Famiglia Oggi.

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n. 11 NOVEMBRE 2004

Sommario

EDITORIALE
Oltre la colpevolizzazione
la DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) L’adulterio ieri e oggi
di GIORGIO CAMPANINI

apep00010.gif (1261 byte) L’infedeltà nelle Sacre Scritture
di GIUSEPPE BARBAGLIO

apep00010.gif (1261 byte) Partecipazione a intermittenza
di GABRIELLA TURNATURI

apep00010.gif (1261 byte) L’insidia di uno sguardo massificante
di DOMENICO BARRILÀ

apep00010.gif (1261 byte) Una costellazione di promesse
di GIORDANO MURARO

apep00010.gif (1261 byte) Il senso di colpa dell’amante
di RITA D’AMICO

apep00010.gif (1261 byte) Le ferite aperte della coppia
di LUCIANO PEIRONE

DOSSIER
La saggia decisione del giorno dopo
di GIORGIO CONCONI

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Giocarsi tutto in un attimo
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Antico come la letteratura
di PAOLO PERAZZOLO
Sposarsi e separarsi "per caso"
di ORSOLA VETRI

MATERIALI & APPUNTI
Ragazzi ancora dentro
di PIERCARLO PAZÉ
Donna e famiglia, questione aperta
di GIORGIO CAMPANINI

CONSULENZA GENITORIALE
Il rigore dei giovani
di M. TERESA PEDROCCO BIANCARDI

POLITICHE FAMILIARI
Colmare il solco sull’affidamento
di MARINO MAGLIETTA

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Più veloce il divorzio per gli spagnoli
di ORSOLA VETRI

LIBRI & RIVISTE

 

DIFFERENZE DI GENERE

Il senso di colpa dell’amante

di Rita D’Amico
(psicologa, ricercatrice del Consiglio nazionale delle Ricerche)

A soffrirne sono soprattutto le donne che fin da piccole vengono addestrate alla cura degli altri. E quando s’avventurano in relazioni extra ne percepiscono uno spiacevole malessere. Per gli uomini, invece, sembra diverso.
  

Un fenomeno molto diffuso non solo nella nostra cultura occidentale, ma anche in molte altre culture è indubbiamente l’infedeltà. Di natura esclusivamente sessuale o anche emotiva, il fenomeno vede coinvolti uomini e donne e, considerando i risultati delle numerose indagini d’opinione e dei sondaggi pubblicati su alcune riviste divulgative e su svariati settimanali femminili, sembrerebbe aver cambiato le abitudini sessuali degli italiani.

Questi risultati hanno fatto notizia fondamentalmente perché, a detta di alcuni commentatori, mettono in discussione l’idea che il tradimento sia un tabù, un peccato, una colpa, e quindi starebbero a indicare una profonda trasformazione nel rapporto di coppia e nella nostra morale in generale. Tuttavia, altre indagini, che lasciano pensare a una maggiore attendibilità(1), suggeriscono che nella vita a due non mancano certamente le infedeltà, ma chi è infedele non prova solo il piacere della trasgressione o il gusto della conquista, ma è spesso lacerato dal senso di colpa.

In realtà, nei rapporti d’amore, è molto frequente sentirsi in colpa, non solo in seguito a infedeltà eclatanti, bugie smascherate o promesse non mantenute, ma anche dopo semplici episodi in cui non abbiamo prestato abbastanza attenzione alla persona che amiamo, tradendo così le aspettative che essa aveva riposto su di noi.

Questo non dovrebbe sorprenderci se pensiamo che, in generale, il senso di colpa trae origine dalla violazione di norme sociali, principi morali e regole di condotta, in particolare, nei rapporti d’amore scaturisce dalla consapevolezza di aver causato la sofferenza della persona amata, a cui si accompagna una dolorosa disistima nei confronti di noi stessi.

