Famiglia Oggi.

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n. 3 MARZO 2006

Sommario

EDITORIALE
La vocazione della vocazione
la DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) Conoscersi e apprezzarsi a vicenda
GILBERTO GILLINI E MARIATERESA ZATTONI

apep00010.gif (1261 byte) L’avventura della conoscenza di sé
SALVATORE CAPODIECI

apep00010.gif (1261 byte) La famiglia di fronte alla chiamata
ROBERTO ROVERAN

apep00010.gif (1261 byte) Testimoni della fede e dell’amore di Cristo
DON ENRICO SOLMI

apep00010.gif (1261 byte) Nati da una scintilla
ENRICA E MICHELANGELO TORTALLA

apep00010.gif (1261 byte) Un processo continuo e permanente
STEFANO STIMAMIGLIO

apep00010.gif (1261 byte) Verso la santità attraverso la professione
SILVIA MARDEGAN

DOSSIER
Autori italiani nel solco della gioventù
FULVIO PANZERI

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Governare un Paese o guidare un partito?
BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Pagine alla scoperta di sé stessi
STEFANO STIMAMIGLIO

La realtà dietro al muro di un chiostro
ORSOLA VETRI (A CURA DI)

MATERIALI & APPUNTI
Un gesto tra passato e futuro
STEFANO GORLA

CONSULENZA GENITORIALE
La testimonianza di suor Virginia
ARISTIDE TRONCONI

POLITICHE FAMILIARI
Il diritto ad abitazioni dignitose
HARMA KEEN (A CURA DI)

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Il divorzio rende più poveri
ORSOLA VETRI

LIBRI & RIVISTE

 

 VERSO LA VITA CONIUGALE

Nati da una scintilla

di Enrica e Michelangelo Tortalla
(collaboratori Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia - Cei)

L’esperienza d’amore vissuta in casa è l’ossigeno per una maturazione della propria identità. Siamo creati per l’amore, e questa è la nostra vocazione. Il matrimonio è la naturale chiamata a formare una famiglia, tuttavia non per tutti il sentiero della vita raggiunge obbligatoriamente questa tappa.
  

«Mamma, mi vuoi bene?». «Certo tesoro, perché me lo chiedi, lo sai che ti voglio bene».

È una domanda quasi banale, tanto è scontata, eppure esprime l’inquietudine del cuore, il bisogno fondamentale di essere rassicurati che qualcuno ci ama, che noi esistiamo nel cuore di qualcuno. Per incamminarsi con fiducia sulla strada dell’amore, ognuno di noi deve aver sperimentato l’essere stato amato. L’esperienza d’amore vissuta in casa, letta quotidianamente fra le persone della propria famiglia apre a una fiduciosa relazione ed è l’ossigeno che dà vita per un’equilibrata maturazione della propria identità: «Occorrono almeno venticinque anni di custodia di una vita familiare serena per divenire adulti»(1).

Siamo nati per una scintilla d’amore e a nostra volta siamo chiamati a far nascere tante scintille d’amore perché possano illuminare la nostra strada e quella dei nostri compagni di viaggio.

Siamo creati per l’amore, questa è la nostra fondamentale vocazione, tendiamo costituzionalmente alla relazione con l’altro, alla scoperta di quella realtà altra così interessante e differente che suscita fin dai primi anni di vita piacevole sorpresa e desiderio di conoscenza: il maschile per il femminile e il femminile per il maschile.

Dal profondo della propria interiorità e spiritualità nasce una domanda: «Perché io e perché io così?». La risposta che possiamo leggere nella relazione con l’altro, nel dialogo, ci permette di completare l’immagine di sé: l’esperienza dell’alterità e della reciprocità completa l’io ed è la dimensione che riconsegna a ciascuno sé stesso.

«L’uomo è relazione e la relazione è costitutiva dell’uomo» afferma Buber. La relazione dialogica si realizza a diversi livelli, coinvolge il corpo, il cuore, la mente, tutte le componenti umane; ha diversi modi di realizzarsi quanti sono i gradi di relazione che si instaurano con ciascuno. In tutte queste forme è presente trasversalmente la dimensione tipica del maschile e del femminile.

«[...] maschio e femmina li creò [...] ed ecco, era cosa molto buona»(2). Le espressioni d’amore che caratterizzano ogni relazione, coinvolgono tutto il nostro essere donna o uomo, in ogni rapporto umano sia essa filiale, coniugale, genitoriale, di fratellanza ci esprimiamo al maschile o al femminile. L’amore non è unidirezionale; siamo chiamati tanto ad amare quanto a lasciarci amare, a ricevere. Questo principalmente si impara alla prima scuola di umanità, la famiglia.

Nel tempo fra l’adolescenza e l’età giovanile una tappa essenziale per aprirsi all’amore maturo è l’amicizia, questa è la relazione umana per eccellenza, che rende capaci di avere un cuore grande, dei sentimenti profondi e disinteressati, di assumersi degli impegni, di uscire dal proprio guscio, di superare l’egocentrismo, di avere stima di sé per un giusto equilibrio e una vita armonica.

«La vocazione al matrimonio è iscritta nella natura stessa dell’uomo e della donna»(3). Il matrimonio è la naturale chiamata dell’uomo e della donna a formare una famiglia, tuttavia non per tutti il sentiero della vita raggiunge obbligatoriamente questa tappa. Una seria riflessione sulla propria vocazione permette di considerare anche la scelta della verginità.

