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n. 10 OTTOBRE 2005

Sommario

EDITORIALE
Favorire una scelta matura
la DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) La solitudine dei fidanzati
di GIORGIO CAMPANINI

apep00010.gif (1261 byte) La netta cesura del matrimonio
di MARIA CRISTINA KOCH

apep00010.gif (1261 byte) Futuri sposi: sette trappole da evitare
di VITTORIA CESARI LUSSO

apep00010.gif (1261 byte) Non solo belle parole
di ANNALISA BENACCHIO

apep00010.gif (1261 byte) Galeotto fu il piccolo schermo
di MARCO DERIU

apep00010.gif (1261 byte) Ridurre i fattori di rischio
di PIETRO BOFFI

DOSSIER
Corsi di preparazione al matrimonio
BRUNO VEDOVATI
(a cura di)

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Anche i laici sono preoccupati
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Pagine utili per coppie in cammino
di ANDREA SQUARTECCHIA
Quarant’anni: la crisi delle donne
di ORSOLA VETRI

MATERIALI & APPUNTI
Collaborare tra Comuni e parrocchie
SERENA GAIANI

CONSULENZA GENITORIALE
Eventi che minano un amore
di ARISTIDE TRONCONI

POLITICHE FAMILIARI
Verso la bigenitorialità
di MARINO MAGLIETTA

LA FAMIGLIA NEL MONDO
In cura prima di sposarsi
di ORSOLA VETRI

LIBRI & RIVISTE

 

 DOSSIER - NELLE DIOCESI DI LOMBARDIA

CORSI DI PREPARAZIONE 
AL MATRIMONIO

La cura pastorale dei fidanzati è da sempre una delle attività centrali nelle comunità cristiane. Questa attenzione pastorale ha avuto un’intensa sollecitudine, soprattutto in questi ultimi anni, in quanto la stessa identità antropologica del matrimonio e ancor più quella sacramentale sembra da un lato essere messa in discussione dalle recenti trasformazioni socio-culturali (secolarizzazione) e dall’altro è emersa la consapevolezza che questa sia oggi più di ieri un punto nodale per una rinnovata forma di ripresa in chiave personale e vocazione della scelta cristiana. L’articolo presenta alcuni elementi che sono emersi dall’indagine commissionata dalla Conferenza episcopale lombarda.
    

LA CURA PASTORALE DEI FIDANZATI
METTERE A FRUTTO QUANTO È STATO SEMINATO
  
a cura di Bruno Vedovati
(sociologo)

La preparazione particolare e immediata al sacramento del matrimonio, soprattutto oggi, si presenta come un momento importante di tutta la pastorale prematrimoniale. Non esaurisce certo l’intera cura pastorale dei fidanzati, di cui si è detto, ma ne è "una" tappa e "un" aspetto che non possono essere tralasciati. Come tale, essa domanda di essere collegata con la preparazione generale e remota, di essere attuata all’interno di un’adeguata pastorale giovanile e di una articolata e organica catechesi, di aprirsi e di orientare alla continuazione del cammino attraverso la successiva pastorale delle coppie-famiglie giovani. (n. 50 del Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in Italia, 1993).

Nel seguente dossier presentiamo alcuni elementi che sono emersi dall’indagine che è stata commissionata dalla Conferenza episcopale lombarda attraverso la Consulta regionale lombarda per la pastorale della famiglia (con la collaborazione di Bruno Vedovati e del Cisf-Centro internazionale studi famiglia). L’intera indagine è stata presentata nel convegno regionale per operatori pastorali tenutosi a Milano presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sabato 24 settembre 2005 (tutti i contributi del convegno sono raccolti negli atti di prossima pubblicazione).

La cura pastorale dei fidanzati è da sempre una delle attività centrali nelle comunità cristiane. Questa attenzione e attività pastorale ha avuto una rinnovata e intensa sollecitudine, soprattutto in questi ultimi anni, in quanto la stessa identità antropologica del matrimonio e ancor più quella sacramentale sembra da un lato essere messa in discussione dalle recenti trasformazioni socio-culturali (secolarizzazione) e dall’altro è emersa la consapevolezza che questa sia oggi più di ieri un punto nodale per una rinnovata forma di ripresa in chiave personale e vocazione della scelta cristiana.

Il sacramento del matrimonio si rivela infatti lo snodo sempre più centrale e critico nel compito appassionante e formidabile di evangelizzazione. La famiglia poi di conseguenza il soggetto dell’iniziazione cristiana dei figli e nel ricambio generazionale.

