giovani d’oggi hanno la certezza che per la loro felicità e la loro realizzazione personale sono necessari due elementi: il lavoro e la famiglia. Molti dei loro genitori, in particolare le madri, non hanno saputo o potuto coniugare le due cose: vuoi per motivi culturali che tendevano a colpevolizzare chi non si fosse dedicata totalmente alla cura dei figli, vuoi per motivi oggettivi che impedivano di organizzarsi per mantenere in piedi professione e famiglia. Ma non solo la donna ha sofferto, o soffre, perCopertina de: Famiglia o lavoro? questa dicotomia che vede il mondo lavorativo in netta contrapposizione con quello familiare. Molti uomini, infatti, vivono l’incapacità di essere presenti e necessari in casa tanto quanto lo sono sul lavoro.

Questi e molti altri spunti di riflessione (alcune pagine sono dedicate anche al Mobbing) troviamo nell’agile testo di Luigi Ghia Famiglia o lavoro? Famiglia e lavoro: un matrimonio possibile (Effatà Editrice, Cantalupa (To) 2002). L’autore, attraverso la presentazione di una ricerca sociologica, mette in evidenza i nodi problematici ma anche le straordinarie prospettive. La soluzione del difficile rapporto "famiglia-lavoro", infatti, può rappresentare una sfida degna di essere affrontata.

Orsola Vetri








 

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