Famiglia Oggi.

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n. 4 APRILE 2004

Sommario

EDITORIALE
Il cardine dell’amicizia e della solidarietà
di DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) I numeri dell’universo single
di GIAN CARLO BLANGIARDO

apep00010.gif (1261 byte) Una strada tutta in salita
di DOMENICO SECONDULFO

apep00010.gif (1261 byte) Lo sguardo verso il futuro
di GIOACCHINO GRECO

apep00010.gif (1261 byte) I limiti della libertà
di MARY MARANGI

apep00010.gif (1261 byte) Un nido accogliente per abitarci
di MARIATERESA ZATTONI e GILBERTO GILLINI

apep00010.gif (1261 byte) Come giungere alla maturità
di EMANUELA BITTANTI

apep00010.gif (1261 byte) Ipotizzare strategie motivazionali
di GERARDO MAGRO

apep00010.gif (1261 byte) Da James Bond a Charlie Brown
di MARCO DERIU

DOSSIER
Verso una nuova società
di GIORGIO CAMPANINI e LUCETTA SCARAFFIA

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Che triste chiedere una singola
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Rampanti in copertina
di MANUELA MANCINI

MATERIALI & APPUNTI
Soli e non più giovani
di CHIARA MACCONI
Il perdono dopo la crisi
di SERENA GAIANI
Comunicare per crescere
di PIETRO MANCA

CONSULENZA GENITORIALE
Incapace di lasciarsi andare
di ARISTIDE TRONCONI

POLITICHE FAMILIARI
Coerenza tra bisogni e obiettivi dell’offerta
di GIANPIETRO CAVAZZA e GIOVANNI BURSI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Quanti, ogni anno, gli stranieri adottati
di ORSOLA VETRI

LIBRI & RIVISTE

 

L’ AUMENTO DEI SINGLE

Lo sguardo verso il futuro

di Gioacchino Greco
(docente di Sociologia presso l’Università di Palermo)

La condizione di single è la negazione della riproduzione. Ma la vita o la morte della famiglia non dipenderà esclusivamente dalla scelta di chi preferisce vivere da solo. Tuttavia una lettura attenta del fenomeno è divenuta necessaria.
  

Per fare delle congetture sugli effetti che sulla società futura, in Italia, può avere l’aumento progressivo dei single, bisogna osservare il fenomeno sia dal punto di vista della società in cui esso si verifica che dei soggetti che vivono tale condizione. Qui consideriamo come un assunto il fatto che il sociologo sia capace di osservare una società nel suo insieme a prescindere dai singoli individui che ne fanno parte. Ma consideriamo pure come una possibilità metodologica del ricercatore il fatto che egli, con un’interpretazione adeguata, possa cogliere il senso che ha la vita da single dal punto di vista dei soggetti coinvolti.

Va rilevato che il numero delle persone che vivono da sole in Italia è di molto inferiore a quello dei Paesi dell’Europa del Centro-nord (in Germania e Danimarca esso ha superato quello delle famiglie nucleari), tuttavia, nel periodo che va dal dopoguerra a oggi, l’aumento è stato notevole.

Tabella 1.

Come si desume dalla tabella 1, l’aumento delle persone sole è stato costante nella seconda metà del ’900, ma esso ha subito un’accelerazione soprattutto negli anni ’70 e negli anni ’90. Come risultato di quest’andamento del fenomeno, il numero delle persone che vivono da sole si è quadruplicato dal 1951 al 2001. Esse sono, secondo l’ultimo censimento, più di cinque milioni e costituiscono ormai un quarto del numero complessivo delle famiglie italiane. E dato che le cifre indicano una tendenza costante alla crescita, è molto probabile che essa proseguirà nei prossimi anni. Però non possiamo dire con sufficiente precisione come si sia modificata la composizione delle persone sole nel periodo considerato, ma soltanto qual è in media nel periodo 2000/2001 (Istat, 2003).