La Chiesa, nonostante l’evidente crisi culturale dell’istituzione familiare, ha assunto come prioritario l’accompagnamento delle famiglie, che non si riduce alla preparazione dei fidanzati al matrimonio, ma comprende anche l’accompagnamento delle coppie e delle famiglie, la promozione della loro soggettività sociale ed ecclesiale e la cura delle situazioni difficili e di quelle irregolari. La stessa preparazione dei fidanzati al matrimonio va considerata come parte della più ampia cura pastorale dell’intero tempo di fidanzamento.

Pur tuttavia, un momento privilegiato della pastorale prematrimoniale è costituito, nell’ambito della preparazione particolare e immediata al sacramento, dagli itinerari di preparazione al matrimonio. Il Direttorio di pastorale familiare li presenta quali "itinerari di fede". Essi, «secondo le caratteristiche proprie di ogni cammino educativo» si qualificano come «un processo personale e insieme comunitario, graduale e progressivo, (...) che partendo dalla realtà umana vissuta dai fidanzati e illuminandola e interpretandola con l’annuncio del Vangelo, dovranno permettere ai fidanzati di giungere a conoscere e a vivere il mistero cristiano del matrimonio» (n. 53 e 58 del Direttorio).

Tra potenzialità e responsabilità

Nell’anno del Giubileo le diocesi di Lombardia hanno offerto alle comunità cristiane una specifica guida per gli animatori dei percorsi di preparazione al matrimonio, unitamente a un volume a schede per gli stessi fidanzati, denominata In cammino verso il matrimonio (Guida per gli animatori. Schede per fidanzati).

A qualche anno di distanza dalla pubblicazione di tali sussidi la Consulta regionale lombarda per la pastorale della famiglia ha intrapreso un percorso di verifica su quanto e come nelle parrocchie di Lombardia si stanno attuando i percorsi di preparazione al matrimonio.

L’indagine, che è durata nelle sue diverse fasi circa due anni, con l’ausilio di una scheda ha monitorato e censito i percorsi di preparazione al matrimonio realizzati in Lombardia nell’anno pastorale 2003/2004.

L’attività conoscitiva si è concentrata soprattutto sugli elementi organizzativi e gestionali dei percorsi di preparazione al matrimonio, con l’intento di fornire uno strumento attraverso il quale le parrocchie e gli operatori pastorali possano individuare con creatività e coraggio ulteriori linee di sviluppo e indicazioni pastorali, al fine di rendere sempre più incisivo ed efficace il loro impegno nell’accompagnare i fidanzati alla scelta libera e responsabile del matrimonio e sostenerli nei primi passi della vita familiare.

In totale i percorsi censiti sono stati 1.041. Nella raccolta delle schede di rilevazione si sono riscontrati considerevoli livelli di collaborazione da parte di tutti i coordinatori dei percorsi. Solo in alcune zone si sono rilevate alcune difficoltà nell’attività di monitoraggio dei percorsi. I dati raccolti si stimano essere circa il 70%-75% dell’intero universo dei percorsi di preparazione al matrimonio. Facendo una semplice proiezione avremmo quindi un valore stimato intorno ai 1.300-1.400 percorsi che annualmente vengono proposti ai fidanzati lombardi. Ponendo in relazione il numero dei percorsi censiti con quello della popolazione residente si ha la presenza di un percorso ogni 8.600 abitanti (uno ogni tre parrocchie).

In una società, definita da qualcuno, come altamente secolarizzata, certamente significativi sono i numeri relativi alle proposte, ma altrettanto sorprendente è il numero delle coppie che hanno partecipato ai percorsi di preparazione al matrimonio. Infatti, le coppie censite sono state complessivamente 15.700 (stima 19.000 -20.000). La cifra di circa 40.000 fidanzati è senz’altro ragguardevole e denota, nonostante i continui attacchi all’istituzione del sacramento del matrimonio, la persistenza del desiderio da parte dei fidanzati di suggellare davanti a Dio e alla Chiesa la propria scelta d’amore.

Senza riportare i dati con le relative proiezioni e stime, ma basandoci sui soli dati censiti, emerge che vi è un fidanzato partecipante ai percorsi di preparazione al matrimonio ogni 280 abitanti (un fidanzato ogni 233 abitanti in diocesi di Milano).

Un grosso capitale, ma anche una grossa responsabilità.

Tabella 1.
Tabella 1.

