Famiglia Oggi.

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n. 3 MARZO
2003

Sommario

EDITORIALE
Correre l’avventura della paternità
La DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) L’esperienza dell’"attesa" nel padre
di ANGELA MARIA DI VITA e ALUETTE MERENDA

apep00010.gif (1261 byte) Essere genitore, quando...?
di MARTA BLANGIARDO

apep00010.gif (1261 byte) Costruire spazi coerenti
di VITTORIO FILIPPI

apep00010.gif (1261 byte) Padri per forza in fuga
di EMANUELA BITTANTI

apep00010.gif (1261 byte) Portare moglie e figlio nella mente
di GINO SOLDERA e MARA FRARE

apep00010.gif (1261 byte) Non basta nascere per vivere
di FRANCO CHECCHIN

DOSSIER
Per averti ho persino pregato
di GIORGIO CONCONI

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Un pericolo in agguato
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Contro la guerra senza se e senza ma
di CRISTINA BEFFA
Lo sguardo disilluso dei bambini
di ORSOLA VETRI

MATERIALI & APPUNTI
La strada è in salita ma percorribile
di MAURIZIO QUILICI
Giovani consapevoli
di CLOTILDE PUNZO
La colomba della pace porta luce
di PIETRO MANCA

CONSULENZA GENITORIALE
La solitudine di Frankenstein
di ARISTIDE TRONCONI

POLITICHE FAMILIARI
L’affidamento condiviso in Parlamento
di MARINO MAGLIETTA

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Pochi figli con tanti giocattoli
di ORSOLA VETRI

LIBRI E RIVISTE

 

L’EDUCAZIONE PRENATALE

Portare moglie e figlio nella mente

di Gino Soldera e Mara Frare
(rispettivamente presidente dell’Anpep e specialista in Psicoprofilassi ostetrica)

Per aiutare i padri nella delicata fase della nascita di un figlio, le partner hanno grandi responsabilità. Infatti, la riuscita genitoriale dipende dalle capacità di coinvolgimento e dalla maturità umana che la gestante e la partoriente possiede.

Conciliare tradizione e modernità è difficile anche in campo genitoriale, soprattutto perché dal non accudimento del passato alla nota partecipazione di oggi si adottano tattiche che non sempre giungono alla piena consapevolezza.
  

L'8 marzo del 2000 è stata approvata in Italia la legge "Per il sostegno della maternità e della paternità" che prevede il periodo di maternità anche per i padri. Questa legge, già applicata in altri Paesi da anni, è una grande conquista, perché viene finalmente riconosciuto anche al padre il diritto di essere presente e di poter partecipare attivamente alle prime fasi della crescita e dello sviluppo del figlio, nel caso in cui la madre non possa farlo. Tuttavia, molto dev’essere ancora fatto a livello legislativo, affinché i padri possano svolgere appieno il loro ruolo fin dall’inizio.

Comunemente si crede che la nascita di un figlio rappresenti uno spartiacque, un limite invalicabile tra la condizione dell’essere genitori e del non esserlo. In realtà la genitorialità non si sviluppa come un meccanismo del tipo tutto o nulla, ma è un processo che affonda le sue radici nelle varie fasi della vita che riguardano il preconcepimento, il concepimento, la gestazione, la nascita e il successivo sviluppo (Soldera, 2002).

Per molti secoli il padre è stato escluso dalla gravidanza e dall’accudimento dei figli, perché questi erano ritenuti un "misterioso" affare di donne (la madre, la co-mare, cioè colei che sta con la madre, le amiche), in cui l’uomo non si sentiva e non veniva coinvolto. La paternità veniva posticipata all’adolescenza, una volta che il figlio era cresciuto e quando si poteva contare sulla comunicazione verbale. Per troppo tempo siamo stati abituati a uno stereotipo di figura paterna "assente", tutto concentrato nei propri impegni professionali e deliberatamente negligente rispetto agli obblighi della paternità, cui è consentito non pagare gli alimenti o addirittura non riconoscere i propri figli. Negli ultimi tempi sembra però che gli uomini si siano finalmente resi conto che esistono altri aspetti importanti oltre al potere tradizionale o che forse il potere può essere gestito anche in altri modi. Si sta scoprendo il potere della paternità! (Giustardi e Grenci, 2001).

