Famiglia Oggi.

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n. 8/9 AGOSTO-SETTEMBRE 2005

Sommario

EDITORIALE
L’arte di vivere un tempo a misura d’uomo
la DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) I ritmi dell’anima e la capacità d’attesa
di CARMELO VIGNA

apep00010.gif (1261 byte) Nel presente, tra passato e futuro
di FRANCO BUZZI

apep00010.gif (1261 byte) I tempi della vita quotidiana
di MARIA CLELIA ROMANO e LINDA LAURA SABBADINI

apep00010.gif (1261 byte) L’arte di vivere le relazioni familiari
di LAURA FORMENTI

apep00010.gif (1261 byte) La lunghezza di una favola
di MARIATERESA ZATTONI

apep00010.gif (1261 byte) La conciliazione tra famiglia e lavoro
di FRANCESCO BELLETTI

DOSSIER
Le banche del tempo
di DANIELE MICHIENZI, SARA LATTUADA, ALFONSO MASTRANTONIO

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Una dimensione fisica e palpabile
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Il complesso della mummia
di SIMONE SAIBENE
Quando i ragazzi facevano la rivoluzione
di ORSOLA VETRI

MATERIALI & APPUNTI
Dall’alimentazione all’accoglienza
SERENA GAIANI
Determinati a unire le forze
GIUSY BAIONI
Salvaguardiamo la domenica
A CURA DELLE ACLI

CONSULENZA GENITORIALE
Un orologio nella testa
di CARLOTTA BONAITI

POLITICHE FAMILIARI
Prima di tutto incentivare i servizi
di GIUNTA PROVINCIALE DI TRENTO

LA FAMIGLIA NEL MONDO
La salute degli europei
di ORSOLA VETRI

LIBRI & RIVISTE

 

LE RILEVAZIONI DELL ’ ISTAT

I tempi della vita quotidiana

di Maria Clelia Romano e Linda Laura Sabbadini
(rispettivamente ricercatrice e direttore centrale Istat)

Ancora oggi gli uomini si dedicano prevalentemente al lavoro retribuito e le donne al lavoro domestico e di cura. Ma a distanza di 14 anni emergono segnali di una ridefinizione dei tempi di vita, che, almeno in parte, rimandano a una maggiore condivisione dei compiti.
  

Negli ultimi anni un numero crescente di studi sulla famiglia ha posto l’accento, da un lato, sulle lenti ma costanti modificazioni strutturali in atto, dall’altro sui mutamenti nelle dinamiche relazionali tra i vari componenti la famiglia, intesa sia come nucleo di conviventi (rapporti tra i partners, tra genitori e figli), sia come rete allargata di parentela (frequenza dei contatti, scambi di aiuti informali).

Tuttavia, conoscere la vita familiare e la qualità della vita della famiglia nel suo complesso, come dei singoli suoi componenti, non può prescindere dall’analisi dei contenuti che assumono i tempi della quotidianità, ovvero dai modelli di uso del tempo quotidiano di uomini e donne, giovani e anziani, occupate e casalinghe.

Come ripartiscono le 24 ore i vari componenti la famiglia? Quanto tempo mediamente si dedica al lavoro, quanto allo svago, quanto alle attività fisiologiche? Quanto tempo viene dedicato alle attività domestiche? Quanto alla cura dei familiari? Quanto tempo e quali attività svolgono padri e madri con i loro figli? Questi sono solo alcuni degli interrogativi a cui è possibile fornire una risposta grazie alle indagini sull’uso del tempo, condotte in vari Paesi del mondo proprio al fine di contribuire allo studio dei tempi della vita quotidiana, in un’ottica non solo individuale, ma anche familiare. Infatti, in Italia le rilevazioni condotte dall’Istat sull’uso del tempo hanno, come in molti altri Paesi del mondo, come unità di rilevazione la famiglia, nella totalità dei suoi componenti: è possibile pertanto mettere in luce gli usi diversi che del tempo fanno i differenti componenti della famiglia e le relazioni tra di essi.

Un primo strumento di analisi che si può costruire a partire dai dati raccolti tramite le indagini sull’uso del tempo, è rappresentato dalle tavole dei bilanci di tempo, le quali forniscono una visione di sintesi, ma di grande potere informativo sulla ripartizione del tempo giornaliero tra le varie attività svolte nel corso delle 24 ore e dunque sull’incidenza che ciascuna di queste ha sulla quotidianità degli individui. L’indicatore mediante il quale si perviene alla costruzione dei bilanci di tempo è la media generica, ovvero il tempo mediamente dedicato a una specifica attività e calcolato considerando sia le persone che l’hanno effettivamente svolta sia quanti non l’hanno svolta.