Anzitutto esse sono un po’ più numerose fra le donne da 18 anni in su rispetto agli uomini con le stesse caratteristiche: 13,6% contro 8,3% del totale. In secondo luogo gli anziani costituiscono più del 50% di tutti i single (tabella 2).

Tabella 2.

Il forte peso degli anziani ridimensiona in qualche misura la presenza dei single in Italia perché per molti anziani è quasi "naturale" vivere da soli, fa parte della loro condizione e ormai rientra sempre più nelle attese della gente. Invece la singleness è un fenomeno che più s’impone alla coscienza collettiva quando coinvolge persone che si trovano nell’età di mezzo, perché contrasta con la normalità della condizione adulta, in una fase della vita in cui la maggior parte delle persone sono sposate con figli e vivono in una famiglia propria. E questo è vero anche se ormai il fenomeno ha perso la portata innovativa che aveva negli anni ’70 e ’80.

All’interno del quadro generale ci sono differenze fra gli uomini e le donne: fra i primi sono più numerosi rispetto alle seconde i single giovani e quelli di mezza età, mentre fra le seconde prevalgono nettamente le anziane che costituiscono quasi il 70% delle donne sole.

Questo è dovuto in gran parte al fatto che le donne sono più longeve degli uomini: infatti, la grande maggioranza delle single è costituita da vedove. Eppure anche il numero dei giovani e degli adulti soli tende ad aumentare negli ultimi anni: e questo è l’aspetto più innovativo (Zanatta, 2003). In ogni caso anche per noi le figure più significative dei single sono quelle degli adulti nelle età centrali della vita proprio perché fanno risaltare il contrasto fra la condizione dei single e quella degli adulti "normali". Infatti, il punto che vogliamo maggiormente sottolineare è quello per cui la condizione di single rappresenta innanzitutto una negazione simbolica, prima ancora che effettiva, della famiglia: del suo comunitarismo, del vivere sotto lo stesso tetto, della solidarietà che unisce i suoi membri e dei progetti comuni che orientano i loro comportamenti.

A monte di tutto ciò il single rappresenta anche la negazione di due funzioni primarie della famiglia: quella della riproduzione della specie umana e l’altra collegata della riproduzione culturale della società attraverso la socializzazione.

La prospettiva di un aumento crescente dei single adulti ci porta a vedere sullo sfondo l’immagine finale di una società con una famiglia ormai indebolita, una società in cui si sia compiuto fino alle estreme conseguenze il cammino verso l’individualizzazione, iniziato con la prima modernità e continuato con la modernità avanzata. Ma una società con una famiglia sempre più debole probabilmente è destinata a morire, a non riprodursi più nel senso reale e in quello simbolico, anche perché ancora non si vede all’orizzonte un sostituto funzionale altrettanto efficace nell’ambito del sistema sociale. Però, di fronte a questa visione totalmente negativa bisogna osservare che se fosse vera una prospettiva di sostituzione, a un incremento dei single dovrebbe corrispondere una diminuzione proporzionale delle famiglie nucleari.

Come si desume dalla tabella 3, l’incidenza delle famiglie nucleari sul totale delle famiglie rimane pressoché costante per quarant’anni, dal 1951 al 1991: durante questo lungo periodo subisce soltanto piccoli mutamenti. Quindi, almeno in questa fase, l’andamento della famiglia nucleare non sembra correlato a quello delle persone sole che invece aumentano costantemente (vedi tabella 1).

Invece nel decennio successivo osserviamo una diminuzione di famiglie nucleari di circa 5 punti percentuali e una crescita quasi uguale delle persone sole: quindi nell’ultimo periodo potrebbe esserci una correlazione inversa fra i due fenomeni.

Tavella 3.

Processi polivalenti

Se la tendenza si consoliderà negli anni a venire e se le opportune verifiche confermeranno la correlazione, allora bisognerà cominciare a preoccuparsi per le sorti della famiglia, anche se riteniamo che ambedue i fenomeni siano in gran parte generati da una causa comune e cioè dall’invecchiamento della popolazione e solo in seconda istanza dal processo di individualizzazione della società.