Oggi infatti anche il padre partecipa ai corsi di preparazione alla nascita, assiste al parto e accudisce il bambino fin dai primi mesi di vita. Secondo uno studio (Fabrizio e Segatto, 2001) compiuto su un campione di 224 coppie, i padri appaiono molto presenti durante la gravidanza delle loro partner: il 94,2% ha partecipato alle visite di controllo; sembra inoltre emergere una crescente volontà di coinvolgimento dei padri nell’evento nascita. Infatti, il 49,6% ha partecipato ai corsi di preparazione al parto e l’85,7% dei futuri padri intende assistere al parto; la quasi totalità delle mamme in attesa affermano d’essere aiutate dai mariti.

Anche se questi risultati sono positivi e fanno ben sperare per il futuro, la famiglia si trova oggi in difficoltà a coniugare tradizione, rappresentata appunto da una società patriarcale in cui il padre aveva un ruolo marginale nell’accudimento dei figli, e modernità, rappresentata invece da questa nuova tendenza a partecipare allo sviluppo del bambino fin dalla gravidanza. Una conferma di questa oscillazione tra tradizione e modernità proviene da un non recente studio longitudinale condotto su un ampio campione di coppie in attesa del primo figlio. La ricerca, promossa dal Centro studi e ricerche sulla famiglia dell’Università Cattolica di Milano, ha operato un confronto tra ciò che avviene prima della nascita e ciò che avviene dopo. Una delle aree-problema di maggior interesse di questo studio è rappresentata dal fatto che, seppure per le nuove generazioni la rappresentazione del ruolo paterno sembri essere cambiata nella direzione di una progressiva parificazione e interscambialità, nell’agire concreto l’uomo continua a seguire anche attualmente l’immagine tradizionale assegnata al suo ruolo familiare, immagine che lo vede decisamente meno coinvolto della madre. Il confronto tra aspettative e realtà mette in luce come l’aumento di incombenze materne sia ancora superiori rispetto alle previsioni e come tale aumento sia rilevabile da parte di padri e madri su tutti i fronti, persino su quelli che in gravidanza ci si aspettava fossero di competenza prevalentemente paterna, come per esempio il giocare con il bambino (Scabini, 1998).

In una ricerca condotta dall’Università di Padova nel Nord Italia e coordinata da Mario Cusinato, si è cercato di approfondire lo studio sulla transizione dalla diade alla triade, per conoscere le emozioni, le modalità comunicative e l’intimità sia nel periodo precedente che seguente alla nascita del figlio. Si è osservato che la collaborazione dei partner durante la gravidanza e dopo il parto è fondamentale per la soddisfazione della coppia. Infatti, relativamente alla variabile "aiuto del partner" (durante l’attesa e dopo il parto), emerge che chi sostiene di aver ricevuto molta collaborazione ritiene che sia presente una maggiore capacità di trovare tempo e spazi per dialogare rispetto a chi riferisce di aver ricevuto poco o nessun aiuto.

Una riscoperta basilare

Appare fondamentale sottolineare l’importanza della presenza del padre nella vita e nella crescita del bambino. Egli infatti incide su importanti aree di sviluppo, quali: la separazione del bambino dalla madre, l’acquisizione dell’indipendenza, l’identificazione sessuale e la costruzione di un modello interno di attaccamento sicuro (Zennaro & Lis, 1998). I figli hanno bisogno del loro padre, hanno bisogno che questo sia un valido modello e riferimento da imitare e da seguire, per crescere e formare in modo sano e completo la loro personalità. Si è accertato, contrariamente a quanto si credeva, che l’influenza del padre verso il figlio non si verifica quando i figli sono già grandicelli e hanno raggiunto la loro autonomia, bensì inizia molto presto, già durante il periodo della gravidanza e nei primi mesi di vita del bambino. Alcuni autori dimostrano (Padilla e Reichman, 2001) che le madri in attesa che hanno una relazione con il padre, ma che non vivono con lui, partoriscono una percentuale di bambini con basso peso alla nascita significativamente maggiore rispetto alle donne che invece convivono o sono sposate con il partner. Inoltre, grazie a una ricerca condotta con bambini di 5 mesi si è scoperto che quei bambini che avevano avuto più contatti con il padre erano anche più disponibili a rimanere da soli con persone estranee all’ambiente familiare e a lasciarsi prendere in braccio (Gottman, 1988).