Focalizzando l’attenzione sulle persone in coppia, i grafici 1 e 2, costruiti per l’appunto utilizzando le medie generiche, ben evidenziano come all’interno della coppia i due partners sperimentino una diversa organizzazione delle 24 ore(1).

Il tempo fisiologico occupa per uomini e donne metà dell’intera giornata, ciò significa che più di 11 ore sono impiegate nelle attività di sonno, assunzione pasti, igiene personale e in tutte le attività di cura della persona. Un altro quarto abbondante della giornata viene destinato al lavoro: che si tratti di lavoro retribuito o lavoro non retribuito (domestico e di cura). Il tempo rimanente viene dedicato alle attività di tempo libero in senso lato (alla fruizione dei media, alla vita sociale, ecc.): 2h 31’ per le donne e 3h 18’ per gli uomini e all’incirca un’ora e mezza agli spostamenti sul territorio.

Grafico 1.

La semplice analisi di genere di questo indicatore fa emergere delle prime significative differenze che si esplicitano soprattutto nella diseguale divisione del lavoro tra uomini e donne. I primi si dedicano prevalentemente al lavoro retribuito, le seconde invece al lavoro domestico e di cura: le donne dedicano mediamente al lavoro extradomestico 2h 24’(2) contro le 6h 04’ degli uomini, il contrario accade per il lavoro familiare che impegna gli uomini per 1h 38’ e le donne per 6h 22’. Se si somma la quantità di tempo dedicata al lavoro domestico e quella dedicata al lavoro retribuito, le donne si vedono impegnate per un monte ore sempre superiore a quello degli uomini, che siano casalinghe o occupate, che abbiano o meno figli. Nelle coppie in cui la donna ha tra i 25 e i 44 anni l’incidenza del tempo di lavoro in più sulle 24 ore a carico della donna è mediamente di circa 1 ora. Quando sono occupate i carichi di lavoro si dilatano fino ad arrivare complessivamente a un monte ore giornaliero tra lavoro retribuito e domestico pari a 9h 12’ nel corso della giornata a fronte delle 7h 59’ dei partners. Tale dilatazione si associa a una compressione del tempo dedicato alle altre attività, escluse quelle fisiologiche rispetto alle quali la differenza di genere è assolutamente irrilevante.

Nelle coppie con donna tra 45 e 64 anni questa differenza persiste e si accentua, poiché il divario tra uomini e donne nel tempo complessivo di lavoro supera le due ore, sempre a svantaggio delle donne (grafico 2).

La gestione della famiglia e la cura dei familiari richiede dunque un impegno giornaliero rilevante che continua a ricadere in grande misura sulla donna, condizionando fortemente la composizione del residuo tempo quotidiano. Col passare degli anni il sovraccarico delle donne perdura, anche se mutano gli equilibri tra le varie tipologie di lavoro svolto (aumenta l’incidenza del lavoro familiare, si riduce quella del lavoro retribuito) e gli equilibri interni alla coppia, visto che gli uomini contribuiscono maggiormente al menage familiare, soprattutto in seguito alla fine della vita lavorativa. Questo maggiore contributo, tuttavia, non si traduce in maggiore simmetria all’interno della coppia, poiché non riesce a bilanciare l’incremento di lavoro domestico a carico delle donne.

Ciò che differenzia uomini e donne non è solo il profilo della giornata media, ma anche il loro diverso grado di partecipazione alle varie attività giornaliere. Non tutti infatti svolgono le attività precedentemente descritte e la frequenza della partecipazione alle stesse è molto varia. Per esempio, restando sempre alle attività di lavoro familiare, nelle coppie in cui la donna ha tra 25 e 44 anni, gli uomini che in un giorno medio settimanale dedicano parte della propria giornata a tali attività sono il 77,3% contro il 99,2% delle donne. Similmente il 96% degli uomini svolge almeno un’attività di tempo libero contro il 93,5% delle donne nella stessa condizione familiare. Se si tiene conto del diverso livello di partecipazione e si calcola la durata media del tempo dedicato alle varie attività, considerando solo le persone che effettivamente le svolgono (media specifica), le differenze di genere si presentano in tutta la loro rilevanza(3).