Ma chi sono questi fidanzati

Con il passare degli anni l’età dei fidanzati che scelgono la proposta dei percorsi di preparazione al matrimonio è andata crescendo, infatti circa il 34% dei fidanzati ha più di trent’anni, uno su dieci è un over 35 anni (vedi tab. 1). Questo comportamento evidentemente non è solo demografico, ma si ricollega al più ampio fenomeno sociale, per altro tipico italiano, dello spostamento temporale delle fasi di vita di una persona, ma anche dei cicli di vita di una famiglia. Una certa stabilità nei rapporti di coppia, la scelta di sposarsi, l’arrivo del primo figlio sono tappe ancora importanti, ma vengono procrastinate e diluite nel tempo ed esperite a volte senza una logica consequenziale. Questo non solo per un atteggiamento individualista, ma anche perché si stanno scontando le conseguenze di una fase, non ancora del tutto terminata, di deriva contro l’istituzione famiglia, nella quale quasi assenti sono le politiche a sostegno e promozione della famiglia nella sua quotidianità e "normalità".

Il fenomeno della crescente presenza ai percorsi di preparazione al matrimonio di fidanzati non più giovanissimi, porta con sé alcuni elementi di novità nella gestione dei percorsi stessi. L’innalzamento medio dell’età può anche significare l’aver acquisito maggiore esperienza, maturità, strutturazione della personalità e visione del mondo. Ma può anche significare una maggior rigidità, oppure una maggior determinazione e coerenza.

A fronte del fenomeno della secolarizzazione, l’innalzamento medio dell’età può voler anche dire più anni trascorsi "lontano" dalla chiesa e dalla pratica religiosa, con la conseguente necessità di rafforzare la formazione su alcuni fondamenti di catechesi. Facendo per altro divenire l’esperienza della partecipazione ai percorsi di preparazione al matrimonio, come già accennato, un vero e proprio percorso di ripresa in chiave personale e vocazione della scelta cristiana.

Oltre all’età, in questi anni sono aumentati anche contemporaneamente i livelli medi d’istruzione. Nell’organizzazione dei percorsi ciò ha significato porre maggiore attenzione alle esigenze e alle aspettative dei fidanzati, in particolare per quanto riguarda sia gli interventi (contenuti) che la metodologia da impiegare.

Altro comportamento e costume che i percorsi di preparazione al matrimonio intercettano è quello della relazione di convivenza prematrimoniale. In media una coppia ogni quattro che partecipa ai percorsi di preparazione al matrimonio vive già una relazione di convivenza e un 2% è sposata civilmente (vedi tab. 2). In alcune diocesi si arriva a una diffusione pari a una coppia in situazione di convivenza ogni tre. Il fatto che queste coppie abbiano deciso di regolare la propria relazione e unione con il sacramento del matrimonio è certamente un segnale positivo e viene accolto e letto con attenzione.

A questo proposito chi organizza questi percorsi è consapevole circa l’importanza di individuare le risposte ad alcune pregnanti domande. Quali sono gli accorgimenti o le attenzioni da prendere nell’organizzazione dei percorsi? Come gestire le relazioni e le dinamiche che si instaurano all’interno dei percorsi tra le coppie conviventi e quelle che non lo sono?

Crescente è su questo tema il coinvolgimento, la formazione e la sensibilizzazione degli operatori pastorali, i quali si confrontano con i fidanzati, portando la loro testimonianza, affrontando criticamente e consapevolmente l’argomento e trovando a volte alcuni accorgimenti nella gestione del percorso-itinerario di fede.

Tabella 2.
Tabella 2.

L’appartenenza territoriale

Nella preparazione, il riferimento formativo per i fidanzati è la comunità parrocchiale. Questo aspetto appare riaffermato dall’indagine, ma non è da sottovalutare la varietà degli elementi che sono in gioco nella relazione tra fidanzati e comunità parrocchiale.

Ad esempio un elemento che caratterizza i fidanzati è quello della mobilità e del loro "appartenere" contemporaneamente a più comunità. Questo fenomeno è ormai diffuso in varie forme, a un crescente numero di persone e famiglie, e interroga profondamente un po’ tutte le proposte pastorali che fanno perno intorno alla comunità parrocchiale e al principio del radicamento comunitario. Per diverse esigenze ci si sposta sempre più frequentemente da una comunità all’altra, con il rischio di divenire dei nomadi, che dichiarano di appartenere a più comunità, ma che in definitiva non appartengono a nessuna in particolare. Soprattutto tra i giovani il fenomeno della mobilità sembra essere ancor più diffuso. Di questo abbiamo una riprova nel fatto che in Lombardia una coppia su due, che partecipa al percorso di preparazione al matrimonio, proviene da un’altra comunità parrocchiale. Solo per una coppia su tre, ambedue i fidanzati risiedono, al momento dell’iscrizione al percorso, nella comunità parrocchiale nella quale si organizza il percorso (vedi tab. 3).

Tabella 3.
Tabella 3.

