Famiglia Oggi.

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n. 2 FEBBRAIO
2003

Sommario

EDITORIALE
Il dono della maternità: immaginario e realtà
La DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) Di mamma non ce n’è una sola
di MARIATERESA ZATTONI e GILBERTO GILLINI

apep00010.gif (1261 byte) Gli errori di una madre delusa
di ANNA OLIVERIO FERRARIS

apep00010.gif (1261 byte) L’amore che fa crescere il figlio
di GIOIA VIOLA BARTOLO

apep00010.gif (1261 byte) Incoraggiare il benessere di contatto
di FULVIO SCAPARRO

apep00010.gif (1261 byte) Il bambino prigioniero
di FRANCA DO

apep00010.gif (1261 byte) Nove mesi di utile comunicazione
di ORIANA FRANCESCHIN

apep00010.gif (1261 byte) Mantenere alto il valore della vita
di DARIO CASADEI

DOSSIER
Una crudeltà di antica data
THE SOCIETY FOR THE PREVENTION OF INFANTICIDE (a cura di)

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
L’esasperato culto del corpo
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Viaggio nella narrativa infantile
di LODOVICA CIMA
Gli ebrei e l’arte di raccontare la Storia
di HARMA KEEN

MATERIALI & APPUNTI
Prendersi cura della vita
di EMANUELA DI GESÙ
Il paziente è sempre l’interlocutore "primo"
di FRANCO FASOLO

CONSULENZA GENITORIALE
Una non veritiera cascata di coccole
di SERENA CAMMELLI

POLITICHE FAMILIARI
Ingiusta discriminazione salariale
COMMISSIONE EUROPEA (a cura della)

LA FAMIGLIA NEL MONDO
L’usanza tribale dei matrimoni precoci
di ORSOLA VETRI

LIBRI E RIVISTE

 

SOCIETÀ & FAMIGLIA - DUE RISPOSTE ALLA MEDESIMA QUESTIONE

L’esasperato culto del corpo

di Beppe Del Colle

Nascondere la gravidanza e sterilizzare le tossicodipendenti sono proposte dettate da un fanatismo culturale che rasenta l’ossessione e da cui bisogna difendersi con energica intelligenza.

All’inizio di gennaio 2003, lo stesso giorno, i quotidiani riportano due notizie: alcune associazioni femminili inglesi lanciano una campagna per dissuadere le "mamme in attesa" dal seguire l’esempio di attrici, cantanti, donne variamente famose in giovane età che nascondono la gravidanza fino all’ultimo in abiti attillati e sexy, facendo (senza pensarci) il male del bambino che sta per nascere; a Brooklyn (New York) appaiono i manifesti stradali del programma "Crack" della signora Barbara Harris, con il quale si offrono 200 dollari alle tossicodipendenti perché accettino di farsi sterilizzare.

Legare insieme queste due notizie e inserirle in un discorso più ampio sulla maternità, riguardante gli effetti psicologici di un evento che resta il fondamento della società umana, non è difficile. Basta individuare il motivo dominante di tanta sollecitudine, di tanto curvarsi di scienziati o di persone di buona volontà su quell’evento immutabile e immutato nei millenni, ma che continua a suscitare questioni irrisolte. E quel motivo è, oggi come ieri, ma oggi molto più esplicito, vezzeggiato, insindacabile di ieri, il culto del corpo.

Siccome, naturalmente, il culto del corpo è indissociabile dall’uso, dalla funzione, dal piacere della sessualità, i riflessi psicologici della maternità assumono maggiore importanza con il crescere degli stimoli pubblici che per vari motivi la circondano, primo fra tutti la caduta delle antiche remore moralistiche intorno al sesso. Una caduta che in sé non conterrebbe nulla di tanto imperativo sulla coscienza delle singole persone, al punto da condizionarle senza scampo, se la legge di mercato non avesse imposto le sue regole e i suoi obblighi anche alla sessualità, liberandola da vincoli antichi, ma assoggettandola a nuovi, che possono assumere gli aspetti di una vera schiavitù.