Infatti, considerando sempre le coppie con donna di età compresa tra 25 e 44 anni, le donne svolgono, in media, 6h 25’ di lavoro familiare, gli uomini appena 2h 07’. Il lavoro retribuito costituisce la parte preponderante del tempo maschile (8h 15’), e il tempo libero occupa uno spazio maggiore nella vita degli uomini (3h 27’, contro 2h 42’ per le donne) (tabella 1a).

Le donne occupate dedicano 5h01’ al lavoro familiare e 6h 31’ al lavoro extradomestico, trovandosi pertanto a disporre di 2h 28’ per il tempo libero e 10h 59’ per il riposo, i pasti e la cura di sé. Circa l’8 per cento delle lavoratrici in coppia non riesce a dedicare neanche 10 minuti del tempo quotidiano allo svago o a qualsiasi altra attività del tempo libero.

Sebbene l’eventuale inserimento della donna nel mercato del lavoro induca gli uomini a un maggiore coinvolgimento nel lavoro familiare, le donne sono, in tutte le tipologie familiari, le principali protagoniste della cura della casa e dei familiari, mentre ben il 22,7% degli uomini in coppia non dedica neanche 10 minuti a questo tipo di attività.

Il grado di condivisione delle attività di lavoro familiare e gli equilibri che ne conseguono variano tuttavia al variare delle fasi del ciclo di vita. Nelle coppie giovani senza figli le differenze di genere appaiono meno marcate che nelle coppie con figli. Se si escludono le ore dedicate alle attività fisiologiche, per entrambi i partners la principale attività è rappresentata dal lavoro extradomestico: gli uomini vi dedicano 8h 24’, le donne circa un’ora in meno. Tuttavia, già in questa fase della vita di coppia, emerge un divario tra i partners rispetto all’impegno nel lavoro familiare (4h 01’ per le donne e oltre 2 ore in meno per gli uomini).

Grafico 2.

Quando non ci sono figli, inoltre, gli uomini dispongono di più tempo libero (3h 47’ contro 3h 15’), mentre è un po’ meno, rispetto alle donne, il tempo assorbito dalle attività fisiologiche (11h 19’ contro 11h 35’).

In seguito alla nascita dei figli, le differenze di genere diventano sensibilmente più marcate: crescono le ore di lavoro familiare femminile (poco meno di 7 ore al giorno, quasi 3 ore in più delle donne in coppia senza figli), ma soprattutto cresce di 1h 20’ il tempo per le attività domestiche in senso stretto. Avere figli induce le donne a rinunciare mediamente a mezza ora di tempo libero (2h 36’) e 25 minuti di tempo fisiologico.

Anche il numero di figli è una variabile dal peso fondamentale nella ripartizione del tempo quotidiano delle donne: mediamente quello destinato al lavoro familiare passa da 6h 15’, quando il figlio è uno solo, a 6h 55’ e a 7h 58’, quando, invece, i figli sono due o almeno tre. Il carico di lavoro derivante dall’avere dei figli è particolarmente elevato nel periodo successivo alla nascita degli stessi, quando cioè il lavoro di cura è quasi totalizzante. Al contrario, quando i figli sono più grandi è maggiore il carico di lavoro domestico.

Se la donna, oltre a essere madre, è anche lavoratrice, la situazione diventa ulteriormente penalizzante: per fare spazio alle ore di lavoro retribuito, il tempo per il lavoro familiare scende a 5h 25’ e il tempo libero cala ulteriormente (2h 21’).

Per i padri, la presenza di un figlio produce effetti più contenuti, se non nulli, nella riorganizzazione dei tempi quotidiani. Aumenta solo di 3,7 punti percentuali il numero di quanti partecipano al lavoro familiare: il loro contributo, in termini di tempo, è di appena 20 minuti superiore a quello degli uomini in coppia senza figli (2h 10’), pur continuando a contare su 3h 23’ di tempo libero.

L’unica fase del ciclo di vita familiare che mostra un riassetto più significativo dei tempi di vita quotidiana dei padri è quella immediatamente successiva alla nascita dei figli. Non solo aumenta la quota di quanti partecipano al lavoro familiare, ma è anche più elevata la durata dell’impegno. Man mano che i figli si fanno più grandi, la partecipazione e la durata del lavoro familiare dei padri diminuisce e muta la sua composizione interna: il lavoro di cura cede spazio al lavoro domestico.

Grafico 3.

