Famiglia Oggi.

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n. 12 DICEMBRE 2005

Sommario

EDITORIALE
La profondità della sollecitudine vissuta
la DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) L’amicizia che sa accogliere
di CARMELO VIGNA

apep00010.gif (1261 byte) Il fuoco della divina tenerezza
di FRANCESCA DOSSI

apep00010.gif (1261 byte) Uno scambio continuo e circolare
di MARIATERESA ZATTONI E GILBERTO GILLINI

apep00010.gif (1261 byte) Un sentimento da apprendere
di LUCIA PELAMATTI

apep00010.gif (1261 byte) Carezze della mente
di LAURA FORMENTI

apep00010.gif (1261 byte) Per descrivere la natura e l’umanità
di ARISTIDE TRONCONI

DOSSIER
Quello sguardo per sentirci più umani
di ALFREDO TRADIGO

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Come il movimento delle onde
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Ciò che nasce dall’occhio del pubblico
di SARA LATTUADA
Quanto male può fare la scuola
di ORSOLA VETRI

MATERIALI & APPUNTI
Trovare ragioni di rinnovamento
di ROSANGELA VEGETTI
Una sorgente di responsabilità
di ROSANGELA VEGETTI

CONSULENZA GENITORIALE
Troppo grande per una carezza?
di ROSSELLA PROCACCIA

POLITICHE FAMILIARI
A proposito di "RU486"
COMITATO SCIENZA E VITA (a cura del)

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Come cambia l’Europa
di ORSOLA VETRI

LIBRI & RIVISTE

EDITORIALE

La profondità della sollecitudine vissuta

La Direzione
   

La tenerezza rappresenta una sorta di intima solidarietà, non urlata e nemmeno esibita. È un sentimento incarnato e sperimentato nella vita di tutti i giorni.

Sgombriamo subito il campo da dubbi e malintesi. La tenerezza al centro della riflessione di questo numero non è la facile emozione buonista, l’effimera sdolcinatezza che non dà nulla a chi la riceve, se mai riesce ad alleggerire la coscienza di chi la porge. Non è neppure l’oggetto di una lettura al femminile di un sentimento che, al contrario e come ci spiegano gli autori di questo approfondimento, ha molto di "virile" e persino di divino.

«Non credete che la divina tenerezza sia sdolcinata e meschina, che indugi nelle compassioni ambigue, o fugga dal campo di battaglia. Essa è fuoco», ci insegna uno dei più sorprendenti e versatili intellettuali cattolici degli ultimi quarant’anni, Maurice Bellet, teologo, filosofo, romanziere e psicanalista.

È sollecitudine, vicinanza, intimità, solidarietà e soprattutto gesto (carezza, bacio, ma anche semplice sguardo di intesa o di comprensione vera, complicità nel comprende ciò di cui l’altro ha bisogno).

È un sentimento incarnato nella vita di tutti i giorni, quando una giovane madre si piega per l’ennesima volta a rassicurare il suo bambino o una vecchia madre riceve l’attenzione non insofferente di un figlio, ma anche quando qualcuno si ferma a "perdere tempo" per ascoltare non fugacemente e distrattamente un vicino o per risolvere, con impegno e discrezione, una contesa futile ma dannosa. Rappresenta una sorta di intima solidarietà, non urlata e nemmeno esibita, che dai rapporti familiari dovrebbe tracimare verso un più vasto territorio di relazioni sociali.

È una parola che significa apertura, interesse vero, servizio, cura, condivisione, accoglienza, pazienza che non giudica, perdono. «È divina», dice Bellet, «ma così divina da essere interamente umana, è l’amore dell’amicizia, quello spontaneo, delizioso, dedizione che non si compiace di sé».

Rileggere i rapporti all’interno della famiglia e, in senso più allargato, della società alla luce di questo fuoco energico non è un’operazione sentimentale e illusoria, ma, anzi, un cambio di rotta, che può volgere in senso diametralmente opposto rapporti ormai arrugginiti e fissi in copioni spenti sempre uguali a sé stessi.

La direzione








 

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