Famiglia Oggi.

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n. 1 GENNAIO 2004

Sommario

EDITORIALE
A piccole dosi non è un danno
di DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) Lo stress tra persona e ambiente
di MASSIMO SANTINELLO

apep00010.gif (1261 byte) Più pillole meno pensieri
di NIELS PETER NIELSEN

apep00010.gif (1261 byte) Far fronte alle illusioni moderne
di GIOACCHINO LAVANCO e TERRI MANNARINI

apep00010.gif (1261 byte) Dare qualità alla vita lavorativa
di GUIDO SARCHIELLI

apep00010.gif (1261 byte) Alcuni rimedi antistress
di ARISTIDE TRONCONI

apep00010.gif (1261 byte) Contrastare ciò che "invade" le case
di GIULIA PAOLA DI NICOLA

apep00010.gif (1261 byte) I media come risorsa per crescere
di LORENZA DALLAGO

DOSSIER
Prevenzione e cura del "burnout"
di ALFREDO BODEO

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Quando i cellulari non c’erano
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Fiabe e filastrocche per diventare grandi
di SERENA GAIANI
Prima delle nozze
di HARMA KEEN

MATERIALI & APPUNTI
Un attuale alfabeto dell’etica
di FLAVIO BATTISTON
Far emergere la violenza domestica
di MARIA TERESA PEDROCCO BIANCARDI

CONSULENZA GENITORIALE
Il rischio dell’amplificazione
di M. TERESA PEDROCCO BIANCARDI

POLITICHE FAMILIARI
Un villaggio per genitori e figli
PIETRO BOFFI (a cura di)

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Essere bambini in Afghanistan
di ORSOLA VETRI

LIBRI & RIVISTE

 

EDUCARE I GIOVANI SI PUÒ

I media come risorsa per crescere

di Lorenza Dallago
(psicologa)

Familiari, amici, educatori rappresentano modelli di vita capaci di attenuare i messaggi massmediali. Gli adolescenti devono imparare a difendersi dalla noia senza "perdersi" nel computer o nel videogioco.
  

Se consideriamo la vita come un susseguirsi di vicissitudini, di cambiamenti e di nuove difficoltà, allora possiamo ritenerla come una fonte inesauribile di stress: ogni individuo si trova continuamente a dover affrontare eventi, interni ed esterni, che impongono una scelta e un’azione. Le abilità di gestire e reagire a tali vicissitudini, denominate coping, possono essere considerate l’aspetto attivo del vivere. Vivere è quindi, riuscire a destreggiarsi, a sfruttare al meglio le risorse presenti, sociali e psicologiche, per fronteggiare in modo costruttivo gli ostacoli quotidiani (Frydenberg, 2000).

Una giusta dose di tensione rappresenta un elemento fondamentale di evoluzione e una spinta a crescere (eustress), se si superano certi livelli o non si posseggono le capacità per gestire questa tensione, si va incontro a distress e a tutte le conseguenze che da esso derivano.

Lo stress, i suoi effetti, positivi e negativi, e il coping sono stati trattati in letteratura riferendosi prevalentemente al mondo degli adulti. Non si può negare però che essi siano rilevanti e incidano sulla qualità della vita anche in età evolutiva. Questo è particolarmente vero in un periodo storico di grande innovazione come quello che stiamo vivendo.

Anche i più giovani sono sottoposti a continue richieste e a eventi difficilmente gestibili, che si affiancano ai normali cambiamenti legati alla loro evoluzione. In particolare, in adolescenza si evidenziano forti livelli di stress. Questo è dovuto anzitutto alla maggiore presenza di stressor e di richieste esterne, ad esempio i continui impegni scolastici e non, le elevate aspettative di genitori e scuola, le opzioni e gratificazioni insolitamente ristrette, dovute alla situazione economica, ai ridotti rapporti sociali, ai limiti nella partecipazione attiva.

Poi c’è da tener conto dei cambiamenti e dei compiti di sviluppo che caratterizzano questo periodo: formazione di una nuova identità, indipendenza dalla famiglia, l’inserimento nel gruppo di coetanei, i cambiamenti fisici e nello sviluppo cognitivo. Inoltre, le abilità di coping sono ancora poco sviluppate e manca la richiesta di aiuto agli adulti, tipica di età precedenti.