In generale, rispetto alla precedente rilevazione del 1988-89 i risultati dell’indagine 2002-2003, mettono in evidenza sia per gli uomini che per le donne, un aumento del tempo dedicato al lavoro retribuito e impiegato per spostarsi sul territorio, e una riduzione del tempo libero. Le trasformazioni dei tempi dedicati alla casa e ai figli rientrano in un più generale cambiamento, che coinvolge tutte le dimensioni della vita quotidiana.

A distanza di 14 anni, infatti, pur rilevando la persistenza di una sostanziale disuguaglianza di genere nel lavoro familiare, emergono chiari segnali di una ridefinizione dei tempi di vita, che, almeno in parte, rimandano a una maggiore condivisione dei carichi di lavoro familiare.

Le donne (occupate e casalinghe, con e senza figli) hanno scelto di ridurre, rispetto al passato, il tempo di lavoro familiare. Tuttavia, la direzione del cambiamento non è la stessa per le varie categorie di lavoro familiare: cala (di poco meno di 1 ora) il tempo impegnato nel lavoro di servizio, mentre aumenta il tempo dedicato alla cura dei figli (da 1h 39’ a 2h 07’). In altri termini, da un lato si comprime il tempo complessivamente dedicato al lavoro familiare, dall’altro si opera una redistribuzione interna. Le donne scelgono di dedicare più tempo ai figli, pur se meno numerosi che in passato, mentre riducono l’impegno nei servizi domestici.

Qualche cambiamento, anche se di minore importanza, si osserva anche nell’universo maschile. Dal 1988-1989 al 2002-03 sono aumentati gli uomini in coppia che contribuiscono al lavoro familiare, svolgendo quotidianamente almeno un’attività di servizio o di cura (dal 71,2 per cento al 77,3 per cento). Parallelamente è aumentata di 16 minuti la durata media delle attività.

Anche in merito al tempo dedicato al lavoro di cura emergono importanti segnali di mutamento. È aumentata la partecipazione di entrambi i genitori al lavoro di cura, sia in termini di persone che vi contribuiscono attivamente, sia in termini di durata delle attività. In particolare, i padri che svolgono almeno un’attività di cura dei figli nel corso della giornata sono aumentati di 16 punti percentuali e le mamme di 5,8 punti. Parallelamente è aumentato il tempo dedicato da entrambi i genitori a queste attività (di 11’ per i padri e di 26’ per le madri). L’incremento del tempo dedicato ai figli è particolarmente elevato quando i bambini sono piccoli (fino a 5 anni): in questo caso le madri vi dedicano 2h 40’, ben 39’ in più di quanto non accadesse 14 anni prima.

La riduzione del lavoro familiare femminile e l’incremento seppure lieve, di quello maschile hanno contribuito, sebbene in diversa misura (il primo è sicuramente quello di maggiore impatto), a ridurre l’asimmetria all’interno della coppia, tra i due partners. Ciò è quanto emerge dall’analisi del tempo familiare assorbito dalle donne sul totale di quello svolto da entrambi i partners. L’indice di asimmetria assume valori sistematicamente più bassi di quelli del 1988-1989 (77,7 per cento, contro l’84,6 per cento). Il percorso verso una maggiore condivisione del lavoro familiare, per la convergenza di tendenze opposte, riguarda tutte le dimensioni della vita domestica e familiare e sembra procedere più velocemente nelle regioni del Nord (grafico 3), tra le coppie più giovani e tra quelle con donna occupata.

Tabella 2.

Scendendo nel dettaglio delle attività che compongono il lavoro domestico, gli uomini a distanza di 14 anni partecipano in maggior misura alle attività connesse alla preparazione dei pasti (cucinare, sparecchiare) e ai lavori di pulizia e riordino della casa, anche se il loro contributo resta comunque basso. Nel 2002-2003 contribuisce alla pulizia il 25 per cento degli uomini, contro l’11,6 per cento del 1988-1989, e cucina rispettivamente il 28,6 per cento contro il 22,5 per cento.

L’indice di asimmetria, però, nonostante i mutamenti rispetto al 1988-89, continua a mettere in luce una generalizzata disuguaglianza di genere, che prescinde dalle caratteristiche della coppia e del partner. Analogamente, a quanto si registrava nel 1988-1989, l’impegno della donna continua a spaziare indifferentemente dalla pulizia della casa e della biancheria, alla cura delle piante (tabella 2). Le donne non sembrano potersi esimere dal cucinare e dal pulire la casa: 9 su 10 svolgono tali attività nel corso della giornata. Seguono nell’ordine: apparecchiare/sparecchiare, lavare i piatti (75,2 per cento), fare acquisti (56,9 per cento), lavare e stirare (50,2 per cento) (tabella 2)

In sintesi, all’interno della coppia tutte le attività di pulizia e riordino della casa e quelle relative alla preparazione dei pasti sono di competenza quasi esclusivamente femminile (il 90 per cento delle ore dedicate a queste attività competono alle donne).

