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n. 6/7 GIUGNO-LUGLIO 2004 EDITORIALE SERVIZI
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EDITORIALE Per non costruire sulla sabbia La Direzione Se la pastorale vuole
guardare al futuro della Chiesa deve soprattutto intessere relazioni con
tutta la famiglia e non soltanto con i singoli componenti. Il virus dell’individualismo sembra avere, per certi aspetti, contagiato anche la comunità cristiana. Alla Chiesa, e specificamente a quella sua struttura di base che è la parrocchia, tendono a rivolgersi non tanto le piccole comunità, prima fra tutte la famiglia, ma i singoli individui, divenuti semplici fruitori di "servizi religiosi". Che la parrocchia sia "comunità di comunità" è forse una pia intenzione, o un coraggioso programma di rinnovamento, più che la constatazione di una realtà. Nello stesso tempo, tuttavia, proprio l’esasperazione degli atteggiamenti marcatamente individualistici che caratterizzano la cultura della post-modernità inserisce nella società una nuova domanda di comunità. Ne sono una riprova i gruppi di famiglie, le esperienze di vita comune, il successo che riscontra il volontariato, ma anche la pur timida ripresa di iniziative culturali in ambito musicale e artistico il cui avvio e la cui prosecuzione non sarebbero pensabili senza una decisa fuoriuscita dall’individualismo. La comunità dei credenti, dunque, non è ridotta – come avviene per cospicui settori della società civile – a una massa di solitari fruitori della televisione. Proviene anche di qui la spinta a ripensare il rapporto tra famiglia e parrocchia, ossia tra la piccola e la grande comunità dei credenti. È stato ed è un rapporto alquanto difficile e travagliato, sia per la preferenza accordata dai singoli fedeli a un approccio individuale più che comunitario alla realtà ecclesiale, sia per la tendenza di questa a convocare i singoli piuttosto che porsi in relazione con le famiglie. La via per il rinnovamento della parrocchia passa necessariamente anche dalla riscoperta della famiglia come comunità. La famiglia infatti non è semplicemente una struttura sociologica di base, ma per il credente, anche un luogo teologico, indelebilmente segnato dal sacramento, passaggio obbligato per la vita cristiana e per la stessa santificazione dei fedeli laici. Stabilire un nuovo, più intenso e profondo, rapporto tra famiglia e parrocchia significa dunque non soltanto elaborare una migliore e più attenta "strategia pastorale", ma anche e soprattutto acquisire consapevolezza che dalle famiglie, e non semplicemente dai singoli individui, passa il futuro della Chiesa. In essa infatti crescono le nuove generazioni, nascono (o muoiono) le diverse vocazioni, maturano stili di vita e di preghiera che inseriscono nella Chiesa e nella società segrete energie di grazia. Impostare la vita della parrocchia ignorando questa sua struttura fondativa sarebbe un inane costruire sulla sabbia. La direzione |
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