Ritornando alle infedeltà, resta comunque vero che non tutti provano questa emozione dopo aver tradito e non tutti l’avvertono con la stessa intensità, mentre invece altre si sentono schiacciate, quasi paralizzate prima ancora di averlo fatto. Come mai succede questo?

Un dubbio atroce

Una possibile spiegazione risiede nel fatto che il senso di colpa è un’emozione molto spiacevole e così, in molti casi, evitiamo di provarla. Ma perché ci fa star male? A dir la verità, il malessere può dipendere da numerosi fattori.

Innanzitutto, il senso di colpa ci pone davanti a un nostro comportamento che giudichiamo negativo, sulla base della norma implicita che vige nei rapporti d’amore: colui che ama vuole il bene dell’amato e pertanto non dovrebbe provocarne la sofferenza. Di conseguenza, spesso evitiamo accuratamente di provarlo, per non ammettere le nostre colpe e preservare così la nostra autostima, rimanendo ai nostri occhi persone rispettabili, oneste e leali.

Il senso di colpa ci crea disagio anche perché non solo ci porta a giudicarci negativamente, ma ci pone di fronte al rischio di essere giudicati male dal partner e questo pensiero può attivare dentro di noi la paura di essere abbandonati: se non ci stima più, perché dovrebbe rimanere con noi? Questo dubbio atroce deriva dal sapere che ricevere valutazioni positive l’uno dall’altro è molto importante per la vita di coppia, poiché è su questa base che i partner si sono scelti e continuano a mantenere vivo il loro rapporto d’amore.

C’è da aggiungere, poi, una resistenza particolarmente diffusa tra alcune categorie di persone, che ha a che fare con la concezione secondo cui chi è incline a sentirsi in colpa sarebbe anche particolarmente accondiscendente con le richieste esterne e quindi per niente autonomo, ma piuttosto conformista.

Non è da escludere, quindi, che chi non si sente facilmente in colpa, soprattutto dopo un tradimento, è una persona motivata a dimostrare a sé stessa e agli altri di saper affrontare a testa alta le conseguenze delle sue trasgressioni, incluse critiche, minacce e sanzioni, poiché ha fiducia nelle sue convinzioni e in generale in sé stessa, tanto da andare contro quello che la maggioranza della gente fa.

Ridurre l’intensità

Non c’è da meravigliarsi, dunque, se qualcuno non si sente in colpa in un’epoca come quella attuale, in cui sono valorizzate l’autonomia e la libertà, mentre sono svalutati sia i legami affettivi, visti come vincoli alla propria individualità, sia le emozioni, incluso l’amore, viste come espressione di debolezza.

Per tutti questi motivi, dunque, molti di noi sono inclini a evitare il senso di colpa o a ridurne l’intensità, adducendo spesso scuse e giustificazioni, degli atti linguistici che servono a cambiare il significato che altrimenti assumerebbe un comportamento, modificandolo da offensivo in accettabile. E così, se dopo un’infedeltà diciamo a noi stessi che nostro marito, fidanzato o convivente se lo meritava, perché «è un mostro di egoismo>>, oppure che «gli rendiamo pan per focaccia>>, visto che sicuramente anche lui se la spassa con qualcun’altra, molto probabilmente riusciremo a evitare tutta la spiacevolezza del senso di colpa e a difenderci da tutte le implicazioni negative che esso può avere.

Ma in assenza di scuse, giustificazioni plausibili e tentativi di allontanarsi emotivamente dal partner, la consapevolezza di averlo fatto soffrire, inevitabilmente fa scattare la molla del senso di colpa. In questi casi, poi, chi è particolarmente empatico, chi cioè riesce facilmente a mettersi nei panni dell’altro e a comprendere la sua sofferenza, è sicuramente più predisposto a provare questa emozione.

L’infedeltà femminile

Da alcune ricerche condotte da chi scrive, risulta che le donne sono particolarmente inclini a provare questa emozione, talvolta anche quando hanno solo pensato di tradire l’amato, eventualità che raramente si verifica tra i partner di sesso maschile.