Gli uomini sono generalmente più selettivi nel tipo di contributo che forniscono: raramente apparecchiano e riordinano la cucina (17,6 per cento) o fanno le pulizie. Quasi mai lavano e stirano. Il loro contributo maggiore continua a riguardare la manutenzione della casa e dei veicoli; tuttavia anche nella cura delle piante e degli animali si osserva un impegno superiore a quello delle donne.

Un discorso a parte merita il lavoro di cura dei figli anche per l’importanza che la condivisione delle attività di cura riveste nel processo di socializzazione primaria e nelle dinamiche relazionali che si instaurano all’interno del nucleo familiare. Innanzitutto, riguardo alla cura dei figli, l’asimmetria interna alla coppia è più bassa rispetto a quella rilevata per le attività domestiche. Le differenze tra i due partners, in termini di investimento di tempo dedicato alla cura dei propri figli, sono dunque più contenute, sebbene confermino l’esistenza di modelli di genere della genitorialità. L’86,8% delle madri e il 56,1% dei padri (con almeno un figlio fino a 13 anni) svolge un’attività di cura dei figli: le prime vi dedicano mediamente 2h 07’ e i secondi 1h 16’.

Tabella 3/a.

Anche nel lavoro di cura, come nelle attività domestiche, le mamme appaiono più versatili riuscendo a rispondere a una più ampia varietà di esigenze provenienti dai figli, di quanto non riescano a fare i padri. La gran parte del lavoro di cura delle madri è rappresentato da cure fisiche o sorveglianza (dar da mangiare, vestire, fare addormentare il bambino o semplicemente tenerlo d’occhio). Il 76,7 per cento delle madri di bambini fino a 13 anni svolge tali attività e vi dedica mediamente 1h 21’ al giorno (tab. 3). Le stesse attività sono svolte solo dal 27,8 per cento dei padri e per soli tre quarti d’ora, in media, al giorno. Le differenze sono più contenute nel caso in cui la madre sia occupata: si passa dal 19,3 per cento dei partner delle donne casalinghe al 35,6 per cento di quelli delle occupate.

Anche le attività di socializzazione e ludiche che vengono svolte per i figli coinvolgono il 47,3% delle madri contro il 40% dei padri. Si osservano, però, differenze in termini di tempo (entrambi i genitori vi dedicano mediamente circa un’ora al giorno).

Sono anche più numerose le mamme che aiutano i figli nei compiti scolastici (il 16,7% delle madri contro il 4,3% dei padri svolge tale tipo di cura). Non ci sono differenze invece in termini di tempo mediamente dedicato a tale attività: sia i padri che le madri quando la svolgono vi dedicano mediamente un’ora al giorno.

In sintesi, le esigenze fisiologiche dei figli restano di competenza prevalentemente della madre: il padre accresce la sua partecipazione a tale tipo di cura solo se la partner lavora. Diversamente se si tratta di parlare con i figli, giocare con loro, accompagnarli, seguirli nei compiti scolastici, il tempo mediamente investito dai due genitori in queste attività si colloca, grosso modo, su livelli simili. Fatta eccezione per le attività ludiche, resta, però, significativamente inferiore il numero di padri che svolgono le attività in oggetto.

Inoltre, al crescere dei figli ovviamente cambiano i contenuti dell’attività di cura per entrambi i genitori, sia in termini di persone che effettuano le varie attività sia di durate delle stesse. Il far mangiare, dormire, vestire i figli impegna il 92,8% delle madri e il 38,9% dei padri di bimbi fino a 5 anni, contro il 42,8% delle madri e l’8,9% dei padri di bimbi tra 11 e 13 anni. Cala anche il numero di quanti giocano con i figli. L’assistenza dei genitori nel fare i compiti è particolarmente importante, invece, nella prima fase scolare (tra i 6 e i 10 anni).

