Famiglia Oggi.

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n. 10 OTTOBRE 2004

Sommario

EDITORIALE
Il posto della famiglia nella società
la DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) Quale famiglia in Europa?
di FRANCESCO BELLETTI

apep00010.gif (1261 byte) Comunità di vita e di educazione
di GERHARD ROBBERS

apep00010.gif (1261 byte) Nella differenza la pienezza dell’umanità
di PAUL MOREAU

apep00010.gif (1261 byte) In attesa della convergenza
di CHRISTIANE DIENEL

apep00010.gif (1261 byte) La famiglia nei "nuovi" Paesi dell’Unione
di BERNARDINA BODNAROVA

DOSSIER
Le donne in Europa
di RENATA LIVRAGHI

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Le facilitazioni che fanno discutere
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Ruoli da ridefinire
di EZIO ALBERIONE
Rapporti esclusivi
di HARMA KEEN

MATERIALI & APPUNTI
Lo sviluppo del bambino in famiglia
di KATARINA KOMPAN ERZAR
Individuare un nuovo linguaggio
di SERENA GAIANI
Senza radici non si vola!
di MANUELA MANCINI

CONSULENZA GENITORIALE
Promuovere desideri e aspettative
di ALFREDO BODEO

POLITICHE FAMILIARI
Partecipazione ed esperienza
A CURA DELL’ISTITUTO IARD

LA FAMIGLIA NEL MONDO
L’amore è materia di studio in Cina
di ORSOLA VETRI

LIBRI & RIVISTE

 

UN VALORE CONCLAMATO

La famiglia nei "nuovi" Paesi dell’Unione

di Bernardina Bodnarova
(Centro internazionale di studi familiari di Bratislava, Slovacchia)

    

Non è facile analizzare la situazione economica e politica delle nazioni di recente entrata nella Comunità europea. Ma si rivela importante farlo per comprendere lo stato di salute del nucleo familiare.
  

Le mutate condizioni sociali hanno influito anche sui modelli familiari. Quello tradizionale non è più l’unico a coinvolgere le scelte dei giovani di oggi, che tuttavia considerano fondamentale il mettere al mondo dei figli.

L'obiettivo principale di questo articolo è di fare una breve rassegna sui vari aspetti della famiglia in quei Paesi che sono diventati membri della Comunità europea solo di recente. Li chiameremo Paesi "nuovi". La maggior parte di questi in passato facevano parte del "blocco sovietico". Come caratteristica in comune avevano una base ideologicamente uniforme che si rifletteva nelle politiche economiche e sociali. La vita delle famiglie era segnata da tali politiche, ma non possiamo dire che questi Paesi abbiano creato un modello unico di famiglia e di politiche familiari. Troviamo invece alcune caratteristiche della famiglia in comune nei "vecchi" e "nuovi" Paesi.

È generalmente riconosciuto, infatti, che la famiglia sia un valore importante nella vita dei cittadini dei vecchi come dei nuovi Paesi della Comunità europea. La famiglia rappresenta una dimensione importante nella nostra identità umana in tutta l’Europa. Questo fatto può essere confermato dai risultati dell’indagine sociologica European Value Studies che è stata condotta in 32 Paesi europei nel 1999-2000. L’accertamento dell’importanza della famiglia era misurato con una scala di 4 punti ("molto importante", "abbastanza importante", "poco importante", "non importante" nella vita personale). Le risposte degli intervistati mostrano che l’84% degli europei considera la famiglia un valore importante per la loro vita individuale.

I rispondenti dei nuovi Paesi membri valorizzavano la famiglia nella loro vita personale sia in modo più alto che più basso della media europea. Il 91,8% dei rispondenti in Polonia indicava la famiglia come valore "molto importante", seguiti dall’87,5% della Slovacchia e l’88,7% dell’Ungheria. Più basso della media europea era l’accertamento del valore in Lettonia (72,2%) e in Lituania (65,1%). La più alta percentuale di risposte che considera la famiglia un valore "molto importante" è riscontrabile a Malta (95,6%) anch’essa fra i Paesi nuovi.

Indagini sulla famiglia nei vari Paesi che appartengono all’area europea mostrano grandi cambiamenti nelle famiglie dopo la seconda guerra mondiale. Gli indicatori demografici basilari mostrano che le famiglie si sono rimpicciolite (meno figli) e sono cambiate anche nella loro struttura. Alcune delle tradizionali funzioni della famiglia si sono trasferite ad altre istituzioni, per esempio l’educazione dei bambini e la loro formazione professionale, la fornitura di lavori domestici. Come risultato delle mutate condizioni socio-economiche la percentuale delle famiglie tradizionali, rappresentata da un padre che guadagna da vivere e una madre che si occupa dei bambini non è più l’unica rappresentanza della famiglia.

