Famiglia Oggi.

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n. 12 DICEMBRE 2005

Sommario

EDITORIALE
La profondità della sollecitudine vissuta
la DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) L’amicizia che sa accogliere
di CARMELO VIGNA

apep00010.gif (1261 byte) Il fuoco della divina tenerezza
di FRANCESCA DOSSI

apep00010.gif (1261 byte) Uno scambio continuo e circolare
di MARIATERESA ZATTONI E GILBERTO GILLINI

apep00010.gif (1261 byte) Un sentimento da apprendere
di LUCIA PELAMATTI

apep00010.gif (1261 byte) Carezze della mente
di LAURA FORMENTI

apep00010.gif (1261 byte) Per descrivere la natura e l’umanità
di ARISTIDE TRONCONI

DOSSIER
Quello sguardo per sentirci più umani
di ALFREDO TRADIGO

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Come il movimento delle onde
di BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Ciò che nasce dall’occhio del pubblico
di SARA LATTUADA
Quanto male può fare la scuola
di ORSOLA VETRI

MATERIALI & APPUNTI
Trovare ragioni di rinnovamento
di ROSANGELA VEGETTI
Una sorgente di responsabilità
di ROSANGELA VEGETTI

CONSULENZA GENITORIALE
Troppo grande per una carezza?
di ROSSELLA PROCACCIA

POLITICHE FAMILIARI
A proposito di "RU486"
COMITATO SCIENZA E VITA (a cura del)

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Come cambia l’Europa
di ORSOLA VETRI

LIBRI & RIVISTE

 

 MASS MEDIA & FAMIGLIA - UN SENTIMENTO PER IL GRANDE SCHERMO

Ciò che nasce dall’occhio del pubblico

di Sara Lattuada
  

Sebbene i film ritraggano spesso la tenerezza, difficilmente essi le affidano il ruolo di protagonista. Piuttosto rappresenta quella sfumatura che caratterizza il rapporto tra i personaggi o la sfaccettatura possibile per descrivere una relazione.
  

Nel 1983 Voglia di tenerezza di James L. Brooks, storia del rapporto tra una donna e sua madre nel corso di circa trent’anni, viene nominato per undici Oscar. Riesce ad aggiudicarsene ben cinque, tra i quali quello per Miglior film. Nel 1984 Shirley MacLaine riceve il David di Donatello come Migliore attrice straniera. Fioccano riconoscimenti anche ai Golden Globe: Miglior attrice, Miglior attore non protagonista, Migliore sceneggiatura, Miglior film. Premi e successo sono dovuti all’importanza riconosciuta al tema della tenerezza da parte di cinema e pubblico?

Sebbene i film ritraggano spesso la tenerezza, difficilmente essi le affidano il ruolo di protagonista: piuttosto è quello di sfumatura che caratterizza il rapporto tra i personaggi, di una sfaccettatura possibile per una relazione.

Anche in Voglia di tenerezza (nella foto sotto) sembra essere in evidenza soprattutto la diversità tra le due donne e il loro tentativo di rimanere, nonostante il tempo, parte l’una della vita dell’altra. La fortuna dell’opera di Brooks è probabilmente dovuta più al coinvolgimento nel dramma delle due, che non alla tenerezza, che resta abbastanza in secondo piano. Madre e figlia sono più forti e combattive che non tenere. La tenerezza salta all’occhio soprattutto nel titolo.

Scena dal film: Voglia di tenerezza.

In genere il tema principale è un altro e la tenerezza ci viene mostrata senza attirare troppo l’attenzione, non esibita come motrice degli eventi. Di conseguenza la percezione che se ne ha è strettamente legata alla sensibilità di chi guarda: volendo trattare questo tema, trovare opere che possano essere definite come fondamentali risulta perciò particolarmente difficile. È invece sicuramente possibile fornire esempi, senza la pretesa di aver individuato in maniera assoluta i più significativi.