D’altro canto, l’allontanamento sistematico del padre dall’esperienza della gestazione e dai primi anni di vita del bambino si è dimostrato correlato con la perdita della sua funzione educativa. L’educazione del figlio non può essere delegata poiché essa avviene solo là dove maturano gli affetti e le relazioni e vengono vissute le esperienze. Non va dimenticato che il bambino manifesta la massima recettività e apertura nei confronti di quelle persone che si prendono cura di lui e che l’assenza del padre ha un’importanza decisiva nell’insorgenza dei disturbi di personalità del bambino. La ricerca, condotta su 250 soggetti, dal Centro di consulenza psicotecnica e psicologia della cattedra di medicina legale e delle assicurazioni di Napoli, circa gli effetti della relazione affettiva sulla sessualità, ha messo in evidenza come i disturbi della personalità, dell’identità e della sessualità derivino dalla iperprotezione materna e dall’assenza paterna. Questa relazione morbosa con la madre, non consentendo un approccio corretto con il padre, dà luogo a uno squilibrio psichico e sessuale.

Madri che delegano

Dagli studi compiuti negli ultimi anni sulla figura del padre, emerge che il coinvolgimento attivo e affettivo dei padri nell’accudimento del bambino passa ancora attraverso le madri, le quali rappresentano il tramite tra padre e figlio. Come sottolineato da Binda (1996), le madri in attesa del primo figlio oscillano tra il desiderio di appropriazione, cioè il piacere di lasciarsi assorbire in maniera totale ed esclusiva dai propri nuovi impegni genitoriali, e il desiderio di espulsione, cioè la fatica che tale coinvolgimento implica.

È auspicabile quindi che le madri riescano a superare questa volontà narcisistica di farcela da sole e che diventino sempre più disponibili a delegare e chiedere aiuto ai partner, coinvolgendoli attivamente nella crescita del figlio. A questo proposito, è stato dimostrato che un buon rapporto padre-figlio è facilitato proprio dalla presenza di una buona relazione di coppia. Secondo la psicologa tedesca Monika Lukesch, che ha seguito duemila donne durante tutta la gravidanza e il parto, la qualità del rapporto che la madre ha con il partner è il secondo fattore in ordine di importanza, riguardo alla predeterminazione nella formazione della personalità del bambino.

La gestazione insegna

Durante la gestazione il padre può essere un semplice spettatore, più o meno presente, di quanto di nuovo e meraviglioso sta avvenendo, ma anche parteciparvi attivamente, da protagonista, e svolgere un ruolo importante in famiglia e nella formazione del figlio. Nell’ambito dell’educazione prenatale si dice che «la madre porta il figlio nel suo grembo, mentre il padre porta la propria moglie e il proprio figlio nella sua mente e nel suo cuore».

La partecipazione attiva del padre nell’esperienza della gestazione si articola a tre livelli.

1 Accudimento: il padre si prende cura della compagna gravida e del suo piccino per garantire a entrambi protezione dalle minacce esterne, oltre che una adeguata soddisfazione dei bisogni primari e una riduzione dei disagi o delle situazioni di stress, affinché la gravidanza possa procedere senza particolari difficoltà. È questa una responsabilità e un compito tradizionale che l’uomo si assume, anche se per il suo carattere essenzialmente esteriore potrebbe non corrispondere a una profonda partecipazione all’evento.

2 Sostegno della partner: il padre non solo partecipa esteriormente con il suo impegno, ma anche interiormente ed emotivamente all’attesa del figlio con una sua disponibilità affettiva, con un atteggiamento di sostegno protettivo, di contenimento emozionale e relazionale nei confronti della moglie. Ciò le consente di affrontare le naturali paure e preoccupazioni di questo periodo, come quella del danno genetico del figlio, della sua e propria morte. Il padre può anche svolgere una funzione di stimolo nei confronti della madre aiutandola nell’uso delle sue risorse e capacità personali, oppure può svolgere una funzione regolatrice e di equilibrio nei confronti del legame con il figlio. È dimostrato, infatti, che la presenza del padre, sia in coppie sposate che conviventi, può aiutare le madri a mantenere o adottare comportamenti di salute, come ridurre l’uso di alcolici, fumo, droghe (Teitler, 2001).

