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n. 3 MARZO 2004

Sommario

EDITORIALE
Trovare l’equilibrio tra severità e indulgenza
di DIREZIONE

SERVIZI
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di ALESSANDRO MANENTI

apep00010.gif (1261 byte) Un’affascinante transizione
di DANIELE NOVARA

apep00010.gif (1261 byte) Oltre il groviglio dei condizionamenti
di GREGORIO PIAIA

apep00010.gif (1261 byte) Dio per primo si serve del castigo
di ROMEO CAVEDO

apep00010.gif (1261 byte) Dove nasce il malessere profondo?
di SEVERINO DE PIERI

apep00010.gif (1261 byte) Diventare capitani della propria vita
di MARIATERESA ZATTONI e GILBERTO GILLINI

apep00010.gif (1261 byte) Regole che rendono liberi
di PAOLA DAL TOSO

DOSSIER
Quale riabilitazione per i minori?
di ALFREDO CARLO MORO e PIERCARLO PAZÉ

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
L’espiazione che conduce alla libertà
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Un’esperienza da mediare
di LUISA PEROTTI
L’insegnante delle classi speciali
di HARMA KEEN

MATERIALI & APPUNTI
Le buone indicazioni di Seneca
di ROBERTO CARNERO
La danza delle energie
di MANUELA MANCINI
Dal risentimento alla compassione
di SILVIA DI GESU

CONSULENZA GENITORIALE
Navigare senza strumenti di bordo
di SERENA CAMMELLI

POLITICHE FAMILIARI
La spesa sociale in Europa
di PIETRO BOFFI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Violenze sui bambini
di ORSOLA VETRI

LIBRI & RIVISTE

 

POLITICHE FAMILIARI - NON SOLO RIFORMA DELLE PENSIONI

La spesa sociale in Europa

di Pietro Boffi

Un attento esame dei dati pubblicati dall’agenzia europea di statistica rivela la posizione del nostro Paese nelle politiche di sostegno alla famiglia. Il risultato non è confortante.
  

Il problema della spesa pensionistica continua a tenere banco in Italia, tra leggi delega, proteste sindacali, proposte di maggioranza e opposizione che non trovano consenso unanime neppure all’interno dei loro stessi schieramenti. Tutto ciò ha a che fare con le politiche familiari? Certamente sì, e non solo nel senso che eventuali cambiamenti del regime pensionistico incideranno sulla realtà familiare di coloro che andranno in pensione nei prossimi anni. In modo molto più immediato, possiamo dire – pur senza entrare nel merito, ovviamente, del complesso dibattito in corso e delle diverse soluzioni proposte – che tra la questione pensionistica e le politiche di promozione della famiglia e dei carichi – anche economici – che essa comporta vi sia più di un legame diretto.

Il problema andrebbe infatti collocato all’interno di alcune considerazioni che – dati alla mano – possiamo fare sulla spesa sociale (cioè il totale degli investimenti che uno Stato fa per le varie forme di protezione sociale) in Italia rispetto agli altri Paesi europei. Se effettuiamo un confronto tra i Paesi dell’Europa dei quindici sulla base dei dati forniti nel 2003 da Eurostat(1), l’agenzia europea di statistica, possiamo osservare (tabella 1) che il valore medio di tale spesa in rapporto al prodotto interno lordo, pari al 27,3% nel 2000, nasconde forti differenze tra un Paese e l’altro. La Svezia (32,3%), la Francia (29,7%) e la Germania (29,5%) hanno la percentuale più alta, mentre l’Irlanda (14,1%) la più bassa. L’Italia, con il 25,2%, si situa comunque in una fascia intermedia, più prossima ai livelli alti che a quelli inferiori.

Indicizzando lo stesso dato non in base al prodotto interno lordo, bensì al parametro della popolazione (si ottiene così la spesa sociale pro capite), possiamo vedere come negli ultimi cinque anni in Italia essa sia cresciuta in media addirittura più che negli altri Paesi europei (12,9% contro l’8,7% della media europea), anche se non ai livelli della Grecia (42,6%), del Portogallo (27,1%) o dell’Irlanda (21,4%), ma comunque davanti a Paesi come la Germania (7,9%), la Francia (7%), il Belgio (6,7%), l’Olanda (4,6%) e la Danimarca, cresciuta solo dell’1,8%.