Oltre alla mobilità vincolata che può sorgere a motivo dell’assenza di un percorso nella comunità parrocchiale nella quale si risiede, vi è anche quella derivata dalla scelta di non partecipare al percorso che si organizza nella propria parrocchia di residenza, per partecipare a un determinato percorso, che ha quelle caratteristiche che sembrano essere più confacenti e rispondenti a ciò che si sta cercando o ci si attende. Le motivazioni possono essere varie, come vari possono essere i canali utilizzati per recuperare le informazioni necessarie (ad esempio: consigli di amici).

I principali motivi possono essere ricondotti:

  • alla ricerca di un percorso ben organizzato e approfondito;

  • alla presenza di relatori stimolanti;

  • al fatto che l’esigenza di frequentare si manifesta in momenti diversi da quelli del percorso più vicino (sfasatura dei tempi tra domanda e offerta);

  • alla richiesta di un percorso veloce o meno impegnativo;

  • alla presenza di una metodologia più o meno coinvolgente.

La scelta relativa a quale percorso frequentare sembra essere effettuata, oggi più che in passato, in modo più consapevole e selettivo, ma a volte anche più strumentale e funzionale.

Certamente con il passare degli anni, a fronte del crescere delle opportunità e della varietà delle proposte, tra le coppie di fidanzati sono anche cresciuti i livelli di aspettativa, che stimolano sempre più chi organizza i percorsi a continui miglioramenti e analisi critiche.

La scelta del percorso da parte della coppia di fidanzati, sembra essere ancor meno motivata, in senso prospettico, verso la comunità nella quale si progetta di andare a risiedere. Infatti, ben due terzi delle coppie prevedono di andare a risiedere in una comunità parrocchiale diversa da quella nella quale si è partecipato al percorso di preparazione al matrimonio (vedi tab. 4).

Tabella 4.
Tabella 4.

Socializzare in comunità

A un’approssimata valutazione, sembra che quando la coppia si trova a decidere a quale percorso di preparazione al matrimonio partecipare, non consideri come criterio base, quello di iscriversi al percorso che eventualmente si organizza nella comunità parrocchiale dove si andrà ad abitare. Non ritenendola quindi come un’opportunità attraverso la quale introdursi o re-introdursi nella comunità parrocchiale.

Oltre che a essere dei percorsi formativi, i percorsi di preparazione al matrimonio sono certamente anche degli spazi in cui i fidanzati sperimentano interessanti relazioni, dove la socialità e la convivialità divengono i presupposti fondanti attraverso i quali formare una famiglia aperta alla comunità e alla società.

Attraverso la partecipazione al percorso di preparazione al matrimonio la coppia spesso è stimolata a intrecciare e rivedere importanti relazioni: con il futuro coniuge, con la comunità cristiana. Ma anche con le altre coppie di fidanzati, e con gli animatori del percorso. A questo proposito sorgono alcune domande che richiedono sul piano pastorale e organizzativo alcuni opportuni accorgimenti. Come far sì che queste intense, ma brevi esperienze, trovino una sufficiente continuità? Quanto questo nomadismo ostacola il radicamento nelle comunità? Come sensibilizzare le coppie di fidanzati all’importanza di partecipare e integrarsi nella propria e futura comunità parrocchiale di appartenenza? Che tipo di comunicazioni sussistono tra le comunità parrocchiali che organizzano i percorsi e quelle nelle quali andranno a risiedere le coppie?

Tra gli obiettivi che generalmente si intendono perseguire, attraverso la realizzazione dei percorsi di preparazione al matrimonio vi è senz’altro quello di offrire alcuni spunti ai fidanzati, per aiutarli nel discernimento di cosa stia a significare questa loro vocazione alla vita matrimoniale. Ipoteticamente ci si augura anche che, là dove non ci fossero le effettive condizioni per la vita matrimoniale, il percorso aiuti i fidanzati a rivedere la loro scelta, magari anche solo prendendosi un po’ più di tempo per maturare più consapevolmente cosa stia a significare per loro questa scelta.

Certo è che può risultare difficile mettersi in un atteggiamento di ascolto e di ricerca, quando magari si sono già prese alcune importanti e impegnative decisioni. Ad esempio l’acquisto di una casa, la data delle nozze, la prenotazione del pranzo e del viaggio di nozze, ecc... Esemplificativa può risultare l’immagine di un treno in corsa che ferma solo alla stazione di arrivo e dove non sono possibili fermate intermedie.

