Famiglia Oggi.

Logo San Paolo.
Sommario.

Numeri precedenti.        

Cerca nel sito.       

n. 6/7 
GIUGNO-LUGLIO
2003

Sommario

EDITORIALE
Il valore di una vita cominciata tanto tempo fa
La DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) L’incerta identità dei nuovi anziani
di SERGIO TRAMMA

apep00010.gif (1261 byte) Meditazioni sul vecchio che saremo
di MARIATERESA ZATTONI GILLINI

apep00010.gif (1261 byte) L’anziano è risorsa o peso?
di PATRIZIA TACCANI

apep00010.gif (1261 byte) Nella rete dei rapporti sociali
di CARLA FACCHINI

apep00010.gif (1261 byte) Consumatori ragionevoli
di CENSIS (a cura del)

apep00010.gif (1261 byte) Per non scalfire un patrimonio
di LUIGI COLOMBINI

apep00010.gif (1261 byte) Cittadinanza attiva dai capelli grigi
di GIUSY COLMO

apep00010.gif (1261 byte) L’anzianità, una stagione di crescita
di GIORDANO MURARO

DOSSIER
Vivere l’età intera
di GIORGIO CONCONI

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Rapporti familiari rovesciati
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Uno schermo che fa compagnia
di ORSOLA VETRI

MATERIALI & APPUNTI
Per un’etica dell’adozione
di DONATA MICUCCI
Una missione da vivere
di SERENA GAIANI

CONSULENZA GENITORIALE
Impotenti di fronte a uno "straniero"
di GIANNI CAMBIASO

POLITICHE FAMILIARI
Sostenere la famiglia si può
di MARCO ESPA

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Se la mamma va in guerra
di ORSOLA VETRI

LIBRI E RIVISTE

 

VALORIZZARE GLI ANZIANI

Per non scalfire un patrimonio

di Luigi Colombini
(docente di Legislazione e organizzazione dei servizi sociali presso l’Unitre
di Roma)

È ragguardevole il contributo economico che i pensionati danno in famiglia, nelle attività sociali e associazionistiche. Ma resta troppo alto il costo che pagano per l’inflazione e la perdita del potere di acquisto.
  

Non un peso ma un volano nella costruzione del "sistema" Italia. Le organizzazioni sindacali e i lavoratori hanno optato per una politica previdenziale che garantisce un costante flusso di denaro per consumi, servizi e tempo libero.
  

Affrontare la complessa problematica della popolazione anziana significa addentrarsi in un variegato universo che nel corso degli ultimi trent’anni ha profondamente modificato l’assetto demografico, sociale, familiare, economico, sanitario del Paese. Ormai sono ricorrenti e diffusi i richiami alla "questione" anziani, sia a livello nazionale che internazionale, con la descrizione di quadri drammatici e preoccupanti, che ammoniscono il lettore sulla ineluttabilità di un futuro cupo e triste. Infatti la preponderante analisi viene eseguita, peraltro, sugli aspetti di "criticità" che il fenomeno dell’invecchiamento comporta nella società, e che quindi si orienta sempre più, nel suo complesso, verso la richiesta di servizi e di assistenza piuttosto che verso la produzione di beni.

Tale approccio, peraltro, nelle prospettive di sviluppo e di profondi cambiamenti della società, tende a evidenziare più gli aspetti negativi e problematici della condizione anziana che non quelli che possono essere considerati invece punti di forza e di stabilità nel contesto dello svolgimento delle politiche economiche e sociali.

Risulta forse più comodo e spettacolare riportare le situazioni dell’anzianità illustrate, ad esempio, nel film Umberto D (1952) di De Sica (in una sorta di collettivo catartico lavacro purificatore), piuttosto che ricondurre ad Harold e Maude (1972) di Hal Ashby, la sapienza di un rapporto intergenerazionale portatore di scambio e di maturità.

Tenuto conto della effettiva realtà così come data dalle cifre, e in rapporto all’assunto che gli stessi anziani pensionati costituiscono una risorsa, vengono proposte alcune considerazioni che hanno lo scopo di contribuire a invertire una tendenza notevolmente irritante che pone l’anziano nella condizione di essere visto più come un peso che un punto di forza.

Se si ragiona in termini di asettica economia, la presenza degli anziani quindi deve essere vista in una prospettiva di contributo determinante e decisivo allo sviluppo del Paese, e gli stessi dati sono a dimostrarlo.

