Famiglia Oggi.

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n. 6/7 GIUGNO-LUGLIO 2005

Sommario

EDITORIALE
Giovani trasgressivi e adulti distratti
la DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) Lotta al fumo: un’emergenza mondiale
di STEFANO CENTANNI e ALESSANDRA PISTONE

apep00010.gif (1261 byte) Come uscire dalla dipendenza
di MICHELE G. SFORZA e SARA CRESPI

apep00010.gif (1261 byte) Tempi duri per i fumatori
di MAURO CROCE

apep00010.gif (1261 byte) Sigarette: l’esempio dei genitori
di PIERGIORGIO TAGLIANI

apep00010.gif (1261 byte) Il bisogno di sperimentare
di EMANUELA BITTANTI

apep00010.gif (1261 byte) Alla ricerca di un’adultità maldestra
di EMANUELA CONFALONIERI

apep00010.gif (1261 byte) Riti iniziatici e riti di legame
di MARIATERESA ZATTONI

DOSSIER
Leggi che mutano le abitudini
di EMANUELA ZUCCALÀ

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Il fascino di Humphrey Bogart
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Titoli da prima pagina
di ROSANNA BIFFI
Messaggi di fumo
A CURA DELL’OSSERVATORIO FUMO, ALCOL E DROGA
Le dimissioni da "figlio di papà"
di ORSOLA VETRI

MATERIALI & APPUNTI
Con la "stizza" tra le dita
di PAOLA SPOTORNO

CONSULENZA GENITORIALE
Una realtà nascosta per anni
di ARISTIDE TRONCONI

POLITICHE FAMILIARI
Le domande che tutti ci poniamo
A CURA DELLA CONSULTA REGIONALE LOMBARDA DELLE ASSOCIAZIONI FAMILIARI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
In fuga dalla famiglia
di ORSOLA VETRI

LIBRI & RIVISTE

 

DOSSIER - IN GIRO PER I PAESI STRANIERI

LEGGI CHE MUTANO LE ABITUDINI

di Emanuela Zuccalà
(giornalista)

La prima fu la Norvegia dove il fumo è vietato nei luoghi pubblici (aziende, uffici, fabbriche, trasporti, bar e ristoranti) dal 1975. In Irlanda il divieto (marzo del 2004) attuò una vera e propria rivoluzione culturale vietando il fumo nei frequentatissimi locali: nelle campagne, in particolare, la sigaretta al pub era considerata un’istituzione intoccabile. Anche L’Italia e la Bulgaria hanno in comune una decisa politica antifumo e una legislazione dalla parte dei non fumatori. L’Ue, da parte sua, non emana direttive ma esorta gli Stati membri a prendere esempio dal Governo di Dublino. Negli Usa le norme più severe sono in California. In Africa si distingue la Tanzania per le sue leggi e la sua propaganda contro il fumo.
    

IL FUMO IN EUROPA E NEL RESTO DEL MONDO
NORME E DIVIETI
PER LA TUTELA DELLA SALUTE
  

Singolare: Paesi tanto diversi come Italia, Irlanda, Norvegia e Bulgaria hanno qualcosa in comune: una decisa politica antifumo e una legislazione che sta tutta dalla parte dei non fumatori. Nel panorama europeo sono mosche bianche: si tratta degli unici Stati del vecchio continente ad aver proibito la sigaretta accesa in qualsiasi luogo pubblico, ma tra poco anche Svezia e Finlandia li imiteranno.

Nel resto d’Europa, invece, il fumo trova ancora tolleranza, soprattutto in bar e ristoranti. In effetti l’Unione europea non ha mai emanato direttive né regolamenti sul tema: esiste una raccomandazione del 2002, intitolata Prevenzione del fumo e iniziative per un migliore controllo del tabacco ma non è vincolante. Semplicemente esorta gli Stati membri a «provvedere a una protezione adeguata dall’esposizione al fumo passivo nel posto di lavoro, negli spazi pubblici chiusi e sui mezzi pubblici di trasporto, oltre che a intensificare i programmi di prevenzione del fumo», senza imporre di introdurre uno specifico corpus legislativo.

Più che i grandi numeri del tabagismo (il trenta per cento degli uomini europei fuma, accanto al quindici per cento delle donne), a far riflettere Bruxelles è stato l’esempio dell’Irlanda, il primo Stato che nel marzo 2004, ha dichiarato guerra alle sigarette. Markos Kyprianou, commissario europeo alla salute e alla protezione dei consumatori, ha annunciato che si batterà perché, in tema di fumo, l’intera Europa somigli a Dublino.

Il primo passo? Il "vietato fumare" nei locali della Commissione europea, scattato nel maggio 2004.

Esiste una legislazione comunitaria sul fumo, ma riguarda questioni diverse dai divieti: i livelli massimi di catrame e nicotina nelle sigarette (il provvedimento è attivo dal primo gennaio 2004); l’eliminazione dai pacchetti delle fallaci scritte light mild o extra light sostituite da informazioni più veritiere come «il fumo uccide» (30 settembre 2003); il divieto di pubblicità diretta per i prodotti da tabacco (oggetto di tre direttive del 1991, del 1998 e del 2001).

