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n. 2 FEBBRAIO
2003

Sommario

EDITORIALE
Il dono della maternità: immaginario e realtà
La DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) Di mamma non ce n’è una sola
di MARIATERESA ZATTONI e GILBERTO GILLINI

apep00010.gif (1261 byte) Gli errori di una madre delusa
di ANNA OLIVERIO FERRARIS

apep00010.gif (1261 byte) L’amore che fa crescere il figlio
di GIOIA VIOLA BARTOLO

apep00010.gif (1261 byte) Incoraggiare il benessere di contatto
di FULVIO SCAPARRO

apep00010.gif (1261 byte) Il bambino prigioniero
di FRANCA DO

apep00010.gif (1261 byte) Nove mesi di utile comunicazione
di ORIANA FRANCESCHIN

apep00010.gif (1261 byte) Mantenere alto il valore della vita
di DARIO CASADEI

DOSSIER
Una crudeltà di antica data
THE SOCIETY FOR THE PREVENTION OF INFANTICIDE (a cura di)

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
L’esasperato culto del corpo
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Viaggio nella narrativa infantile
di LODOVICA CIMA
Gli ebrei e l’arte di raccontare la Storia
di HARMA KEEN

MATERIALI & APPUNTI
Prendersi cura della vita
di EMANUELA DI GESÙ
Il paziente è sempre l’interlocutore "primo"
di FRANCO FASOLO

CONSULENZA GENITORIALE
Una non veritiera cascata di coccole
di SERENA CAMMELLI

POLITICHE FAMILIARI
Ingiusta discriminazione salariale
COMMISSIONE EUROPEA (a cura della)

LA FAMIGLIA NEL MONDO
L’usanza tribale dei matrimoni precoci
di ORSOLA VETRI

LIBRI E RIVISTE

 

UN PROGETTO INTEGRATO

Mantenere alto il valore della vita

di Dario Casadei
(psicologo e psicoterapeuta, presso Ostetricia e Ginecologia
dell’Ospedale di Mirano - Ve)

Medici motivati in sala parto, dove la donna e il suo partner hanno il primo contatto con il nascituro, danno qualità al luogo delle esperienze forti. La collaborazione fra paziente, operatori sanitari, figure di sostegno è parte integrante di un recente modello sanitario.

La società cambia rapidamente e con essa anche gli approcci agli eventi naturali, primo fra tutti il divenire genitori. La coppia va aiutata non soltanto ad acquisire competenze ma soprattutto a prendere consapevolezza del ruolo che l’attende.

Negli ultimi anni in ambito sanitario si è arrivati a una sempre maggiore necessità di specializzazione delle competenze operative in ogni settore e questo fenomeno ha interessato anche il mondo della psicologia in particolare su due versanti. Da una parte ci si è resi conto sempre più quanto importante possa essere il supporto dello psicologo anche in ambito ospedaliero (da qui la nascita della Psicologia ospedaliera), dall’altra, anche in Psicologia clinica si assiste a una formazione sempre più diretta secondo le categorie diagnostiche trattate (ci rifacciamo allo psicologo che lavora nei reparti di cardiologia, chirurgia, oncologia, malattie terminali, ostetricia e ginecologia).

L’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha indicato tra le caratteristiche di "qualità" dei presidi ospedalieri, anche la necessità di collaborazione da parte dello psicologo sia per quanto riguarda la formazione e il lavoro sulle potenzialità del personale medico e paramedico, sia sul suo inserimento nella pratica routinaria di reparto. Uno dei settori che ha avuto un importante sviluppo in questo senso è stato quello ostetrico-ginecologico che, di conseguenza, ha sentito subito la necessità di una collaborazione integrata con la psicologia (Fabbri, Casadei, 1991).

Parlare di "reparto d’ostetricia e ginecologia" oggi, significa riferirsi a un luogo nel quale la donna, ma anche il suo compagno, vive continuamente forti esperienze, oltre che medico-sanitarie, anche emotive, fisiologiche, affettive e quindi psicologiche (Casadei, 1996; Righetti, 1995).