I significati e il modo di percepire i compiti di sviluppo stanno assumendo in questo particolare momento storico delle connotazioni diverse rispetto al passato: molti dei passaggi che solitamente venivano affrontati in modo naturale e risolti senza difficoltà, vengono ora vissuti con preoccupazione e come una possibile fonte di crisi.

Negli ultimi 15 anni è cresciuta in modo notevole fra gli adolescenti l’incidenza di problemi legati allo stress e alle sue possibili manifestazioni. Molti autori riconducono allo stress e all’incapacità di gestirlo adeguatamente problemi quali la maggior iperattività, conflittualità e aggressività, alcuni malesseri fisici (mal di testa, disturbi del sonno, acne, affaticamento, perdita o aumento di peso) e dell’umore (irritabilità, irascibilità, mancanza di interesse, noia, tristezza, apatia), le abitudini nervose (mangiarsi le unghie, attorcigliarsi i capelli), le difficoltà scolastiche (incapacità di problem solving, incapacità a iniziare nuovi compiti, scarsa concentrazione).

Questi problemi, se non gestiti e risolti, possono a lungo andare sfociare in vere e proprie patologie (depressione, disturbi alimentari) o in comportamenti errati (alcolismo, dipendenza da tabacco, furto, promiscuità, tossicodipendenza). Ma cosa differenzia questi giovani da quelli del passato? Oggi la società è tenuta insieme da schemi e modelli di comunicazione che controllano la società stessa. I media e le nuove tecnologie, stabiliscono e mantengono i parametri del pensiero e dell’apprendimento di una cultura.

Come l’ambiente fisico determina quali debbano essere le fonti del nutrimento e gli sforzi lavorativi, così l’ambiente informativo fornisce un’indicazione specifica per le idee, gli atteggiamenti sociali, il sapere, le capacità intellettuali che devono emergere.

Le nuove tecnologie sono un’enorme risorsa per gli individui: esse forniscono informazioni, permettono di attuare con maggior velocità compiti che precedentemente richiedevano tempi molto lunghi, facilitano lo scambio di idee ed esperienze. Oltre a fornire uno strumento valido in campo lavorativo, risultano essere una ricca fonte educativa e uno strumento di svago e distrazione soprattutto per i giovani.

In modo quasi profetico, McLuhan nel 1967 prevedeva il fall-out dei mezzi di comunicazione, in seguito all’eccessiva fiducia che in essi si riponeva. McLuhan si aspettava che gli effetti collaterali legati all’utilizzo di nuove tecnologie avrebbero ben presto attenuato l’entusiasmo e l’uso senza regole degli stessi.

Infatti, questi nuovi strumenti dell’era della globalizzazione, nati per semplificare il lavoro e migliorare la vita degli individui, risultano spesso essere una fonte di stress notevole, per chi deve conviverci quotidianamente. Si stanno diffondendo sempre più termini quali cyberstress o technostress, a indicare il malessere e la dipendenza che molte persone formano con computer, il telefono, il fax (sembra non se ne possa più far senza) o altri strumenti utilizzati prevalentemente per il proprio lavoro.

Vignetta.

Fruitori appassionati

Molte ricerche hanno evidenziato come l’infinita mole di informazione fornita, la maggior velocità di reazione e la maggior quantità di richieste che essi impongono, si stia ritorcendo contro gli utilizzatori e porti a meccanismi di rifiuto o a vere e proprie reazioni da stress. Si parla di bombardamento sensoriale e informativo e di incapacità di adattamento. Se questo è sicuramente vero per chi, per lavoro, deve confrontarsi con mezzi tecnologici, si può ritrovare un parallelo anche per il mondo dei giovani, che spesso ancor più degli adulti utilizzano Tv, computer e videogame per piacere?

Oggi ci troviamo di fronte a mass boy e mass girl: l’uomo che si nutre di televisione e computer è un uomo molto diverso da quello cresciuto in tutti i secoli che hanno preceduto tali mezzi. Fingere di ignorarlo è precludersi ogni possibilità educativa nei confronti dei bambini e degli adolescenti, che sono formati dai moderni mass media.

