Famiglia Oggi.

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n. 11 NOVEMBRE 2003

Sommario

EDITORIALE
A vent’anni si è stupidi davvero"
di DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) Appagate e insieme inquiete
di GIUSEPPE MININNI

apep00010.gif (1261 byte) "Senza mio padre non sarei qui"
di CORINNA CRISTIANI

apep00010.gif (1261 byte) La più bella del reame
di GIOACCHINO LAVANCO E CINZIA NOVARA

apep00010.gif (1261 byte) Per una sociologia delle ventenni
di VITTORIO FILIPPI

apep00010.gif (1261 byte) "Più figlie e meno madri"
di GIAN CARLO E MARTA BLANGIARDO

apep00010.gif (1261 byte) Non sprecare un dono straordinario
di TONINO LASCONI

DOSSIER
L’Ottavo rapporto Cisf sulla famiglia
di FRANCESCO BELLETTI E PIERPAOLO DONATI

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Il duro prezzo della libertà
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
"Le ragazze fanno grandi sogni"
di STEFANO BIANCHI
Il bisogno di quotidianità
di ORSOLA VETRI

MATERIALI & APPUNTI
L’infelicità nella giovinezza
di MARIA PAOLA PARMA
Leggere per vivere e crescere
di ROBERTO CARNERO
Benvenuta la crisi che abbia un senso
di MANUELA FOGLIAZZA

CONSULENZA GENITORIALE
Un utile punto di riferimento
di MARIA ASSUNTA VICINI

POLITICHE FAMILIARI
L’Italia in grande ritardo
EURISPES (a cura di)

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Barbie contro Bratz
di ORSOLA VETRI

LIBRI & RIVISTE

 

SOCIETÀ & FAMIGLIA - EMANCIPARSI SIGNIFICA ANCHE PAGARE IL PEDAGGIO

Il duro prezzo della libertà

di Beppe Del Colle

Nella cultura occidentale i traguardi raggiunti concedono libere scelte. Ma alle giovani di oggi gli adulti non hanno preparato soltanto il "carpe diem" e sii felice. Le incertezze sociali e il precariato sono reali.
  

Fra i modi di dire che sono scomparsi ce n’è uno che oggi farebbe davvero ridere, se qualcuno osasse pronunciarlo: "ragazza da marito". Ancora un secolo fa non c’era che un destino ragionevole e desiderabile per la stragrande maggioranza delle donne giovani, ricche o povere che fossero: il matrimonio. Basterebbe la scomparsa di quel modo di dire nella realtà sociale di oggi per stabilire almeno un punto fermo da cui partire per ogni discorso in argomento. La "liberazione femminile" ha davvero rappresentato la fine di uno stereotipo millenario equivalente a una sentenza irreformabile: se, compiuti i vent’anni, non sei ancora maritata o non hai nell’orizzonte il matrimonio, il tuo destino è la servitù casalinga nella famiglia d’origine. Accudire i fratelli, accompagnare i genitori verso le tristi contingenze della vecchiaia. Poteva anche essere dolce e meritevole, e al riparo dai rischi della maternità, della responsabilità verso un marito e dei figli, magari della violenza coniugale. Ma essere donna nel senso pieno, autentico, naturale della "differenza" restava un sogno, un rimpianto, da cui si generava un senso di inferiorità sentita spesso come un’ingiustizia.

Oggi, almeno per la maggioranza delle donne giovani che vivono nelle società di tipo occidentale, il destino non è più univoco: si può essere single dal momento in cui, raggiunta una solida posizione economico-sociale, si esce dalla casa paterna e si vive per conto proprio. Il marito non è più un obbligo, pena l’incertezza costante del vivere. Su certi giornali è sparito il termine: al suo posto figura il generico partner o il più sbrigativo "compagno". Con o senza il matrimonio.

