Famiglia Oggi.

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n. 1 GENNAIO 2005

Sommario

EDITORIALE
Quando il matrimonio si consolida
la DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) La rinuncia alla seduzione
di LUCETTA SCARAFFIA

apep00010.gif (1261 byte) Recupero del legame coniugale
di GIULIA PAOLA DI NICOLA

apep00010.gif (1261 byte) La vecchiaia può attendere
di GIAN CARLO BLANGIARDO e LIVIA ORTENSI

apep00010.gif (1261 byte) Per vivere il "tempo reale"
di MARIATERESA ZATTONI

apep00010.gif (1261 byte) Menopausa senza paura
di SALVATORE FILINCIERI

apep00010.gif (1261 byte) Dal rifiuto alla valorizzazione
di NADIA CROTTI e LAURA BERRETTA

DOSSIER
Donne e libere professioni
di CINZIA BOSCHIERO

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Aggressione mediatica alla terza età
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Non solo veline
di MANUELA MANCINI
Barbara e la sua "diversità"
di HARMA KEEN

MATERIALI & APPUNTI
Giovani e anziani a confronto
di SERENA GAIANI e MARCO DE CASSAN

CONSULENZA GENITORIALE
L’equilibrio assicurato dal dialogo
di M. TERESA PEDROCCO BIANCARDI

POLITICHE FAMILIARI
Dalla partecipazione alla cooperazione
A CURA DELL’AGE

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Poche donne in Cina e in India
di ORSOLA VETRI

LIBRI & RIVISTE

 

DOPO I CINQUANT’ANNI

Recupero del legame coniugale

di Giulia Paola Di Nicola
(direttrice di "Prospettiva persona", docente di Politica sociale, Università di Chieti)

L’impossibile quadratura del cerchio si manifesta in tutta la sua reale crudezza. Risulta infatti difficile combinare l’immagine sociale della giovinezza, con la constatazione d’essere ormai fuori dal cliché. Ma chi si avvilisce perde l’occasione di una sperimentata serenità.
  

È noto che nel mondo occidentale la fascia di persone anziane si allarga sempre più, anche per dei fattori oggettivi di mutamento, come il prolungamento della vita media e i conseguenti processi d’invecchiamento, cui corrispondono la limitazione delle nascite, la diminuzione del saldo naturale ("crescita zero"), l’abbassamento della mortalità infantile, tratti demografici tipici della nostra epoca(1). Oggi i giovani sposi possono progettare verosimilmente una lunga vita insieme(2).

A cinquant’anni c’è chi galoppa ancora verso il successo della carriera, raccoglie i frutti sospirati del proprio lavoro e gode della stabilità e del benessere raggiunti, ma i più s’interrogano sul futuro e sulla qualità della vita, affrontando mentalmente scenari non incoraggianti sulla incipiente, cosiddetta terza età. La cultura contemporanea non è pronta a una prospettiva sulla terza fase della vita conforme alla nuova configurazione demografica e alla nuova domanda di felicità. Si finisce impropriamente con l’associare i cinquant’anni alla vecchiaia, disgrazia da rimandare il più possibile, e si dimenticano le sue potenzialità, le risorse, le provocazioni e le domande esistenziali, specie per quanto riguarda la ricerca di senso.

L’attenzione si concentra sulla necessità di salvaguardare una buona tenuta della salute, ritardando le manifestazioni del decadimento fisico e mentale (ginnastica, cosmesi, viaggi, chirurgia estetica), in una sorta d’impossibile quadratura ideale del cerchio tra l’attesa età del pensionamento e la riconquista di un fisico giovane per poter godere in pieno la vita (sport, crociere, loisir).

Nonostante tutti gli antidoti escogitati e da escogitare per far fronte al passare del tempo, il primo importante atteggiamento di ogni persona e di ogni coppia matura dovrebbe partire dal prendere atto, serenamente e realisticamente, della propria mutata condizione, compresi il deperimento del corpo, la prospettiva della vecchiaia e della morte, anche per evitare quell’atteggiamento di ostinazione al giovanilismo che aggrava la propria posizione e diventa talvolta una ridicola rincorsa contro il tempo.

La presenza del compagno

Vi è indubbiamente una presa d’atto meno traumatica se si tratta di una coppia che avanza negli anni insieme, giacché ciascuno si rispecchia nell’altro e vi vede riflessa la propria storia e il desiderio di continuità. In coppia si possono individuare le soluzioni migliori di fronte al mutato scenario delle relazioni sociali, recuperando il coraggio per riorganizzare il tempo, la casa, i rapporti sociali, contro le tentazioni di scoraggiamento e di conseguente depressione.