La tenerezza nel cinema compare in molteplici forme e affida allo spettatore un punto di vista che dipende da quando l’emozione ha origine. Questa può nascere in almeno due momenti: nel film, quando un personaggio si trova di fronte a un altro che la ispira, con lo spettatore coinvolto dall’identificazione in uno dei due; davanti al film, in chi assiste alla proiezione poiché il legame tra i personaggi può suscitare tenerezza senza che questa sia sentita dagli stessi.

Nello sguardo del pubblico, filtrato dalle scelte registiche, nasce la tenerezza; non è uno dei sentimenti manifesti sullo schermo. L’amicizia tra il piccolo Elliot e il marziano E.T. (di Steven Spielberg, Usa 1982) basta a sé stessa, è da quel sentimento che i due si sentono legati. La tenerezza invece riguarda lo spettatore che dalla propria poltrona o dal divano di casa assiste alla scena, spesso guidato da piccoli dettagli sui quali il regista decide di attirare l’attenzione. Un primo piano e il crescere della musica, che arriva a sovrastare le parole, enfatizzano lo stato emotivo del personaggio. Sottolineano la difficoltà di far comprendere il sentimento con il linguaggio verbale, superato da una comunicazione meno razionale.

Scena dal film: Forrest Gump.

Bambini e diversi

Può essere interessante chiedersi quali personaggi suscitino tenerezza. Si tratta solitamente di persone che necessitano di protezione: tra questi vi sono bambini, deboli, "diversi". Il diverso in particolare esprime simpatia: E.T. saprebbe probabilmente come muoversi sul suo pianeta, ma è goffo e confuso sulla Terra, necessita dell’aiuto del bambino che incontra per sopravvivere. È questo suo essere senza difese che lo rende tenero.

Apparentemente senza difese e a sorpresa vincente è Forrest Gump (Forrest Gump di Robert Zemeckis, Usa 1994, foto sopra), eroe innocente che vediamo nel film attraversare a testa alta la storia americana senza perdere la sua purezza, il suo sguardo unico sul mondo.

Spesso il bambino è proposto come oggetto di tenerezza ed è impossibile non vedere nella frequente scelta di così giovani protagonisti anche un vero e proprio calcolo commerciale. Ciò non stupisce e non deve scandalizzare: il cinema per sua natura deve fare i conti anche con il bisogno di un riconoscimento al botteghino adeguato alle spese sostenute in fase di produzione. Fin dai film Lumière il bambino in mezzo alla famiglia è esibito (La colazione del bambino di Auguste e Louis Lumière, Francia 1895): la tenerezza, insieme allo spettacolo del quotidiano, mostra subito il suo potenziale nell’ottenere consensi dal pubblico.

Il risultato comunque è un filone di film che sfruttano il bambino e la sua capacità di originare situazioni buffe, o addirittura comiche, come fonte di incassi assicurati. È la ricetta di film di successo come la serie di Senti chi parla di Amy Heckerling (Usa 1989) o di Mamma, ho perso l’aereo di Chris Columbus (Usa 1990).

È curioso vedere come a volte un film che si presenta a prima vista come tenera storia di bambini possa rivelarsi poi qualcosa di molto diverso: Amami se hai coraggio (di Yann Samuell, Francia 2003) sembra nel suo attacco un’innocua favola con protagonisti due amici, un bambino e una bambina. Il loro gioco preferito è quello di sfidarsi reciprocamente con prove sempre nuove, per aver in premio una bellissima scatola. Trasformandosi in adolescenti i due si innamorano; il gioco, cominciato come innocente, diventa contorto, morboso, assurdo, fino a portare alla reciproca distruzione dei due amanti, separati dal tempo ma incapaci di vivere l’una senza l’altro. La fiaba si rivela noir.

A scompaginare il quadretto di bambini paffuti e genitori felici che sembra costituire una delle colonne portanti della tenerezza nel cinema, arriva per fortuna Tim Burton, che sceglie di dare peso al tema, ma ne consegna l’esperienza a personaggi fantastici e bizzarri quali Jack Skeletron, Edward Mani di Forbice o Edward Bloom.

