Famiglia Oggi.

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n. 4 APRILE 2005

Sommario

EDITORIALE
Più riflessione in nome del bambino che verrà
la DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) Oltre il rifiuto del limite
di GIORGIO CAMPANINI

apep00010.gif (1261 byte) Trasformare le difficoltà in risorse
di CARLO CASINI

apep00010.gif (1261 byte) Quelle tecniche ultima "ratio"
di CARLO CAMPAGNOLI

apep00010.gif (1261 byte) Procreazioni umanamente sostenibili
di CLEMENTINA PERIS

apep00010.gif (1261 byte) Sterilità, stress e significato della vita
di GIACINTO FROGGIO

apep00010.gif (1261 byte) Quando una legge è giusta?
di LUIGI LORENZETTI

apep00010.gif (1261 byte) La terza legittima scelta
di GIUSEPPE ANZANI

DOSSIER
Paesi europei a confronto
di MARINA CASINI

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Se prevale il pregiudizio
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Le quattro stagioni della follia mediatica
di DANIELE NARDI
Il bisogno di solidarietà
di HARMA KEEN

MATERIALI & APPUNTI
Le terapie non esistono ancora
di ANGELO VESCOVI
«Libertà è partecipazione»

di PAOLA SPOTORNO

CONSULENZA GENITORIALE
Dolori da elaborare
di ARISTIDE TRONCONI

POLITICHE FAMILIARI
Non solo assistenza
GIUNTA PROVINCIALE DI TRENTO

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Le politiche di Algeria e Marocco
di ORSOLA VETRI

LIBRI & RIVISTE

 

MATERIALI & APPUNTI - L’INTERVENTO ALL’ACCADEMIA DEI LINCEI

Le terapie non esistono ancora

di Angelo Vescovi
(
co-direttore dell’Istituto cellule staminali del San Raffaele di Milano)

Uno scienziato, tra i massimi esperti di cellule staminali, laico e agnostico, chiarifica alcuni punti relativi allo stato della ricerca scientifica. In relazione al referendum vi sono troppi messaggi non in linea con la realtà dei fatti.
  

Una delle ragioni alla base dello scontro sulla legge che regolamenta la produzione di embrioni umani riguarda la possibilità di utilizzarli al fine di isolare cellule staminali embrionali pluripotenti. Essendo queste cellule in grado di produrre qualunque tipo di cellula matura dei tessuti del nostro organismo, esiste la possibilità che le cellule staminali embrionali possano essere utilizzate per lo sviluppo di numerose terapie rigenerative a oggi incurabili, quali il diabete, il morbo di Alzheimer eccetera... Questa tesi è sicuramente logica e sostenibile fintanto che si accetti il fatto che si sta parlando di prospettive future e non di terapie già esistenti o in rapido divenire, e che si sta parlando di una delle numerose vie percorribili.

Purtroppo, il messaggio che incautamente viene trasmesso al grande pubblico e al legislatore è di ben altra natura e diametralmente opposto a quello che la realtà dei fatti ci propone. Ci viene infatti spesso spiegato il contrario del vero, e cioè che le cellule staminali embrionali rappresentano se non l’unica (concetto che comunque in molti propongono), sicuramente la via migliore per lo sviluppo di terapie cellulari salvavita. Si allude spesso, nemmeno troppo velatamente, al fatto che le terapie a base di cellule staminali embrionali sarebbero addirittura già disponibili.

Non posso mancare di notare come un tale approccio è totalmente infondato e pone il cittadino, presto chiamato a decidere sulla validità della legge sulla fecondazione assistita, di fronte a un dubbio dilaniante: lasciare morire milioni di persone o permettere l’uso degli embrioni umani per generare cellule salvavita?

Ovviamente, in un contesto simile la natura dell’embrione umano viene stravolta, negata e banalizzata fino a renderlo un semplice "grumo di cellule", qualcosa di sacrificabile ignorando gli enormi problemi etici che questo sacrificio solleva.

In realtà il sacrificio non è per nulla necessario. Non ci sono terapie "embrionali" a dispetto di un oggettivo, significativo potenziale terapeutico, non esistono terapie, nemmeno sperimentali, che implichino l’impiego di cellule staminali embrionali.

Non è attualmente possibile prevedere se e quando questo diverrà fattibile, data la scarsa conoscenza dei meccanismi che regolano l’attività di queste cellule, che ci impediscono di produrre le cellule mature necessarie per i trapianti, e data la intrinseca tendenza delle staminali embrionali a produrre tumori.

Secondo, ma non meno importante, esistono numerose terapie salvavita che rappresentano realtà cliniche importanti, quali le cure per la leucemia, le grandi lesioni ossee, le grandi ustioni, il trapianto di cornea. Tutte queste si basano sull’utilizzo di cellule staminali adulte. Inoltre, sono in fase di avvio nuove sperimentazioni sul paziente che implicano l’utilizzo di cellule staminali cerebrali umane.

Terzo, le terapie cellulari per le malattie degenerative non si basano solo sul trapianto di cellule prodotte in laboratorio. Esistono tecniche altrettanto promettenti basate sull’attivazione delle cellule staminali nella loro sede di residenza. Saranno quindi le cellule del paziente stesso che si occuperanno di curare la malattia, una volta stimolate con opportuni farmaci. Ovviamente, trattandosi delle cellule staminali del paziente stesso, i problemi di rigetto che, ricordiamolo, possono esistere col trapianto di staminali sia embrionali che adulte, in questo caso non sussistono.

Quarto, la produzione di cellule staminali embrionali può avvenire senza passare attraverso la produzione di embrioni. Sono infatti in corso studi grazie ai quali è possibile deprogrammare le cellule adulte fino a renderle uguali alle staminali embrionali senza mai produrre embrioni. Si tratta di una procedura che ha la stessa probabilità di funzionare della clonazione umana, ma scevra da problemi etici e che produce cellule al riparo da rischi di rigetto.

Da quanto descritto sopra, emerge molto chiaramente la seguente conclusione: il dibattito riguardante la legge sulla fecondazione assistita deve avvenire in assenza delle pressioni emotive e psicologiche che, artatamente, vengono fatte scaturire dalla supposta inderogabile necessità di utilizzare gli embrioni umani per produrre cellule staminali embrionali che rappresenterebbero l’unica o la migliore via per la guarigione di molte malattie terribili e incurabili.

Questa affermazione è incauta non solo perché fondata su concetti facilmente questionabili ma anche in relazione all’esistenza di linee di ricerca, di sviluppo e di cure almeno altrettanto valide, molto più vicine alla messa in opera nella clinica corrente e prive di controindicazioni etiche.

Il dibattito sulla legge deve quindi incentrarsi sugli aspetti relativi alla dignità dell’embrione e al suo riconoscimento come vita umana a tutti gli effetti. In questo contesto, mi permetto di concludere che, nella mia scala di valori di laico e agnostico, il diritto alla vita dell’embrione precede inequivocabilmente il diritto alla procreazione.

Angelo Vescovi
(intervento pronunciato il 31 gennaio all’Accademia dei Lincei al convegno, organizzato dall’Isle, "I problemi e le prospettive della procreazione assistita")








 

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