La scelta di percorrere il cammino della vita coniugale/matrimoniale, nonché genitoriale è certamente da incoraggiare, ma non vanno taciuti neppure gli aspetti d’impegno e di responsabilità da assumere con discernimento critico e determinazione, senza creare inopportuni spauracchi. Un parallelo interessante nella ricerca vocazionale è lo spazio di tempo riservato alla scelta della vita religiosa, o del ministero ordinato, i quali prevedono tempi più abbondanti di discernimento.

Molte coppie quando si iscrivono al percorso di preparazione al matrimonio sembrano avere le idee chiare su quando sposarsi. Due coppie su tre pensano di sposarsi entro dieci mesi dal termine del percorso. Quindi si può profilare il rischio che la proposta del percorso venga vissuta per alcuni dei nubendi come una fase interlocutoria, magari sì importante, ma una tra le tante che sono necessarie per giungere al giorno già fissato per le nozze. L’augurio è naturalmente quello che il percorso non risulti per alcuno dei fidanzati uno tra gli innumerevoli ostacoli da superare.

Presente è anche un comportamento di segno opposto, in cui la coppia di fidanzati lascia trascorrere un ampio lasso di tempo, tra la fine del percorso di preparazione al matrimonio e il matrimonio stesso, tanto da far divenire l’esperienza vissuta nel percorso di preparazione al matrimonio un remoto ricordo.

Alla luce di quanto detto, andrebbero quindi incentivate tutte le attività e le attenzioni che in qualche modo stimolano i fidanzati a frequentare il percorso con un debito anticipo rispetto alla data del matrimonio. Ma anche a tener viva la loro ricerca vocazionale una volta terminato il percorso di preparazione al matrimonio.

Tutto ciò sottolinea l’importanza di non ridurre alla sola proposta del percorso di preparazione al matrimonio la più ampia cura pastorale dell’intero tempo di fidanzamento.

Proposte e organizzazione

I percorsi di preparazione al matrimonio sono organizzati prevalentemente dalle parrocchie (80% dei percorsi). La figura in carica che ha l’onere e la responsabilità di individuare dei collaboratori, di organizzare e gestire quest’attività è soprattutto il parroco (74% dei percorsi). Meno incidente numericamente, ma comunque significativa è la presenza nel ruolo di coordinamento, di una coppia di sposi (un percorso ogni dieci). La gestione da parte dei decanati, vicariati, zona pastorale o tra più parrocchie è meno rilevante e caratterizza alcune diocesi (Lodi, Cremona, Como e Brescia), mentre in altre, i corsi, vengono a volte organizzati direttamente dalla diocesi (Crema, Pavia e Vigevano). Al di là del diverso modello, la collaborazione tra parrocchie per l’organizzazione e la gestione dei percorsi di preparazione al matrimonio è certamente un obiettivo sul quale lavorare, in quanto il maggior numero di parrocchie non organizza nessun percorso (due parrocchie ogni tre).

Ma proprio partendo da una realtà come quella delle diocesi di Lombardia, fatta di numerose e medio-piccole parrocchie, diventa una necessità quella di rendere partecipi le altre parrocchie appartenenti a un medesimo territorio (decanato, vicariato, ecc.). Partecipazione che può manifestarsi nelle varie attività di: progettazione, promozione, organizzazione, verifica di prosecuzione del cammino di fede e di comunità delle singole coppie. Possibili, anche su un tema come quello che stiamo trattando, possono essere le deleghe o al contrario i livelli di accentramento.

Infatti, solo in un percorso su quattro vi è una collaborazione con altre realtà. Collaborazione che non dovrebbe fermarsi alle sole realtà ecclesiali ma aprirsi alla comunità civile. La necessità di collaborare potrebbe o dovrebbe nascere dalla consapevolezza di non poter rispondere da soli ai crescenti e impellenti bisogni formativi che vengono espressi.

Fatta salva la responsabilità e competenza da parte delle comunità cristiane di formare i battezzati a un amore maturo che si esprime nella scelta di sposarsi nel Signore, si rileva oggi inopportuno agire a supplenza, inconsapevole o voluta, di altri soggetti. Questo anche perché è anacronistico pensare che un percorso, impegnativo sì, ma pur tuttavia limitato per scelta e necessità, nei tempi e nei contenuti, possa risultare esaustivo.

Dove è possibile, andrebbero maggiormente ricercate e stimolate nuove forme di collaborazioni (anche con i soggetti istituzionali), richiamando tutta la comunità civile ed ecclesiale a occuparsene corresponsabilmente. Incoraggianti e significative sono alcune esperienze di collaborazione con l’ente locale (ad esempio nella diocesi di Milano le esperienze di San Donato Milanese, Rozzano, Bosisio Parini).

Mediamente i percorsi si sviluppano in un arco temporale di circa due mesi. Più esattamente, considerando alcune classi temporali, emerge che circa un percorso ogni sette ha una durata complessiva superiore ai due mesi e mezzo.