I giovani sono i fruitori più appassionati e aggiornati di vecchi e nuovi media elettronici. Li conoscono e consumano più facilmente rispetto agli adulti e risultano essere più flessibili e creativi nell’utilizzo. Grazie alla presenza in casa di più strumenti elettronici, hanno la possibilità di scegliere la "dieta mass mediatica" che ritengono più adatta a loro.

L’avere una casa ricca di strumenti mediatici sta diventando una realtà sempre più diffusa (Roberts, 2000): in Italia più del 96% delle famiglie ha almeno un televisore e più del 30% ha almeno un computer: tali percentuali sono maggiori nelle famiglie in cui è presente un giovane.

Sempre più diffusa è la presenza di Tv, stereo o computer nella stanza del giovane e quindi a sua completa disposizione: questo fatto ha come conseguenza un maggior utilizzo solitario di tali mezzi. La Tv rimane il mezzo più frequentemente e più lungamente utilizzato in preadolescenza: da una nostra ricerca su un campione italiano di 11-13 e 15 anni, il 45% dei ragazzi la guarda 2-3 ore al giorno e il 23% 4 ore o più al giorno. Il computer è utilizzato meno: il 25% dei giovani lo usa per svago almeno un’ora al giorno, mentre il 19% due ore o più. Un dato interessante e caratteristico, dei giovani consumatori, è legato alla tendenza a combinare media diversi, e a utilizzarli simultaneamente, piuttosto che a rimpiazzarli.

Le motivazioni che spingono i giovani a utilizzare Tv e computer sono legate al tentativo di sconfiggere la noia, per divertimento e relax. L’essere annoiati, senza motivazione, senza saper cosa fare, il non trovare appagamento nelle diverse attività è molto comune e diffuso tra gli adolescenti. La noia spinge verso un utilizzo passivo e acritico dei mezzi di comunicazione.

Ma questo utilizzo privilegiato e passivo da parte dei giovani di mass media può essere riconnesso agli alti livelli di stress che essi presentano?

Gli studiosi rispetto all’influenza dei mass media sui giovani si sono divisi: alcuni studi (Bushman e Huesmann, 2001; Roberts e al., 1999), si sono focalizzati sulla ricerca dei possibili effetti negativi (in termini di aggressività, attivazione troppo elevata, comportamenti a rischio), mentre altri (Durkin e Barber, 2002), hanno evidenziato la loro rilevanza per la qualità della vita, la funzione ricreativa, i benefici in termini di un maggior benessere .

Il primo gruppo di autori ne analizza quindi le componenti stressogene e la funzione di coping di evitamento che i media possono avere sugli adolescenti, mentre gli altri ne evidenziano le caratteristiche di risorsa e di possibile fruizione degli stessi per la gestione dello stress, come attività che piacciono, migliorano il benessere, la salute e l’umore.

Chi ha ragione? I mass media sono stressor o risorse? La risposta potrà apparire banale: entrambi hanno ragione. Gli effetti negativi o positivi non sono intrinseci nei media, ma derivano dalle modalità di utilizzo: se la Tv e il computer sono utilizzati in modo eccessivo, indifferenziato e come attività passiva e mortifera, se gli adulti non sono presenti e i giovani non si sforzano di comprendere e criticare i messaggi proposti, gli effetti negativi e la manipolazione derivante da essi sarà più forte. In casi estremi, peraltro rari, possiamo trovare anche nei giovani i sintomi di cyberstress e technostress come per gli adulti.

Al contrario, se essi sono utilizzati in modo moderato, guidato e critico, selezionando gli strumenti adeguati per lo specifico scopo che si vuole raggiungere, essi hanno grandi potenzialità educative e ricreative, e diventano un momento di relax e gratificazione da regalarsi dopo una giornata difficile.

È comunque innegabile che alcune delle caratteristiche peculiari di televisione e computer possono aumentare il livello di attivazione e generare risposte inadeguate soprattutto nei giovani, maggiormente influenzabili dai messaggi proposti.

