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n. 3 MARZO 2005

Sommario

EDITORIALE
Chiamati a una nuova responsabilità
la DIREZIONE

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di PIERCARLO PAZÉ

apep00010.gif (1261 byte) Quanti sono i minori negli istituti
di ERMENEGILDO CICCOTTI

apep00010.gif (1261 byte) L’urgenza di una famiglia vera
di GABRIELLA CAPPELLARO

apep00010.gif (1261 byte) Risorse diverse per diversi bisogni
di FRANCESCA MAZZUCCHELLI

apep00010.gif (1261 byte) Una scelta fatta con il cuore
di VALTER MARTINI

apep00010.gif (1261 byte) La scadenza non ci coglie di sorpresa
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Aprire le porte ai bambini degli altri
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Benessere e ricevimenti di nozze
di ORSOLA VETRI

LIBRI & RIVISTE

 

I DATI DI UN’INDAGINE NAZIONALE

Quanti sono i minori negli istituti

di Ermenegildo Ciccotti
(coordinatore del Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza - Ministero del Welfare)

Una recente ricerca dell’Istituto degli Innocenti ha monitorato la realtà dei centri per minori abbandonati, secondo la tipologia del presidio e la quantità di strutture presenti in ogni regione. Si registra, in vista del 2006, un diffuso trend di diminuzione.
  

La classificazione delle strutture di accoglienza per minori evidenzia una certa eterogeneità dei sistemi, di denominazione e definizione, espressi a livello regionale e locale per la categorizzazione delle strutture socio-assistenziali residenziali per minori. I diversi sistemi identificano numerose e variegate tipologie e profili di servizi.

Tra le classificazioni sistematizzate si segnala quella definita dalla Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 13 novembre 1997(1), elaborata con la finalità di riordinare in alcune categorie le diverse tipologie di strutture di accoglienza residenziale. In base a essa, i "presidi residenziali socio-assistenziali per minori" sono classificati in quattro classi: la comunità di pronta accoglienza; comunità di tipo familiare; la comunità educativa; l’istituto (vedi schema 1).

Schema 1.

In relazione a quest’ultimo, occorre poi specificare come una successiva elaborazione effettuata da un apposito gruppo di lavoro, costituito dal Ministero per la Solidarietà sociale, d’intesa con la Conferenza unificata, abbia evidenziato(2) che l’istituto «è da escludersi tra le tipologie delle residenze per minori poiché non idoneo a soddisfare l’interesse dei bambini e degli adolescenti».

Un dispositivo coerente con quanto già previsto dalla legge 328/00, "Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali" che, all’articolo 22, comma 3 prevede che «per favorire la deistituzionalizzazione, i servizi e le strutture a ciclo residenziale destinati all’accoglienza di minori devono essere organizzati esclusivamente nella forma di strutture comunitarie di tipo familiare».

Sebbene nel testo della legge 149/01 non si specifichi alcuna definizione di "comunità di tipo familiare", si può desumere che il riferimento vada a una tipologia di comunità caratterizzata da un’organizzazione di vita e da rapporti interpersonali analoghi a quelli della famiglia, ovvero da un ambiente familiare, nella sua piena accezione.

Sulla base della precedente classificazione i minori presenti nelle strutture residenziali, secondo i dati Istat, al 31 dicembre 2000, risultavano essere 23.824, di questi 7.575 risiedevano negli istituti (vedi tabella 1).

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali a tal proposito, tenendo conto anche di quanto contenuto nel "Piano nazionale di azioni e di interventi per la tutela e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva 2002/2003", ha affidato al Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza una ricerca per monitorare la situazione dei minori negli istituti (al 30 giugno 2003).

Tabella 1.

Un’analisi sistematica

L’unità di analisi della ricerca condotta è costituita dagli "istituti per minori", come definiti dall’Istat che considera tali quei presidi residenziali socio-educativi in grado di accogliere un alto numero di ospiti – ovvero dodici o più minori – le cui prestazioni sono in prevalenza educative, ricreative e di assistenza tutelare.

Partendo dagli elenchi Istat, tramite un’analisi sistematica direttamente sul territorio condivisa con i referenti delle Regioni ai quali è stato chiesto un riscontro sugli elenchi preliminarmente individuati, è stata elaborata una mappatura aggiornata degli istituti. Con le nuove acquisizioni informative rilevate è stato, poi, riorganizzato e definito il campo di indagine.

Quest’ultimo, pur riferendosi all’intero territorio nazionale, allo stato attuale delle cose coinvolge, in effetti, 13 regioni su 20 poiché in 7 regioni (Piemonte, Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana e Molise) non è presente alcun "istituto per minori", come comunicato al Centro nazionale dalle Regioni stesse nella fase di verifica preliminare sugli elenchi.

Secondo le informazioni raccolte dalla rilevazione a carattere censuario, gli istituti per minori ancora in funzione al 30 giugno 2003 ammontano a 215 unità e in totale ospitano 2.633 bambini e adolescenti.

Facendo un confronto con le ultime rilevazioni effettuate dall’Istat, la situazione risulta senza dubbio ulteriormente cambiata e nell’insieme il processo mostra un andamento progressivamente decrescente.