Un pregiudizio preliminare va subito sfatato: la spesa previdenziale in Italia non è del 15,5% circa, bensì dell’11,5% e quindi in linea con gli indici europei. Lo scarto del 4% circa è dovuto alla spesa assistenziale che è assicurata agli anziani tramite la pensione e l’assegno sociali, a fronte di persone che non sono entrate nel circuito previdenziale: l’effetto perverso di tale provvedimento, accanto alla presenza di una condizione di lavoro "in nero" del 20% circa, comporta in prospettiva un aggravamento della spesa meramente assistenziale alle persone ultrasessantacinquenni e quindi anche l’assuefazione, specialmente in regioni dove è prevalente l’approccio all’illegalità come fenomeno endemico (lavoro in nero, affitti in nero, assicurazioni in nero, commercio abusivo, edilizia abusiva) a un doppio sistema che determina una situazione di assoluta precarietà per ciò che concerne l’alimentazione del fondo previdenziale.

Per ciò che concerne il risparmio degli anziani, specialmente all’estero, i Fondi pensione e i cosiddetti risparmi personalizzati di per sé stessi rappresentano un consolidato serbatoio per l’economia, determinano l’andamento dei mercati azionari e lo sviluppo delle imprese, contribuendo alla capitalizzazione delle imprese e allo sviluppo del sistema.

Per ciò che concerne il fisco, in Italia gli anziani pensionati contribuiscono per un terzo alla formazione del reddito dell’Irpef, per non parlare delle tasse e imposte locali (Ici, Tarsu, Irpef regionale e locale) che possono fare affidamento su entrate sicure e sulle quali non c’è un adeguato ritorno fiscale rispetto a quanto versato. Quindi, piuttosto che un peso, gli anziani rappresentano un volano dell’economia, e contribuiscono alla costruzione del "sistema" Italia. In termini generali, comunque, al dicembre 2001 il numero dei titolari di pensione è pari a 16.453.933, per un importo complessivo di euro 182.569.000.000 (dati Istat). Tale massa di denaro, frutto, è bene dirlo, non già di graziose concessioni ma conseguenza di una politica previdenziale portata avanti in prima persona dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali, costituisce quindi un peso economico notevole, ed è quello che garantisce un flusso costante di risorse destinate ai consumi e alla domanda di servizi specifici. Secondo una classificazione dei consumi fondamentali (alimentazione, abitazione, sanità), gli anziani in quanto consumatori sono coloro che contribuiscono in maniera determinante al mantenimento di livelli consistenti e costanti di consumi collettivi.

Ma oltre ai consumi tradizionali, gli anziani pensionati contribuiscono in maniera determinante ed esclusiva anche ad altri settori economici che, in un mondo sempre più terziarizzato, rappresentano una notevole quota della ricchezza nazionale. In particolare ci si riferisce all’area dei servizi relativi ai trasporti, al tempo libero, alla cultura, al turismo. Secondo uno studio condotto da J.L. Lespes, dell’Università di Orleans (il dato è indicativo) le persone anziane sono grandi consumatori: le loro spese rappresentano il 50% dei prodotti cosmetici, il 60% di quelli del turismo, il 45% nell’acquisto di vetture nuove. «Ogni generazione di adulti spende più della precedente e conserva le abitudini dell’età attiva».

Per ciò che concerne in particolare il turismo della "terza età", esso costituisce un elemento portante nella politica turistica, tant’è che in proposito molteplici sono gli studi e le attenzioni a essa riservati.

Il divieto di cumulo

Nell’ambito della cultura, le università della terza età costituiscono una realtà consolidata in molte regioni, con una spesa che ormai sfiora cinque miliardi e con una domanda sempre più crescente.

Per i trasporti, evidenti sono gli indicatori dell’utenza anziana, sia con la carta d’argento di Trenitalia, che con offerte specifiche nei trasporti urbani e regionali (secondo specifiche leggi regionali).

Secondo una strana concezione, volta a spostare su rancori intergenerazionali la crisi dell’impiego, (e non piuttosto operare sullo sviluppo e sulla promozione delle opportunità lavorative), con il cosiddetto "divieto di cumulo" si è in effetti impedito agli anziani in condizioni di poterlo fare, di proseguire un’attività lavorativa dopo la pensione.

Tale determinazione (che ha ignorato, tra l’altro, il dramma dei prepensionamenti forzosi) ha in effetti provocato sia un oltraggio all’integrità della persona e ai suoi diritti (costituzionalmente sanciti), sia il ricorso a un mercato nero, sia la sottrazione a un rapporto leale e trasparente fra Stato e pensionati in ordine al giusto prelievo fiscale.