La scelta fatta dalla maggioranza delle coppie di fidanzati sembra essere quella di non prediligere quei percorsi di breve ma intensa durata, ma di frequentare quei percorsi con una durata mediamente più lunga e una periodicità più dilatata.

Tabella 5.
Tabella 5.

Gli obiettivi da raggiungere

Altro aspetto strettamente collegato con la durata dei percorsi e l’intensità della periodicità degli incontri è quello che ha a che fare con l’efficacia del percorso stesso, e quindi, con il raggiungimento degli obiettivi che il percorso di preparazione al matrimonio si pone. Infatti, a questo proposito vi sono due diverse scuole di pensiero, una che persegue l’apprendimento attraverso attività formative e animative che si concentrano intensamente in un certo lasso di tempo, l’altra che predilige tempi più lunghi. Sta di fatto che non esiste a priori una scelta metodologica giusta di principio, anche se è più diffuso il modello che prevede una durata medio-lunga.

In media i percorsi di preparazione al matrimonio si articolano in nove incontri. Solo in un terzo dei percorsi si sono realizzati un numero di incontri inferiore a nove. Significativo è anche il dato che nel 18% dei percorsi, il numero degli incontri è maggiore di undici. Da segnalare la presenza di un percorso con 26 incontri, ma anche uno con 24 e uno con 23 incontri.

Anche il numero degli incontri, come del resto abbiamo accennato al riguardo della durata dei percorsi, è un fattore che può essere messo in relazione con l’efficacia e il risultato del percorso stesso. Poter individuare quale sia il numero di incontri più adatto è certamente un’operazione ardua, sta di fatto che è innegabile che vi sia una spiccata diversità e articolazione nelle proposte. Si va dalla proposta con 5/6 incontri per una durata complessiva di un mese, a quella con 26 incontri in un arco temporale di nove mesi (vedi tab. 5).

Il numero ottimale

In media il numero di coppie partecipanti a ogni singolo percorso è di 15 coppie.

Non è facile valutare qual sia il numero ottimale di coppie di fidanzati partecipanti, anche se è indubbio che il numero delle coppie di fidanzati condiziona l’organizzazione, la gestione e la metodologia che si intende utilizzare.

Per i percorsi di preparazione al matrimonio nei quali il numero delle coppie di fidanzati è molto esiguo, vi è il rischio che con l’andar del tempo si arrivi a valutare la non opportunità di proseguire. Questo anche per il considerevole dispendio di energie e risorse che sono necessarie, soprattutto oggi, per realizzare un percorso. Ma dall’altro, percorsi con un numero consistente di coppie, se non vengono gestiti con l’attenzione verso lo scambio e il protagonismo dei fidanzati, rischiano di essere meno efficaci.

Quanto favorire un modello che preveda la partecipazione di poche coppie di fidanzati (meno di 10 coppie), oppure sostenere la presenza di percorsi con un numero più elevato di coppie partecipanti? Quali accorgimenti assumere?

L’obiettivo non è certamente quello di definire e adottare un modello unico, ma quello di far dialogare esperienze diverse verificando criticamente il modello adottato.

Per meglio analizzare le proposte e i contenuti che vengono esposti nei percorsi di preparazione al matrimonio si è pensato di raggruppare l’insieme di tutti gli incontri in cinque tipologie prevalenti, quali: catechesi, antropologico sociale, condivisione/comunione, spirituale e celebrativo.

Da questa suddivisione emerge che la maggior parte delle proposte di incontro all’interno dei percorsi, hanno un carattere predominante di catechesi. Meno rilevante ma altrettanto significative sono le proposte nell’ambito antropologico sociale (22%) e in quello di condivisione/comunione (22%) (vedi tab. 6).

Tabella 6.
Tabella 6.

Ciò che emerge può essere visto come un tentativo di offrire all’interno dei percorsi di preparazione al matrimonio il giusto equilibrio tra la parte indispensabile di catechesi, con quella di taglio socio-antropologico e di condivisione/comunione. Questo anche perché chi partecipa ai percorsi spesso intende confrontarsi sui temi di fede e a quelli relativi al sacramento del matrimonio, partendo proprio da alcune contraddizioni che sono presenti nella propria esperienza personale e di coppia e di quelle presenti nella società-comunità entro la quale si vive.

Il Direttorio per la pastorale della famiglia infatti precisa che: «Il fidanzamento è un tempo favorevole, grazie al quale i fidanzati possono, proprio all’interno della loro esperienza affettiva, rinnovare il loro incontro con la persona di Gesù Cristo, con il messaggio del Vangelo e con la Chiesa» (n. 51 del Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in Italia, 1993).