Il 27 febbraio di quest’anno è poi entrata in vigore la Convenzione-quadro per la lotta al tabacco (Ftct, cioè Framework Convention on Tobacco Control) promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità. Non è vincolante, ma almeno costringe i 192 Paesi membri a promettere un impegno serio per sradicare il vizio del fumo. Anche perché il suo costo sociale e sanitario comincia a gravare sui bilanci degli Stati: solo in Europa, le malattie legate al tabagismo uccidono ogni anno mezzo milione di persone. Eppure, in certi Paesi, si può ancora fumare sugli autobus.

Ecco una mappa dei Paesi stranieri, con un particolare approfondimento di quelli europei e con qualche incursione anche fuori dal continente, laddove i Governi stanno iniziando a porsi il problema.

AUSTRALIA
Suonò come una notizia inquietante quando, nel maggio del 2004, il fumo venne definitivamente bandito da un luogo che più aperto non si può: la spiaggia di Manly, tra i più noti e pittoreschi paradisi per chi pratica wind-surf. E sembra che altre aree di Sidney – compresa la famosissima Bondi Beach – seguiranno presto l’esempio salutista.

In Australia il fumo è già messo al bando in tutti gli aeroporti, uffici governativi, ospedali e luoghi di lavoro. Ristoranti e centri commerciali fanno però eccezione, anche se nella maggior parte del Paese hanno delle aree dedicate al fumo.

AUSTRIA
In Austria fuma il 38 per cento degli adulti e il 42 per cento degli adolescenti: il tasso, quest’ultimo, più alto d’Europa. Forse è per questo che la legge austriaca sul tabacco (la numero 431 del 1995, poi modificata con la 98 del 2001 e la 74 del 2003) presta attenzione ai luoghi frequentati da bambini e giovani, vietando il fumo in tutte le scuole (in classi, sale da conferenza e palestre) e nelle università. Il divieto è esteso anche agli edifici aperti al pubblico e ai trasporti pubblici. Non è però prevista alcuna sanzione per i trasgressori.

BELGIO
Il 2 marzo scorso è stato pubblicato sul Belgian Official Journal (omologo della nostra Gazzetta Ufficiale) un decreto reale che stabilisce il divieto di fumo, a partire dal primo gennaio 2006, in tutti i luoghi di lavoro, compresi gli uffici dei liberi professionisti laddove ci siano degli impiegati. La sigaretta sarà consentita solo in sale dedicate, e i titolari di imprese e uffici avranno la responsabilità di far rispettare la norma. Alberghi, ristoranti e bar saranno però esclusi dal divieto, così come carceri e ospizi, eccetto che negli spazi accessibili solo ai lavoratori come cucine e guardaroba.

Alcune società hanno già predisposto cabine per fumatori, che sono sempre ben frequentate, visto che in Belgio fumano il 31 per cento degli uomini e il 26 per cento delle donne.

BULGARIA
Dal primo gennaio di quest’anno, la nuova "legge per la salute" proibisce di fumare in ristoranti, bar, discoteche, sui treni e in tutti gli edifici pubblici. Il ministro della Sanità, Slavcho Bogoev, ha predisposto controlli a tappeto fin dalla notte di Capodanno: le multe per i trasgressori vanno da cento a 2.500 euro. Se la stessa persona viene colta per la seconda volta a fumare in un luogo proibito, la cifra lievita da 1.500 a cinquemila euro. Un bel deterrente, visto che lo stipendio medio in Bulgaria equivale a circa 160 euro. In questo Paese che conta meno di otto milioni di abitanti, la metà degli uomini adulti e un terzo delle donne sono fumatori regolari. E i ragazzi accendono la prima sigaretta a dodici anni.

CANADA
Beati i canadesi, che non provano troppo piacere nell’aspirare una "bionda": il loro tasso di vizio è tra i più pallidi al mondo, con solo il ventuno per cento di tabagisti tra gli adulti. Gli esperti di salute pubblica non hanno dubbi: il merito di una percentuale tanto decorosa va alle ruvide misure antifumo introdotte negli ultimi anni. Oltre a vietare le sigarette nei luoghi di lavoro e in molti luoghi pubblici, i pacchetti sono stati dotati di immagini raccapriccianti: gli organi interni del corpo umano corrosi da anni di vizio. Altro che le nostre scritte «il fumo uccide».

CIPRO
Un testo di legge del 2002 bandisce il fumo dai luoghi pubblici, inclusi cinema e teatri, edifici governativi, trasporti pubblici e perfino automobili private quando a bordo ci siano passeggeri minori di sedici anni. Anche nei posti di lavoro sarebbe vietato fumare nelle zone comuni, ma sembra che l’applicazione della norma faccia acqua.

DANIMARCA
Ha la percentuale di fumatrici donne tra le più elevate d’Europa: il 29 per cento, al pari della Grecia e superata solo (di poco) da Irlanda, Germania e Olanda. Il fumo è comunque vietato all’interno di qualsiasi stabile aperto al pubblico, compresi gli edifici governativi, dove sono però previste delle aree dedicate. La normativa nazionale consente alle istituzioni regionali e comunali e alle aziende di trasporto di regolamentare in autonomia i divieti di fumo.

Anche nelle scuole è vietato fumare, tranne che in zone riservate al personale dove però gli allievi non possono entrare. Bar, ristoranti, club e hotel sono ancora privi di divieti, a differenza di teatri e cinema.