Secondo uno studio della Uilp, peraltro, riportato da P. Gelardi nel Rapporto FnpAnziani 2001-2002, sono 900 mila i pensionati iscritti come attivi, e si tratta quindi del 7% dei pensionati. Tale indagine, quindi, consente di affermare che forte è negli anziani la tendenza a svolgere un’attività lavorativa ben oltre la pensione. A tale riguardo si deve quindi sottolineare la necessità del superamento del divieto di cumulo (come in effetti si è avviato con la Finanziaria 2001 e con la finanziaria 2003), perché i pensionati costituiscono una notevole forza lavoro, sia in rapporto alla loro capacità di trasmettere ai giovani lavoratori competenze e sapienza, sia in rapporto a una realtà che non richiede altro che di emergere dal limbo della clandestinità.

Le attività sociali

Oltre che rappresentare una risorsa economica assoluta, gli anziani contribuiscono in maniera determinante alla formazione di quello che può essere definito il "valore aggiunto" e "reddito invisibile" in termini di aiuto alla famiglia e alle attività che costituiscono la risultante di un impegno civile e sociale rivolto alle fasce deboli della popolazione, alla salvaguardia dell’ambiente, allo svolgimento di attività di volontariato e di associazionismo che sono oggi oltremodo diffuse e che impegnano centinaia di migliaia di anziani, anche in riferimento a una legislazione regionale adeguata.

La ristrettezza dello spazio consente solo brevi accenni alla realtà di anziani in attività socialmente utili, in cui, peraltro, la prestazione volontaria non deve essere intesa una surrettizia forma di reddito e di sostituzione dell’amministrazione pubblica ai propri doveri istituzionali.

In relazione alla domanda sociale crescente di servizi, lo stesso ambiente domestico si arricchisce di prodotti e strumenti specificamente rivolti agli anziani. La domiciliarità si appoggia sull’offerta di attrezzature domestiche rivolte agli anziani: kit di diagnosi medica, telesoccorso, telecontrollo, ausili. Gli anziani costituiscono un riferimento sia per le imprese che per il terzo settore che per l’economia sociale, rappresentando essi stessi un’opportunità originale nella prospettiva di istituire nuovi servizi. Nuove professioni vanno emergendo legate all’assistenza alle persone anziane quali assistenti domiciliari, operatori socio-assistenziali (Ota), infermieri geriatrici, animatori.

Costi ingiusti

Pur rappresentando una ricchezza per il Paese, gli anziani pensionati sono sottoposti ritualmente e in maniera indiscriminata agli effetti sfavorevoli dell’inflazione e dell’aumento del costo della vita e della conseguente perdita del potere di acquisto. Secondo il prezioso studio rappresentato dal segretario generale della Fnp Antonio Uda, si assiste a un progressivo impoverimento delle pensioni, così che nell’arco di dieci anni dalla data del pensionamento, a fronte dell’incremento del reddito nazionale del 2%, l’impoverimento stesso è del 16%, e del 24% nel caso del tasso di crescita del Pil del 3%.

Dopo quindici anni dal pensionamento la perdita sarebbe pari, rispettivamente al 23% e al 33%. A tali aspetti vanno aggiunti i costi dell’inflazione che colpiscono duramente gli anziani dopo l’avvento dell’euro.

Secondo uno studio dell’Intesa consumatori, in una giornata tipo il pensionato ha avuto un aumento del 22% del costo della vita con l’avvento dell’euro. Pur nella loro sommarietà, questi dati devono far riflettere sulla tendenza invalsa a scalfire nel tempo il patrimonio di risorse e di ricchezza che gli anziani rappresentano. Considerando il ruolo degli anziani nel contesto economico e sociale, risulta evidente che occorre proiettare nel futuro la condizione anziana, oltre che affrontarla nel presente.

Con Maria Montessori, con Piaget, con padre Gemelli, solo per citare i più importanti, il secolo XX è stato caratterizzato dallo studio e dall’affermazione dei diritti del bambino (New York 1958), partendo dalla considerazione, come ebbe a dire la Montessori, che «il bambino è il padre dell’uomo».

Considerando che l’avventura terrena dell’uomo si contraddistingue per una situazione assolutamente nuova, quale quella rappresentata dall’esistenza in più, così che un pensionato può avere di fronte a sé altri trenta anni di vita, rispetto al limen dell’età adulta, occorre quindi studiare a fondo tale condizione: si potrebbe dire, oggi, in homo senex, parafrasando la Montessori, e quindi l’homo sapiens (uomo saggio) deve ora preparare la sua anzianità al meglio della qualità della vita, in base all’assunto che l’anziano rappresenta una ricchezza eccezionale per la società.

Luigi Colombini








 

Your browser doesn't support java1.1 or java is not enabled!

 

Famiglia Oggi n. 6/7 giugno-luglio 2003 - Home Page