Famiglia Oggi.

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n. 3 MARZO 2005

Sommario

EDITORIALE
Chiamati a una nuova responsabilità
la DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) Le relazioni affettive prima di tutto
di PIERCARLO PAZÉ

apep00010.gif (1261 byte) Quanti sono i minori negli istituti
di ERMENEGILDO CICCOTTI

apep00010.gif (1261 byte) L’urgenza di una famiglia vera
di GABRIELLA CAPPELLARO

apep00010.gif (1261 byte) Risorse diverse per diversi bisogni
di FRANCESCA MAZZUCCHELLI

apep00010.gif (1261 byte) Una scelta fatta con il cuore
di VALTER MARTINI

apep00010.gif (1261 byte) La scadenza non ci coglie di sorpresa
di MANUELA LATINI

DOSSIER
Aprire le porte ai bambini degli altri
di CINZIA SPATARO

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Le contraddizioni della maternità
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Immagini confuse e stereotipate
di EMANUELA ZUCCALÀ
Adolescenza: inquietudini e vitalità
di HARMA KEEN

MATERIALI & APPUNTI
Promozione di diritti e opportunità
A CURA DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE PER L’INFANZIA

CONSULENZA GENITORIALE
Fissare obiettivi raggiungibili
di SERENA CAMMELLI

POLITICHE FAMILIARI
Meglio o peggio per le famiglie?
di PIETRO BOFFI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Benessere e ricevimenti di nozze
di ORSOLA VETRI

LIBRI & RIVISTE

 

MASS MEDIA & FAMIGLIA - I MEDIA E L’INFANZIA ABBANDONATA

Immagini confuse e stereotipate

Emanuela Zuccalà
(giornalista) 

Orfani, istituti, adozioni e affidi. Cinema e piccolo schermo ne parlano non sempre con la dovuta attenzione. Anche l’informazione è carente e manca di un giornalismo formato e aggiornato per trattare l’"infanzia".
  

«Volevo girare un film per famiglie» ha dichiarato il regista Roman Polanski, in cerca di un soggetto positivo per il suo nuovo lavoro, che regalasse un lieto fine dove, oltre ai buoni sentimenti, trionfasse anche la giustizia. È stata sua moglie a suggerirgli di attingere a un romanzo che entrambi amano e hanno letto ai figli, Le avventure di Oliver Twist. Arriva dunque il quinto film dedicato all’orfanello dickensiano, l’eroe ottocentesco di tutti gli orfanelli perché, dopo una girandola di furti e degrado nelle nebbiose miserie londinesi, vince la solitudine trovando il più classico degli antidoti: la sua famiglia. Sui grandi schermi italiani lo vedremo in autunno, e attraverso Oliver leggeremo in filigrana altre due diverse – ma simili sul piano emozionale – storie di abbandono: il passato del suo creatore Charles Dickens, un padre in carcere per debiti e una madre che lo costrinse a lavorare fin da bambino in una fabbrica di lucido da scarpe; e le ferite dello stesso Polanski, bambino ebreo nella Cracovia occupata dai nazisti, solo per caso scampato alla deportazione nei campi di sterminio.

Il tema dell’infanzia abbandonata si incontra spesso, al cinema. Talvolta la chiave è fiabesca, come in Elf, film americano del 2003, dove un piccolo ospite di un orfanotrofio si infila nel sacco di Babbo Natale finendo al Polo Nord in mezzo agli elfi e poi, da grande, cercherà il suo vero padre. Ma non mancano le letture psicologiche, come in Oleandro bianco (2002) del regista Peter Kosminsky, tratto dal romanzo di Janet Fitch, che ricostruisce per brevi quadri e violenti flash-back il rapporto simbiotico tra una figlia adolescente e una madre in carcere per omicidio. Astrid (che vediamo crescere dai 14 ai 18 anni) sperimenta tre affidi familiari, tutti fallimentari, sia per l’inadeguatezza di chi la accoglie, sia perché la madre, pur non sapendola crescere, la tiene avvinghiata a sé come un possesso, impedendole di attaccarsi affettivamente ad altre persone. Lo sguardo limpido della ragazza cambia tra le mura di un istituto: il film ci mostra l’orfanotrofio nel suo deserto affettivo e spirituale, nel suo tempo rarefatto e bloccato, dove è impossibile diventare grandi perché non c’è nessuno, pure in mezzo a tanta gente, con cui confrontarsi realmente.

E se dell’affido restituisce un’immagine confusa e negativa, la storia di Astrid ha però il merito di ridimensionare la convinzione secondo cui questa forma d’accoglienza sia solo rose e fiori, buttandoci addosso, seppure in maniera estrema e brutale, le sue difficoltà. Viene da chiedersi con quali criteri i servizi sociali americani scelgano le famiglie affidatarie: quelle che ospitano Astrid hanno problemi di alcolismo e depressione tali, che finiscono per esplodere con l’arrivo della ragazza.