Vignetta.

FINLANDIA
Con l’introduzione, nel marzo del 1995, di una legge che regolamenta il fumo, sembra che il vizio abbia sempre meno adepti in Finlandia. I ricercatori del Finnish Institute of Occupational Health hanno rilevato che l’incidenza del fumo è diminuita dal 29,6 al 25 per cento sia negli uomini che nelle donne. La media giornaliera di sigarette fumate è passata da diciannove a sedici e anche l’inquinamento da tabacco nelle fabbriche e negli uffici è diminuito notevolmente.

Nei ristoranti e nei bar il fumo è ancora lecito, ma i locali con un’estensione maggiore di cinquanta metri quadri devono riservare metà dei posti ai non fumatori: i sindacati finlandesi si dicono per ora soddisfatti, visto che questa seppur parziale restrizione ha già portato a un significativo decremento dell’esposizione al fumo per le decine di migliaia di impiegati nella ristorazione.

Il ministro finlandese agli Affari sociali e alla sanità, comunque, sta preparando una modifica alla legislazione per bandire completamente il fumo dai ristoranti proprio per tutelare ancora di più chi ci lavora. Secondo il maggiore quotidiano del Paese, l’Helsingin Sanomat, la norma dovrebbe entrare in vigore nell’estate del 2006. Intanto vige già un divieto nei luoghi di cura, di educazione e negli edifici governativi, oltre che negli uffici privati e pubblici, nei teatri e nei cinema, sebbene sia consentito creare zone per fumatori. Anche sugli autobus e sui treni si continua a fumare in aree riservate: è però in discussione l’introduzione di un divieto totale.

FRANCIA
Qui un pacchetto di sigarette costa ormai, in media, la bellezza di cinque euro. Fattore determinante, che abbinato a massicce campagne salutiste è riuscito a decimare la popolazione di fumatori, calati di quasi due milioni dal 1999 al 2003. L’Istituto di prevenzione ed educazione alla sanità lo definisce «un fenomeno senza precedenti»: la percentuale di fumatori è scesa dal 34,5 per cento al 30,4. I 15,3 milioni di tabagisti sono così diventati 13,5. Non solo: tra gli ex fumatori, il 14,2 per cento dichiara di aver smesso nell’ultimo anno.

Le leggi anti fumo sono però in fase di revisione: dal 1992, una norma bandisce la sigaretta dai luoghi pubblici e di lavoro, concedendo sale per fumatori a bar e ristoranti purché sotto determinate condizioni di ventilazione. Ora è in discussione un nuovo testo, la "legge per la salute pubblica" che potrebbe far aumentare i luoghi di lavoro liberi dal fumo introducendo un esplicito divieto nei regolamenti aziendali. Lo scopo non dichiarato è anche quello di colmare, in un futuro non lontano, il buco di sei miliardi di euro nella sanità pubblica, determinato in certa misura dalle malattie legate al fumo di tabacco. È dall’autunno del 2004 che il Cnct (Comitato nazionale contro il tabagismo) ele associazioni contro il fumo spingono per divieti più ampi, e anche il presidente della Repubblica, nel suo "Piano per la lotta al cancro" si è detto consapevole dell’importanza di simili misure.

C’è però chi rema contro: quando, nell’ottobre del 2003, il prezzo delle sigarette è aumentato del venti per cento, i tabaccai furiosi hanno scioperato, sostenendo che mentre loro rischiano il fallimento, i fumatori accaniti non faranno altro che recarsi oltre confine a comprare pacchetti meno cari. La pubblicità, diretta o indiretta, a favore del tabacco è invece vietata dal 1991 dalla legge Evin, ma lo scorso marzo una sua interpretazione troppo restrittiva ha fatto sorridere molti: in una mostra su Jean-Paul Sartre alla Biblioteca nazionale di Francia, a Parigi, una foto del 1946 era stata ritoccata. Cancellando dalle dita del filosofo l’inseparabile mozzicone di Bayard bianca.

GERMANIA
Nel 2001 il Ministero federale dell’economia e del lavoro ha classificato il fumo di tabacco tra le sostanze cancerogene per l’uomo. Così nel 2002 è entrata in vigore una legge che tutela i non fumatori nei luoghi di lavoro, ma continua a lasciare fuori una serie di spazi: bar, ristoranti, perfino treni, aerei, trasporti pubblici, cliniche, scuole ed edifici governativi. Per ora la Germania prevede un piano d’azione graduale che obbligherà bar e ristoranti a riservare metà dei posti ai clienti che non fumano: le nuove regole arriveranno solo nel 2008.

Poiché dal divieto resteranno esclusi chioschi alimentari, tavole fredde e discoteche, l’associazione tedesca dei non fumatori sta già protestando contro una norma che si preannuncia di maglia troppo larga e dunque inutile. La lobby dei fumatori, che rappresenta un terzo della popolazione adulta ed è disposta a spendere quattro euro per un pacchetto di sigarette (tanto costano le Marlboro in Germania), avrebbe vinto sulla maggior parte dei tedeschi che invece non hanno il vizio.