Tuttavia alcune tendenze in atto nella famiglia italiana contemporanea – e mi riferisco in primo luogo alla diminuzione del numero dei figli per famiglia, alla crescente diffusione delle coppie senza figli, all’aumento delle separazioni e dei divorzi e anche all’individualizzazione di aspetti importanti della vita quotidiana delle persone sposate, dal pranzo all’uso del tempo libero – vanno nella stessa direzione dell’aumento dei single. Anch’esse testimoniano infatti la progressiva individualizzazione della società, con tutte le conseguenze che questo comporta.

Quindi, anche se l’ipotesi della morte della famiglia "per mano dei single" appare lontana e incerta, tuttavia l’aumento progressivo delle persone sole, in particolare dei single adulti, può essere considerato l’aspetto più evidente e immediato di un processo di individualizzazione più ampio che investe diverse aree della vita sociale, sia di quella privata che della vita pubblica: basti pensare alla crisi della militanza politica e dei partiti di massa tradizionali.

Eppure i processi sociali non sono univoci ma polivalenti: la crisi delle forme tradizionali di partecipazione negli ultimi anni è stata in parte compensata dallo sviluppo di altre forme di partecipazione sociale: mi riferisco all’associazionismo culturale e ricreativo, al volontariato, alla partecipazione politica mediata dalla televisione. E sembra che la condizione di single abbia anche delle ricadute positive sulla società se è vero, per esempio, che essa fa aumentare proprio la partecipazione sociale.

Come risulta da un confronto fra i dati Istat della Multiscopo (Istat, 2000) e la nostra ricerca (Greco, 2000) le persone che vivono da sole hanno una vita associativa più intensa delle altre. Questo può essere dovuto al fatto che i ruoli familiari richiedono tempo e impegno agli adulti e in ogni caso orientano una parte degli impegni e dell’azione quotidiana a scapito di altri interessi.

Al contrario i single privi di impegni familiari hanno la possibilità di dirigere una quota maggiore delle loro energie e del loro tempo verso la partecipazione associativa, sia che si tratti di associazioni culturali e ricreative che di quelle religiose o politiche e di volontariato (Greco, 2002).

Tale impegno nella partecipazione associativa potrebbe avere per i single un effetto compensativo delle esigenze di coinvolgimento nella vita sociale che gli adulti sposati soddisfano all’interno della famiglia.

Un secondo effetto positivo della singleness sulla vita sociale sembra essere il maggiore coinvolgimento nel lavoro dei single rispetto agli altri adulti. Questo vale soprattutto per le donne e in questo senso la condizione di single è considerata da alcuni studiosi un fattore di autonomia ed emancipazione femminile.

D’altra parte la condizione di single sembra produrre, secondo alcune ricerche, una crescente omogeneità dei ruoli maschili e femminili mentre la famiglia invece tende a mantenerli differenziati nel senso parsonsiano (Parsons e Bales,1974), nonostante la diffusione crescente del lavoro femminile. Ciò lo si deduce dal fatto che gli uomini single si occupano della casa e dei compiti domestici di più degli altri uomini adulti, mentre la mancanza di una famiglia propria spinge le donne a ridurre il loro ammontare di lavoro in casa perché non ci sono familiari da accudire.

Dal punto di vista della società, mentre la singleness da un lato è un’espressione dell’indebolimento della famiglia e dell’individualizzazione della vita sociale, dall’altro produce invece una maggiore e più diretta integrazione degli individui nella vita associativa e una maggiore partecipazione sociale. Inoltre la condizione di single è collegata a un maggiore coinvolgimento nel lavoro, e questo vale soprattutto per le donne. Infine essa tende a ridurre le differenze nelle mansioni connesse ai ruoli di genere.

Tipologie individuate

Ma se quelli appena rilevati sono alcuni degli effetti della diffusione dei single che l’osservatore può individuare nella società italiana, in che modo gli adulti che vivono da soli considerano il proprio modo di vita?