Il tempo ha uno scorrere diverso, tutto è più rapido, più veloce, più immediato: questo è vero sia per la Tv, che fornisce informazioni in tempo reale, sia per il computer, che impone di seguire ritmi incessanti. In particolare i videogame, che impongono risposte pronte e veloci, aumentano il livello di adrenalina e di altri ormoni dello stress che agiscono da stimolanti naturali per facilitare la velocità di risposta. Anche se naturali questi ormoni hanno effetti sul sistema neuronale che, se abituato a essi, si aspetta di ricevere tale stimolante in continuazione. I normali contesti educativi che non possono competere per grado di stimolazione con quella richiesta dai computer, sono quindi vissuti come noiosi e poco motivanti. Può accadere, nei casi più gravi di assuefazione, di ricercare l’aumento di adrenalina in altro modo, mettendo in atto comportamenti aggressivi, a rischio o spericolati.

Gli standard proposti sono elevati: Tv, film e Internet creano delle aspettative molto forti in termini di apparenza, ricchezza, successo e relazioni. I giovani, più facilmente influenzati dai modelli presentati, spesso aspirano a ideali irraggiungibili. Questo influenza il modo in cui si vivono alcuni cambiamenti naturali, alcuni compiti di sviluppo (ad esempio quelli relativi al proprio aspetto fisico), rendendo più difficile l’accettazione di sé e la formazione di un’identità positiva. Il non coincidere con i canoni proposti porta a vivere la propria situazione con insofferenza, tristezza e ribellione. Il tentativo di avvicinarsi all’ideale promosso dai media è costellato da frustrazioni e disillusioni.

Le informazioni che si possono raccogliere dai vari media sono date alla rinfusa, non hanno riguardo dei diversi gradi di maturità degli spettatori: i media, rivolgendosi contemporaneamente ad adulti e bambini, forniscono risposte alle domande che il ragazzo non riesce ancora a formulare, accelerando il contatto con alcune problematiche e situazioni che in passato erano esclusive degli adulti. Questo può aumentare le angosce e le preoccupazioni verso di sé e verso l’esterno, inducendo atteggiamenti e percezioni distorte del mondo reale, considerato come insicuro.

Altri possibili effetti negativi dovuti all’utilizzo eccessivo di mass media sono legati alla frantumazione dell’attenzione a stimoli diversi, che spesso porta a un sovraccarico informativo e a una conseguente incapacità di codificare tutti gli input proposti, alla pubblicità e al consumismo, che cercano di modellare, influenzare e conformare i bisogni dei ragazzi e possono portare a divismo e alla necessità di seguire i consigli dati per essere accettati dagli altri, alla presenza di modelli contraddittori che rendono più ardua la scelta e le decisioni dell’utilizzatore.

Contro l’uso solitario

Questi potenziali pericoli legati ai media non si manifestano sempre, alcuni di essi sono più presenti (ad esempio si può notare come alcuni bisogni si siano sviluppati grazie ai media), altri fortunatamente sono relegati alle situazioni in cui il consumo è eccessivo, indifferenziato e non guidato da un approccio critico o da adulti competenti. Cosa si può fare per evitare che questi pericoli potenziali non diventino realtà?

Se si vuole intervenire in modo utile, è necessario che si comprendano gli obiettivi e le preoccupazioni degli adolescenti stessi, analizzando la complessità del mondo e del contesto in cui essi vivono, nel quale i mass media non possono essere sottovalutati. Utilizzare una politica del non intervento, alternata ad atteggiamenti di diffidenza e ostilità verso i media non porta certamente alla diminuzione dei rischi connessi all’utilizzo inadeguato dei mass media, anzi induce solamente a un peggior uso da parte dei giovani.

Chi è interessato al benessere dei giovani, gli educatori formali e informali non possono esimersi dal considerare i mass media come parte influente della vita e delle scelte dei ragazzi. È importante che essi si sforzino di capire i media stessi, la loro possibile influenza e le loro potenzialità per poterli utilizzare a proprio fine.