È nostra intenzione proporre il progetto integrato di collaborazione medico-psicologica che è adottato ormai da diversi anni presso la nostra Unità operativa d’ostetricia e ginecologia, ritenendo che una buona presa a carico della paziente possa essere possibile attraverso un intervento multifocale integrato che vede associato il lavoro dello psicologo clinico a quello dell’équipe medica, senza tralasciare il coinvolgimento dei familiari. Con questa terminologia ci si riferisce a un intervento che permette di superare la «chiusura in un metodo in favore dell’apertura alla metodologia» (Canevaro, 1992). Infatti, la presa a carico totale richiede più metodi e non un unico punto di vista teorico ed è indispensabile una complessiva analisi dei fattori di realtà, dell’ambiente fisico, psicologico, sociale e relazionale nel quale si inserisce l’esperienza della paziente e degli operatori che se ne prendono cura. In quest’ottica, la gravida prima e la neomamma poi, è considerata al centro di un processo esperienziale che può vedere l’operato di diversi specialisti (ginecologo, chirurgo, ostetrica, neonatologo, pediatra, psicologo) che continuamente lavorano monitorando oltre che gli aspetti di tipo medico-sanitari anche quelli psicologici in modo da renderla consapevole su tutto quello che incontra secondo le decisioni che devono essere prese.

L’intento è anche quello di promuovere una psicologia che si occupi non solo di patologia ma anche, e soprattutto, della qualità di vita. E proprio l’ostetricia è un settore dove, più che in altri contesti, un lavoro integrato con la psicologia può portare a dei risultati di miglioramento qualitativo, non ultimo l’inserimento del padre nel percorso nascita anche in ambito ospedaliero.

È un dato acquisito che succedono più cose oggi in pochi anni di quante ne accadessero prima in un secolo. La società cambia rapidamente e alla famiglia patriarcale di un tempo si è venuta velocemente sostituendo la famiglia mononucleare. E questo è uno dei fattori più importanti che hanno portato a una progressiva e veloce mutazione dei ruoli all’interno della famiglia e a una loro ricomposizione su basi nuove e diverse.

In realtà il bambino di un tempo era accettato più che voluto: la nascita era uno dei tanti eventi che costellavano la vita. L’educazione era, più che una scelta, una conseguenza, un graduale apprendimento della "cultura" della famiglia, e la nascita non era ritenuta un evento per cui fosse necessaria una certa preparazione. Oggi, almeno nelle società più evolute e moderne, è cambiato l’ambiente sociale e il bambino è, nella maggioranza dei casi, il frutto di una scelta consapevole; la nascita è un evento al quale i genitori si preparano con attenzione, se non altro, diversa rispetto a un tempo.

L’attuale esperienza comune è che, durante tutto il periodo della gravidanza, e spesso ancor prima, i futuri genitori si concentrano sul figlio che nascerà, si preparano a prendersi cura di lui e a favorirlo in ogni settore e circostanza della vita; si spartiscono i ruoli legati all’educazione del figlio, fantasticano su come sarà fisicamente e si chiedono a chi somiglierà: la coppia dei futuri mamma e papà investono moltissime energie sul nascituro, molto prima di averlo concretamente tra le braccia, per sentirsi più adeguati ad accoglierlo.

È questo un aspetto di fondamentale importanza; la coppia cresce nella consapevolezza e nella conoscenza delle competenze necessarie ad assumere il nuovo ruolo e in particolare la futura madre acquisisce informazioni tali da permetterle di vivere la gravidanza e la nascita del proprio figlio il più responsabilmente e serenamente possibile, mentre il padre funge sempre più da "contenitore" della vita emozionale della propria compagna.

Protocollo operativo

Di molti aspetti legati alla genitorialità si è reso interprete anche il legislatore italiano, prevedendo fin dalla legge n. 833/78, istitutiva del Servizio sanitario nazionale, tra i vari obiettivi, quelli riguardanti «Le scelte responsabili e consapevoli di procreazione e tutela della maternità e dell’infanzia, per assicurare la riduzione dei fattori di rischio connessi con la gravidanza e il parto, le migliori condizioni di salute della madre e la diminuzione del tasso di patologia».