L’attuale famiglia è molto più ricca di forme. Oltre a famiglie tradizionali, che comprendono padre, madre e bambini, ci sono le famiglie composte da un solo genitore e figlio/figli; famiglie ricomposte; famiglie dove i genitori non sono sposati.

Per una panoramica comparata che ci aiuti ad avere una chiara visione della situazione, vediamo queste caratteristiche sia nei vecchi che nei nuovi Paesi dell’Unione.

Per la formazione e il funzionamento della famiglia è importante avere adeguate condizioni e sostegno, soprattutto da parte delle politiche pubbliche.

Utilizziamo come esempio le differenze nel comportamento riproduttivo nei vecchi e nuovi Paesi. Nell’area europea, nonostante si stia progressivamente estendendo la presenza di altri tipi di convivenza (diversi da quelli matrimoniali), la maggioranza dei bambini nasce in una famiglia.

Nella maggior parte dei nuovi Paesi prima del 1989 si era sviluppato un modello di comportamento riproduttivo diverso da quello dei Paesi industrializzati. Mentre nei Paesi vecchi l’età della madre alla nascita del primo figlio si stava alzando, in quelli nuovi si stava abbassando. Il motivo era che i giovani, limitati nel viaggiare, nello studiare all’estero e nell’iniziare qualche attività in proprio, adattavano il loro comportamento riproduttivo a queste circostanze. Si sposavano molto giovani e avevano in poco tempo figli (generalmente due).

L’età media al primo matrimonio nell’Europa centrale e orientale era di 21-22 anni nei primi anni Novanta. (Polonia 22,7, Slovacchia 22,5 per le donne e 24 per gli uomini). Negli anni seguenti l’età al momento del matrimonio è cresciuta e ha raggiunto in Slovacchia i 26 anni per le donne e 29,1 per gli uomini.

Una caratteristica importante per la formazione delle famiglie era il limitato accesso alla contraccezione e l’assenza di educazione sessuale. Stime da parte di esperti in quello che era la Cecoslovacchia indicavano che quasi il 50% delle spose erano incinte al momento del matrimonio. Un tale sviluppo era sostenuto dalle politiche sociali esistenti, che assistevano le famiglie.

In questo contesto i giovani con bambini erano favoriti nell’assegnazione degli alloggi. Sussidi per i beni di consumo e di servizi, case a buon prezzo per famiglie con figli e prestiti facilitati per l’acquisto di ciò che era necessario in casa, aiutavano anche i giovanissimi, economicamente deboli, a crescere i figli.

Cambiamenti demografici

La creazione di una famiglia in età molto giovane non era sostenuta solo dall’assenza di alternative di modi di vita e da politiche sociali di sostegno, ma la famiglia dava anche l’opportunità di fuggire da una sfera pubblica percepita negativamente e di trovare dunque rifugio in famiglia.

All’inizio degli anni Novanta si registrano i cambiamenti radicali. La riflessione sul mutamento nei dati demografici mostrava un numero di matrimoni in diminuzione e successivamente anche un calo delle nascite.

Questi fatti segnalavano che le tipiche caratteristiche della trasformazione della famiglia dei Paesi vecchi si verificavano anche in quelli nuovi.

Sposarsi più tardi, avere il primo figlio a un’età più elevata, un numero crescente di figli nati fuori del matrimonio, l’incremento di convivenze sono fenomeni che si sono estesi anche nei Paesi nuovi.

I bambini nati fuori dal matrimonio erano nel 1999 il 19,8% in Lituania, il 39,1% in Lettonia, il 46,0% in Estonia e il 23,3% in Slovacchia.

I cambiamenti delle tendenze demografiche sono stati interpretati in Slovacchia come crisi della famiglia. Alcuni esperti e politici hanno cominciato a parlare di "accomiato" del valore famiglia. Dalle prospettive degli ultimi 10-15 anni risulta ovvio che questa interpretazione non sia confermata dai fatti. Una recente indagine fra i giovani della Slovacchia ha mostrato che il 70% degli studenti intervistati desidera un futuro basato sulla partnership matrimoniale. Dati statistici del 2003 mostrano che in quell’anno, per la prima volta dopo un lungo periodo, il tasso di natalità era cresciuto.