GRAN BRETAGNA
Mentre la Scozia programma di dotarsi di un divieto totale nei luoghi pubblici già dalla primavera del 2006, il 16 novembre del 2004 il Governo britannico ha realizzato un "libro bianco" sul fumo, con il proposito di vietare progressivamente le sigarette in tutta l’Inghilterra, a partire dal 2008, nei luoghi di lavoro e nei locali dove si servono cibo e bevande. Le linee sono state però aspramente contestate da chi invece preferirebbe vietare il fumo in un colpo solo nei pub e nei ristoranti, come è avvenuto in Irlanda. Quanto agli uffici, alle aziende e alle fabbriche, inizialmente il Governo di Tony Blair voleva optare per un approccio volontario da parte dei datori di lavoro, ma ora sta modificando posizione.

Attualmente non esistono leggi speciali che regolano il fumo sul lavoro, anche se l’Health and Safety at Work Act del 1974 obbliga i datori di lavoro a tutelare la salute, la sicurezza e il benessere dei dipendenti. Di conseguenza, se vi è un rischio per la salute derivante da un ambiente fumoso, il datore deve provvedere. Inoltre i Workplace Regulations del 1992 stabiliscono che i posti di lavoro al chiuso devono essere sufficientemente ventilati, e i datori devono tutelare i non fumatori nelle aree adibite alla pausa, predisponendo strutture separate oppure vietando il fumo in queste zone.

Secondo una sentenza, poi, i regolamenti del 2002 del Control of Substances Hazardous to Health (un organismo che definisce le sostanze dannose per la salute) si riferiscono anche al fumo di tabacco ambientale: un’ulteriore prova che sono i datori di lavoro a dover prevenire o controllare l’esposizione al fumo, nello stesso modo in cui trattano altre sostanze pericolose per i dipendenti.

La Gran Bretagna è comunque in attesa di un codice di pratica approvato (con status quasi legale) sul fumo passivo, che aiuterà le aziende a capire con maggiore chiarezza le loro responsabilità. Intanto il Tuc (Trade Union Congress, la centrale sindacale britannica) sta promuovendo una campagna affinché tale codice venga presto approvato. Circa il trenta per cento degli adulti sotto i 65 anni fuma, in Gran Bretagna, secondo una recente ricerca dell’Imperial College di Londra. Si stima che il 42 per cento della popolazione sia esposto al fumo passivo in casa e l’undici per cento sul lavoro. Il problema del fumo passivo è stato al centro di un intenso dibattito tra gruppi pro e contro fumo, ognuno dei quali contesta la validità delle statistiche dell’altro.

Una curiosità: mentre le normative antifumo sono ancora in alto mare, qualche azienda inglese sta già selezionando i nuovi assunti secondo il criterio "fuma, non fuma". Il mondo economico si è accorto che il vizio porta via tempo prezioso. Eppure la legislazione britannica in materia di lavoro vieta qualsiasi discriminazione di genere, razza, religione. Dimenticando, in effetti, di dire qualcosa sui fumatori.

GRECIA
Sarà che ad Atene per un pacchetto di "bionde" si spendono solo due euro e settanta, fatto sta che la Grecia – al pari del Portogallo – registra la popolazione di tabagisti più nutrita d’Europa: il 41 per cento. Gli esperti sostengono che il Paese si troverà presto ad affrontare un’epidemia di cancro al polmone: l’incidenza della malattia è aumentata del cinquanta per cento negli ultimi trent’anni, e secondo i medici se ne vedranno gli effetti devastanti anche sulla sanità pubblica. Ogni anno circa seimila greci muoiono di cancro al polmone, una cifra record in Europa.

Per scoraggiare l’abitudine al tabacco, dall’ottobre del 2002 sono entrati in vigore nuovi e rigorosi regolamenti che proibiscono le sigarette in molti luoghi pubblici come sale d’attesa, ospedali, stazioni ferroviarie ed edifici governativi. Tre mesi dopo sono state introdotte anche delle multe per i bar e i ristoranti che non riservano almeno metà dello spazio a chi non fuma.

INDIA
Negli ultimi mesi, l’India ha ristretto le maglie della legislazione sul fumo nei luoghi pubblici per tentare di ridurre gli elevati livelli di dipendenza dal tabacco della popolazione, ma con scarsi risultati. La riforma non prevede infatti sufficienti risorse per adeguare le abitudini degli indiani a nuove misure antifumo. La recente normativa ha vietato la pubblicità, diretta e indiretta, dei prodotti da tabacco e la vendita di sigarette ai minori. Chi viola la legge subisce una multa di duecento rupie, l’equivalente di quattro dollari e mezzo. Secondo un sondaggio realizzato nel 1996 dall’agenzia di stampa Associated Press, i fumatori di sigarette in India sarebbero 112 milioni, e 96 milioni userebbero altri prodotti da tabacco.

IRAN
Lo Stato islamico ha bandito la pubblicità dei prodotti da tabacco e il fumo da tutti gli edifici pubblici nell’ottobre del 2003, ma entrambe le misure hanno sortito scarsi effetti. La sigaretta è stata vietata negli edifici religiosi e amministrativi, oltre che negli hotel, nei ristoranti, negli aeroporti, nei cinema e nei centri sportivi. Nonostante questo, il divieto viene ampiamente ignorato e le leggi raramente vengono fatte rispettare. Le statistiche dicono che l’abitudine al fumo è in crescita vertiginosa fra i giovani iraniani.