Con Tim Burton la tenerezza si lega indissolubilmente alla solitudine, all’esclusione.

La maggior parte dei personaggi scelti dal regista di Burbank sono respinti dal mondo circostante per la loro diversità: è il caso di Edward Mani di Forbice (Usa 1990), inventato da uno scienziato morto prima di riuscire a dargli delle vere mani, al posto delle quali ha lame affilate. Rimasto solo nell’immensa e gotica dimora dell’inventore, Edward verrà trovato da una simpatica signora, che deciderà di adottarlo e lo tratterà come uno di famiglia (con lui nella foto in basso a sinistra).

È la tenerezza che prova davanti a Edward a muovere la donna, a farle tentare di tutto per far sì che il giovane venga accettato dai vicini. Ancora una volta l’essere tenero di Edward dipende dal suo essere esposto alla minaccia costituita dal mondo fuori dal castello, da un mondo che non conosce e dal quale è trattato in modo ambiguo. Gli abitanti del quartiere continueranno sempre a vederlo come diverso, giudicandolo ora "speciale", ora "mostruoso", decidendo con leggerezza delle sue possibilità di sopravvivenza all’interno della comunità. Tra i "pericoli" che Edward dovrà affrontare nel mondo uno è costituito dai sentimenti: se la sua fortezza, isolandolo, lo protegge dalle relazioni con altri esseri umani, Edward scegliendo di uscirne, è costretto a far fronte a sensazioni nuove, quali l’amore per la giovane figlia della sua ospite, già fidanzata e inizialmente diffidente nei confronti dello strano ragazzo che occupa la sua camera.

Scena dal film: Edward Mani di Forbice.

Il genio di Tim Burton

La tenerezza è uno degli elementi fondamentali del recente La fabbrica di cioccolato (Usa 2005), anch’esso di Burton. La storia è tratta da un libro del 1964 di Roald Dahl ed era già stata messa in scena nel ’71 da Mike Stuart: Charlie, un bambino buono ma molto povero, riesce a trovare uno dei cinque biglietti dorati che permettono di prender parte a una visita alla fantastica fabbrica di cioccolato di Willie Wonka, leggendario specialista in dolci che da anni ha chiuso a tutti gli esseri umani le porte del suo stabilimento. Al termine della visita, Charlie, che mostrerà a Wonka di essere l’unico bambino buono tra i cinque vincitori, sarà scelto come erede dell’impero dolciario.

Molti degli elementi di tenerezza nel film erano già di Roald Dahl, come il rapporto stretto tra il bimbo e i nonni o la generosità del ragazzo disposto a sacrificare il proprio sogno di vedere la fabbrica di cioccolato per vendere il biglietto e sollevare così almeno momentaneamente le sorti della famiglia.

Ma Tim Burton, dopo aver scelto di lavorare su di un testo che già di per sé fa dell’affetto uno dei temi principali, ha deciso di dare importanza ancora maggiore a questo lato della storia e ha inventato di sana pianta le scene relative al rapporto di Willy Wonka col padre, attribuendo a esso prima la responsabilità della sua misantropia e poi il merito del riscatto del personaggio che uscirà dal suo isolamento per andare a vivere, altra invenzione rispetto al libro, con la famiglia di Charlie.

Scena dal film: King Kong.

La tenerezza nel rapporto padre-figlio è fondamentale anche in Big fish (Usa 2004). La si ritrova nello sforzo di Will Bloom di capire il punto di vista del padre Edward, ormai morente, ma che da sempre ha detto di essere stato coinvolto in avventure straordinarie: è un punto di vista che sembra così lontano dal reale, da rischiare di rivelarsi pura menzogna. Will però insiste, per amore del padre, nella ricerca di qualcosa di vero nei suoi racconti, di un pezzo di realtà condivisa, di un punto di contatto. La tenerezza permea in qualche modo la visione stessa che Edward Bloom ha del mondo e della vita, quel gusto un po’ infantile per il magico, che permette di vedere tutto come parte di qualcosa di unico e prezioso. Nonostante agli occhi del giovane questo tentativo di rendere tutto eccezionale appaia come una deformazione del reale da parte di un uomo suo malgrado comune, Will imparerà ad apprezzare il padre e la sua dote, fonte di fascino e grandi amicizie.