Detto tutto questo – che equivale ormai a sua volta a un luogo comune – la domanda è inevitabile: la nuova situazione della donna giovane su che cosa si sostiene, dal punto di vista della sua compatibilità e sostenibilità con le condizioni generali della società? La domanda acquista un senso compiuto quando si consideri che la ventenne di oggi vive, sotto moltissimi aspetti, la medesima realtà dei coetanei maschi. Ha gli stessi diritti riguardo all’educazione, alla sicurezza sociale, alla sanità, alla partecipazione politica, allo sport, al divertimento, all’accesso al servizio militare. In alcune professioni, alle quali sembrava (o era di fatto) inimmaginabile che le donne potessero dedicarsi, come quella del magistrato o quella dell’ingegnere, la parità è ormai un dato indiscutibile.

Se ci si domanda in che modo le generazioni precedenti, ossia gli adulti di oggi, abbiano preparato la situazione presente, onestà vuole che si risponda: lo hanno fatto senza rendersi pienamente conto di che cosa stavano facendo (o non facendo). Almeno in apparenza, abbiamo preparato una società in cui per molte ventenni il destino è qualcosa di molto meno durevole e garantito (almeno nelle intenzioni dei legislatori) del matrimonio. Stando terra-terra, le "scuole per veline", pubbliche come nel caso della Campania, o private come nel mondo che gravita intorno alle Tv commerciali e ai concorsi di bellezza, sono eloquenti esempi e sintomi di una concezione della vita che non si pone traguardi lontani nel tempo. Sei bella, fresca, allegra e sorridente oggi. Approfittane, «del doman non v’è certezza». Eppure sarebbe stolto fermarsi a questo aspetto. Se è naturale partire da qui, un viaggio nell’orizzonte complessivo può essere affrontato seriamente solo se ci si attrezza di uno strumento essenziale alla comprensione della realtà globale. Questo strumento si chiama libertà.

Il diritto di voto alle donne

Nella biografia del filosofo inglese John Stuart Mill – il primo grande difensore dei diritti delle donne – scritta da Michael St. John Packe, si legge: «Quando il 20 maggio 1867, durante il dibattito (alla Camera dei Comuni, ndr) sul Reform Bill, egli si alzò per proporre che la parola "uomo" (man) fosse sostituita con la parola "persona", la questione del diritto di voto alle donne fu udita per la prima volta nella storia moderna nell’assemblea legislativa di un Paese civile».

Packe racconta come la proposta fosse accolta da rumori, fischi, risate, come un’assurdità, ma aggiunge che John Stuart Mill non ci fece caso e continuò il suo intervento, obbligando i colleghi ad ascoltarlo. Alla fine ci fu il voto sul suo emendamento: 73 parlamentari, quasi un terzo dei Comuni, lo approvarono. Dunque, a cominciare da quella clamorosa data a Londra, passando per le lotte decennali delle "suffragette", fino all’esplosione sessantottina del movimento femminista, l’obiettivo della libertà delle donne si è dilatato, aggiornato, arricchito, nonostante abbia dovuto superare resistenze aspre (spesso anche giustificate per gli eccessi con i quali veniva perseguito).

È una storia che non si sottrae alla domanda che accompagna tutte le lotte per la libertà, di qualunque genere e in qualunque cultura o civiltà: esiste un limite alla libertà, che non sia il solo, ovvio riferimento ai diritti altrui? Quali sono i confini fra la morale e la libertà? Tutto ciò che non è vietato dalle leggi è per ciò stesso lecito? E, passando a un tema del tutto diverso, che libertà è oggi possibile per le ventenni, in un mondo del lavoro che sta abbandonando le certezze e i diritti acquisiti nell’ultimo secolo e si avvia a trasformarsi in un precariato a vita, anche per gli uomini?

Che cosa noi adulti lasciamo loro adesso: un mondo di libertà quasi sconfinate (anche eticamente) che ha però i suoi prezzi. Ma ogni generazione ha dovuto pagarne. E nessuna è stata così libera come la loro.

Beppe Del Colle

    








 

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