IRLANDA
L’Atto sulla salute pubblica del 29 marzo 2004 mette al bando la sigaretta da una vasta gamma di luoghi di lavoro, compresi pub, ristoranti, uffici e negozi: il fumo, qui, uccide settemila persone l’anno. La legge non si applica nelle camere d’albergo, nelle carceri e negli ospedali psichiatrici. Chi viene pizzicato a fumare nei luoghi dove è vietato, ora rischia una multa fino a tremila euro, così come il gestore del locale che non ha vigilato abbastanza sul rispetto della norma. Secondo il Governo irlandese, il provvedimento è ben visto dalla maggioranza dei cittadini (compreso il trenta per cento di fumatori del Paese), ma i giornali locali hanno invece evidenziato una spaccatura tra zone urbane, dove la norma piace, e quelle rurali, dove invece una birra e una sigaretta al pub sono istituzioni intoccabili.

Da uno studio della Business School di Dublino risulta però che i fumatori irlandesi sono già calati dal trenta per cento all’attuale ventiquattro, e si prevede anche una diminuzione dell’otto per cento nei consumi di alcol e tabacco: significa settanta milioni di euro in meno per gli esercenti e circa tremila posti di lavoro a rischio.

La Vintners’ Federation of Ireland, che rappresenta seimila esercenti di pub, dice che non è giusto che tocchi a loro far rispettare il divieto: i clienti fumatori incalliti alterati dalla birra non sono soggetti facili da gestire. Un ulteriore scenario potrebbe essere il "pendolarismo del fumo" verso i pub dell’Irlanda del Nord, ancora annebbiati dalle sigarette.

Vignetta.

ISLANDA
Nell’isola con la qualità della vita più invidiata al mondo, non si può fumare nelle aree delle istituzioni aperte al pubblico, nelle aziende, nei locali delle organizzazioni di volontariato e nei luoghi dove si svolgano attività sportive e di tempo libero. La sigaretta è invece tollerata nei ristoranti e nei luoghi di intrattenimento, anche se in zone con un’adeguata ventilazione. Il fumo è totalmente proibito in scuole, asili, luoghi di cura per bambini, stabili destinati a bambini e adolescenti, luoghi adibiti ad attività sociali e sportive, trasporti pubblici. Nuove iniziative sono allo studio per proibire il fumo in bar e ristoranti.

LETTONIA, LITUANIA ED ESTONIA
In Lettonia la sigaretta è proibita in cliniche e ospedali, scuole ed edifici di governo, luoghi di lavoro, teatri e cinema. In ristoranti, pub, treni, e aerei esistono delle aree per fumatori. La situazione è simile in Lituania, dove però non si fuma sui treni locali, e anche in Estonia, che ha una legge sul tabacco dal 2001, poi modificata nel 2004.

LUSSEMBURGO
La regolamentazione del 1994 si preoccupa dei livelli essenziali di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, e limita il fumo in uffici e aziende alle aree dedicate. Il Governo ha designato un gruppo di lavoro che dovrà elaborare una nuova legge più restrittiva, ma sembra che un divieto totale abbia scarse probabilità di passare.

MALTA
Sono stati gli stessi datori di lavoro a incoraggiare spontaneamente una politica antifumo nelle aziende, spingendo per una normativa che è entrata in vigore il 5 aprile del 2004. Il 16 giugno del 2003, del resto, Malta era stata tra le prime firmatarie della Convenzione-quadro sul controllo del tabacco promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità, e il 24 settembre 2003 l’aveva ratificata.

I cambiamenti nella legislazione nazionale non si sono fatti attendere: il vecchio Chapter 315 sul controllo del tabacco è stato rinnovato, e sono entrate in vigore disposizioni più severe in materia di pubblicità di sigarette. L’ultima regolamentazione sul divieto di fumo nei luoghi pubblici è del 14 settembre 2004: stabilisce che «il fumo è vietato in ogni stabile chiuso, privato o pubblico, cui il pubblico abbia accesso, eccetto che nelle aree dedicate ai fumatori» (ln 414, paragrafo 3). Inclusi nel divieto anche bar e ristoranti. La Malta Standards Authority ha pubblicato una guida ufficiale per predisporre smoking rooms a norma di legge.

MONTENEGRO
Serbia e Montenegro registrano una percentuale tra le più elevate in Europa, con il loro 40 per cento di fumatori abituali. Nell’agosto del 2004 il Montenegro ha deciso di vietare la sigaretta nei luoghi pubblici, con la speranza di sradicare l’ormai consolidata cultura del fumo in uffici, ristoranti, bar e perfino sugli autobus. Le nuove regole, entrate in vigore all’inizio di quest’anno, proibiscono anche la pubblicità del tabacco e le immagini in televisione di gente che fuma.

NORVEGIA
È stato fra i primi Paesi europei a preoccuparsi dei polmoni dei non fumatori. La pubblicità del tabacco è proibita da trent’anni e un pacchetto di sigarette costa una follia, circa nove euro.