In particolare, vedono la vita da single come una trappola deficitaria che non consente di soddisfare alcuni importanti bisogni come i bisogni di affetto, sicurezza e solidarietà o la concepiscono come uno stile di vita nuovo e diverso, ricco di possibilità di realizzazione nel campo del lavoro, dei rapporti sociali e di quelli affettivi?

La risposta a questi interrogativi comporta un paragone con lo stile di vita familiare che è quello che più immediatamente si contrappone alla vita da soli. Nella nostra ricerca sui single a Palermo (Greco, 2002) sono stati individuati tre tipi di single (costretti, convinti, ambivalenti), secondo l’atteggiamento prevalente nei confronti della propria condizione.

I tipi sono stati costruiti combinando tre variabili utili a definire l’identità del single: la soddisfazione per la vita da soli; l’opinione verso la vita indipendente; l’atteggiamento verso la prospettiva alternativa non solo del matrimonio, ma anche della convivenza con un partner.

I single costretti vivono la loro come una vita in deficit, una specie di trappola fatta di solitudine e di frustrazioni e tendono invece a idealizzare la vita familiare: se potessero vivrebbero subito in una famiglia propria, o comunque con un partner stabile. Nella nostra ricerca questo tipo "negativo" è il meno diffuso e riguarda soltanto il 3% degli intervistati.

I single convinti, al contrario, sono pienamente soddisfatti della vita da soli, considerano la vita indipendente un valore primario, sono contrari, almeno nel presente, alla prospettiva non solo del matrimonio ma anche a quella di una convivenza stabile. Appartengono a questo gruppo il 19% degli intervistati e questo tipo è più diffuso fra le donne.

I single ambivalenti sono la categoria di gran lunga più diffusa e raggiungono il 78%. Gli ambivalenti sono caratterizzati dalla coesistenza contraddittoria di atteggiamenti favorevoli alla vita da soli con altri più tradizionali di apprezzamento del matrimonio e della famiglia e anche della semplice convivenza con un partner. Tale ambivalenza testimonia un conflitto di valori e un’insicurezza di ruolo che sono propri di una società in transizione verso una modernità più avanzata in cui l’individualizzazione si realizzerà pienamente. Questo non comporterà la fine della famiglia ma piuttosto una sua trasformazione. Però nella fase attuale la famiglia tenta di riassorbire sia pure parzialmente le spinte centrifughe e in particolare la singleness se è vero che la maggior parte dei single hanno rapporti abbastanza regolari e molteplici con i genitori e anche con i fratelli, anche se meno con i secondi.

Intensi rapporti con i genitori

C’è una permanenza di molti single nel ruolo filiale, soprattutto di quelli sotto i 40 anni, per cui si può dire che vivono in una famiglia modificata dove non c’è la convivenza sotto lo stesso tetto ma permangono relazioni intense e regolari e scambi quotidiani di risorse materiali, affettive e simboliche fra genitori e figli single. Ciò è coerente con l’orientamento generale dei figli italiani che anche dopo il matrimonio conservano rapporti intensi con i genitori (Ginsborg in Cassese, 2001). E l’importanza dei rapporti familiari nella vita dei single italiani è confermata da varie ricerche (Longo, 1988; Caccamo, 1994).

Una vita anche parzialmente indipendente spesso ha bisogno di sostegni materiali e affettivi che vengono in parte proprio dalla famiglia di cui la vita da soli rappresenta, da un punto di vista astratto, la negazione! L’indipendenza è quindi un’ideologia, quando non è una necessità, e come molte ideologie ha la sua componente di verità, contiene anche dei valori autentici; ma tali valori coesistono con motivazioni contraddittorie che l’ideologia tende a razionalizzare.

Si può pensare che in molti casi l’ideologia dell’indipendenza nasconda la difficoltà a vivere una vita in coppia, a condividere con l’altro un progetto, gli spazi e i tempi della vita quotidiana.

