Famiglia Oggi.

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n. 8 
AGOSTO/SETTEMBRE
2003

Sommario

EDITORIALE
La pace è un bene di famiglia
di LEONARDO ZEGA

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) Cittadini come "padroni di casa"
di GIOVANNI MORO

apep00010.gif (1261 byte) Educarsi alla conflittualità
di GIORGIO CAMPANINI

apep00010.gif (1261 byte) Pedagogia della pace in famiglia
di MARIATERESA ZATTONI E GILBERTO GILLINI

apep00010.gif (1261 byte) La coerenza tra mezzi e fini
di LAURA FORMENTI

apep00010.gif (1261 byte) La guerra dentro di noi
di ARISTIDE TRONCONI

apep00010.gif (1261 byte) La democrazia nasce in casa
di GIORGIO CONCONI

apep00010.gif (1261 byte) Ricomporre la convivenza solidale
di RENATO MARTINO

DOSSIER
Prendersi cura della pace in terra
di
LUIGI LORENZETTI

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Rincuorati dalla democrazia
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Storie per non dimenticare
di ORSOLA VETRI

MATERIALI & APPUNTI
Glossario minimo sulla pace
di CLAUDIO RAGAINI
Tanti inviti al dialogo
di ROBERTO CARNERO
La frammentazione dell’esistenza
di SERENA GAIANI

CONSULENZA GENITORIALE
Una continua ricomposizione
di SERENA CAMMELLI

POLITICHE FAMILIARI
Razionalizzare i servizi alla famiglia
di PIETRO BOFFI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Un Paese che invecchia
di ORSOLA VETRI

LIBRI & RIVISTE

 

EDITORIALE

La pace è un bene di famiglia

La Direzione
   

Come costruirla dentro e attorno a noi, la pace? Oggi, nella massa di informazioni che ci vengono rovesciate addosso, è anche difficile distinguere il suo vero nome.

La battuta ha il sapore acre della rivalsa stizzosa, ma è stata detta e ridetta con un accanimento degno di miglior causa: «E adesso che cosa ne farete delle vostre bandiere iridate?». Destinatari, ovviamente, i pacifisti che ne hanno fatto il simbolo della loro protesta nella guerra contro l’Iraq. Una guerra – sostengono i suoi fautori – finita più rapidamente del previsto, con l’Iraq finalmente liberato da una feroce dittatura. Non ci sono stati né i 500.000 morti né i cinque milioni di profughi paventati dalle "anime belle", quei pacifisti a oltranza che si svegliano solo quando c’è da manifestare contro gli Stati Uniti o Israele. Adesso abbiano almeno il pudore di tacere.

Noi invece di pace vogliamo ancora parlare. Seriamente, senza accodarci ai cortei, senza slogan di comodo, senza prevenzioni e pregiudizi, con evangelica franchezza. Perché la pace è "un bene di famiglia", come la buona salute che si apprezza soprattutto quando comincia a mancare.

La pace viene da Dio come una grazia, ma si costruisce anche con il nostro contributo, partendo dalla purificazione del cuore e della mente, per diffondere poi i suoi benefici effetti nella società, dalla più prossima – la famiglia appunto – all’intera umanità. È la pace che Giovanni XXIII fece intravvedere come possibile quarant’anni fa nella sua Pacem in terris, fondata su quattro solidi pilastri: la verità e l’amore, la giustizia e la libertà.

Le guerre non sono affatto finite (non lo è neppure quella in Iraq) e dunque "educarsi ed educare alla pace" è forse il compito più gravoso assegnato alla nostra generazione. Fernando Savater ha scritto che il conflitto iracheno ci ha fatti affacciare "sull’orlo dell’abisso" e che la sua lezione non può essere ignorata senza rischiare di venire coinvolti in una deflagrazione planetaria: «Oltre sei miliardi di esseri umani non possono continuare a vivere in tribù ostili, rette da divinità intransigenti, senza legami giuridici e senza poter fornire alcun appoggio reale ai più deboli del pianeta».

Il cardinale Martini ha rotto il suo operoso silenzio gerosolimitano, dopo un incontro del tutto informale – «come tra due amici» – col sindaco di Milano Albertini presso il Santo Sepolcro, per indicare un altro luogo-simbolo del disordine mondiale, che sconvolge le coscienze di tutti: «Se ci sarà pace a Gerusalemme, ci sarà pace ovunque, in tutto il mondo: è una sfida straordinaria per l’umanità, perché è la pace dell’umanità che si gioca qui».

Queste parole possono essere la sigla del nostro numero dedicato alla pace: come capirla, come costruirla dentro di noi e attorno a noi, come difenderla, come chiamarla, imparando a discernere il grano dalla pula nella massa di informazioni che ci vengono rovesciate addosso ogni giorno con il rischio di non intenderci più neppure sul significato della parola.

Leonardo Zega








 

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