Nonostante questo, un norvegese su tre fuma sigarette, e le morti per malattie legate al tabacco sono in aumento. Una legge del 1975, modificata nel 1996, nel 2003 e nel 2004, ripristina l’aria pulita in tutti i luoghi chiusi, proibendo di fumare negli edifici pubblici, in aziende, uffici, fabbriche, trasporti, bar e ristoranti. Con queste misure, oltre a proteggere dal fumo passivo, il Governo norvegese intende trasformare il fumo in un’usanza non più socialmente accettata. Le norme sono state introdotte anche su forti pressioni dei sindacati dei lavoratori nei ristoranti, che affermano di essere soggetti a un’incidenza del cancro al polmone maggiore rispetto alle altre categorie. Il ministro della Sanità sostiene che, ogni anno, da trecento a cinquecento persone muoiono in Norvegia per gli effetti del fumo passivo.

OLANDA
La legge sul consumo di tabacco è datata 2002: introduce restrizioni al fumo nei luoghi pubblici e sui trasporti nazionali. Dal gennaio del 2004 è entrata poi in vigore la normativa sul divieto di fumo nei luoghi di lavoro, che però indica scrupolosamente diverse eccezioni: zone fumatori in hotel, ristoranti e bar, teatri non pubblici e luoghi di intrattenimento.

È stato comunque un duro colpo per i fumatori, che hanno dovuto abituarsi a non accendere la sigaretta anche nelle stazioni ferroviarie, sui treni, nei bagni pubblici e negli uffici. Il Governo ha ammonito hotel, bar e ristoranti affinché adottino ulteriori misure nel 2005, a meno che non intensifichino i controlli sul rispetto del divieto. Circa il trenta per cento dei sedici milioni di olandesi hanno il vizio del fumo, un tasso molto alto, vicino a quello di Spagna e Germania. Il Governo, nei prossimi tre anni, si è posto l’ambizioso obiettivo di far crollare questa percentuale al cinque per cento.

POLONIA
È del 1995 la legge sulla protezione della salute pubblica contro gli effetti dell’uso del tabacco. È stata poi modificata nel 1999 e nel 2003, stabilendo il divieto di fumo nei luoghi pubblici.

PORTOGALLO
Oltre il quaranta per cento dei portoghesi fuma: il record europeo, accanto alla Grecia. Eppure una legge impone un totale divieto di fumo negli ospedali, nelle scuole e negli edifici del governo, oltre che negli uffici pubblici e privati, in teatri e cinema. Sono però previste ovunque delle sale per fumatori, tranne che su autobus, treni e taxi quando il viaggio dura meno di un’ora. Ci sono anche parziali restrizioni al fumo sui voli nazionali, mentre in bar e ristoranti si fuma ancora tranquillamente.

REPUBBLICA CECA
Secondo la legge 353 del 2003, non si deve fumare sui trasporti pubblici, nelle scuole, nelle cliniche e negli ospedali, nelle palestre e nei ristoranti durante gli orari della colazione, del pranzo e della cena. Sono però previste aree dedicate ai fumatori. Per quanto riguarda gli uffici, invece, c’è un’altra normativa che proibisce la sigaretta accesa durante le riunioni e in tutte le stanze dove soggiornino dei non fumatori.

ROMANIA
Dal 2002 il fumo è vietato nei luoghi pubblici, anche se non esistono restrizioni valide per posti di lavoro e uffici, ristoranti e bar al chiuso.

SLOVACCHIA
La legge numero 330 del 1996 sulla sicurezza e la protezione della salute nei luoghi di lavoro, entrata in vigore nel 1997, obbliga i datori di lavoro a vietare il fumo quando tra gli impiegati ci sia qualche non fumatore.

SLOVENIA
Una normativa stabilisce divieti di fumo in ospedali e scuole e anche restrizioni nei luoghi pubblici, eccetto i ristoranti che però devono avere delle aree riservate ai fumatori.

SPAGNA
Un decreto reale del 1988, rinnovato nel 1999, impone un divieto totale di fumo nei luoghi di cura ed educazione, in teatri e cinema, a bordo di autobus, aerei e alcuni taxi. Il fumo è consentito su certe carrozze dei treni. Parziali restrizioni sono in vigore anche negli edifici di governo e nelle aziende: il fumo non è permesso nelle aree comuni e in quelle dove lavorano donne incinte.

Nel novembre 2004 il ministro della Sanità Elena Salgano ha comunicato il suo progetto di una nuova normativa, questa volta ad ampio raggio, per mettere fuori legge la sigaretta negli uffici, negli hotel e in altri luoghi pubblici. Sembra che il divieto si applicherà ai luoghi pubblici con un’area superiore a cento metri quadri, che non abbiano già al loro interno delle zone riservate ai fumatori. I dettagli sono ancora allo studio, ma forse saranno compresi anche gli ospedali psichiatrici e le carceri. In Spagna fuma quasi il quaranta per cento della popolazione e le sigarette costano meno che negli altri Paesi dell’Unione europea: due euro e mezzo per un pacchetto di Marlboro.

STATI UNITI
Parecchie città e Stati stanno prendendo in considerazione – o già mettendo in atto – il divieto di fumo. È la California ad avere una legislazione antifumo tra le più severe e ampie al mondo: dal 1993 vige il divieto di fumo non solo all’interno degli edifici pubblici, ma perfino nello spazio di un metro e mezzo dall’uscita, di recente esteso a sei metri.