Per vivere bene l’età del cambiamento sono importanti le condizioni di salute, possibilmente l’attività nel volontariato, una formazione permanente (potenziamento della lettura o anche frequenza alle università della terza età), eventuali lavori part-time confacenti alle possibilità, l’attenzione alla cura del corpo e all’eleganza, la presenza di una comunità di amici. Nessuna cura vale però quanto la presenza del coniuge, quando la coppia ha fortunatamente resistito all’ondata delle separazioni e dei divorzi.

Col passare degli anni la presenza del coniuge diventa anzi l’aspetto più importante per vivere bene, come dimostrano le tante coppie in cui l’uno muore poco dopo lo spegnersi dell’altro. Quando il compagno è presente, è possibile sentirsi ancora persone attive, oltre il declinare delle forze, lo spegnersi delle opere, la progressiva marginalità nello scacchiere del prestigio sociale. Ciò che cambia notevolmente la qualità della vita di una coppia che ha attraversato i cinquanta è la buona sorte di poter restare unita.

Un rapporto da reinventare

Tutta una tradizione maschilista, evidente nei proverbi e nei modelli trasmessi dalla cultura popolare, attribuisce importanza alla donna in funzione della sua attrazione sessuale e della sua maternità. La menopausa segna la fine dell’una e dell’altra e inevitabilmente provoca la rimessa in discussione della propria identità.

Lo stato di disagio fisico legato alla rivoluzione ormonale si accompagna a una sorta di rivoluzione dell’io e del noi per cui si parla di crisi d’identità personale e di coppia. Le reazioni variano in base al vissuto. Quanto alla interruzione della fecondità, vi può essere una sensazione di liberazione da parte della donna abituata a stare sempre all’erta per tema di una nuova gravidanza, ma anche la delusione eventuale di una moglie che sta facendo di tutto per avere figli e vede ora scaduto il tempo dei tentativi e delle cure possibili o anche quella della neosposa desiderosa di avere conferma della sua fecondità e che teme di dover ora abbandonare per sempre la possibilità di avere figli (oggi è sempre più frequente nelle società occidentali il ritardo del matrimonio al raggiungimento di una posizione lavorativa).

Quanto al corpo, il sopraggiungere di cicli irregolari, d’interruzioni e riprese improvvise, le diverse manifestazioni che accompagnano la cinquantenne provocano spesso una sensazione di umiliazione e di sofferenza di fronte a un fisico che sembra ribellarsi all’io, proprio quando la situazione della vita si è assestata e si potrebbero vivere anni felici e impegnati nei differenti campi di interesse. Il dubbio di non piacere quando avanzano le rughe ha bisogno di essere dipanato e di trovare conferma della forza di attrazione nella gentilezza del coniuge o di qualche collega o delle amiche stesse, tanto più che il paragone con le donne super belle dei mass media è una continua sferzata all’amor proprio.

Più del "bello" vale la vita

In modi e tempi diversi anche il maschio, oggi attaccato da sempre più numerosi disturbi della sessualità, prende atto della sua diversa posizione nei confronti della moglie e della sua maschilità non più esuberante. Entrambi devono ridefinirsi e reinventarsi come persone e come coppia per continuare a star bene insieme, tenendo conto delle mutate condizioni fisiche e psichiche.

Ogni incontro del resto implica la continua rimessa in gioco dell’identità che qualifica propriamente la maturità, la continua riformulazione delle differenze e del rispetto a esse dovuto. Il più delle volte è proprio verso i cinquant’anni che si attraversa la crisi più grave che impone quasi una virata di bordo alla vita (vale ancora la constatazione di Dante: «Nel mezzo del cammin di nostra vita...»).

Si può cadere in uno stato di depressione profondo se non si è sufficientemente sorretti da valori alti, dall’amore della famiglia e dalla presenza affettuosa degli amici.

Più spesso, specialmente oggi quando si parla di trionfo delle cinquantenni, si reagisce riconfermando la propria forza giovanile, prendendosi un’infinità di piccoli piaceri prima impossibili, dimostrando a tutti che il dono della vita e della salute valgono più della bellezza e della giovinezza, come del resto dell’intelligenza, della posizione che uno occupa, del denaro che ha. Si tratta solo di accettare il cammino del tempo e farne occasione di un balzo di maturità.