3 Legame con il figlio. Il nascituro ha bisogno di sentire sia la madre che il padre vicino e accanto a sé, e questo in un rapporto intimo e intenso per ricevere nutrimento affettivo, emotivo, relazionale e intellettivo necessario alla sua crescita e maturazione. Per il bambino la madre rappresenta l’ambiente condiviso da una comune esperienza psicofisiologica, mentre il padre l’ambiente non condiviso, dato che può avere con lui una relazione diversa da quella vissuta dalla madre. Sta al padre il compito di avvicinarsi e costruire con il figlio, grazie anche all’affinità genetica, un rapporto particolare di empatia che consiste nell’avvertire il figlio interiormente come parte di sé anche se distinta, per tessere una relazione intensa e profonda capace di incidere nella sua vita e di stimolare la sua apertura verso il mondo.

A proposito del legame affettivo tra padre e figlio, sono sorprendenti i risultati di un primo studio sul processo di guarigione di padri e madri dopo una morte endouterina, che hanno preso in considerazione un campione di 261 madri e 43 padri. È emerso che la morte è devastante per la grande maggioranza dei padri e che la guarigione prende un lungo tempo anche per i padri, lungo quasi quanto quello delle madri. Entrambi i gruppi infatti impiegano circa tre anni in media per tornare al livello di felicità personale che credevano di avere prima della perdita.

Ciò dimostra che durante la gravidanza si instaura una relazione primaria sia tra madre e figlio che tra padre e figlio. Tutte le interazioni che avvengono in questo periodo e tutte le esperienze che il bambino vive durante la fase prenatale vengono acquisite e diventano parte integrante del suo patrimonio personale, contribuendo a costituire la memoria e quindi la storia del bambino.

Tre canali comunicativi

Nella fase prenatale si riconoscono in genere tre modalità di comunicazione tra genitori e figlio (Verny, 2001). In questa sede, ci occuperemo in particolar modo delle modalità di comunicazione tra padre e figlio.

La comunicazione sonora. Il nascituro reagisce in modo differenziato ai vari stimoli sonori. Percepisce distintamente la voce della madre ed è in grado di riconoscerla alla nascita. Il neonato inoltre distingue anche la voce del padre, se ha avuto molte occasioni di sentirla. Il padre durante il periodo prenatale può comunicare con il bambino sia attraverso il suono, il canto che la parola.

La comunicazione psicotattile. Il tatto rappresenta una delle modalità di comunicazione possibili tra il nascituro e il padre. La pelle ricopre, avvolge e protegge il corpo del feto ed è il primo apparato a formarsi e il più sensibile mezzo di comunicazione con l’esterno. Alla pressione di una mano esercitata sul ventre materno, il nascituro reagisce modificando le sue posizioni. Attraverso la pelle il padre può entrare in contatto con il bambino, può percepirlo ed essere percepito e iniziare così con lui un dialogo tonico, fatto di scambi di emozioni e informazioni molto profonde.

La comunicazione empatica. È la più difficile da spiegare perché non è strettamente scientifica, però sappiamo che esiste. Conosciamo molte storie di gemelli che, pur essendo distanti l’uno dall’altro migliaia di chilometri, improvvisamente provano la sensazione che l’altro gemello sia in pericolo; chiamano il gemello e scoprono che gli è successo un incidente, che è morto, che gli è accaduto qualcosa di negativo. Sono stati dimostrati molti casi di questo genere e pare che lo stesso tipo di comunicazione esista tra il nascituro e i genitori. Il bambino cresce nel corpo e nella coscienza della madre, ma anche nella coscienza del padre. Ed è proprio dentro la sua coscienza che il padre deve cercare il proprio figlio, per sentirlo e per costruire con lui una comunicazione intima e profonda. Si tratta di imparare ad avvertire nel figlio lo stato emozionale che sta vivendo in quel momento, di capire se sta bene o se sta male, se si sente coccolato o trascurato, se in quel momento ha bisogno o no della sua presenza, della sua comprensione e del suo amore.