Va da sé che non si fuma in bar, ristoranti, luoghi di lavoro al chiuso e perfino sulle spiagge di tutto lo Stato. La Californian Medical Association ha constatato che l’incidenza del cancro ai polmoni, dal 1998, è diminuita di sei volte in California rispetto agli Stati che ancora non hanno una legge antifumo. A New York, la sigaretta è stata messa al bando nei bar, nei club e nei ristoranti già dal marzo del 2003. Nel resto dell’Unione troviamo normative diverse a seconda degli Stati e delle stesse città: se quasi ovunque il fumo è proibito nei luoghi di lavoro, non sempre, invece, bar e ristoranti hanno aria salubre. Le leggi contro il fumo hanno acceso un vivace dibattito, oltre oceano: alcuni gestori di bar sostengono che i loro affari ne soffrono, mentre i fumatori rincarano affermando che i loro diritti sono stati violati. I non fumatori, intanto, si godono un ambiente più pulito.

SVEZIA
La legge svedese sul tabacco risale al 1993, ed è stata poi modificata nel 1994, nel 1997 e nel 2002. Vieta il fumo nelle scuole e nelle aree frequentate dai bambini, inclusi i cortili, nelle cliniche e negli ospedali, nel trasporto pubblico. Nelle scuole si fuma solo in stanze apposite, ovviamente vietatissime ai minorenni. Dal primo giugno, inoltre, ristoranti e bar sono off-limits per i fumatori, eccetto che nelle salette dedicate.

Saranno i gestori a dover verificare che gli impiegati non siano involontariamente esposti al fumo da tabacco, e dovranno anche predisporre le smoking rooms, dove però non sarà consentito servire cibo e bevande. La Svezia, nel 2000, si era distinta per la sua massiccia campagna antifumo Stop Smoking Year 2000, un progetto del Swedish Network for Tobacco Prevention (network svedese per la prevenzione del tabagismo).

SVIZZERA
Le regole svizzere antifumo sono legate alla legge federale sul lavoro del 1993, e impongono parziali restrizioni alla sigaretta negli stabili governativi e nei luoghi di lavoro chiusi. In alcuni cantoni non si fuma in ospedali e scuole, ristoranti, bar, pub, teatri e cinema, ma solo grazie a iniziative spontanee dei Governi locali. Nessun divieto invece sui taxi, mentre a bordo degli autobus qualche restrizione è in vigore, ma solo per volontà delle aziende di trasporto.

In Svizzera, insomma, si fuma un po’ ovunque, tanto che alcuni reportage sui giornali hanno sottolineato che spesso, se in un ristorante si chiede un tavolo per non fumatori, ci si sente rispondere: «Non lo abbiamo!».

TANZANIA
Il fumo è stato proibito in molti luoghi pubblici nel luglio del 2003, con zone per fumatori nei trasporti pubblici, nelle scuole e negli ospedali. Il Governo ha vietato anche la vendita di tabacco ai minori di diciotto anni e la pubblicità su radio, televisioni e giornali. Le autorità sanitarie dichiarano di sperare che il divieto «diffonda una cultura che a poco a poco conduca l’intera società a rifiutare in blocco il fumo».

UNGHERIA
La legge XCIII del 1993 sulla sicurezza in azienda richiede ai datori di lavoro di disporre un’adeguata protezione per i non fumatori, compresa la creazione di salette dedicate. C’è un’altra legge, la XXXI del 1997 sulla protezione dei bambini e la loro tutela legale, secondo cui ogni bambino ha il diritto di essere preservato dai pericoli ambientali e dalle sostanze dannose per la salute. In ristoranti e bar, invece, si continua ad aspirare sigarette in libertà.

Emanuela Zuccalà
   

Una rivoluzione culturale

«Non c’è dubbio: quella italiana è la legislazione più completa e all’avanguardia, in Europa, sul divieto di fumo. E poi noi abbiamo iniziato molto prima di tanti altri, già trent’anni fa»

  • Daniela Galeone è dirigente medico nella Direzione generale per la prevenzione sanitaria al Ministero della Salute. Ed è soprattutto la referente per il tabagismo e l’esperta di normative antifumo.

«La nostra prima norma sul fumo passivo è del 1975», spiega. «Individuava una serie di luoghi chiusi, pubblici e aperti al pubblico, dove non era consentito fumare, in un momento in cui la sensibilità verso il problema non era spiccata come oggi. Il fumo era considerato un’attività normale anche dai non fumatori, che invece di preoccuparsi dei rischi per la salute, lo vivevano più come un fastidio. Dal 1975, quindi, è stato introdotto il divieto nelle aule scolastiche, nelle corsie d’ospedale, nei cinema, nei teatri, nelle biblioteche e nelle sale d’aspetto delle stazioni. Mentre gli altri Paesi europei hanno cominciato a sviluppare normative, per la maggior parte, intorno agli anni Ottanta e Novanta».

  • Tante nuove leggi, in Italia, vengono presentate come delle vie per adeguarsi a standard europei. Nel caso del fumo potrebbe avvenire il contrario, l’Europa che guarda all’Italia?