Renée Zellweger e Michelle Pfeifer in "Oleandro bianco" (2002)
Renée Zellweger e Michelle Pfeifer in "Oleandro bianco" (2002)

L’affido familiare è anche uno dei pretesti narrativi di un telefilm americano già cult per i giovanissimi: O.C., trasmesso la scorsa stagione da Italia1 e seguito da tre milioni di spettatori. Il protagonista Ryan è un ragazzo ribelle e caratteriale, con una madre alcolizzata e violenta. Un giorno ruba un’auto, finisce in tribunale e incontra un avvocato che lo invita a vivere con la sua famiglia a Orange County, paradiso per ricchi californiani. Tra i dubbi e le difficoltà della moglie che si rende conto di quanto sia complesso fare da tutori a un giovane diverso, ma solo perché più sfortunato.

L’orfanotrofio come set cinematografico ritorna invece in Le regole della casa del sidro (1999), dello svedese Lasse Hallström, con Tobey Maguire e Michael Caine: anche qui l’istituto è un microcosmo impermeabile e ovattato, che nasconde il mondo al protagonista. Homer scoprirà le luci e le ombre della vita reale solo una volta fuori, e preferirà sbattere contro le delusioni piuttosto che abitare, protetto e prigioniero, in quella dimora fittizia. Tutt’altro tono in Bambini a noleggio con Leslie Nielsen (1995), direttore di una casa del fanciullo alla quale applica le regole del marketing: l’affido diventa affitto, così le coppie che cercano un figlio possono testare la merce e, se non fa per loro, restituirla al noleggiatore. Il fatto curioso è che la commedia, ingegnata solo per far ridere, involontariamente finisce per evidenziare un’idea ancora diffusa tra le coppie che desiderano accogliere un minore in affido o in adozione: il concetto di possesso, la pretesa di scegliere il figlio ideale che calzi meglio alla propria situazione familiare e alle aspettative personali. La convinzione, cioè, che l’adozione sia un diritto della coppia e non del bambino.

L’orfanotrofio come buco nero della mente, scenario di amnesie che feriscono nella loro impalpabilità, tormenta invece il marinaio Antwone Fisher, protagonista dell’omonimo, cupo film di Denzel Washington (2002), messa in scena del percorso quasi naturale che trasforma un’infanzia traumatizzata in una maturità violenta. Ma a volte i bambini soli, con la loro perduta ingenuità e un candore misto a sofferenza, riescono a prendere per mano adulti irrequieti, depressi o cinici, trasportandoli verso una nuova consapevolezza di sé e uno sguardo più aperto verso la vita. Accade in Central do Brasil di Walter Salles (1998): Dora, ex insegnante imbruttita dalla povertà, prende con sé il piccolo orfano Josuè che la trascina in un viaggio attraverso il Brasile per cercare suo padre. Il bambino è ricco di infantile speranza, e finirà per frantumare le difese e il cinismo della donna, insegnandole ad amare sé stessa e gli altri.

Un’alchimia simile, anche se con atmosfere più allentate, lega un ispettore di polizia e un’orfanella nel film Domenica di Wilma Labate (2001). Lui, interpretato da Claudio Amendola, deve condurre la ragazzina a identificare il suo presunto violentatore, ma in realtà è lei a guidare l’uomo in un’avventura nel cuore di Napoli, tra bancarelle, elemosine e scugnizzi. Entrambi soli, si incontrano come padre e figlia e si sperimentano in un rapporto affettivo di cui sono allo stesso modo carenti.

Una scena del film "Central do Brasil" (1998).
Una scena del film "Central do Brasil" (1998).

Quando parla la cronaca

Oltre alla fiction, anche le cronache si occupano sempre più spesso di queste tematiche. Soprattutto da quando si avvicina la chiusura degli istituti per minori, fissata per legge al 31 dicembre 2006, e le amministrazioni locali, insieme al Ministero del Welfare, cercano di promuovere l’affido familiare come l’alternativa più adatta al ricovero dei bambini in grandi strutture spersonalizzanti.

Non sempre però i media affrontano correttamente il problema: «Non è raro che confondano l’affido con l’adozione», sostiene Valter Martini, referente per gli affidi dell’Associazione papa Giovanni XXIII e autore del libro Una famiglia per ogni bambino (San Paolo, 2003). «Ci hanno invitati in una trasmissione Rai ma in realtà cercavano testimonianze di coppie adottive. E anche degli istituti non si parla molto, almeno non "dal vivo": la televisione lavora sulle immagini, ed è difficile che le telecamere entrino in un orfanotrofio italiano. Per questo è più comune raccontare il dramma dei bambini negli istituti stranieri: quanti reportage abbiamo letto o visto sull’Ucraina o sulla Romania? Eppure il problema lo abbiamo in casa».