Il come affrontare i problemi psicologici che la gestante vive quando entra in rapporto con la struttura sanitaria ospedaliera è oggetto di vari studi e ricerche, ma è solo da poco tempo che si sta cercando di attivare l’interdisciplinarietà per un miglioramento della qualità dell’assistenza. A tale problematica, nel nostro reparto, è data risposta in modo articolato, integrando l’aspetto psicofisiologico alla normale attività sanitaria.

La consapevolezza effettivamente è uno degli aspetti fondamentali che la coppia mette in atto nei confronti di tutto ciò che la circonda, e quindi anche del figlio che nascerà, sia durante la formazione genitoriale prima della nascita, sia nel momento in cui il figlio diventa realtà. Grazie a una buona informazione su quella che dovrebbe essere una valida relazione tra coppia genitoriale e bambino si può sperare in uno sviluppo affettivo sereno del nucleo famigliare che si va formando.

Proprio con l’intento di informare i futuri genitori e di renderli consapevoli e responsabili del ruolo che pian piano vanno ad assumere, è stata attivata l’esperienza dei corsi di preparazione al parto e alla nascita.

Presso l’Unità operativa d’ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Mirano infatti, lo psicologo, integrato funzionalmente nell’équipe dei sanitari, collabora con il personale medico (ginecologi, neonatologi, pediatri) e paramedico (ostetriche, puericultrici, infermiere) per dare alla donna in gravidanza e al suo compagno un servizio specifico e completo relativamente a ogni aspetto del periodo prenatale e per rispondere a tutte le esigenze che le gestanti e le puerpere possono presentare a livello psicologico.

Il protocollo operativo (che integra il modello bio-medico con il modello bio-relazionale) prevede che durante il primo incontro del corso di preparazione alla nascita (con inizio tra la ventiseiesima e la ventottesima settimana di gestazione) sia somministrata una scala d’ansia che permetta di conoscere i tratti principali della gestante (ansia, paure, stress) in modo da formulare un intervento specifico o generale da affiancare, se necessario, al normale procedere del corso di Psicoprofilassi ostetrica.

Per intervento specifico si indica il seguire la gestante e il compagno in caso di problemi psico-medici specifici, attraverso colloqui di sostegno individuale. Per intervento generale si indica il seguire la gestante e il compagno con protocolli psicologici di routine oltre che il normale corso di preparazione alla nascita. A completamento di quanto detto, sia nel primo sia nel secondo caso è preparata una cartella psicologica della gestante in modo tale che l’ostetrica presente al momento del travaglio e parto possa avere tutte le informazioni utili sulla donna e il suo compagno, e qualora necessario deciderà il coinvolgimento dello psicologo nel seguire queste fasi finali della gravidanza (Casadei e al., 1998; Fabbri e al., 1998).

I corsi di preparazione al parto e alla nascita si svolgono all’interno della struttura ospedaliera e si concludono con un incontro finale in reparto, normalmente in seconda giornata dopo il parto, tenuto dallo psicologo con la partecipazione di un’ostetrica. Questa attività ci ha portato a rilevare che spesso le future mamme e papà tendono a immaginare il feto come un essere incapace di provare sensazioni, mentre in realtà è stato dimostrato che il nascituro ha, sia pur entro certi limiti, una propria autonoma capacità di percepire suoni, voci, rumori, e che reagisce in modo diverso secondo la tipologia della stimolazione che riceve.