Una recente indagine statistica ha rivelato che in una grande città del Nord Italia un quarto dei matrimoni falliscono subito dopo la nascita del primo figlio. Un bambino, specie il primo, dovrebbe rinsaldare l’unità di una coppia almeno dal punto di vista del rapporto nuovo che instaura fra i coniugi, l’aiuto reciproco nella comune fragilità della nuova condizione, la comprensione, da parte dell’uomo, della fatica, della responsabilità, del rischio per la salute che incombono sulla donna e ne condizionano la vita. Eppure, la perdita della situazione precedente è tale da sconvolgere un quadro che si vorrebbe naturale ma evidentemente non lo è, o non lo è più.

Sia la campagna britannica per liberare le donne dall’ossessione di imitare le star nel nascondere la gravidanza, sia quella della signora Barbara Harris per la sterilizzazione delle tossicodipendenti, si propongono come risposte alla questione del "culto del corpo". Risposta chiaramente positiva la prima, orrendamente negativa la seconda.

Liberare le future mamme da un’ossessione indotta da una cultura del corpo spinta fino al fanatismo, che alimenta i profitti dell’industria della fitness, significa ridare dignità alla donna in quanto tale, ripristinare il rispetto che si deve alla sua funzione naturale, considerare il bambino che essa porta in grembo una persona già titolare di diritti. Ma significa anche un’operazione di restauro di un antico modo di pensare – borghese e popolare insieme – che rifiuta l’identificazione con modelli che non hanno nulla da insegnare a nessuno, tranne l’umiliazione di sé stessi.

Dare sostegno psicologico

Il discorso va proposto se non altro come invito a considerare il rischio, che incombe anche sulle "neomamme" di vedere, all’improvviso, quel bambino non già come un compimento dell’amore, ma come una condanna a tagliarsi fuori dalla vita "che conta", quella che assicura meno preoccupazioni, più piacere, più cura di sé, più libertà sia nel tempo sia nell’occupazione e nella carriera. Un rischio certamente oggettivo, realmente motivato, di fronte al quale la "neomamma" va aiutata con amore dal partner e dalle istituzioni.

A questo proposito va ricordato che nei Paesi sviluppati, compreso il nostro, intorno non c’è la giungla, ma una legislazione realizzata negli ultimi scorsi decenni, e che può e deve essere migliorata, in base alla quale la donna che aspetta o ha appena avuto un bambino non è lasciata sola, non è privata del lavoro, non è una cittadina di serie B ma una persona che merita rispetto, comprensione, solidarietà. E sostegno psicologico nel senso di aiutarla a superare sudditanze alle mode e ai modelli, fondamentalismi salutisti e acritiche adesioni a stili di vita tanto più artificiali, indotti e insensati quanto più utili soprattutto a chi li propone e li vende in tanti modi, a cominciare dalla pubblicità e dai talk show televisivi.

Quanto alla sterilizzazione delle tossicodipendenti, a parte l’irresistibile richiamo all’eugenismo positivista e alla pratica nazista ai danni degli handicappati o a quella maoista dell’eliminazione dei neonati femmina, valga il commento di Marina Corradi su Avvenire dell’8 gennaio scorso: «Cosa sono quei soldi, per gente sempre alla ricerca disperata di denaro, se non una spinta brutale a rinunciare, senza nemmeno ragionare, a una parte di sé? Per gli sterilizzatori (il futuro) dei tossicodipendenti non esiste, o comunque è già scritto come una condanna senza appello. Non esiste che un tossico possa smettere e cambiare vita, e volere una famiglia».

Proporre a qualcuno di vendere la propria fertilità è un segno del modo in cui la cultura del mercato considera la natura umana e la sua dignità, proprio nei Paesi in cui si celebra il culto dei diritti umani.

Beppe Del Colle








 

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