Questa difficoltà può essere considerata una variante del processo di individualizzazione che in questo caso specifico potrebbe assumere la forma del narcisismo. Proprio il narcisismo è la tendenza dominante del nostro tempo, scriveva Cristopher Lasch alla fine degli anni ’70 del secolo scorso (Lasch, 1981). Oppure si può pensare a un disaccordo nelle aspettative reciproche di ruolo fra uomini e donne, disaccordo che crea difficoltà a trovare le modalità di una convivenza stabile.

Questo può essere vero in un periodo di parziale trasformazione dell’identità di genere, soprattutto di quella femminile.

Una maggiore rigidità dei ruoli maschili a fronte di una più intensa flessibilità innovativa di quelli femminili produrrebbe notevoli difficoltà nella comprensione reciproca e quindi nelle relazioni di genere (Ruspini, 2003), specialmente in quelle coniugali e di convivenza che richiedono un patto durevole.

Nel caso dei separati e dei divorziati la difficoltà a vivere assieme è sostenuta dalla delusione di una prova che è fallita e che bisogna compensare dentro di sé prima di veder rinascere la voglia di riprovarci.

È proprio per le difficoltà di convivenza fra uomini e donne che i rapporti di partnership senza convivenza rappresentano per molti la quadratura del cerchio, un modo per conciliare la libertà con il bisogno di affetto, di intimità e di sostegno psicologico: fra coloro che hanno un rapporto di questo tipo e lo vivono positivamente, la soddisfazione per la vita da soli è molto diffusa (Bachmann, 1992; Greco, 2002). Tuttavia, le osservazioni empiriche contenute in queste note ridimensionano l’idea di una vita da soli vissuta come uno stile di vita innovativo e pieno di possibilità: questo può valere soprattutto per i giovani, e in particolare per le donne giovani; ma anche in questo caso l’esperienza della singleness viene vista come una fase transitoria della propria vita.

Per i single definitivi e anziani resta invece il peso di una routine subita, quando non si trova una ragione per riempire e sublimare la solitudine. Anche se l’aumento dei single continuerà a causa dell’invecchiamento della popolazione, della mobilità territoriale e per le difficoltà a vivere una vita di coppia, la visibilità dei rischi della vita sociale in questa fase storica (Beck, 2000) creerà resistenze sempre più forti verso la vita da soli: si manifesterà un bisogno crescente di affetto, solidarietà e vicinanza reciproca di fronte ai pericoli del mondo contemporaneo, un bisogno che l’amicizia da sola non riuscirà a soddisfare. Tale bisogno farà diminuire il fascino di una vita indipendente ma solitaria, porterà a un rifiuto crescente del narcisismo e spingerà le persone a stringersi le une alle altre, a "fare famiglia", a cercare forme vecchie e nuove di convivenza e di solidarietà comunitaria.

Gioacchino Greco
   

BIBLIOGRAFIA

  • Bachmann R., Single, Peter Lang, Francoforte 1992.

  • Beck U., La società del rischio, Carocci 2000.

  • Caccamo R., Solitudine: ricerca e fuga, Anabasi, Milano 1994.

  • Ginsborg P., La società italiana 1945-2000, in Cassese S. (a cura di), Ritratto dell’Italia, Laterza, Roma-Bari 2001.

  • Greco G., Singles in una città del Sud, Rubbettino, Soveria Mannelli (Cz) 2002.

  • Istat, Censimenti generali della popolazione 1951-2001, Roma.

  • Istat, Famiglia, abitazioni e sicurezza dei cittadini, Roma 2003.

  • Istat, La vita quotidiana nelle grandi città, Roma 2000.

  • Lasch C., La cultura del narcisismo, Bompiani, Milano 1981.

  • Longo A., I single in Italia: profilo socioculturale, in "Up &Down", 1988, n. 7/8.

  • Parsons T., Bales F., Famiglia e socializzazione, Oscar Mondadori, Milano 1974.

  • Ruspini E., Le identità di genere, Carocci, Roma 2003.

  • Zanatta A.L., Le nuove famiglie, Il Mulino, Bologna 2003.








 

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