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n. 8/9 AGOSTO-SETTEMBRE 2004

Sommario

EDITORIALE
Trovare la forma divertente delle cose
di DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) Salvaguardare la capacità di sorridere
di GIUSEPPE MININNI

apep00010.gif (1261 byte) L’arte di ridere si apprende in famiglia?
di DONATA FRANCESCATO

apep00010.gif (1261 byte) L’umorismo come autentica risorsa
di PATRIZIA QUERINI e FRANCO LUBRANI

apep00010.gif (1261 byte) Sbarcati su un altro pianeta
di SONIA FIORAVANTI e LEONARDO SPINA

apep00010.gif (1261 byte) Un prodotto con data di scadenza
di ENRICO BERTOLINO

apep00010.gif (1261 byte) Il bagliore che illumina l’evidenza
di MONI OVADIA

DOSSIER
Guarire con il buon umore
di LEONARDO SPINA e SONIA FIORAVANTI

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
La felicità dipende da tante cose
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
La lucida ironia di grandi scrittori
di LODOVICA CIMA
Belle, ricche e disperate
di ORSOLA VETRI

MATERIALI & APPUNTI
Decalogo della comicità creativa
di SERGIO MANFIO
Sempre in avanti, ma a piccoli passi
di FRANCA PANSINI

CONSULENZA GENITORIALE
Il valore di un sano ottimismo
di PAOLA DAL TOSO

POLITICHE FAMILIARI
Per garantire processi sinergici
di GIANPIETRO CAVAZZA e GIOVANNI BURSI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Osservatorio europeo sulle adozioni
di ORSOLA VETRI

LIBRI & RIVISTE

 

MATERIALI & APPUNTI - IL FANTASTICO MONDO DEI BAMBINI DI TUTTI I TEMPI

Decalogo della comicità creativa

di Sergio Manfio
(direttore artistico del "Gruppo alcuni")

Esaminando diversi esempi concreti vengono illustrate le caratteristiche delle produzioni teatrali e televisive che divertono i piccoli. L’arte di far ridere gioca con sé stessa, spiazza continuamente, presenta più livelli di lettura.
  

Per affrontare in modo serio il rapporto tra bambini e comicità bisogna porsi prioritariamente una domanda che potrebbe sembrare poco pertinente e che riguarda le motivazioni che spingono gli adulti a occuparsi di bambini. Ovviamente intendo dire occuparsi del mondo dell’infanzia in maniera professionale.

Lasciamo perdere, per motivi fin troppo ovvii, coloro che hanno fiutato l’affare economico collegato al mondo dei ragazzi.

Lasciamo altresì perdere coloro che, spinti da un irrefrenabile desiderio di cambiare il mondo, dirottano le loro attenzioni sul mondo dei bambini: si occupano del futuro e tralasciano il presente. Vogliono cambiare il mondo prescindendo da qualsiasi cambiamento delle loro abitudini e dei loro modi di fare che, spesso, costituiscono proprio la linfa che tiene in vita ciò che vorrebbero cambiare.

Noi crediamo invece che lavorare per i bambini significhi lavorare per sé stessi. Recuperare quello che viene definito come il "pensiero bambino". Un pensiero che si ispira soprattutto ai principi della creatività, solidarietà, criticità, operatività, il recupero della memoria e via dicendo.

Per affrontare il tema "bambini e comicità" bisogna partire da questo recupero, mettendo in primo piano l’aspetto della creatività, del pensiero divergente. È evidente ai più che il bambino non è creativo per sua natura: può essere educato alla creatività come può essere educato all’ovvio, al convenzionale, al banale.

Nelle proposte che la televisione, il cinema, il teatro, l’editoria fanno ai bambini si può far uso di una comicità creativa o di una comicità banale. C’è il rischio che, allargando i target di riferimento dei prodotti (come sta avvenendo per esempio nelle Tv generaliste), si tenda a utilizzare il secondo tipo di comicità.

Francesco (a sinistra) e Sergio Manfio.
Francesco (a sinistra) e Sergio Manfio.

Ma cos’è la comicità creativa, per esempio in un cartone animato?

1 - È una comicità che non si prende sul serio, che gioca con sé stessa (nella nostra serie Cuccioli, di fronte all’evidente imbarazzo dei sei protagonisti su come risolvere un problema, Cilindro, il coniglio un po’ tonto del gruppo, decide di uscire di scena per andare a leggere la sceneggiatura).

