Famiglia Oggi.

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n. 3 MARZO 2004

Sommario

EDITORIALE
Trovare l’equilibrio tra severità e indulgenza
di DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) Per il bene integrale del figlio
di ALESSANDRO MANENTI

apep00010.gif (1261 byte) Un’affascinante transizione
di DANIELE NOVARA

apep00010.gif (1261 byte) Oltre il groviglio dei condizionamenti
di GREGORIO PIAIA

apep00010.gif (1261 byte) Dio per primo si serve del castigo
di ROMEO CAVEDO

apep00010.gif (1261 byte) Dove nasce il malessere profondo?
di SEVERINO DE PIERI

apep00010.gif (1261 byte) Diventare capitani della propria vita
di MARIATERESA ZATTONI e GILBERTO GILLINI

apep00010.gif (1261 byte) Regole che rendono liberi
di PAOLA DAL TOSO

DOSSIER
Quale riabilitazione per i minori?
di ALFREDO CARLO MORO e PIERCARLO PAZÉ

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
L’espiazione che conduce alla libertà
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Un’esperienza da mediare
di LUISA PEROTTI
L’insegnante delle classi speciali
di HARMA KEEN

MATERIALI & APPUNTI
Le buone indicazioni di Seneca
di ROBERTO CARNERO
La danza delle energie
di MANUELA MANCINI
Dal risentimento alla compassione
di SILVIA DI GESU

CONSULENZA GENITORIALE
Navigare senza strumenti di bordo
di SERENA CAMMELLI

POLITICHE FAMILIARI
La spesa sociale in Europa
di PIETRO BOFFI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Violenze sui bambini
di ORSOLA VETRI

LIBRI & RIVISTE

 

DOSSIER - IL DIBATTITO SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

QUALE RIABILITAZIONE 
PER I MINORI?
(2)

di PIERCARLO PAZÉ 
(direttore di "Minorigiustizia")

    

IL DISEGNO DI LEGGE CASTELLI
È UTILE UN SISTEMA PENALE PIÙ DURO?

I disegni di legge del ministro della Giustizia Roberto Castelli di soppressione dei tribunali per i minorenni, per ora respinti ma che il ministro si propone di ripresentare all’esame del Parlamento, non hanno destato un grande interesse nella pubblica opinione, come se la questione relativa alla giustizia per i minori e la famiglia costituisse un fatto tecnico per addetti ai lavori.

È un peccato perché sono in gioco problemi molto importanti. Va detto subito che due punti di questi disegni del ministro Castelli meritano apprezzamento. Il primo è la creazione di un unico ufficio giudiziario specializzato, che riunisca tutte le competenze giudiziarie in materia di famiglia, di minori e di persona (fra cui quelle per la protezione degli incapaci e dei disabili), oggi frantumate senza una ragione plausibile fra tribunale per i minorenni, tribunale ordinario e giudice tutelare.

I tribunali per i minorenni, che sono nati in Italia nel 1934, dopo settant’anni di storia onorata morirebbero per essere assorbiti da un nuovo ufficio che potrebbe essere un autonomo tribunale per la persona, la famiglia e i minori ovvero essere, come suggeriscono i progetti Castelli, una sezione specializzata costituita presso i più importanti tribunali ordinari. L’introduzione di un tribunale per la persona, la famiglia e i minori costituirebbe un messaggio importante di attenzione e sostegno dello Stato per la famiglia in difficoltà, i minori a rischio e i soggetti deboli in genere.

Anche largamente condivisibile è l’altra proposta del ministro Castelli che questi nuovi uffici giudiziari siano più decentrati sul territorio. Mentre oggi ci sono ventinove tribunali per i minorenni con sedi in città capoluogo di regioni o province (per esempio, un tribunale per i minorenni a Roma per tutto il Lazio, uno a Torino per le due regioni del Piemonte e della Valle d’Aosta), accessibili con molta difficoltà da luoghi molto distanti, si potrebbe istituire un centinaio di uffici del nuovo tribunale unificato, ciascuno dei quali con un bacino di utenza (non inferiore a trecento-quattrocentomila abitanti e comprendente se è il caso il circondario di due o tre attuali tribunali), composto da magistrati che potrebbero spostarsi a lavorare in più sedi.

Una giustizia familiare e minorile più prossima agli utenti, ai difensori e, soprattutto, ai servizi sociali, consultoriali, sanitari e di mediazione familiare che in queste materie collaborano per la tutela delle persone, conosce meglio le situazioni su cui interviene e individua e attiva con maggiore facilità le risorse di aiuto.