Certo, considerando che i risultati si basano su un campione complessivo di 250 persone, non possiamo certo concludere che per tutte le donne sia così. Ciononostante, viene da chiedersi perché.

Una possibile risposta risiede nel dato, ormai ampiamente documentato(2), che vede negli uomini una spiccata tendenza a giustificarsi in situazioni che stimolano più facilmente senso di colpa. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che in numerose culture, sulle donne gravano prescrizioni sociali diverse rispetto agli uomini, riguardanti il comportamento richiesto in una varietà di situazioni, incluse quelle coniugali e di coppia. Ed è su questa base che si è formato un doppio standard di valutazione diverso per gli uomini e per le donne, in base al quale l’infedeltà femminile è giudicata più severamente di quella maschile che, al contrario, è più tollerata, se non addirittura ammirata.

Questo doppio metro di valutazione, che fa apparire uno stesso comportamento più negativo o meno, a seconda che sia stato messo in atto da una donna o da un uomo, si rintraccia anche nelle norme giuridiche: in Italia, solo di recente l’infedeltà femminile non è considerata molto più grave di quella maschile, e solo a cominciare dalla riforma del diritto di famiglia, alcune norme anacronistiche e addirittura offensive della dignità femminile sono state abolite.

A titolo di esempio pensiamo al "figlio di madre ignota", cioè al figlio avuto da una donna sposata al di fuori del matrimonio e che la donna non aveva la possibilità di riconoscere come suo.

D’altro canto, le opere letterarie, da Omero, con il famoso tradimento di Elena, ai drammi di Shakespeare, e fino ai romanzi dell’Ottocento e del Novecento, sono ricche di esempi di donne infedeli, a testimonianza di un’idea comune alle varie epoche storiche, secondo cui l’adulterio è connotato al femminile(3).

Non è da escludere, quindi, che molte donne abbiano fatto proprio questo standard di valutazione del proprio comportamento e, dopo un’infedeltà, si giudichino esse stesse negativamente, facendo scattare, così, la molla del senso di colpa.

Ma la spiccata propensione delle donne a sentirsi in colpa potrebbe anche derivare dalla particolare attenzione al partner e alla qualità dei sentimenti che esse di solito dimostrano e che trae origine dai processi di socializzazione.

Le donne, sin da piccole, sono orientate verso attività finalizzate alla cura e al benessere degli altri, tanto che un elemento importante nell’identità di una donna diventa la relazione con gli altri in generale e con un altro significativo in particolare. Di conseguenza, l’importanza che ha per la maggior parte delle donne il benessere dell’amato e la relazione con lui, le rende particolarmente sensibili alla sofferenza che il partner tradito inevitabilmente prova e spiega perché essere attratte da un altro uomo, anche solo a livello platonico, può acquistare un significato fortemente negativo per loro, aumentando, così, la probabilità che si sentano in colpa.

Ansie e paure

Sapere che il nostro partner ci ha tradito può suscitare reazioni profondamente intense e viscerali e, soprattutto di varia natura. Talvolta esse hanno per oggetto l’amato: sentendoci feriti nell’amor proprio e offesi nella dignità, desideriamo ardentemente di vendicarci, tradendo a nostra volta. Ma più frequentemente le reazioni riguardano noi stessi: ci sentiamo depressi e anche in colpa, pensando di essere in qualche modo responsabili dell’accaduto, nel tentativo di dare una risposta alla domanda che maggiormente ci attanaglia la mente: «perché lo ha fatto?>>.

Il più delle volte, comunque, ci sentiamo rifiutati e avvertiamo dolorosamente la paura di essere abbandonati. Essa trae origine dalla natura stessa dei rapporti d’amore, cioè dalla dipendenza reciproca dei partner e dall’insicurezza che ne deriva: non sappiamo mai fino a che punto l’amato sarà disponibile quando ne avremo bisogno, e continuerà a starci vicino, soddisfacendo quel bisogno di attaccamento che ci accompagna per tutta la vita. Quest’ansia è naturalmente presente in tutti gli esseri umani, ma essa diventa particolarmente sentita, penosa nel momento in cui ci si separa dalla persona che amiamo (talvolta anche in seguito a separazioni fisiche temporanee), oppure c’è una minaccia reale o anche solo immaginata di abbandono.