2 - È una comicità che spiazza continuamente (sempre nei Cuccioli il pulcino Senzanome vuole scoprire cosa accade quando una stella che esce dalla testa di un cartone animato colpito da una martellata viene a sua volta colpita da una martellata... se arrivate fino alla fine dell’articolo vi diremo cosa accade!).

3 - È una comicità che ha più livelli di lettura (la rissosa papera Diva, spaventata da un serpente nella jungla, lo affronta senza ritegno e dopo una comica colluttazione lo lega come usano fare gli animatori di strada, trasformandolo in un personaggio che ricorda il Charlot di Charlie Chaplin, con tanto di bombetta e bastone. L’effetto è comico anche per chi non conosce, ahimè, Chaplin).

4 - È ironica (Pio, il ranocchio che si crede un grande attore, compendia in poche battute il senso di una soap-opera interpretando tutti i personaggi. Pio-narratore: «Riassunto delle puntate precedenti: un fratello travestito da donna incontra sua sorella travestita da uomo. Non si riconoscono e cominciano a parlare del più e del meno...».

Pio-annunciatrice: «Millequarantesima puntata: in quel preciso istante qualcuno bussa alla porta».
Pio-interprete maschile: «Hanno bussato alla porta...».
Pio-interprete femminile: «Sì, ho sentito...».
Pio-interprete maschile: «Chi sarà mai?».
Pio-interprete femminile: «Non lo so!».
Pio-interprete maschile: «Neanche io lo so!».
Pio-interprete femminile: «Forse è meglio se andiamo a vedere...».
Pio-interprete maschile: «Certo, andiamo a vedere».
Pio-interprete femminile: «Aspetta, ho dimenticato...».
Pio-narratore: «Che cosa avrà dimenticato la nostra eroina? Lo saprete nella prossima puntata».

Questo semiserio tentativo di "dialogo a cinque" non può ovviamente far credere che la comicità possa essere decontestualizzata dal contenuto narrativo, che rimane elemento irrinunciabile).

5 - È creativa, aiuta a ricercare significati non convenzionali (il pulcino Senzanome parla esclusivamente con cartelli. Usa spesso, nei suoi cartelli, dei segnali stradali che utilizza non per il loro valore simbolico-rappresentativo ma esclusivamente per il loro valore grafico. Ecco che il pallone che indica il campo da calcio si trasforma, tra le mani del nostro pulcino, nell’espressione: «Che pallone gonfiato!» rivolta a qualche presuntuoso antagonista).

6 - Non è violenta. (Una buona battuta vale più di 100 pugni. Un arrogante competitor snob dei nostri Cuccioli: «Io a scuola combattevo il mal di testa risolvendo dei problemi di matematica». La risposta della nostra Diva: «Curioso, io a scuola combattevo la matematica fingendo di avere mal di testa!!!»).

7 - Può essere surreale. Sono convinto che questo tipo di comicità piaccia particolarmente ai bambini. La scoperta del doppio senso è per loro entusiasmante. (Olly, la gattina del gruppo: «Guardate verso quella montagna, gli yak stanno arrivando, sento il rumore degli zoccoli». E il coniglio Cilindro: «Zoccoli?!! In montagna sarebbe molto meglio se usassero gli scarponi!»).

8 - Crea tipologie ben chiare nella costruzione dei personaggi e ne rimane coerente anche se può esserci sempre nascosto il colpo di scena.

Ecco un dialogo tra la papera Diva e il pavido coniglio Cilindro:

Diva «Non ho mai visto un coniglio così codardo». 
Cilindro: «Codardo a chi?».
Diva: «A te, Cilindro!».
Cilindro: «Codardo a chi?».
Diva: «A te, Cilindro!».
Cilindro: «Ah, ecco, volevo essere sicuro di aver capito bene!».

9 - Non si pone limiti. Può accadere di tutto, sia dal punto di vista narrativo che da quello visivo. (In una puntata dei Cuccioli l’ombra di Cilindro si ribella alla stupidità del coniglio e fugge dalla parte opposta).

10 - Non è prevedibile, per cui il decimo punto di questo decalogo non sarà mai scritto.

Una stella colpita da una martellata provoca un veloce ritorno all’indietro della storia fino a un punto X dal quale può succedere di tutto, fuorché quanto è già successo.