La soluzione appare chiara: Tv e computer non sono e non devono essere i soli educatori influenti. È necessario integrarli nel sistema educativo per formare utilizzatori attivi e critici, capaci quindi di differenziare e di percepire in modo selettivo i diversi messaggi e di utilizzarli per i propri scopi senza farsi manipolare.

L’educatore può quindi aiutare a organizzare e comprendere le conoscenze fornite: i mass media danno i tasselli di un mosaico di informazioni, che devono avere il tempo e l’aiuto per essere ricomposte. I genitori, fin dall’inizio, dovrebbero limitare l’uso solitario dei media, scegliere a priori quali strumenti fornire ai propri figli e discutere con loro i messaggi che vengono proposti.

Inoltre i ragazzi devono essere aiutati ad affrontare nel modo più costruttivo le difficoltà che necessariamente devono fronteggiare, ed evitare di nascondersi dietro la noia o di seguire le facili ma errate indicazioni che spesso derivano dai media.

Ciascun individuo deve avere la possibilità di sviluppare, sperimentare e scegliere le proprie modalità di superamento degli ostacoli da un repertorio di meccanismi di coping sviluppati nel tempo.

Dato che il coping risulta particolarmente influenzato dai singoli contesti piuttosto che dalle caratteristiche stabili di personalità, è appropriato ritenere che ogni essere umano, in base agli stimoli e ai modelli a disposizione, ne sviluppi secondo modalità personali. È importante che in questo siano forti e presenti il sostegno e la guida di tutti quelli che possono aiutare il giovane a scegliere la strada più adeguata: i familiari, gli amici e la scuola possono rappresentare modelli e risorse rilevanti in grado di attenuare i messaggi e le pressioni derivanti da una società complessa e contraddittoria.

Lorenza Dallago
    

LA SENTENZA
LA FAMIGLIA "BLOCCA" L’ASSEGNO DIVORZILE

Appena firmato il verbale di separazione Gioia andò a vivere con il nuovo compagno. Al momento della pronuncia di divorzio, il tribunale stabilì che l’ex marito avrebbe dovuto corrisponderle, a titolo di assegno divorzile, la somma di lire 1.200.000 oggi euro 619,75 per il suo mantenimento.

Contro questa decisione, che riteneva ingiusta, propose appello l’ex marito sostenendo che Gioia non aveva alcun diritto all’assegno visto che c’era un altro uomo che provvedeva a lei. La Corte di Appello gli dette ragione e revocò l’obbligo dell’assegno. Gioia ha proposto ricorso per Cassazione (sent. 11.975/03) che è stato respinto confermando quanto già deciso in appello.

Quali i motivi? Nel caso specifico la convivenza more uxorio si presentava caratterizzata da stabilità e continuità tanto da assumere i caratteri della famiglia di fatto dove si condividono valori e modelli di vita, anche economici. Proprio questi modificano la situazione di Gioia, divorziata, che non resta più ancorata al tenore di vita precedente quello che conduceva con l’ex marito.

Manca il presupposto fondamentale perché l’ex marito debba continuare a versare l’assegno di divorzio e cioè l’esigenza di porre rimedio allo stato di disagio economico in cui viene a trovarsi la parte più debole in dipendenza dello scioglimento del matrimonio.

Franca Pansini
(giudice di pace)

     
BIBLIOGRAFIA

  • Bushman B.J., Huesmann L.R., Effect of Televised Violence on Aggression, in Singer D.G., Singer D. (a cura di), Handbook of Children and the Media, Thousend Oaks, CA, Sage, pp. 223-254, 2001.

  • Durkin K. & Barber B., Not so Doomed: Computer Game Play and Positive Adolescent Development, in "Applied Developmental Psychology", n. 23, pp. 373-392, 2002.

  • Frydenberg E., Far fronte alle difficoltà. Strategie di coping negli adolescenti, Giunti, Firenze 2000.

  • McLuhan M., Gli strumenti del comunicare, Il saggiatore, Milano 1967.

  • Roberts D.F., Media and Youth: Access, Exposure, and Privatisation, in "Journal of Adolescent Health", n. 27, pp. 8-14, 2000.








 

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