Donata Nova Micucci, presidente dell’Anfaa (Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie) e coautrice di Ti racconto l’affidamento (Utet, 1997), mette poi in luce l’atteggiamento contraddittorio dei media verso l’infanzia abbandonata: «Quando si parla del ricovero in istituto, sono tutti d’accordo sul fatto che sia una condizione negativa e arcaica. Inoltre, dando notizia degli interventi che i servizi sociali compiono su minori con situazioni difficili, allontanandoli temporaneamente dalle famiglie d’origine affinché ricevano adeguate cure, c’è una grossa fetta dei media che li stigmatizza come ladri di bambini. Eppure ci sono tanti casi in cui un semplice aiuto materiale alle famiglie non risolve nulla. Pensiamo alla tristissima vicenda della bimba di Bari, morta in gennaio per malnutrizione: dov’era la comunità? Possibile che nessuno, nel vicinato o nel quartiere, si fosse accorto che la piccola soffriva? Un allontanamento dalla famiglia sarebbe stato necessario e avrebbe, forse, evitato la tragedia».

«Il problema è che, se escludiamo i media cattolici, l’infanzia va sui giornali solo quando c’è un grosso scandalo» sostiene Marco Griffini, presidente di AiBi (Associazione Amici dei Bambini), impegnata da tempo nella campagna «Chiudono gli istituti, apriamo le famiglie» per mettere in rete le realtà locali che vogliono avvicinarsi all’accoglienza di minori in difficoltà. «Non esiste un’informazione educativa, dalla quale le famiglie che meditano la scelta dell’affido ricevano consigli utili. Io resto innamorato della vecchia idea lanciata a Treviso da Telefono azzurro: formare giornalisti dell’infanzia, specializzati e costantemente aggiornati su questo tema. Ma ancora non abbiamo luoghi per confrontarci su questi temi con regolarità». Griffini cita infine il modo in cui i media trattano certi fatti tragici sempre più diffusi: genitori separati che uccidono i figli perché non possono vederli con la frequenza che vorrebbero. «Non si pensa mai che dietro questi gesti estremi c’è un’infanzia abbandonata, non ascoltata, oltre al concetto di figlio come proprietà. È su queste patologie, individuali e sociali, che anche i media dovrebbero lavorare per disinnescarle».

Emanuela Zuccalà
    

DAL PICCOLO SCHERMO
DIVORZIO, CHE ALLEGRIA!

«Sembra che ogni tanto il divorzio faccia bene», «Non bisogna accanirsi con il matrimonio». «Che divertente chi divorzia strano»...Frasi di una sera di mezzo inverno pronunciate su Raidue dal pacioso Giancarlo Magalli, che un tempo rassicurava le famiglie con trasmissioni politically correct.

Questa invece si chiama Bye bye baby: sulla colonna sonora cantata dalla bella Marilyn si scherza fra battute umoristiche e salaci riguardo alla fine degli amori dove tutto fila così liscio che la ex moglie, dopo aver lasciato il marito, trova anche a lui una nuova compagna. Tanto per non lasciare troppo vuoto... (Ovviamente sono tutti amici dei loro ex e vivono più sereni di prima).

Un signore ha trovato moglie a Cuba, ma dopo averla preceduta in Italia l’attende invano all’aeroporto. Ma anche lui non si dispera: «La prossima volta», dice, «vado in Colombia o in Brasile». «Perché? Le ragazze lì sono più affidabili?». «No, sono più affascinanti». Alla fine l’oroscopo prevede i divorzi.

Renata Maderna

 

WEB & FAMIGLIA
PER PROTEGGERE I BAMBINI

Tra le associazioni che si occupano di minori e dei loro diritti segnaliamo due siti, bene curati e aggiornati.

Quello dell’Anfaa, Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie (www.anfaa.it) è ricco di tutto quanto si vuole sapere su un tema importante come l’adozione e l’affido: i testi di legge, le pratiche da svolgere, gli enti autorizzati a farlo, una ricca bibliografia, le news, il calendario di iniziative, corsi, convegni e incontri.

Il sito internet dell’AiBi, Associazione Amici dei Bambini (www.aibi.it) promuove l’impegno dell’associazione a favore dei minori anche attraverso il sostegno a distanza e le numerose e varie iniziative di solidarietà e volontariato nei Paesi del Terzo mondo o in via di sviluppo. Interessante il dossier, scaricabile in file pdf, sulla scuola nei Paesi stranieri e le storie vere vissute da bambini e raccontate dai volontari.

o.v.








 

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