Famiglia Oggi.

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n. 2 FEBBRAIO 2006

Sommario

EDITORIALE
Diritti e doveri? Si chiama matrimonio
la DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) Diritto di famiglia e Pacs
di
GIUSEPPE ANZANI

apep00010.gif (1261 byte) Realtà di ieri e problemi di oggi
di GIORGIO CAMPANINI

apep00010.gif (1261 byte) Situazione e proposte di legge
di MARINA CASINI

apep00010.gif (1261 byte) Un problema da ignorare?
di PIETRO BOFFI

apep00010.gif (1261 byte) Le parole delle giovani coppie
di SIMONA TROVATI

DOSSIER
Fotografia delle norme all'estero
di EMANUELE CALÒ

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Fino a dove si spinge il concetto di "famiglia"?
BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Due cuori e una telecamera
MARCO DERIU

In attesa della grande onda
HARMA KEEN

MATERIALI & APPUNTI
Una protezione istituzionale dei minori
COMITATO DI APPLICAZIONE DEL CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE PER LA TUTELA DEI MINORI IN TV

CONSULENZA GENITORIALE
L’esperienza del consultorio
MARIA TERESA PEDROCCO BIANCARDI

POLITICHE FAMILIARI
L’ambizione femminile
SIMONA TROVATI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Stop alle nozze imposte
ORSOLA VETRI

LIBRI & RIVISTE

EDITORIALE

Diritti e doveri?
Si chiama matrimonio

La Direzione
   

La libera convivenza è una scelta. La famiglia di fatto non è quella cui il diritto rifiuta rilevanza, ma quella che rifiuta, per propria decisione, la rilevanza del diritto.

Nel dibattito sul possibile riconoscimento delle unioni di fatto si confrontano oggi posizioni molto eterogenee per metodo, obiettivi e cultura di riferimento, tra ipotesi "moderate" di aggiustamenti minimi e pretese esasperate di riconoscimento e assimilazione integrale di qualsiasi forma di convivenza alla condizione di "famiglia".

Dopo stagioni di "sentenze di morte" della famiglia, oggi anche i vecchi detrattori sostengono che senza di essa la società entrerebbe in crisi e si impoverirebbe delle qualità relazionali e pro-sociali che sono indispensabili per la coesione sociale e per il benessere di una collettività. Ma un nuovo attacco, meno diretto ma non per questo meno pericoloso, mette oggi in crisi l’identità stessa della famiglia minandone le qualità essenziali, a partire da un indifferentismo definitorio, secondo cui ogni relazione interpersonale privata in cui circolano affetto, cura e solidarietà può essere considerata "famiglia" e pretendere quindi riconoscimenti e protezione giuridica, senza passare attraverso quella assunzione di responsabilità socialmente rilevante che è il matrimonio.

La complessità del tema potrà essere ben compresa attraversando i vari articoli di questo numero monografico: grande attenzione è stata dedicata agli aspetti giuridici, perché da essi discendono forti implicazioni sul ruolo della famiglia nel progetto sociale del nostro Paese (a cominciare dall’art. 29 della Costituzione). Come sostiene Marina Casini: «Se la famiglia è il fondamento della società, l’interesse pubblico investe anche l’atto che genera "ufficialmente" la famiglia e cioè il matrimonio». Insomma, solo attraverso il matrimonio si sancisce quell’alleanza tra famiglia e società, concretizzata in un mix di diritti e doveri reciproci, essenziale per riconoscere che la famiglia produce un bene contemporaneamente "privato" e "pubblico". Se quindi è pienamente legittimo che le persone possano scegliere una forma di convivenza priva di riconoscimento giuridico, diventa in un certo senso irrazionale pretendere che questa "libera convivenza" abbia a che fare con la sfera giuridica dei diritti; come afferma Giuseppe Anzani, «la famiglia di fatto non è quella cui il diritto rifiuta rilevanza, ma quella che rifiuta per propria decisione la rilevanza del diritto».

Dai dati sociologici, invece, deriva un duplice segnale di cautela: dal punto di vista quantitativo, la presenza di situazioni di libera convivenza non sembra così diffusa come molti opinion leaders vorrebbero farci credere; dal punto di vista qualitativo, i dati di una indagine del Cisf evidenziano che la scelta di convivere senza passare dal matrimonio appare più una "scelta inerziale", spesso a termine, che non un progetto alternativo di famiglia. Proprio questi dati pongono un ultimo interrogativo rispetto alla solitudine delle giovani coppie di fronte alla scelta del "fare famiglia"; quanto la comunità civile e quella ecclesiale sono capaci e interessate a sostenerle nella costruzione di un "progetto di famiglia"? Forse una maggiore attenzione culturale e politica alle nuove famiglie ci farebbe uscire dalle secche di un dibattito troppo ideologico.

La direzione








 

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