Nonostante nella fase più matura della vita di coppia (quando la donna ha un’età compresa tra 45 e 64 anni) si registri un avvicinamento dei tempi di lavoro familiare a carico dei due partners, le donne continuano ad assorbire il 77,3% del lavoro familiare: ovvero una quota del tutto analoga a quella che compete alle donne di 25-44 anni, continuando a dedicare oltre 3 ore e mezza in più degli uomini al lavoro familiare, contro le 5 ore che differenziano i partners delle coppie più giovani.

L’organizzazione del tempo quotidiano tende tuttavia a modificarsi nel passaggio alle fasi più avanzate del ciclo di vita familiare. Rispetto alle donne in coppia più giovani, quelle tra i 45 e i 64 anni, tanto le casalinghe quanto le occupate, impegnano meno tempo nel lavoro familiare (rispettivamente, 7h30’ e 4h51’).

Tabella 3/b

Quando arriva la pensione

Gli uomini col passare degli anni partecipano più attivamente al lavoro familiare e, in particolare, alle attività domestiche, mentre si riduce il tempo che essi dedicano al lavoro extradomestico, lasciando spazio all’aumento del tempo fisiologico e di quello dedicato al tempo libero.

Rispetto al 1988-1989, anche per le coppie con donna tra i 45 e i 64 anni, i mutamenti osservati nella distribuzione dei tempi quotidiani confermano le tendenze emerse per le coppie più giovani. Le donne dedicano al lavoro familiare meno tempo di quanto non accadesse nel 1988-1989 (da 7h 18’ a 6h 30’) e, come per le più giovani, la riduzione è esclusivamente imputabile al minor impegno dedicato alle attività domestiche che passano da 6h 15’ a 5h 17’. Tuttavia, di questo calo non si giova il tempo libero, che anzi diminuisce (-14’), né il tempo per le attività fisiologiche che resta stabile. Aumenta, invece, nell’arco di 14 anni di 28’ il tempo per il lavoro extradomestico e di 21’ il tempo impiegato per spostarsi sul territorio.

Per quanto riguarda il partner, anche tra quelli più maturi, cresce nel periodo tra le due rilevazioni il tempo dedicato al lavoro familiare, e l’incremento è pari pressappoco a quello rilevato per i più giovani (22’). Aumenta il tempo destinato al lavoro extradomestico (+35’) e quello impiegato per muoversi sul territorio (+19’); parallelamente calano il tempo libero (-10’) e quello impiegato per dormire, vestirsi, nutrirsi eccetera (-20’).

In sintesi, quindi, come tra le coppie più giovani, non sono i tempi dedicati a se stessi (cura della persona, svago e relazioni sociali) a dilatarsi, quanto piuttosto i tempi obbligati.

Le disuguaglianze di genere nella divisione del lavoro familiare continuano a caratterizzare la vita delle coppie nelle varie fasi del ciclo di vita. L’elevata incidenza del tempo per il lavoro domestico e di cura sulle 24 ore giornaliere impone alle donne una compressione di tutti gli altri tempi di vita. Indipendentemente dalla condizione professionale il tempo da dedicare ad altre attività (di socializzazione, svago, hobbies) per le donne di tutte le età sistematicamente più basso di quello su cui possono contare i loro partners. Inoltre se svolgono un’attività lavorativa le donne vi dedicano mediamente meno tempo degli uomini. La donna resta dunque sovraccarica di oneri relativi alla gestione della famiglia, oneri che ne limitano fortemente le possibilità di investimento di tempo in altri ambiti della vita quotidiana.

A fronte di questa situazione, tuttavia, emerge qualche timido segnale di mutamento. Si tratta di mutamenti molto lenti e che rimandano in parte a mutamenti nella struttura della famiglia, in parte a trasformazioni negli stili di vita di uomini e donne in coppia. Da un lato, le donne si fanno più selettive: privilegiano il lavoro di cura rispetto alle attività di puro servizio che calano significativamente rispetto a 14 anni addietro. Dall’altro, gli uomini fanno registrare un incremento nella loro partecipazione al lavoro familiare. Il risultato è un’asimmetria interna alla coppia che, per quanto persistente e soggetta a mutamenti molto lenti, appare comunque meno marcata che in passato.

Maria Clelia Romano Linda Laura Sabbadini
    

BIBLIOGRAFIA

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  • Istat, L’Uso del tempo in Italia, Indagine Multiscopo sulle Famiglie: 1987-91, vol. 4, Roma 1993.

  • Istat, Tempi diversi. L’uso del tempo di uomini e donne nell’Italia di oggi, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Roma 1994.

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TABELLA 1








 

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