In generale si può dire che la tendenza nel comportamento riproduttivo delle persone nei nuovi Paesi ha raggiunto le caratteristiche che erano già iniziate prima nei vecchi Paesi (anni ’70-’80). La spiegazione potrebbe essere nel fatto che si aprono nuove alternative di vita ai giovani che provocano lo spostamento in una fase più avanzata della vita nel crearsi una famiglia. Nei Paesi nuovi si può parlare anche di un cambiamento di valori e di orientamento di vita verso un più spiccato individualismo e stress consumistico. In altre parole i giovani hanno idee più precise sul fare famiglia. Realizzano più di quanto avvenisse in precedenza le attività desiderate nel periodo prima del matrimonio.

Vignetta.

Differenze fra vecchi e nuovi

Non c’è dubbio che l’entrata delle donne nel mercato del lavoro ha il suo impatto sulla famiglia e qui ci sono alcune differenze fra vecchi e nuovi Paesi.

Nei Paesi vecchi le donne sono entrate nel mercato del lavoro su larga scala approssimativamente negli anni Settanta, ma dopo il matrimonio e la nascita di un figlio rimanevano generalmente a casa.

Nei Paesi dell’Est le donne sono entrate nel mercato del lavoro in maniera massiccia già negli anni Cinquanta, per la maggior parte come lavoratrici non qualificate, trovando lavoro in settori dell’economia che erano stati largamente abbandonati dagli uomini (agricoltura). Solo più tardi, negli anni Settanta, le donne hanno avuto accesso a lavori che richiedono più alte qualifiche. Una forte concentrazione di donne di questo tipo ha cominciato a essere presente nei servizi, nell’amministrazione e nei settori dell’educazione e della sanità, attualmente ancora fortemente rappresentati dalle donne.

Per le donne dei Paesi nuovi era tipico che non interrompessero la carriera lavorativa dopo la nascita dei figli. L’interruzione era molto breve e tornavano subito al lavoro. Questo modello è stato accettato da tutte le donne indipendentemente da educazione/istruzione e qualifiche. Anche madri di più figli non stavano a casa e tornavano al lavoro retribuito che svolgevano a tempo pieno.

Tempo parziale

Altra caratteristica delle donne nel mondo del lavoro nei Paesi nuovi è che non godono di contratti a tempo parziale, rispetto ai vecchi Paesi, e che passano meno tempo con i figli. Le donne in età compresa fra i 15 e i 64 anni, che lavora part-time, era del 5% nella Repubblica Ceca, del 2,4% in Slovacchia, del 5,21% in Ungheria, del 17,9% in Polonia nell’anno 2000, mentre lo stesso dato nel Regno Unito era del 40,2% e del 34,4% in Belgio.

Il relativamente basso numero di donne che lavorano a tempo parziale è strettamente legato al salario che ricevono. L’importanza di avere un lavoro retribuito è di natura economica, perché in una situazione generale di basso livello di stipendi e salari, le donne portano nelle famiglie il necessario secondo reddito.

Nel sistema precedente i bambini di queste donne erano curati dai servizi pubblici specifici e a carico dello Stato. I servizi familiari rimanevano sottosviluppati. Parallelamente al coinvolgimento massiccio nel mercato del lavoro le donne avevano anche da sopportare il peso del lavoro domestico. Questo si chiama anche "il secondo turno". Nonostante miglioramenti realizzati nel frattempo la situazione attuale è predominantemente la stessa.

Le politiche sociali/familiari chiamate sotto il socialismo come assistenza familiare erano soprattutto concentrate sull’aiutare a crescere i figli e di sostenere la crescita della popolazione. Il loro compito era di aiutare a mantenere il proclamato pieno impiego nel settore pubblico. La parte più grande dell’assistenza era focalizzata sul mantenimento delle istituzioni pubbliche necessarie per la cura dei bambini di madri lavoratrici, ma anche in aiuti economici e benefici di altro tipo. Le politiche salariali come anche altre politiche in questi Paesi sostenevano l’uguaglianza. L’impatto senza ulteriore misure avrebbe avuto un effetto negativo sulle famiglie con più figli.

Gli anni Novanta

Per migliorare la situazione socioeconomica delle famiglie sono stati introdotti assegni familiari come supplemento allo stipendio. Insieme agli aiuti per i beni di consumo e i servizi pubblici gli assegni familiari hanno aiutato a mantenere uno standard di vita relativamente livellato delle famiglie con diverso numeri di figli.