I cinquant’anni in tal caso sono un’occasione preziosa per fare i conti con sé stessi, le proprie risorse e i propri limiti, dare il massimo sviluppo alle prime e prendere in considerazione i secondi per accettarli, ridurli se possibile, chiedere aiuto quando serve, non pretendere, dare più volentieri. Questa riformulazione dell’identità è più agevole se c’è stata precedentemente e progressivamente un’educazione all’accoglienza dei limiti (del corpo, della famiglia, delle circostanze) perché in tal caso il traguardo dei cinquant’anni s’inserirà in un processo di continuo adattamento, di educazione perenne in cui ciascuna persona e ciascuna coppia riescono a rafforzarsi se imparano a essere più flessibili, più disponibili a modificare i modi, i contenuti, i tempi di vita, accordandoli con quelli degli altri.

Quando i modelli di vita propri e quelli dominanti non coincidono, o si costruisce un mondo di valori alternativo e soddisfacente o si soccombe tormentandosi nell’insoddisfazione e nella frustrazione. Molte delle diffuse paure intorno alla vita sessuale, soprattutto maschili, ruotano attorno all’angoscia di non essere all’altezza, di dover quasi passare un esame e dare prova adeguata della propria mascolinità. Se la prova è insufficiente e ci si sente esposti al ridicolo circa le proprie capacità sessuali, si possono sviluppare germi di delusione che scivolano verso la patologia. Sta di fatto che mai come oggi si registrano fenomeni di disagio nel campo della sessualità: impotenza, pornografia, pedofilia, misoginia, frigidità, omosessualità, transessualità, scissione tra corporeità, intelligenza, eticità.

In ogni caso gli sposi sono ora meno dipendenti dalle loro funzioni (procreativa, materna, paterna), e il rapporto coniugale appare sensato solo all’interno del coinvolgimento affettivo globale dei due nella relazione amorosa. I coniugi si accorgono di poter esercitare una maggiore padronanza sulle emozioni psichiche confinanti con la sfera biologica, per il fatto che il loro amore è meno sottoposto alle pulsioni dell’istinto, ma non meno forte.

Il corpo e la psiche hanno le loro regole e qualcosa può cedere della passione iniziale senza che il piacere di vivere insieme si affievolisca. È un particolare piacere quello di scoprirsi ancora capaci di suscitare attenzione e attrazione, non quelle suscitate dalla ragazzina in hot pants che cattura sguardi fuggenti e rapaci, ma più legate a sensazioni di rassicurazione, di equilibrio, di ammirazione globale della persona.

Il marito ha un compito speciale nel confermare e sostenere una donna nella stima della propria persona e delle proprie capacità, di fronte a sé stessa e alla società. Il suo apprezzamento è la migliore difesa contro le tentazioni di abbandonarsi alla vecchiaia, di "svendersi" (rinunciare alla propria dignità, perdersi nelle chiacchiere, rincorrere le mode non più confacenti all’età, considerarsi fallite o monche).

Gli sposi che continuano ad amarsi sanno inventare nuovi linguaggi comunicativi, che attraverso e oltre l’unione dei corpi, danno importanza al processo di simbolizzazione legato ai fattori mentali, alla fantasia e all’interpretazione dell’altro, al calore di una consuetudine che moltiplica l’intimità. In qualunque età della vita si è nella pienezza delle proprie potenzialità soprattutto se si è certi di vivere nel cuore di qualcuno.

Il detto popolare napoletano dice: «S’ po’ campà senza sape’ p’ cché, ma nun s’ po’ campà senza sapé p’ cchi», che traduce: «Si è vivi, se si vive nel cuore di un altro». Ciò vale per il rapporto di fiducia reciproca tra moglie e marito come per il rapporto di affidamento a quel Padre che assicura che tutto di noi è importante, dal numero dei capelli ai giorni al vestito che indossiamo a quello che mangiamo, dalle necessità materiali a quelle dello spirito.

Il mutamento dell’identità

Le conversazioni della coppia mutano col trascorrere del tempo, in contenuti e modalità. Ora molte cose sono date per scontate e l’interesse si concentra sul futuro dei figli, sulla salute, sull’adempimento di questo o quel debito finanziario.

La dimensione affettiva si espande a tutti gli aspetti della vita. Le differenze tra lui e lei, causa di tanti conflitti, ora appaiono smussate e sostanzialmente accordate nel rispetto delle diverse attitudini, preferenze e competenze. Più raramente esse si ergono a barriera, giacché si conoscono le pennellate tipiche della prospettiva dell’altro, anche riguardo ad avvenimenti vissuti insieme, e si accettano i propri limiti evitando, per quel che è possibile, di essere invadenti: la conoscenza reciproca consente di evitare i litigi, prevenire i desideri, costruire un rapporto più sereno.