Proprio al primo incontro teorico del corso di preparazione alla nascita si affronta il tema della psicologia prenatale (una nuova disciplina scientifica che da alcuni anni propone un’integrazione tra medicina e psicologia) con l’obiettivo di rendere maggiormente consapevoli i futuri genitori (sia da un punto di vista emotivo sia attraverso conoscenze scientifiche) delle competenze psicofisiologiche e della formazione della personalità del nascituro. Questo permette di comprendere che il figlio che nascerà è già dotato di precise e complesse capacità psicologiche e relazionali. Tutto questo trova la sua concretizzazione, per quanto riguarda il padre, nell’assistere al travaglio della propria compagna e alla nascita del figlio, anche quando questo avviene per taglio cesareo. È una nostra precisa scelta quella di far vivere insieme alla coppia ogni momento possibile del percorso nascita che si svolge all’interno dell’ospedale, proprio dal punto di vista di quanto detto sinora.

Tabella.

Comunicare l’esperienza vissuta

Il nostro intervento si conclude in reparto: le puerpere in seconda giornata sono invitate a condividere tra loro e con l’équipe la propria esperienza e a elaborare le emozioni vissute, emerse nel momento in cui il bambino è diventato "reale" e loro stesse hanno assunto il ruolo di madre.

Come dimostrano alcuni studi sperimentali presenti in letteratura, in particolare quelli condotti da Righetti e Soldera (1996), «subito dopo la nascita tra madre e figlio è già presente un forte senso d’attaccamento e il figlio riconosce in lei una base sicura, risultato dell’esperienza gestazionale vissuta insieme».

Questi risultati quindi fanno ben comprendere quanto sia importante il rapporto madre-figlio-padre fin dal periodo prenatale per l’instaurarsi di un legame inscindibile. Attraverso questo tipo d’intervento rivolto alla donna in gravidanza, e non solo a lei, ci proponiamo: di rendere consapevoli le neomamme di quanto sia importante elaborare e comunicare le sensazioni e l’esperienza vissuta; di chiarire ed elaborare il senso di inadeguatezza che spesso emerge dopo il parto; di far prendere coscienza alle puerpere del fatto che ora esiste una triade costituita da neonato, padre e madre; di comunicare delle informazioni pratiche sulla gestione del ruolo genitoriale in modo anche da mettere dei punti fermi e corretti sulle mille informazioni che spesso si ricevono durante la gravidanza dai media (in questo molto utile è la presenza delle puericultrici, delle ostetriche, dei pediatri).

Il fatto d’essere riunite in un gruppo che ha vissuto la stessa esperienza, facilita le puerpere a esporre le loro preoccupazioni nei confronti del ruolo unico che hanno assunto. Inoltre si percepisce che comunicare ed esprimere desideri, disagi e attese a chi le circonda significa attuare un "lavoro di coppia" in un momento così delicato trasmettendo anche ai propri mariti queste sensazioni. Questo aiuta la coppia stessa a sintonizzarsi su una via comune che è quella della consapevolezza di ricoprire un ruolo fondamentale, ruolo da cui il padre non è più lasciato ai margini. In questo senso riteniamo che il nostro protocollo faciliti la formulazione di quella che Daniel Stern ha definito "la costellazione materna" (1997).

Da tale attività sono emerse inoltre alcune conferme legate al fatto che esistono ancora molti luoghi comuni che resistono e condizionano i comportamenti e le fantasie dei futuri genitori. Gli aspiranti mamma e papà si rendono conto del gap esistente tra le esperienze/credenze tramandate e la scientificità delle attuali ricerche e proprio per questo vogliono conoscere e sapere. Attraverso questa esperienza, la coppia sperimenta quanto sia importante un lavoro di dialogo interno: conoscersi attraverso una buona comunicazione è infatti uno dei presupposti per una buona intesa di coppia e una armoniosa crescita della triade.

Il protocollo attivato, prevedendo anche la costante presenza del padre, ci ha permesso di ottenere i seguenti risultati: riduzione della percentuale di parto con taglio cesareo con indicazione psico-clinica; riduzione dell’incidenza della depressione post-partum clinica; riduzione delle patologie cliniche durante la gravidanza (ansia da parto, depressione gravidica); mantenimento di modelli di parto più naturali e meno medicalizzati (il parto in acqua); continuo aggiornamento in ricerca prenatale (settore che sta diventando di grande interesse scientifico-culturale).