Nei Paesi nuovi il periodo di ristrutturazione è stato accompagnato da un veloce deterioramento della situazione economica per tante persone e famiglie. Sono state colpite in modo particolare le famiglie giovani e quelle con un solo genitore, le famiglie con genitori disoccupati e quelle numerose. Stabilire programmi operativi ed efficienti in grado di proteggere le famiglie da una caduta massiccia in povertà è diventata una priorità in questa situazione. Sotto il regime precedente la disoccupazione era ufficialmente sconosciuta e non esistevano programmi sociali e di sostegno per individui e famiglie senza lavoro.

Contemporaneamente, con i programmi a breve termine, si sono create nuove politiche familiari e di protezione sociale. Queste politiche dovevano rispondere alle situazioni sociali nei singoli nuovi Paesi e avevano lo scopo di creare nuove politiche pubbliche di assistenza familiare.

Il prima e dopo rivoluzione

Politiche familiari specifiche sono state introdotte in Lituania (1996), in Lettonia ( 1999), in Ungheria (2000), in Polonia (1999), nella Repubblica Slovena (1996). In alcune di tali politiche prevalgono gli obiettivi sociali, altre hanno finalità demografiche, altre ancora sono più esplicite oppure più implicite.

Si sa che anche se queste politiche sono relativamente nuove sono state frequentemente corrette.

Si provvede alla realizzazione pratica di queste politiche familiari attraverso vari strumenti. Ne fanno parte: benefici economici, i servizi e i tagli delle tasse. L’estensione e la combinazione di queste misure variano fra i singoli Paesi.

Negli anni 2000-2001 il Centro internazionale di studi familiari di Bratislava ha fatto una mappa dello sviluppo nel campo delle politiche familiari del dopo rivoluzione in alcuni Paesi dell’Est. La loro comparazione ha mostrato che tutti i Paesi presi in esame hanno trasformato i loro sistemi in modo da rispondere alla nuova situazione sociale ed economica e alle tradizioni e orientamenti valoriali degli specifici Paesi. I risultati dell’indagine hanno rivelato ampie deviazioni fra Paesi nella creazione di queste politiche.

Congedi materni e genitoriali

In tutti i Paesi alla base delle nuove politiche c’è una nuova legislazione. La normativa familiare, oltre alla parte protettiva, si riferisce specialmente alla regolazione della coabitazione di persone non sposate, alla violenza domestica, alla custodia dei figli dopo il divorzio. Anche in questi ambiti si è visto che alcuni Paesi si sono spostati verso valori più liberali, mentre altri invece hanno continuato nella protezione di valori più tradizionali.

Differenze fra i Paesi sono visibili anche nell’utilizzo di misure protettive verso famiglie con figli.

Per mostrare alcune differenze riportiamo alcuni esempi, distinguendo i congedi materni (Cm) da quelli genitoriali (Cg).

La Lituania prevede 126 (140) giorni per il congedo materno (Cm), 1/3 anni per quello genitoriale (Cg); la Lettonia: 112 (140) giorni (Cm), 1,5/3 anni (Cg); l’Ungheria 168 giorni (Cm), 2/3 anni (Cg); la Polonia: 22 settimane, 32 settimane alla nascita di due bambini (Cm), 24 mesi, 36 mesi per genitori single, 72 mesi nel caso il bambino sia handicappato (Cg); la Slovacchia: 28 settimane, 37 settimane alla nascita di due bambini oppure se genitore solo (Cm), 3 anni o 6 anni nel caso il bambino sia handicappato (Cg); la Repubblica Ceca: 28 settimane, 37 settimane alla nascita di due bambini oppure se genitore solo (Cm), 4 anni oppure 7 anni nel caso il bambino sia handicappato (Cg).

Il congedo materno copre un periodo continuo minimo di cui la donna può usufruire prima e dopo il parto. I singoli Paesi adempiono a questa protezione in modo diverso nei loro sistemi. Ciò riflette da una parte le tradizioni (nei Paesi nuovi questo elemento di protezione era già molto ben elaborato anche in passato), ma anche la forma specifica della situazione socio-economica del Paese.

L’ammendamento recente di questi programmi rivela differenze nella durata della prevista protezione, ma anche nei livelli di sostegno economico durante il congedo. L’indennità di maternità può arrivare al 70% del guadagno medio (Ungheria) al 100% del guadagno medio degli ultimi 6 mesi (Polonia). In altri Paesi si usa combinare il sistema di remunerazione (per un periodo è pagato lo stipendio medio per intero che successivamente diminuisce).