Perché, malgrado questi aspetti positivi, le proposte Castelli finora non sono andate avanti? Perché sono state giudicate inutili e dannose? Quali i motivi del loro rifiuto?

Un po’ a tutti è apparsa stravagante la spiegazione che delle loro finalità il ministro ha dato e ripetuto con toni populisti: che bisogna modificare una situazione in cui i tribunali per i minorenni portano via i bambini all’improvviso, senza che i genitori abbiano la possibilità di difendersi e di difendere la loro famiglia. Mentre è giusto che le procedure dettate per la limitazione della potestà dei genitori siano modificate dal Parlamento per assicurare il rispetto dei principi del giusto processo, il ministro ha lanciato il messaggio che sarebbero i tribunali per i minorenni a non garantire il diritto di difesa e a danneggiare le famiglie nell’allontanare i bambini e che questo sia il motivo per la loro soppressione.

Come si può commentare questo discorso? Se l’istituzione del nuovo ufficio giudiziario avesse come scopo di ridurre l’attuale livello di protezione dei bambini e delle persone più deboli in genere, o di limitare l’ingerenza giudiziaria all’interno della famiglia per la loro tutela, allora ritorneremmo indietro rispetto ai livelli di civiltà giuridica che sono stati faticosamente raggiunti.

Inoltre la famiglia nel suo insieme e i suoi componenti più deboli manifesta oggi un maggiore bisogno di interventi giudiziari rispetto a ieri e l’area di questi interventi si va estendendo. Ad esempio, per i disabili fisici o psichici o sensoriali il Parlamento ha da poco introdotto un nuovo istituto di protezione, l’amministrazione di sostegno, che si affianca alla interdizione e all’inabilitazione e opera sotto la direzione e la vigilanza del giudice tutelare.

Cresce anche la domanda alla giustizia di sciogliere il conflitto nella crisi di coppia o di alleviarne il livello, come testimonia l’aumento regolare negli anni di separazioni coniugali, di divorzi e di procedure per affidamento dei figli naturali.

Nel campo della protezione dei minori, mentre sono diminuiti i bambini abbandonati materialmente, sono in aumento le segnalazioni ai tribunali per i minorenni di bambini trascurati o maltrattati o abusati, per i quali si chiede di attivare misure di sostegno e, nei casi più gravi, che essi siano posti in famiglie sostitutive con l’affidamento familiare o con l’adozione. Forse se ci fossero maggiori sostegni sociali alle famiglie l’area dei bambini oggetto dell’intervento dei giudici potrebbe in parte ridursi, ma in ogni caso restano sempre tanti i bambini che occorre proteggere nei confronti degli adulti che non ne hanno cura adeguata o ne abusano: basta accennare ai figli dei tossicodipendenti e dei malati di mente, ai bambini vittime di abusi sessuali intrafamiliari e ai bambini stranieri non accompagnati.

Se questo è il quadro, una riforma della giustizia della persona, della famiglia e dei minori non può partire "al minimo", negando le esigenze di protezione delle parti più deboli, ma deve proporsi di costruire un soggetto giudiziario che possa rispondere nel modo migliore ai bisogni che si manifestano.

Un ufficio meno specializzato

Conseguenza di questa visione miope è la proposta contenuta nei disegni di legge Castelli che il nuovo ufficio debba essere meno specializzato per la sua composizione e perciò meno influenzato al suo interno e dall’esterno dai contributi psicologici e sociali. Oggi dei collegi giudicanti del tribunale per i minorenni e della sezione per i minorenni della Corte di appello fanno parte due giudici onorari, un uomo e una donna, scelti fra persone particolarmente preparate nelle tematiche dell’infanzia; inoltre anche i magistrati professionali del tribunale per i minorenni sono specializzati perché si occupano solo della materia minorile. Nei disegni di legge Castelli si propone che i giudici onorari spariscano dai collegi dei processi civili e amministrativi e che, nei processi penali, i giudici onorari siano ridotti da due a uno; mentre i magistrati professionali potrebbero essere chiamati a svolgere contemporaneamente delle attività giudiziarie anche in altri settori.

C’è però da dubitare che il nuovo tribunale proposto, che sarebbe meno specializzato, possa svolgere meglio i suoi difficili compiti. A un giudice della famiglia, della persona e dei minori si richiede non solo una cultura giuridica, ma che assommi altre conoscenze specifiche sugli effetti psicologici e sociali delle sue proposte, prescrizioni e decisioni. Egli inoltre deve avere una capacità di comprensione e di relazione con i ragazzi e con le figure adulte al di fuori del burocraticismo di routine, con particolari attitudini a incidere sulle relazioni fra le persone.