Ci auguriamo che il lettore riesca a cogliere la "filosofia" e le motivazioni che ci spingono a entrare in ospedale ogni giorno. La gravidanza è un evento delicato, emozionale, da seguire e spesso da aiutare ed è proprio attraverso questo protocollo operativo che noi cerchiamo di mantenere sempre alto il valore del formarsi di un esperienza naturale: il divenire genitore.

Dario Casadei

(Alla stesura di questo elaborato hanno collaborato: Alessandra Barin - psicologa, Tiziano Maggino - primario ostetricoginecologo, Pier Luigi Righetti - psicologo, Donata Di Leo - laureanda).
   

BIBLIOGRAFIA

  • Canevaro, prefazione di Fava Vizziello G.M, Stern D., (a cura di), Dalle cure materne all’interpretazione. Nuove terapie per il bambino e le sue relazioni: i clinici raccontano, Raffaello Cortina, Milano 1992.

  • Casadei D., Paura della morte e trasformazione nella gravidanza, "Donna & Donna", n. 24, 1999.

  • Casadei D., Psicofisiologia clinica in clinica ostetrico-ginecologica: un’interazione possibile?, Università di Padova, Facoltà di Psicologia, Tesi di perfezionamento in neuropsicologia e psicofisiologia, 1996.

  • Casadei D., Fabbri M., Pagan F., Boldrini L., Congregalli G., Di Lazzaro A., Frezza A., Garbin F., Pelosi F., L’intervento psicologico in ostetricia e ginecologia, Atti del Congresso "Medicina e Psicologia: insieme per il paziente", Bologna, 25-26 settembre 1998, O.S. Editore.

  • Cerutti R., La psicoprofilassi ostetrica italiana, Ed. Cleup, Padova 1989.

  • Fabbri M., Casadei D., La consulenza psicologica in ambito ostetrico-ginecologico, "Psicologia in Ospedale", Nes, Roma 1991.

  • Fabbri M., Casadei D., Piermarocchi P., Righetti P.L., L’ecografia ostetrica e il vissuto genitoriale: descrizione di un’esperienza, Atti del Congresso "Medicina e Psicologia: insieme per il paziente", Bologna, 25-26 settembre 1998, O.S. Editore.

  • Fava Vizziello G.M. e al., Interventi di psicologia clinica in neuropsichiatria infantile, Masson, Milano 1983.

  • Perls F. S., Hefferline R.F., Goodman P., Teoria e pratica della Terapia della Gestalt, Astrolabio, Roma 1970 (ed. or. 1951, II ed. 1997).

  • Righetti P.L., Soldera G., Educazione prenatale: una lettura preventiva al rapporto madre-figlio, atti del "I° Congrès Européen de Psychopathologie de l’Enfant et de l’Adolescent", Venezia 1996.

  • Righetti P.L., La presa a carico della gravidanza nei reparti ospedalieri di ostetricia e ginecologia, "Educazione Prenatale", n. 4, 1995.

  • Righetti P.L., The Emotional Experience of the Fetus: Preliminary report, Atti del "Six World Congress of WAIM", Tampere-Finlandia, 25-28 Luglio 1996.

  • Righetti P.L., , Le emozioni e gli stati dell’Io prenatale, Atti del III Congresso Internazionale "Fondamenti Biologici e Psicologici dell’Educazione Prenatale", Roma 18-21 Marzo 1998.

  • Righetti P.L., L’osservazione in Psicologia prenatale tra scientificità e fenomenologia, "Educare Per" n. 2, 1998.

  • Righetti P.L., Sette L., Non c’è due senza tre. Le emozioni dell’attesa dalla prenatalità alla genitorialità, Torino, Bollati Boringhieri, in corso di pubblicazione.

  • Sarto M., Righetti P.L., Venturini S., Casadei D., Fabbri M., La consapevolezza del ruolo genitoriale dalla prenatalità alla neonatalità, "Educare Per", n. 3, 1998.

  • Stern D., La costellazione materna, Bollati Boringhieri, Torino 1997.








 

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