Altro fattore certamente significativo nell’organizzazione dei percorsi di preparazione al matrimonio è quello relativo alle metodologie impiegate. Con il concetto di metodologia qui si intende quell’insieme di tecniche e accorgimenti messi in atto durante gli incontri per facilitare il raggiungimento degli obiettivi che ci si è prefissati.

Quali metodologie

Le tecniche di conduzione di un incontro sono certamente innumerevoli. In questa indagine ne sono state considerate considerate soltanto alcune, quali: la forma assembleare, la formula del lavoro assembleare seguita poi da un lavoro di gruppo (sottogruppi), la tecnica dell’esperienze e testimonianze e infine quella del solo lavoro di gruppo.

Dai dati raccolti emerge la diffusione soprattutto della formula del lavoro assembleare (52%) seguito dalla formula assembleare con lavoro di gruppo (35%) (vedi tab. 7).

Tabella 7.
Tabella 7.

Abbastanza diffusi risultano essere gli incontri nei quali non sono previsti dei lavori di gruppo, questo, in via ipotetica potrebbe essere motivato da diversi fattori. Alcuni di questi possono essere ad esempio: la carenza di animatori; la difficoltà nel gestire le dinamiche; il numero esiguo di coppie di fidanzati partecipanti che sconsiglierebbe un’ulteriore suddivisione; ma anche gli spazi e i tempi.

Ponendo in relazione la metodologia utilizzata con il numero delle coppie partecipanti emerge comunque una certa tenuta della sola forma assembleare, anche in quei percorsi che hanno un numero di coppie di fidanzati maggiore di ventuno. La sola forma assembleare porta con sé sicuramente numerosi vantaggi, ma è legittimo porsi l’interrogativo di come sia facilitata la comunicazione, la partecipazione, ma soprattutto la condivisione per assemblee medio-ampie come quelle composte da più di trenta persone.

Al di là delle varie opinioni in merito alla più opportuna metodologia da utilizzare, sono certamente molti quelli che valutano che la metodologia impiegata, comunque sia, ha un’influenza notevole sul risultato complessivo del percorso. Basti pensare che il 78% dei coordinatori dei percorsi dichiara che la metodologia utilizzata ha influenzato molto/moltissimo il risultato complessivo del percorso.

Nella gestione degli incontri, il modulo più diffuso è quello di un’iniziale comunicazione da parte di un relatore con il compito di introdurre e di approfondire degli argomenti, ma anche, con l’aiuto degli animatori, di stimolare un dibattito e un confronto tra e con i partecipanti.

Nella maggior parte degli incontri è il parroco il relatore (44% degli interventi), ragguardevole e in crescita è anche la presenza di una coppia di sposi (24%) (vedi tab. 8).

Lo stimolo offerto dal relatore viene generalmente valutato come molto influente per il risultato complessivo del percorso. Infatti, in un percorso ogni quattro gli operatori affermano che l’intervento dei relatori ha influito moltissimo sul risultato complessivo del percorso.

Tabella 8.
Tabella 8.

Il ruolo degli animatori

Risorsa ormai fondamentale, per l’organizzazione e la gestione dei percorsi di preparazione al matrimonio, è senz’altro quella degli animatori. Questi soprattutto in coppia, ma anche singolarmente, animano e gestiscono con impegno e responsabilità diverse attività essenziali per la buona riuscita del percorso.

Il dato che sorprende è senz’altro quello del considerevole volume di persone che si dedicano volontariamente, ad accompagnare le coppie di fidanzati nel percorso di ricerca vocazionale. Infatti, ben 7.800 sono gli animatori od operatori della pastorale familiare presenti nelle dieci diocesi di Lombardia (stima 10.000 animatori) che si adoprano all’interno dei percorsi di preparazione al matrimonio.

Interessante e significativa è questa esperienza di volontariato che diversamente da tante altre proposte, è strettamente un’espressione della coniugalità e della solidarietà familiare. Un’attività questa, che oltre ad essere un segno vivente e concreto per i fidanzati, è anche un’opportunità che rinforza i legami e l’affiatamento degli stessi coniugi.

Mettendo in relazione il dato degli animatori con quelli dei percorsi, abbiamo che mediamente vi sono otto operatori ogni percorso. In media vi è un operatore ogni due coppie di fidanzati.

Un capitale umano e conoscitivo questo in continua crescita, che esige indubbiamente una cura e una valorizzazione su diversi fronti.