Tramite questi tre canali di comunicazione si stabilisce la reciprocità di stimoli sensoriali tra padre e figlio, ben prima che il piccolo nasca. Quando il bambino viene alla luce, la sintonizzazione tra i due esseri è già in atto da molto tempo. Il feed-back (scambio e verifica di informazioni) tra il nascituro e il padre costituisce la base fondamentale dell’allenamento all’interazione comportamentale del neonato con il padre, che è poi la condizione per lo sviluppo successivo della capacità del bambino di adattarsi all’ambiente umano.

Alla luce di queste considerazioni e scoperte, non dovrebbe più accadere che venga dimenticato il padre, evitando di coinvolgerlo direttamente in un’esperienza che storicamente non gli appartiene. Dal profondo del suo cuore egli ha cominciato a riconoscere che questa straordinaria esperienza gli è umanamente propria, anche se sa che per molto tempo l’ha dimenticata, procurandosi e procurando tanto dolore e sofferenza. Ora sente che è arrivato il momento di riscoprirla: attraverso la sua compagna può diventare partecipe di un evento che gli appartiene.

È opportuno che vengano organizzati dei momenti formativi da parte dei servizi sociosanitari per permettere al padre un’esperienza attiva della gestazione, e quindi partecipare a corsi di preparazione alla genitorialità, di educazione prenatale, di preparazione al parto, di massaggio al neonato per essere messo nelle condizioni di conoscere i risvolti biologici, psicologici e sociali della vita familiare, ma anche per essere guidato ad affrontare i suoi disagi e blocchi emotivi, così da poter esprimere e manifestare il suo amore autentico verso il figlio fin dal concepimento.

Sul piano del diritto è auspicabile che la legge della paternità venga estesa anche a prima della nascita, in modo che il padre possa usufruire di quei permessi di lavoro che gli consentano di svolgere pienamente il suo ruolo di padre già durante la gestazione.

Definire un quadro di riferimento normativo e predisporre una serie di agevolazioni a tutela del padre lavoratore durante il periodo della gestazione non può che ridurre gli ostacoli che allontanano e rendono il padre estraneo a questa esperienza, per permettergli di viverla pienamente esercitando il suo ruolo insostituibile in famiglia. In questo senso egli ha la possibilità di farsi carico e di assumere la sua parte di responsabilità nei confronti del figlio, e di offrire alla partner, con la sua presenza e disponibilità, quel sostegno, particolarmente necessario per affrontare i momenti più bui e difficili della gestazione, e comunque importante per vivere bene questo straordinario e meraviglioso percorso che porta alla formazione e alla nascita del figlio.

Alcune proposte

Che cosa prevedono le proposte di agevolazioni per i padri in attesa aggiuntive ai benefici concessi in materia dalla legislazione italiana vigente, fatte dall’Anpep?

Divieto di licenziamento da lavoro dall’inizio del periodo di gestazione fino al compimento di un anno di vita del bambino. Questo con l’evidente scopo di assicurare al padre fin dall’attesa uno stato di tranquillità economica e psicologica necessario per occuparsi adeguatamente alla formazione e crescita del bambino.

Diritto di usufruire delle ferie e di particolari flessibilità degli orari, dei turni e della organizzazione del lavoro per potersi occupare in modo appropriato della famiglia.

Diritto di scegliere, nei limiti delle obiettive possibilità, la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio; divieto di trasferimento senza il proprio consenso in altra sede.

Permessi non retribuiti, per consentire al padre in attesa di accompagnare la propria partner a prelievi ed esami prenatali, nel caso in cui questi debbano essere eseguiti durante l’orario di lavoro; consentire al padre di assistere, in caso di malattia o di ricovero ospedaliero, la partner in attesa.

Permessi retribuiti, per permettere al padre di presenziare agli accertamenti tecnico diagnostici, alle visite mediche specialistiche od ostetriche e a tutti quegli incontri o interventi che riguardano lo stato di salute e il benessere del nascituro, nel caso in cui questi debbano essere eseguiti durante l’orario di lavoro.

Due ore giornaliere, a partire dalla XX settimana di gestazione (sdg), fino alla nascita del figlio, per entrambi i genitori a favore di una paternità e maternità coscienti e responsabili così da prevenire il disagio e promuovere lo sviluppo del benessere familiare e del bambino in gestazione.

Malattia e inabilità della gestante, per un’ora al giorno dal momento dell’insorgenza.