«Perché no? La nostra legge non si ispira a esempi stranieri, semplicemente considera un principio: la tutela dei non fumatori dall’esposizione al fumo passivo. Nel 1995 il divieto è stato esteso a tutti gli uffici della pubblica amministrazione e alle strutture che forniscono un servizio al cittadino: il punto di vista era sempre quello del cittadino che riceve una prestazione e va tutelato mentre la riceve. Con la legge del 10 gennaio scorso, invece, la tutela ormai riguarda tutta la popolazione: non si fa più differenza tra il cittadino che usufruisce di un servizio e quello che lavora in una struttura. Si considera il non fumatore, qualunque sia il ruolo che svolge».

  • Questo rende la normativa italiana più ampia rispetto a quelle di altri Paesi?

«Certo. Da noi non si distingue tra luogo di lavoro, luogo pubblico, luogo di svago e di ritrovo. L’attenzione è puntata sui non fumatori, che devono essere tutelati in qualsiasi circostanza: le uniche eccezioni sono le civili abitazioni, sulle quali non si può imporre un divieto. È però possibile intervenire in altro modo, attraverso campagne di informazione per esempio».

  • Però si è deciso di mantenere piccoli spazi per i fumatori.

«È stata una scelta precisa: si è data la possibilità di creare questi spazi, senza però stabilire un obbligo. Per certe strutture sembrava una contraddizione in termini: per una scuola, che ha una funzione educativa nei confronti dei giovani, sarebbe stato illogico creare sale per fumatori dove si sarebbero recati insegnanti e ragazzi insieme. La saletta riservata ha senso invece nei luoghi di ristorazione: i parametri, concertati con le Regioni, sono stati giudicati molto rigidi ma devono far sì che l’aria sia qualitativamente non inquinata. Non potremmo mai azzerare il rischio di esposizione al fumo, ma almeno lo riduciamo e tuteliamo la salute dei lavoratori di questi esercizi».

  • La nostra legge non somiglia nemmeno a quelle in vigore negli Stati Uniti?

«Alcuni Stati americani hanno norme perfino più restrittive. Noi ancora non imponiamo limitazioni negli spazi aperti: in California, invece, è vietato fumare anche in prossimità degli edifici. Forse la nostra norma somiglia a quella dell’Irlanda, che proibendo il fumo nei pub ha innescato un’autentica rivoluzione culturale. Però la legge irlandese non copre tutti i luoghi di lavoro, come invece fa la nostra: in passato, anche se la normativa 626 sulla tutela dei lavoratori imponeva ai datori di garantire aria salubre, restavano scoperti gli uffici privati. Qui il dipendente non fumatore era fortemente penalizzato, perché non aveva la forza di opporsi a un datore di lavoro poco sensibile. Da gennaio abbiamo invece una legge specifica. Certo, concretamente è sempre difficile far rispettare il divieto, ma è possibile telefonare a carabinieri e polizia in presenza di violazioni».

  • Secondo lei, proibire il fumo nei luoghi pubblici può davvero contribuire a far diminuire la percentuale dei tabagisti in un Paese?

«In Italia non abbiamo ancora studi specifici su questo nesso, ma stiamo compiendo osservazioni su dati indiretti. In gennaio e febbraio c’è stata una netta diminuzione delle vendite di sigarette rispetto agli stessi periodi del 2004. Questo ci dice che gli italiani stanno cercando di smettere o comunque di ridurre le sigarette fumate giornalmente. Un altro dato è l’aumento delle vendite dei prodotti per la disassuefazione da tabacco (cerotti, gomme, inalatori, farmaci a base di bupropione): nelle prime settimane di gennaio, all’indomani dell’entrata in vigore della legge, l’Agenzia italiana del farmaco ha registrato un incremento di cinque volte nelle vendite. L’impressione del Ministero della Salute è quindi che i fumatori italiani stanno cercando di rispettare la legge e qualcuno ne approfitta per smettere. La Finlandia è l’unico Paese europeo che ha condotto uno studio sul nesso tra divieti e percentuale di fumatori, concludendo che il controllo del fumo ha in effetti fatto calare la media delle sigarette fumate. Il divieto di fumo è anche uno strumento riconosciuto dell’Organizzazione mondiale della sanità per la tutela della salute pubblica, nella sua Convenzione quadro per il controllo del tabacco che l’Italia ha firmato ma non ancora ratificato. Il divieto serve quindi a due scopi: proteggere i non fumatori e indurre una diminuzione della domanda di tabacco. Ovviamente non basta, da solo».

  • Non esistono direttive europee che invitano i Paesi membri a bandire la sigaretta dai luoghi pubblici?

«No, però ci sono delle raccomandazioni su interventi da mettere in campo per contrastare il tabagismo. L’Unione europea ha partecipato al negoziato dell’Oms per l’approvazione della Convenzione quadro per il controllo del tabacco, un trattato internazionale sostenuto da tutti i quindici e poi dai 25 Paesi Ue, anche se molti devono ancora firmarlo e ratificarlo. L’Europa ha invece emanato una serie di direttive sull’etichettatura dei prodotti del tabacco, che hanno portato alle scritte sui pacchetti, e sul divieto di pubblicità per le sigarette. Perché il fumo non è solo un problema di tutela della salute, ma riguarda anche la tutela dei consumatori».

Emanuela Zuccalà








 

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