Si tratta di reazioni che risultano più frequenti tra persone che presentano una forte vulnerabilità e dipendenza relazionale, oppure quando il tradimento non è solo sessuale, ma riguarda anche la sfera dei sentimenti, ma può dipendere anche dal tipo di relazione in questione.

Tra coniugi, infatti, l’infedeltà può suscitare reazioni più forti, semplicemente perché essi si aspettano un maggiore impegno di fedeltà sentimentale e sessuale dal partner, un impegno formalizzato nel matrimonio con la fatidica frase: «Uniti nel bene e nel male finché morte non vi dividerà>>, il cui significato profondo è: il nostro legame durerà per sempre.

Un utile dispositivo

In un legame coniugale molto più che in altri, il tradimento agito da uno dei partner contiene in sé la minaccia di una rottura di questa promessa, e può riattivare l’incertezza ma soprattutto la paura di rimanere soli. Le reazioni esaminate finora sono una prova del fatto che l’infedeltà e qualsiasi comportamento che ha ferito gravemente l’amato costituiscono un elemento di rottura dell’equilibrio e dello stato di apparente serenità che si era stabilito tra i partner, producendo un senso di distacco e di estraneità e, talvolta anche delle conseguenze particolarmente distruttive. Ma è proprio grazie o a causa del senso di colpa che l’infedele cercherà di rimediare a tutte queste conseguenze negative, confessando, chiedendo scusa e implorando il perdono dell’amato.

Quando invece ci sentiamo in colpa ancor prima di aver tradito, l’emozione può svolgere una funzione deterrente, bloccando il nostro desiderio ed evitando, così, all’origine, un dispiacere al partner.

Questo esempio ci aiuta a riflettere sulle funzioni positive svolte da questa emozione: come un campanello d’allarme ci avvisa ogni qualvolta abbiamo danneggiato l’amato o stiamo per farlo, consentendoci così di porre rimedio a una situazione che potrebbe diventare critica o forse già lo è. In questa prospettiva, il senso di colpa ci predispone a una particolare attenzione al benessere del partner, stimolando la nostra assunzione di responsabilità nei confronti suoi e della relazione. In questo modo, mantenendo vivo l’interesse l’uno nei confronti dell’altro, si creano certi presupposti per superare positivamente momenti di crisi e di incertezza, rafforzando il legame di stima reciproca e di affetto.

Segnale problematico

Stimolandoci a riparare alle conseguenze negative che il nostro comportamento può avere sul partner, il senso di colpa si rivela un utile dispositivo nei rapporti d’amore, nonostante la sua spiacevolezza.

Questo non vuol dire, tuttavia, che esso abbia sempre e comunque degli effetti positivi, né tanto meno, ci autorizza a ripetere comportamenti offensivi verso il partner, cullandoci nell’illusoria certezza che confessando le nostre colpe e chiedendo perdono, possiamo farla franca e continuare come se niente di serio fosse accaduto.

Se poi ci sentiamo molto spesso in colpa e sempre nelle stesse circostanze, l’emozione non è più solo un semplice indicatore dell’interesse che proviamo nei confronti dell’amato e della nostra relazione d’amore, ma diventa un segnale dell’esistenza di seri problemi nel rapporto, da cui far partire la nostra riflessione e autocritica per modificarci, cambiare e ricominciare su nuove basi la nostra relazione d’amore.

Rita D’Amico
    

BIBLIOGRAFIA

  • D’Amico R., Le colpe degli amanti, Il Mulino, Bologna 2001.
  • Tanner T., L’adulterio nel romanzo, Marietti, Genova 1990.








 

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