Partecipare ai corsi sulla genitorialità, sull’educazione prenatale e di preparazione al parto, nel caso in cui questi debbano essere eseguiti durante l’orario di lavoro.

Gino Soldera e Mara Frare
    

I NOVE MESI CHE CONTANO QUANTO UNA VITA

L’Anpep, Associazione nazionale di psicologia e di educazione prenatale è nata come risposta alle sempre maggiori esigenze di conoscere la realtà del periodo prenatale e di come influisca nello sviluppo della personalità e del benessere individuale e allo stesso tempo di come possa favorire l’insorgere del disagio se vissuto in modo inadeguato.

Essa considera l’essere umano fin dal suo sorgere secondo una visione globale e unitaria, e in questo senso si propone di contribuire a sviluppare una nuova consapevolezza circa l’importanza dei nove mesi di gestazione. L’intento è quello di accrescere e di migliorare le condizioni e lo stile di vita dei genitori durante il periodo della gravidanza, in modo tale da realizzare un’efficace opera di prevenzione primaria, di promozione della salute e di benessere psicofisico del bambino e dell’unità padre-madre-bambino prima e dopo la nascita. L’associazione pubblica la rivista semestrale Il Giornale Italiano di Psicologia e di Educazione Prenatale e svolge un’intensa opera di studio e ricerca.

In collaborazione con la Direzione sanitaria ha dato vita nella Repubblica di San Marino alla ricerca triennale "Educare Prima", che consiste nell’applicazione a tutte le coppie in attesa di programmi e attività di educazione prenatale. Inoltre, organizza convegni, seminari e corsi di formazione sulla "Gestazione paterna in gravidanza", sulla "Educazione prenatale" e sulla "Vita prenatale".

A Verona ha promosso il I Corso di Psicologia prenatale (ecm) per un adeguato aggiornamento a ginecologi, psicologi, ostetriche ed educatori.

Per i contatti scrivere a: Segreteria Anpep, Via Mazzini 2 - 31053 Pieve di Soligo (TV); tel/fax: 043.883.42.31. (Sito internet: www.anpep.it); è possibile inviare e-mail (anpep@tiscali.it).

  
BIBLIOGRAFIA

  • Binda W., Il processo dell’evento nascita per la nuova famiglia, Relazione presentata al II Convegno nazionale Anep sul tema: "Educazione prenatale oggi: aspetti scientifici, etici, sociali, familiari" Milano, 20 aprile 1996.

  • Cusinato M., Il passaggio dalla diade coniugale alla triade genitoriale, in Panzeri M. (Ed.), L’intenzione tra madre e bambino nel primo anno di vita, Carocci, Roma 2001, pp. 93-102.

  • Fabrizio C., Segatto B., Il percorso genitoriale: analisi di una realtà complessa, in "Il Giornale Italiano di Psicologia e di Educazione Prenatale", n.0, 2001, pp. 12-19.

  • Giustardi A., Grenci P., Dalla parte del padre: gravidanza, nascita e allattamento, in "Il Giornale Italiano di Psicologia e di Educazione Prenatale", n.0, 2001, pp. 37-41.

  • Gottman J., Intelligenza emotiva per un figlio, Rizzoli, Milano 1988.

  • Padilla Y.C., Reichman N.E., Low Birthweight: Do unwed Fathers Help? in "Children and Youth Services Review", vol. 23, 4-5, 2001, pp. 427-452.

  • Scabini E., Il primo figlio: le attese, le sorprese, in "Psicologia Contemporanea", n.145, 1998, pp. 26-32.

  • Soldera G., L’educazione prenatale fa bene alla famiglia. Relazione presentata al Consultorio Familiare di Verona Sud, l’11.02.2002.

  • Teitler J.O., Father involvement, child health and maternal health behavior, Children and Youth Services Reviews, n. 23, 4-5, 2001, pp. 403-425.

  • Verny, La scienza della psicologia pree perinatale, in "Il Giornale Italiano di Psicologia e di Educazione Prenatale", n.1, 2001, pp. 29-45.

  • Zennaro A., Lis A., Riflessioni sulla paternità: dalla "transition to fatherhood" ai primi anni di vita del bambino, "Psicologia clinica e dello sviluppo", II, 3, 1998, pp. 385-420.








 

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