La natura quieta e intima della tenerezza rende difficile la sua identificazione, legata alla personalità e al vissuto di chi assiste alla scena, specialmente se non sappiamo quali fossero esattamente le intenzioni del regista. Nel sorriso fisso del King Kong di Merian Cooper (Usa 1933, particolare di una scena, foto sopra) e nella sua tenacia nella difesa della bionda Ann Darrow c’è tenerezza e amore disperato o desiderio? Nella scelta di Esteban, figlio di Manuela e aspirante scrittore, di intitolare il proprio libro Tutto su mia madre (Spagna 1999, foto in basso) c’è il segnale di un complesso edipico irrisolto o il puro affetto di un ragazzo nei confronti della donna che ha sacrificato al suo bene qualunque cosa?

Scena dal film: Tutto su mia madre.

Fortunatamente in questo tipo di situazione ci viene concesso sia il dono di scegliere se credere al tenero e rischiare di passare per ingenui, o di interrogarci con sospetto, disincantati, sulle intenzioni di ciò che ci viene mostrato. Possiamo decidere o almeno di azzardare un’ipotesi, a partire dal nostro modo di guardare il mondo. Magari senza dimenticare che la proposta di Edward Bloom, per certi aspetti, può essere molto vantaggiosa.

Sara Lattuada
    

DAL PICCOLO SCHERMO
PER FAVORE, PARLATE DI CALCIO

Un tempo si diceva che "i panni sporchi si lavano in famiglia", detto quanto mai ipocrita ma che forse andrebbe rispolverato nella gestione della televisione nazionale, pubblica e privata. La Tv, infatti, è sempre più un mezzo utilizzato da showmen "di potere" per parlare a nome proprio di problemi che vanno dal privato all’aziendale. Il tutto preceduto dalla stampa che ossessivamente soffia sul fuoco dei dati Auditel e delle polemiche che ne conseguono.Paolo Bonolis.

Il risultato è che i telespettatori devono sorbirsi le personali rimostranze di Bonolis durante una trasmissione in cui si dovrebbe parlare di calcio (Serie A); subito dopo, in un’altra trasmissione sportiva (Controcampo), la replica alle sue parole e nel giro di ventiquattro ore (a Matrix) la controreplica rilasciata durante un’esclusiva intervista con annuncio delle sue dimissioni.

Senza volere entrare nel merito, impresa complicatissima peraltro, ci chiediamo quanto tutto ciò debba realmente riguardare il telespettatore cui, forse, interessa semplicemente conoscere i risultati delle partite ed eventualmente ascoltare i commenti degli esperti.

o.v.

 

WEB & FAMIGLIA
UNA CASA RICCA DI PROGETTI

Il Centro familiare Casa della tenerezza è una comunità di fedeli, di condivisione tra sposi, coniugi soli, famiglie, laici, persone consacrate; luogo d’accoglienza temporanea per coppie in difficoltà. La comunità attualmente è formata da un presbitero, otto coppie con diciassette figli e una consacrata laica. Il progetto è quello di una "famiglia di famiglie", comunità di vita e di servizio, pervenendo ad abitare in un’unica struttura edilizia, pur mantenendo ognuno la propria privacy e gli spazi tipici di ogni famiglia.

Non manca un sito internet (www.casadellatenerezza.it) utile strumento per diffondere non solo informazioni pratiche relative alla comunità, ma anche il messaggio di fede e spiritualità che sta alla base di una scelta così importante. Tra i vari link quello relativo ad attività, eventi, seminari e ritiri o un altro dove è possibile trovare indicazioni, bibliografiche, sussidi canti e preghiere sempre sul tema della tenerezza.








 

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