Famiglia Oggi.

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n. 8/9 AGOSTO-SETTEMBRE 2005

Sommario

EDITORIALE
L’arte di vivere un tempo a misura d’uomo
la DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) I ritmi dell’anima e la capacità d’attesa
di CARMELO VIGNA

apep00010.gif (1261 byte) Nel presente, tra passato e futuro
di FRANCO BUZZI

apep00010.gif (1261 byte) I tempi della vita quotidiana
di MARIA CLELIA ROMANO e LINDA LAURA SABBADINI

apep00010.gif (1261 byte) L’arte di vivere le relazioni familiari
di LAURA FORMENTI

apep00010.gif (1261 byte) La lunghezza di una favola
di MARIATERESA ZATTONI

apep00010.gif (1261 byte) La conciliazione tra famiglia e lavoro
di FRANCESCO BELLETTI

DOSSIER
Le banche del tempo
di DANIELE MICHIENZI, SARA LATTUADA, ALFONSO MASTRANTONIO

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Una dimensione fisica e palpabile
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Il complesso della mummia
di SIMONE SAIBENE
Quando i ragazzi facevano la rivoluzione
di ORSOLA VETRI

MATERIALI & APPUNTI
Dall’alimentazione all’accoglienza
SERENA GAIANI
Determinati a unire le forze
GIUSY BAIONI
Salvaguardiamo la domenica
A CURA DELLE ACLI

CONSULENZA GENITORIALE
Un orologio nella testa
di CARLOTTA BONAITI

POLITICHE FAMILIARI
Prima di tutto incentivare i servizi
di GIUNTA PROVINCIALE DI TRENTO

LA FAMIGLIA NEL MONDO
La salute degli europei
di ORSOLA VETRI

LIBRI & RIVISTE

 

DOSSIER - UN BENE PREZIOSO

LE BANCHE DEL TEMPO
   

UN MODO PER SOCIALIZZARE
SOSTEGNI CONCRETI
ALLE FAMIGLIE IMMIGRATE
di Alfonso Mastrantonio

Al primo piano di una casa di ringhiera in via Tadino 18 a Milano c’è la sede polifunzionale dell’Associazione per la famiglia e di tutte le attività e le iniziative che vi gravitano attorno.

Sono qui per capire da cosa è materialmente composto il fenomeno delle Banche del tempo, da dove nascono, chi e come le porta avanti ogni giorno e cosa ne ha fatto un circuito che di anno in anno sta assumendo rilevanza sociale sempre maggiore.

A dare il via è stata proprio l’Associazione per la famiglia, nata all’inizio del 1997 per l’iniziativa congiunta di Cisl, Acli e Confcooperative di Milano, che all’inizio era costituita da un nucleo di partecipanti di una ventina di persone, quasi tutte donne, tra le quali, in conformità al carattere multietnico del quartiere di Porta Venezia, si potevano contare ben sette nazionalità diverse. «L’idea era quella di fornire alle famiglie straniere e italiane della zona quel punto fermo di aggregazione, incontro e scambio di conoscenze reciproche che era effettivamente mancato a noi della precedente generazione di immigrati». Carmen, sudamericana, immigrata di vecchia data, madre di famiglia e senza necessità di lavorare, si butta a capofitto nell’associazione insieme alle altre promotrici, e il proposito iniziale si realizza presto nell’organizzazione di corsi di italiano, formazione professionale, cucina multietnica e consulenze di vario tipo. Nel giro di meno di un anno l’adesione della cittadinanza si fa sentire con calore, e grazie alle informazioni veicolate da enti come il Cesil (Centro solidarietà internazionale lavoratori) giunge all’orecchio delle socie la possibilità di fare propria una forma di solidarietà paritaria che stava muovendo i suoi primi passi in Italia in quei mesi: la Banca del tempo. Nasce così Scambio tempo, un servizio time-banking.

Al momento Scambio tempo conta 60 iscritti, la maggior parte dei quali donne, per una fascia di età che si estende dalle ventenni appena diplomate alle signore ultrasettantenni che insegnano a preparare la pasta in casa in cambio di consegne a domicilio di medicinali e della spesa di tutti i giorni.

La principale peculiarità della Banca di via Tadino, comunque, sta nel fatto di essere composta per più del 60% da cittadini di origine straniera: «La Banca del tempo ci era sembrata immediatamente la naturale evoluzione delle attività che svolgevamo con l’associazione, un gradino superiore nel percorso d’integrazione delle persone che venivano a farsi dare una mano qui in sede. Aquel punto non si trattava più di volontariato, ma si passava a un livello superiore», mi dice additando orgogliosamente lo statuto del ’97 che, nero su bianco, dichiara, in tutto e per tutto, la paritarietà degli associati nella struttura dell’ente. «La volontà di fare dell’Associazione per la famiglia un polo di socializzazione ha trovato nella Banca del tempo uno strumento preziosissimo. All’interno di questo circolo di solidarietà le risorse che mettevamo a disposizione prima hanno smesso di essere servizi e sono diventate merce di scambio per i soci, che in questo modo hanno tutti la possibilità di diventare parte attiva dell’associazione ricambiando i favori e collaborando apertamente alle varie iniziative. Oltretutto, se uno sportello di questo tipo risulta utilissimo per i cittadini comuni, lo diventa ancora di più per le famiglie straniere che, soprattutto all’inizio, non possono contare su reti di parentele e amicizie. Alcune delle nostre associate, per esempio, fanno per lavoro le baby-sitter. Chiaramente, mentre curano i figli degli altri, non possono permettersi una baby-sitter che si prenda cura dei loro. In queste occasioni ci si affida a nonni e zii, ma nel caso di queste famiglie i parenti più prossimi vivono spesso nei Paesi di origine. Col rapporto di fiducia che si è instaurato nella nostra associazione non hanno problemi a consegnare i propri bambini agli altri soci».