Gli assegni familiari

La cura personale di bambini piccoli può essere prolungata da madri e padri e questo periodo è diverso nei singoli Paesi. Durante questo periodo madri e padri sono protetti contro la perdita del lavoro e ricevono un compenso economico.

Un ruolo importante nel sostegno alle famiglie è giocato dagli assegni familiari. I singoli Paesi hanno differenti criteri di eleggibilità di questi assegni. In Lituania e nella Repubblica Ceca la quota dell’assegno è in relazione all’età del bambino. In Ungheria l’importo dell’assegno dipende dal numero di bambini nella famiglia e sono fissate delle somme per il primo, il secondo, il terzo e ogni ulteriore figlio. In Lettonia la cifra dell’assegno dipende dalla sequenza del bambino nella famiglia. In Slovacchia, dal 2004, l’assegno è di una somma uguale per ogni bambino. Famiglie che hanno almeno un genitore che lavori (e dunque paga tasse sul reddito) possono dedurre dalle tasse una certa somma.

Anche i servizi che hanno lo scopo di assistere le famiglie con figli hanno subito dei cambiamenti nei nuovi Paesi. Il sistema di assistenza familiare del passato si basava su una generale messa a disposizione di creches, asili nidi, Kindergarten che erano fondati e gestiti dallo Stato, dai comuni, o dalle imprese. Tutti questi servizi erano ampiamente sussidiati dallo Stato e la partecipazione dei genitori nei costi era minima.

Il rischio povertà

Negli anni recenti l’erogazione di questi servizi è cambiata. Da una parte si può osservare come i fornitori dei servizi siano diventati più numerosi (comuni, chiesa e iniziative gestite dal privato) ma dall’altra parte il numero dei servizi è diminuito e anche il numero dei bambini che ne fa uso.

Il motivo sta nella diminuzione del numero di bambini, nell’emergere di nuove opzioni per prendersi cura dei bambini in modo nuovo, nel prolungamento del congedo genitoriale (in Slovacchia) ma anche nelle inasprite tariffe dei servizi. L’ultimo decennio, con tutti i suoi cambiamenti, ha portato alle famiglie un ampio spettro di situazioni nuove che devono essere risolte.

Le indagini hanno mostrato che gran parte dei problemi intrafamiliari è connessa al peggioramento della situazione economica delle famiglie. Tante famiglie, specialmente quelle con più figli, devono fare la triste conoscenza col concetto di povertà. Indagini sociologiche svolte in Slovacchia negli anni ’90 hanno svelato che il principale problema che frequentemente le famiglie devono affrontare è la mancanza di reddito. Poi vengono problemi quali: mancanza di tempo, stress, problemi di salute, problemi sul lavoro, e la frequente assenza di uno dei genitori.

I dati hanno mostrato che questi problemi non si verificano in forma isolata ma in cluster.

Sono dunque problematiche obiettive e legate fra di loro.

Soggetto di protezione

Ci sono poi tanti altri problemi di tipo intrafamiliare. Non meno dell’81,1% dei rispondenti coinvolti nell’indagine rappresentativa ha indicato il conflitto familiare, il 54,4% ha nominato il crescente egoismo, il 53,1% la diminuzione della tolleranza, il 54,4% il peggioramento dei rapporti fra partner e il 40% il peggioramento dei rapporti fra figli e genitori. Lo sviluppo porterà a un’unica politica familiare nell’Europa allargata? La conoscenza attuale sulla famiglia – sia nei Paesi vecchi che in quelli nuovi – mostra che la famiglia è un valore importante nella vita individuale delle persone.

Questo deve essere interpretato con cautela perché individui e specialisti spesso differiscono nel capire su quale unità mettere l’etichetta famiglia. Questo però non è un ostacolo per ritenere la famiglia nelle sue varie modalità soggetto di protezione.

Le tendenze di sviluppo generale rivelano che aumenta l’individualismo nelle famiglie, mentre ne diminuisce la grandezza, e cambia la loro struttura. I Paesi nuovi non sono riluttanti nel cambiare la loro legislazione in ambiti come la partnership registrata fra persone dello stesso sesso.

Come già detto, questi Paesi hanno introdotto la protezione degli individui contro la violenza domestica e la protezione sociale giudiziale dei bambini handicappati.

La Comunità europea lascia, per quel che riguarda la politica familiare, i Governi nazionali liberi. Misure in comune vengono introdotte piuttosto nel campo del movimento del lavoro e i problemi familiari vengono toccati abbastanza indirettamente attraverso regolamentazioni dei rapporti industriali.

Bernardina Bodnarova
(Traduzione dall’inglese a cura di Harma Keen).








 

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