Sergio Manfio
   

STORIA DI UN GRUPPO MULTIMEDIALE

Il "Gruppo alcuni", fondato da Francesco e Sergio Manfio, nasce 30 anni fa come gruppo teatrale. Nel corso degli anni i componenti di tale gruppo hanno sentito la necessità di collegare i propri spettacoli a organici progetti che comprendessero editoria, giochi didattici, televisione, cartoons, nuovi media.

L’unicità, l’originalità e il grande impatto che questi progetti hanno nei confronti dell’infanzia vanno ricercati proprio nella forte caratterizzazione multimediale che i vari settori del gruppo hanno sviluppato.

Tra le iniziative televisive per ragazzi di maggior successo c’è Ciak Junior, un progetto internazionale che sperimenta un nuovo modo di fare televisione per ragazzi e fatta dai ragazzi. Ciak Junior è un osservatorio del mondo degli adolescenti che si raccontano in cortometraggi scritti e interpretati da loro: da quest’anno vi aderiscono le emittenti di 14 Paesi, dal Sudafrica al Cile, dall’Irlanda alla Spagna, dalla Croazia a Israele fino alla Repubblica Popolare Cinese. In Italia il programma va in onda su Canale 5.

Tra le più recenti opere in animazione del "Gruppo alcuni" c’è la serie Cuccioli, 26 episodi da 13 minuti l’uno prodotti con RaiFiction e Alphanim.

Sei scatenati cuccioli di animali (una gattina, una papera, un cagnolino, un pulcino, un coniglio e un ranocchio) compiono un avventuroso viaggio dall’Australia a Venezia: durante il viaggio, per il quale devono inventare e costruire i mezzi di trasporto più improbabili, fanno amicizia con tantissimi animali scoprendone le caratteristiche.

E noi vedremo in che modo i sei simpatici Cuccioli affrontano le loro disavventure, approfondendo le diversità del loro carattere e i sempre divertenti incontri/scontri su ogni problema da risolvere. I personaggi sono stati ideati da Giorgio Cavazzano, la consulenza etologica è di Danilo Mainardi. Attualmente è in fase di produzione la seconda serie di Cuccioli, che potremo vedere tra pochi mesi su Raidue.

s.m.

 

AFORISMI SULLA TELEVISIONE

Il "Gruppo alcuni" ha raccolto cento aforismi che parlano della Tv. Numerosi sono frutto di una rivisitazione di antiche riflessioni, altri sono invece frutto degli "alcuni".

  • La Tv privata ci ha privati della Tv pubblica.
  • I buoni propositi trionfano nei palinsesti futuri. Spesso i palinsesti presenti trionfano sui buoni propositi.
  • Ci sono persone che non avrebbero mai accesso alla televisione se non l’avessero comprata.
  • È più facile risolvere il problema della caduta dei capelli che il problema del conflitto di interessi. Anche perché il conflitto di interessi fa sempre perdere i capelli.
  • È più facile accendere la televisione quando non si ha niente da fare che spegnerla quando si ha qualcosa da fare.
  • Certi programmi televisivi sono talmente stupidi che chi li inventa non può che essere molto intelligente.
  • I critici televisivi condannano abitualmente i programmi che oltrepassano le loro capacità intellettive.
  • Molti giornalisti televisivi esaltano le buone qualità di un programma più per stima delle proprie opinioni che per stima del programma.
  • Certe volte basta essere ignoranti per non farsi ingannare dalla pubblicità intelligente.
  • Per quanto brutte trasmissioni vengano prodotte, c’è ancora un ampio margine per peggiorare.
  • Non si possono dare garanzie sul proprio coraggio se non si è mai spenta la televisione al 40’ del secondo tempo della finale del Campionato del Mondo di calcio.
  • Ci sono dei personaggi televisivi il cui unico merito consiste nel dire, nel fare o nel far fare delle sciocchezze.
  • Le buone trasmissioni sono come i fantasmi: tutti ne parlano, ma pochi le hanno viste.
  • Nei programmi tv si rischia quanto basta per farli funzionare ma non quanto occorrerebbe per farli funzionare bene.
  • Non bisogna arrabbiarsi con gli altri quando non troviamo il telecomando, perché spesso ci siamo seduti sopra.
  • Non si può mettere a nudo la televisione se prima non si rivestono le vallette.
  • Noi crediamo di scegliere i programmi, in realtà sono loro che scelgono noi.
  • Fare televisione e fare politica sono gli unici due mestieri dove nessuno vuole mai andare in pensione.
  • Una trasmissione che nessuno guarda è peggiore di una trasmissione che non piace a nessuno.








 

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