Di tanto in tanto, giacché i figli sono cresciuti, ci si prende il lusso di esplicitare i contenuti dei propri pensieri e di ricostruire le memorie, siano esse singole (a cominciare dalla vita prenatale, l’infanzia, le esperienze affettive, il lavoro), che collettive (le tappe considerate fondamentali nella vita della coppia). Questo lavoro della memoria rigenera l’identità della coppia. Ciò suppone l’impegno di entrambi a disporre di tempo per ascoltare le percezioni l’uno dell’altro e raccontare le proprie, valutando la diversa attribuzione di senso, le motivazioni, i punti critici, gli avvenimenti fondamentali, i fallimenti e i traguardi conquistati.

La rilettura delle varie tappe del matrimonio e del fidanzamento si rivela puntellata di armonie, ma anche di fallimenti e magari di promesse non mantenute. Occorre non privilegiare unilateralmente le tappe esaltanti a scapito delle altre, ma neanche indugiare troppo e commiserarsi per gli eventuali errori commessi, le colpe, le omissioni. Attraverso la chiave ermeneutica ed etica dell’ospitalità narrativa, gli sposi hanno la possibilità di rinnovare il passato, liberando quella parte vitale che è rimasta imprigionata e imbalsamata dal tempo. Infatti ciascuno può dare il meglio di sé solo se guardato con uno sguardo attento di accoglienza, di rispetto, di gratitudine, compito attraverso il quale i coniugi non danno solo compimento alla loro promessa di "amicizia a vita", ma realizzano anche la loro felicità e la vocazione sancita dal sacramento.

Capelli bianchi

La coppia trasforma con gli anni i sentimenti di attrazione reciproca in un’amicizia intrisa di tenerezza, provata dal tempo, capace di contrastare la rassegnazione, l’indifferenza, l’irritabilità, l’amarezza(3). La forza di una certa età nasce proprio dalla debolezza: le prove della vita, le difficoltà della salute, il timore della solitudine possono disorientare oppure generare una nuova e più profonda sensibilità. Ciascuno guarda con tenerezza alla fragilità propria e dell’altro: lei non è più la ragazza desiderabile e desiderata dai compagni, lui non è più il giovane sicuro e appassionato che sembrava non temere alcuna tempesta e della cui forza si poteva finanche avere paura qualche volta.

Eppure, assecondando il nuovo ritmo, la coppia sa di poter vivere la vita che rimane in modo pieno e ugualmente piacevole. È un "lusso" dei cinquantenni quello di potersi permettere di spendere sé stessi e i beni eventuali nella cura del proprio buon essere e nella solidarietà, quando il mutuo è ormai pagato, non c’è l’urgenza di trovare lavoro, tirar su i figli piccoli, guadagnare il più possibile, pensare alla carriera. Se i figli sono sistemati, non c’è neanche il peso della programmazione e dell’incertezza del futuro. Ora si può vivere alla giornata. Basta ad ogni giorno la sua pena e la sua gioia. Basta constatare di essere ancora insieme e cogliere l’unità di intenti nella consonanza dello sguardo, dei gesti, del pensiero.

Una ragione di conforto

C’è chi pensa che il rapporto coniugale di una coppia matura sia una pseudoamicizia, basata solo sul monologo o sulla reiterazione del pensiero che torna e ritorna sul passato, per passare il tempo senza dominarlo. Rispetto all’immagine di una coppia matura costantemente ripiegata sulle sue condizioni di salute, con prevalente atteggiamento di chiusura e di diffidenza, quella dei coniugi che vivono una relazione di amicizia diffonde sensazioni di fiducia nell’amore e nella stabilità della promessa. L’amore sa trionfare sulla debolezza del corpo nella misura in cui trasforma nel tempo l’innamoramento/passione in amore tenero e solidale, che porta sempre con sé un’aggiunta di speranza, uno sguardo positivo sul futuro, una distensione misericordiosa nei confronti del passato, una superiore capacità di sintonizzare con la vita dello Spirito che esalta i "doni preziosi" della giovinezza: poesia, ammirazione, generosità, integrità, coraggio, speranza, gioia.

La presenza del compagno\a di vita è ragione di conforto, di dialogo nei casi di solitudine, di speranza in quelli di malinconia, di aiuto nella necessità, rassicurazione rispetto all’angoscia di aver bisogno prima o poi di aiuto e di doversi affidare a estranei, conferma rassicurante di aver fatto una buona scelta e impiegato bene, nel matrimonio fedele, le proprie risorse affettive.