Tabella 1.

Anomalia italiana

Se passiamo ad analizzare come è suddivisa questa spesa (tabella 2), possiamo però osservare come l’Italia si differenzi notevolmente da tutti gli altri Paesi europei, fino a costituire un caso a sé. Se è vero che in tutti i Paesi (con l’eccezione dell’Irlanda e del Regno Unito) la percentuale maggiore dell’intera spesa sociale è destinata alle pensioni, la media europea di tale spesa è comunque del 46,4%, mentre in Italia essa raggiunge il 63,4%. Per comprendere l’enormità di tale differenza, basti pensare che il Paese con la maggiore spesa pensionistica dopo l’Italia è la Grecia, con il 49,4%!

Anche considerando le avvertenze con cui Eurostat presenta i dati, e cioè che la percentuale di popolazione maggiore di 60 anni è in Italia del 23,9%, contro il 21,7% della media europea, e che in Italia il settore pensionistico assorbe anche le spese per i Tfr (Trattamento fine rapporto, la liquidazione) che appartengono parzialmente al settore disoccupazione (e che rappresentano complessivamente il 6% della spesa sociale), non si può non vedere come questa situazione costituisca un’anomalia nel panorama europeo.

La conseguenza di questa anomalia – dovuta solo parzialmente, come si diceva, alla maggior presenza di anziani nel nostro Paese – è evidente: in tutti gli altri settori in cui è suddivisa la spesa, l’Italia si situa al di sotto (in alcuni casi in modo decisamente rilevante) della media europea: spesa sanitaria 25% contro 27,3%; tutela dell’handicap 6% contro 8,1%; famiglia e infanzia 3,8% contro 8,2% (con una punta del 16,6% in Lussemburgo); disoccupazione 1,7% contro 6,3%; abitazione e lotta all’emarginazione 0,2% contro 3,7%.

Tabella 2.

Eliminare gli sprechi

Per tornare alla domanda iniziale, prendendo il settore che a noi interessa (le politiche familiari) penso che ora sia abbastanza chiaro il legame tra l’attuale ripartizione della spesa sociale italiana e la persistente carenza di politiche familiari significative (tale non può essere definita l’introduzione del bonus per il secondo figlio, tanto vero che il commento del Forum delle associazioni familiari è stato: «meglio che niente... ma ci vuole ben altro!») che per incidere veramente hanno ovviamente bisogno di risorse adeguate, certamente superiori a quel 3,8% che emerge dai dati Eurostat.

Anche le anticipazioni dei dati del 2001, diffuse sempre da Eurostat, sembrano confermare questa situazione. Le stime di nove Paesi (Belgio, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Olanda e Finlandia), che complessivamente rappresentano il 73% della spesa sociale dell’Europa dei quindici, segnalano che la percentuale di tale spesa rispetto al prodotto interno lordo è rimasta pressoché invariata (27,3% contro 27,2%), mentre è cresciuta dell’1,3% la spesa destinata alle pensioni e del 2,9% quella per la sanità, segno che il sistema di welfare è messo sempre più sotto pressione dalla crescita di questi due capitoli di spesa, evidentemente legati al progressivo invecchiamento della popolazione. È invece diminuita la spesa per la disoccupazione (meno 1,6%), ed è rimasta pressoché invariata quella relativa alle previdenze per la famiglia (più 0,1%).

Non si tratta assolutamente di scatenare "guerre tra poveri", o di pensare di risolvere i problemi della famiglia sulla pelle dei pensionati, soprattutto quelli con pensioni minime. Ma certamente l’esigenza di mettere mano all’intero settore della spesa sociale, eliminando sprechi e privilegi e garantendo – nel rigore – adeguati investimenti per le famiglie, è reale, e nei prossimi anni andrà assolutamente affrontata.

Altrimenti, se questa situazione di forte squilibrio nella ripartizione della spesa sociale dovesse permanere (o addirittura aggravarsi) come sarà possibile fare non solo politiche familiari, ma anche di lotta alla povertà, alla disoccupazione, per l’abitazione, realmente efficaci?

Pietro Boffi
   

NOTA

1 Gérard Abramovici, The social protection in Europe, in "Statistics in focus" (Population and social conditions theme) Eurostat, 3/2003, p. 7.








 

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