Deve essere un giudice che sappia comunicare dei valori e delle proposte, che sia capace di "prescrizioni" portatrici di cambiamento, che possieda e coltivi particolarmente la capacità di ascolto e comunicazione, che diventi – sia pure dentro il contesto giudiziario – un agente di cambiamento delle persone, che pratica la collaborazione con i servizi. Un giudice, infine, che sappia anche quando i legami malati o assenti fra genitori e figli vanno recisi o quando si deve scegliere fra una condanna o una messa alla prova di un ragazzo che ha commesso dei reati.

A questo modello può rispondere meglio il collegio "misto", che si trova negli attuali tribunali per i minorenni, formato da giudici professionali e onorari e perciò capace di una visione binoculare con gli occhi del diritto e delle scienze umane. Questo giudice misto del tribunale per i minorenni va esportato anche nei procedimenti di separazione e divorzio, invece di sopprimerlo o ridurlo nei procedimenti minorili.

Disegni inaccettabili

I disegni di legge Castelli sono inaccettabili anche perché con l’istituzione del nuovo ufficio giudiziario per la persona, la famiglia e i minori avrebbe dovuto insieme essere introdotta (e non rimandata a una generica legge delegata) una nuova procedura degli interventi civili sulla potestà dei genitori quando viene segnalata una condizione di pregiudizio di un bambino.

L’attuale procedura contenuta nell’art. 336 del Codice civile, che risale al 1942, va adeguata ai principi dettati dal nuovo art. 111 della Costituzione relativi al giusto processo e anche, per riportare l’Italia agli standard europei, alla Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli, sottoscritta a Strasburgo il 25 gennaio 1996, che dopo essere stata ratificata dal Parlamento è entrata in vigore per l’Italia il 1° novembre 2003.

Vanno in particolare riformulati questi punti: i genitori devono essere informati tempestivamente dell’inizio di un procedimento e del contenuto del ricorso proposto dal pubblico ministero o dall’altro genitore o da un parente; il figlio deve ricevere le informazioni pertinenti appropriate con riferimento alla sua età e al suo discernimento per permettergli di esercitare pienamente i suoi diritti nel processo a meno che tali informazioni non nuocciano al suo benessere; il procedimento deve svolgersi davanti all’intero collegio chiamato a deliberare, limitando le deleghe a singoli giudici; devono essere sentiti obbligatoriamente entrambi i genitori e il figlio che abbia una sufficiente capacità di discernimento; una decisione urgente deve essere confermata in termini brevi dopo aver sentito le parti; il procedimento deve avere una ragionevole durata; il minore deve essere rappresentato da un curatore speciale. Inoltre, come ha già fatto la Francia (legge n. 2000-196 del 6 marzo 2000) dovrebbe essere istituito un difensore o garante dell’infanzia che abbia facoltà di iniziare un procedimento a tutela di un minore.

Se il processo è mite

I disegni di legge Castelli si proponevano anche di spostare gli equilibri del processo penale minorile in senso più repressivo (minore diminuzione di pena per i ragazzi fra i sedici e i diciotto anni, divieto della messa alla prova per certi reati, detenzione di regola nel carcere degli adulti dei condannati ultradiciottenni che hanno commesso il reato da minorenni) accentuando la finalità di difesa sociale rispetto alle altre finalità che connotano un sistema penale minorile.

Probabilmente queste innovazioni erano rivolte a rispondere a sentimenti di paura della criminalità dei minori, accresciuti dalla scoperta che una parte consistente dei ragazzi che commettono dei reati sono stranieri, che sono presenti in una parte della società italiana e che portano a una richiesta di più punizione per i minori.

Fortunatamente la realtà non giustifica queste proposte, perché non c’è oggi in Italia un aumento della delinquenza giovanile, la quale si mantiene su livelli relativamente bassi come risulta da tutti gli indici valutativi: la quantità complessiva dei reati e la quantità dei reati che più destano allarme, le percentuali dei reati commessi da minorenni rispetto al totale dei reati, le percentuali di recidività, le serie storiche dei reati commessi da minorenni dalla fine del 1800 ad oggi. Alla stessa conclusione si arriva con il paragone con gli altri Stati dell’Europa e, in genere, del Nord del mondo opulento, che hanno quasi sempre una criminalità minorile più grave.

Inoltre, mentre oggi un sistema penale mite, che si accompagna all’attivazione di sostegni sociali ed educativi, riesce a contenere quella ineliminabile fascia di devianza giovanile che è presente in ogni società umana, un sistema penale più duro nella punizione dei minorenni non ne frenerebbe la criminalità e non servirebbe a prevenire i reati da loro commessi o a ridurli quantitativamente.

Piercarlo Pazé








 

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