Soprattutto il partner rappresenta un formidabile sostegno nel cammino mentale che soppesa e valuta il proprio vissuto, che all’individuo singolo potrebbe configurarsi come negativo e fallimentare, con esiti depressivi. Ha scritto Alberoni: «Quando uno dei due amici deve tornare nel proprio passato, l’amico allora lo accompagna nel viaggio (...). Ogni viaggio nel passato viene compiuto per giudicare: condannare o assolvere, correggere l’azione che abbiamo fatto o continuare nella strada che abbiamo intrapreso (...). Noi abbiamo in noi stessi la capacità suprema di giudicare. Spesso però siamo accecati o stanchi, troppo stanchi. L’amico stringe la nostra mano, ci sorregge. Guardandolo negli occhi noi sappiamo essere giusti. Non è lui che giudica. Siamo noi. Solo noi abbiamo il potere di giudicare, nessun altro. Ma senza di lui non riusciremmo a farlo. Per scendere nell’inferno Dante ha bisogno di un accompagnatore. Ha paura, è sconvolto dalle emozioni. Virgilio è il simbolo dell’amico. È razionale, distaccato. Frena l’eroe quando eccede, lo stimola, lo rassicura quando è incerto. Raccontare è pensare ad alta voce. L’amico è sempre maieuta, provoca in noi la ricerca onesta, obiettiva. È da soli che giudichiamo, è da soli che troviamo la strada. Anche quando ci racconta la sua esperienza, l’amico non vuole dirigerci, vuol solo fornirci le informazioni che possono essere utili per risolvere il nostro problema»(4).

L’amicizia è un dono

Nel riflettere sui propri comportamenti, non c’è migliore amico del coniuge, che conosce i momenti diversi e difficili vissuti insieme ed è pronto a valutarli con la stessa indulgenza che richiederebbe per sé, con quella comprensione misericordiosa che libera le azioni dal peso delle colpe eventualmente commesse, delle sofferenze patite o inflitte, delle opportunità perdute. Soprattutto dal coniuge ci si attende comprensione e compassione, sguardo valorizzante e grato, che sollecita a superare le proprie piccole vedute egoistiche, a evitare di esaurire le proprie risorse nella lamentela deprimente, nella recriminazione, nel risentimento per questa o quella circostanza sfavorevole, per questa o quella persona che ha avuto un comportamento scorretto. L’unità coniugale aiuta a far riaffiorare un nuovo e delicato affetto per quelli che sono i principali partner della vita e che ora appaiono meno come concorrenti o avversari.

Per gli sposi l’amicizia intreccia la dimensione fisica ed esistenziale con quella comunione delle persone, delle vite interiori e spirituali che realizza la completezza dell’unione. L’amicizia di per sé possiede una natura eminentemente spirituale, che nel caso dei coniugi comprende la sfera fisica ed esistenziale, la prossimità giornaliera, il progetto di vita comune e la comunicazione dei sussulti interiori dello Spirito. Come ha scritto Kracauer, l’amicizia "allarga lo spirito": «Il varcare insieme quelle regioni in cui si rivelano le proprie inclinazioni tipiche dona agli uomini tesori che da soli essi non avrebbero potuto conquistare se non a fatica. Alla fine il loro pensiero e la loro fantasia si compenetrano a tal punto che nessuno dei due sa più che cosa appartiene a lui e cosa all’amico. Quando gli amici sono insieme, il dialogo è intenso come uno sprizzare di scintille, e la loro comunione produce spesso pensieri e azioni decisive: se stanno ognuno per proprio conto, essi ospitano nell’animo l’immagine dell’altro e tutto ciò che ognuno di loro sente, pensa o intraprende sorge da una base più ampia, arricchita dagli stimoli e dagli incoraggiamenti che affluiscono dall’amico. Le inclinazioni tipiche vengono potenziate fino a diventare una realtà sempre più piena, l’emulazione moltiplica le forze e così l’esistenza si dilata oltre l’io e ognuno vive la vita di due anime»(5).

Laddove l’amore vince il tempo trasformandosi in tenera amicizia coniugale, prevalgono anche la persistenza e la moltiplicazione degli interessi, e di conseguenza il gusto della vita, l’ottimismo e un mirato investimento nel futuro che sa essere indipendente dalla propria sistemazione. Abbondano in pratica tutti i doni che lo Spirito fa a chi è fedele nell’amore secondo la convinzione che S. Aelredo di Rievaulx esprime così: «Dio è amicizia... Chi rimane nell’amicizia, rimane in Dio, e Dio in lui», aggiungendo che «nell’amicizia vigoreggia l’eternità, risplende la verità, e si gusta la dolcezza della carità»(6).

Giulia Paola Di Nicola








 

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