Il campionario delle attività

Le attività disponibili in Scambio tempo sono per ora 27, ma, dipendendo in tutto e per tutto dalle risorse specifiche di ogni socio, sono destinate ad aumentare a ogni nuova iscrizione. All’interno della banca sono stati integrati i servizi tipici dell’assistenza agli stranieri e in genere dei servizi al cittadino, come la compilazione di moduli per l’immigrazione, la preparazione di curricula vitae e i corsi di orientamento nel lavoro e nella scuola. Servizi che ora vengono ripagati con messe in piega a domicilio e consigli su come tirar su bene il ficus sul pianerottolo. Si possono inoltre barattare le proprie capacità anche per imparare a suonare la chitarra, farsi girare il filmino del matrimonio, farsi portare a spasso il cane, farsi accompagnare i figli a scuola, seguire un corso di pittura su oggetti e chi più ne ha più ne metta. «I nostri pezzi forti, però, sono i corsi di videoscrittura e le conversazioni per imparare spagnolo, inglese, francese e ovviamente italiano. Spesso ce le richiedono anche dalle altre banche».

Il medesimo meccanismo che regola gli scambi tra soci è valido in scala più grande anche nei rapporti tra le stesse banche: come ogni individuo ha le proprie caratteristiche e qualità da mettere a disposizione per l’intera associazione, così le banche dello stesso territorio mettono a disposizione degli sportelli vicini le proprie specificità, in un universo che si fonda interamente e in tutti i livelli sullo scambio solidale e reciproco tra pari.

A regolare gran parte dei rapporti tra le varie banche su scala provinciale è il Coordinamento centrale Banche del tempo, un organo che a Milano proprio Scambio tempo ha contribuito a costituire insieme ad altre associazioni pioniere della città e dell’hinterland. I centri di coordinamento hanno ormai assunto funzioni importantissime: si occupano di mantenere il filo diretto tra le banche e le istituzioni, aggiornandole di volta in volta delle novità legislative introdotte sull’argomento, forniscono tutte le informazioni utili e veri e propri kit specifici di cancelleria per avviare una banca, ma soprattutto funzionano da banche dati per le risorse che vengono offerte in ognuno dei poli di questa "rete della condivisione". In concreto, quando una persona si iscrive alla Banca del tempo della sua zona, non ha la certezza di trovare quello che cerca all’interno di quella stessa struttura, e grazie al Coordinamento può andare a riscuotere il suo eventuale credito di ore dove effettivamente la sua richiesta può essere esaudita. È così che una banca come Scambio tempo, con la sua particolare caratteristica di interetnicità, può diventare un punto di riferimento non solo per gli stranieri del quartiere in cui si trova, ma potenzialmente per tutti quelli dell’area milanese.

La partecipazione dei giovani

Nelle grandi città italiane ormai si sono create delle comunità di qualche migliaio di persone che, spronati in buona parte dalle bizze dell’euro, hanno in qualche modo deciso di cambiare valuta per le piccole spese, che ultimamente gravavano in maniera sempre meno piccola sulle tasche dei cittadini. «A partecipare alle Banche del tempo sono ancora in grandissima parte le donne, perché comunque l’offerta di attività gravita attorno alla sfera familiare, e della famiglia siamo ancora noi a occuparci in prima persona» dice Carmen. «Comunque dalle altre città iniziano ad arrivare voci di iniziative prese in questo senso da giovani che hanno colto le potenzialità di questa forma di scambio».

È il caso, per esempio, di Basta un Ritaglio, Banca del tempo nata all’interno del concorso Giovani & Idee bandito dal Comune di Torino. Il progetto, presentato da alcuni studenti universitari, dopo una fase di preparazione e tutoraggio di circa un anno sta ora cominciando a prendere vita nella realtà del quartiere San Salvario del capoluogo piemontese, anche in questo caso una zona ad alta densità di abitanti stranieri, dove Basta un Ritaglio può diventare un ottimo veicolo di integrazione. «In questo devo dire che siamo stati dei veri precursori, ma è molto importante che un’iniziativa del genere venga finalmente presa da un gruppo di studenti, una categoria che potenzialmente può dare e ricevere molto dal mondo delle banche del tempo. Basti pensare alle difficoltà che si ha da ragazzi a gestire i soldi guadagnati con qualche lavoretto o ricevuti come paghetta dai genitori. Da parte loro, i giovani possono sicuramente infondere al circuito nazionale delle Banche del tempo un’ulteriore sferzata di entusiasmo, dinamismo e voglia di socializzare».

Durante tutto lo sviluppo della conversazione la coordinatrice ci mostra ogni sorta di pubblicazione legata all’associazione: oltre ai famosi assegni a tempo spuntano sulla scrivania diverse qualità di volantini, giornalini di news, ricettari a colori redatti dalle socie, depliant di cene multietniche, vademecum e istruzioni per l’uso della banca. Questa cascata di materiale cartaceo ci ispira una domanda: com’è la situazione delle spese nel regno del favore reciproco? «Dopo la legge 53 del 2000, una parte della promozione viene finanziata dagli enti comunali, ma non tutta l’informazione sulle attività si può includere nelle richieste di fondi. Ergo spesso capita di dover pagare di tasca nostra».

Alfonso Mastrantonio








 

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