Altra attività entrata ormai nell’uso comune è quella della raccolta delle aspettative. Generalmente questa attività viene effettuata in concomitanza con l’iscrizione e ha l’obiettivo di essere un primo momento di accoglienza, di scambio di informazioni e di orientamento. Non sono per altro infrequenti le occasioni in cui, quando questa attività viene fatta con un debito anticipo dall’avvio vero e proprio del percorso, sono possibili, dove si presenta l’occasione e la necessità, delle preliminari e integrative attività formative su alcuni elementi base di catechesi.

Accogliere per ascoltare

Questo primo momento di accoglienza e di conoscenza assume maggiore rilevanza anche alla luce del fatto che frequentemente i fidanzati non sono conosciuti, in quanto provengono da altre comunità parrocchiali. Maggiori sono quindi i rischi di trovarsi ad avere alcune informazioni solo alla fine del percorso, senza riuscire quindi a mettere in atto le opportune modifiche e riarticolazioni all’organizzazione del percorso, o prestare, dove necessario, una maggiore vicinanza alla singola coppia.

Nella raccolta delle aspettative diverse sono le modalità impiegate. Le più utilizzate, a volte anche contemporaneamente, sono: il colloquio con la singola coppia, la scheda-questionario, un incontro con tutte le coppie, ma anche altre attività.

Il colloquio di raccolta delle aspettative viene condotto soprattutto direttamente dal parroco, ma significativa è anche la modalità che vede come referenti una coppia di animatori.

Al termine del percorso di preparazione al matrimonio, soprattutto oggi alla luce dei rapidi cambiamenti in atto, emerge la necessità e l’esigenza di compiere una seria attività di verifica per raccogliere quei preziosi suggerimenti che possono favorire un costante miglioramento delle proposte e quindi di raggiungimento degli obiettivi. La verifica verte generalmente su alcuni elementi che non sono solo quelli da riferire alla realizzazione del percorso (qui e ora), ma insiste anche sulla valutazione dell’efficacia. Si cerca di comprendere e di valutare quanto le proposte fatte abbiano aiutato, e aiuteranno, le coppie di fidanzati nel cammino vocazionale. Vocazione che non termina nel giorno delle nozze, ma che si rinnova e si fortifica.

La verifica e i risultati

L’importanza dell’attività di verifica nasce anche dal fatto che i percorsi che si organizzano, assumono per necessità sempre più un’organizzazione duttile e flessibile, che varia anche da un percorso all’altro, in base alle persone che si incontrano, ma anche in conseguenza di altri fattori.

In quasi tutti i percorsi viene effettuata l’attività di verifica, sono pochissime le realtà che non attuano una o più sistematiche attività di verifica.

Molto diffusa è la verifica effettuata attraverso un momento assembleare con tutte le coppie di fidanzati, ma anche quella della somministrazione di un questionario.

Stimolante è anche la verifica tramite un colloquio con le singole coppie. Questa verifica può divenire anche un modo attraverso il quale poter fornire, con gli opportuni modi, alla singola coppia di fidanzati utili indicazioni e/o opportune valutazioni. Generalmente la persona che gestisce questi momenti di colloquio finale con la singola coppia di fidanzati è il parroco, significativa anche in quest’attività è la presenza delle coppie animatrici.

I percorsi di preparazione al matrimonio sono senz’altro una presenza importante all’interno delle comunità, ma ancor più sono una risorsa importante per tutte quelle coppie di fidanzati che intendono vivere la propria vocazione con al centro il sacramento del matrimonio. Ciò nonostante può essere illusorio pensare che attraverso un percorso, sì impegnativo e ben organizzato, ma che pur tuttavia dura una trentina di ore, articolate su un arco temporale di circa due mesi, si possa far passare tutti i contenuti e le proposte.

Tra l’altro, per alcuni fidanzati, l’esperienza dei percorsi di preparazione al matrimonio è l’occasione per riprendere un cammino di fede e di contatto con la comunità parrocchiale. Il bisogno che portano, è quindi anche quello di essere aiutati a mettere a frutto quanto attraverso il percorso è stato seminato e che ha cominciato a germogliare.

Diverse sono le realtà nelle quali questi bisogni si fanno più manifesti, e dove si è cominciato già da tempo a sperimentare alcune proposte. Dai dati raccolti emerge che in una realtà su due, al termine del percorso, si mette a disposizione delle coppie di fidanzati, delle ulteriori e diverse proposte.

Più frequentemente al termine del percorso emerge tra le coppie di fidanzati il desiderio di mantenere una certa continuità nei rapporti instaurati. Bisogno questo che sembra essere più l’espressione di un desiderio di socialità, ma che vale la pena comunque accogliere in quanto primo germe di comunione.

Bruno Vedovati
   

BIBLIOGRAFIA

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