Le 359 strutture presenti nel 2000 subiscono una contrazione, dopo tre anni e mezzo, di 144 unità scendendo fino a quota 215.

Relativamente ai minori ospiti, il trend di diminuzione è anche più consistente. Nel giro di un anno, tra il 2000 e il 2003 la diminuzione ammonta a 4.942, riflettendo di fatto in tale triennio una contrazione di quasi due terzi di minori. Alla luce di questi dati è pertanto evidente come la realtà in esame sia in divenire e come gradualmente sembri indirizzarsi verso il cambiamento richiesto dalla legge 149/01.

Tabella 2.

A livello territoriale la situazione però è tutt’altro che omogenea (vedi tabella 2). Come si è detto, ben sette regioni del Paese non hanno alcun "istituto per minori" così come è stato definito. Si tratta, precisamente, di Piemonte, Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana e Molise, ovvero tutte regioni, tranne l’ultima, del Centro-nord.

In secondo luogo, nelle restanti regioni del Centro-nord, dove invece sono ancora presenti istituti per minori, essi risultano numericamente assai limitati: il valore massimo è quello relativo al Veneto, pari a 10.

Gli istituti, si collocano e si concentrano in misura maggiore nelle regioni del Sud e nelle Isole, dove, di fatto si trovano 167 strutture su 215, vale a dire oltre tre quarti delle strutture complessivamente censite.

Una discreta differenziazione in termini quantitativi si riscontra comunque anche fra le regioni del Sud, dove si passa dal valore minimo di 6 istituti della Basilicata a (escludendo l’area insulare) quello massimo di 35 della Puglia. In assoluto la regione che presenta il maggior numero di strutture è comunque la Sicilia con 63 istituti per minori; mentre, quella con l’ammontare più piccolo è il Friuli Venezia Giulia che ne ha soltanto una.

Relativamente all’ampiezza degli istituti censiti in termini di capacità ricettiva, ovvero di disponibilità di posti letto e quindi di possibilità di accoglienza, a livello nazionale si determina un numero medio di posti per struttura uguale a 28. Un valore che in alcune regioni (precisamente Basilicata, Campania, Lazio, Lombardia, Umbria e Sicilia) risulta superato, in taluni casi, anche cospicuamente.

Tabella 3.

Le varie motivazioni

Al 30 giugno 2003 i minorenni, complessivamente accolti nella tipologia presa in esame, risultano essere 2.633. La tabella 3 descrive i minorenni ospiti negli istituti per regione e mette in evidenza le due regioni che ne presentano il numero maggiore, ovvero la Sicilia e la Campania con 547 e 500 bambini (i cui valori percentuali si attestano rispettivamente al 20,5% e al 19% del totale).

Seguono la Puglia con 381 minorenni (pari al 14,5%), il Lazio e la Calabria (con rispettivamente 279, il 10,6% e 246, il 9,4%). Le regioni che hanno un numero di ospiti intorno alle 90 unità sono l’Abruzzo e l’Umbria, pari circa al 3,5% del totale per entrambe.

Riguardo all’età dei bambini e degli adolescenti ospiti negli istituti, la legge 149/01 ribadisce il diritto dei minori a vivere e a essere educati nella propria famiglia e, in caso di temporanea impossibilità della stessa, privilegia tipologie d’intervento che diano priorità all’affidamento ad altra famiglia o a comunità di tipo familiare. Vieta, inoltre, esplicitamente l’inserimento di bambini di età inferiore ai sei anni in istituti e dispone che entro il 31 dicembre 2006 venga definitivamente superata la prassi del ricovero in tali strutture. Al 30 giugno 2003 erano presenti negli istituti 301 bambini di questa classe di età.

Affidare.
"Affidare. Un percorso informativo nell’affidamento familiare": un opuscolo
ricco di informazioni voluto dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali (www.affidare.minori.it).

Infine i motivi prevalenti dell’inserimento dei bambini in istituto riguardano i problemi economici, lavorativi e abitativi della famiglia (che complessivamente superano di poco il 40%) di cui il primo risulta al 33% e il secondo e il terzo rispettivamente pari al 4,7% e al 2,7% del totale. Il secondo motivo è rappresentato dai problemi di condotta del genitore, pari al 12%, a cui possiamo associare i problemi giudiziari (4,5%).

Le crisi delle relazioni familiari unitamente ai problemi relazionali del minorenne con la famiglia superano l’8%. Infine sono presenti anche il maltrattamento, l’incuria e la violenza sul minore, ancora significative in quanto raggiungono la prima un valore di poco superiore al 5% e i secondi il 2,5%. Le cause collegate ai disagi del minore stesso non sono significativamente importanti poiché rappresentano poco più dell’1% delle cause dell’inserimento in struttura.

Ermenegildo Ciccotti

 

NOTE

1 Atti n. 357 del 13 novembre 1997.

2 Linee guida, "Qualità dei servizi residenziali socio-educativi per minori", Ministero per la solidarietà sociale d’intesa con la Conferenza unificata, Bozza, versione 9 dicembre 1999 a cura del Gruppo minori.








 

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