L’esperienza dell’innamoramento

«Soltanto al vederlo mi sento sciogliere dentro...», «Il suo sguardo mi piace, è bellissima...»: l’esperienza dell’innamoramento che spesso parte dall’attrazione fisica, si trasforma pian piano in qualcosa di più profondo, una relazione in cui con meraviglia e gratitudine ci si scopre capaci di scegliere un tu per incamminarsi insieme sulla via dell’amore: alla ricerca dell’amore vero!

Che cos’è l’amore? Poeti, artisti, scrittori, filosofi, uomini e donne di tutti i secoli hanno tentato di capirlo, definirlo, si sono stupiti, hanno sofferto e gioito, ne hanno assaporato l’essenza senza mai possederlo. L’amore è qualcosa di meravigliosamente grande, non lo hanno inventato gli umani. A noi uomini è dato entrarci dentro con la convinzione di essere comunque e sempre "apprendisti". È una realtà tutta nuova, originale per ciascuna coppia che si forma. Nel tempo in cui si costruisce la propria storia di coppia è importante la crescita interpersonale e di responsabilità per addentrarsi in un cammino nel quale si impara l’amore maturo cioè affidarsi all’altro con tutto il proprio essere e ricevere l’altro nella propria vita per averne cura. Aver cura, cioè cercare di realizzare, di perseguire il suo bene. Si è facilitati in questo cammino, se si può sperimentare la vicinanza di adulti in grado di accompagnare, affinché cresca la consapevolezza della personale chiamata al matrimonio e la scelta della persona con cui si decide di intraprendere questa meravigliosa avventura.

La nascita di una nuova coppia

«[...] li creò maschio e femmina [...] e i due saranno una carne sola»(4).Col matrimonio si decide in modo unico e per sempre di condividere la propria vita in tutto con la persona amata, per costruire una realtà irripetibile, unica e originale, il noi: una nuova coppia.

Si potrebbe dire che per incontrare veramente l’altro devo aver incontrato intimamente me stesso. L’uomo e la donna hanno però un modo diverso, unico, originale di intendere e vivere l’intimità, per questo devono avere lo spazio per raccontarsi e farsi accogliere. Nella comunicazione tra di loro vi è garanzia di riuscita se c’è valorizzazione della differenza; la disposizione a imparare l’arte di uscire da sé per andare a «abitare presso l’altro al fine di condurlo a sé come ospite desiderato».

Il dialogo autentico facilita la relazione profonda degli sposi: è rivelazione di sé, è un dono bellissimo, che non si improvvisa, è decisiva nel cammino a due la cura della relazione.

Per incontrarsi, occorre raccontarsi il passato che ha costruito la propria identità. Attuare uno scambio delle memorie affinché la distinzione tra il maschile e il femminile non sia una barriera, ma diventi risorsa per ciascuno dei due e per un progetto insieme.

Ogni persona custodisce dentro di sé, nel proprio intimo, una parte segreta e misteriosa che non è disposta a manifestare facilmente.

Quando si stabilisce un rapporto di coppia valido, è indispensabile e inevitabile mettersi allo scoperto e farsi conoscere, "spogliare".

L’intimità è l’incontro per eccellenza, è un incontro senza censure, senza riserve, il più imprevedibile. Per questo a volte lo desideriamo tanto, ma ne abbiamo anche paura.

L’intimità è una conquista, richiede tempo: è imparare a stare bene insieme senza la perdita della propria identità.

Il crescere nella fiducia reciproca, favorisce il dono di sé e la consegna della propria libertà alla persona che si ama, che ne diventerà il custode liberante. «L’amore fa essere l’altro» sostiene Blondel.

L’amicizia fra gli sposi è come lo scrigno del tesoro che contiene molte perle preziose: l’attenzione, la fiducia, la sincerità, la confidenza, la segretezza, l’ascolto, la dolcezza, la tenerezza, l’accettazione dei limiti, l’umorismo, l’ottimismo, la comprensione, la misericordia. Consapevoli del valore del loro tesoro, gli sposi lo custodiscono gelosamente e cercano tutti gli aiuti per rinnovarne continuamente la bellezza, per ricominciare sempre con rinnovato vigore.

La vocazione coniugale è una chiamata all’amore nella scelta di un tu in cui la propria identità scopre sempre più sé stessa nella complementarietà frutto di due alterità in crescita, in cammino di maturazione perché la relazione d’amore sia sempre più ricca ed entusiasmante.

«Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile»(5). L’essere per l’altro suscita la gratuità di una risposta di dono. In questa dinamica viene coinvolta la totalità della persona in un progetto di vita insieme. Ciò che dà vita nuova a questa realtà è l’amore, l’amore coniugale infatti è l’essenza stessa del matrimonio, è un amore d’elezione, in cui la volontà di entrambi gli sposi è determinata ad amare e accogliere l’altro nell’oggi e nel per sempre.

Vignetta.

L’atto coniugale che fa dei due sposi una carne sola, è l’espressione più alta del loro amore, è espressione di forte intimità, di profonda unità, di un’amicizia così singolare che porta alla condivisione generosa di tutto, alla consegna senza riserve di sé al proprio sposo, alla propria sposa.

La relazione sessuale fra gli sposi esprime e favorisce il dono reciproco, rafforza per superare le difficoltà e dona una confidenza gioiosa che trascende la coppia stessa facendo intuire il grande disegno di Dio sull’amore umano.

Una buona relazione sessuale arricchita di gesti pieni di tenerezza e di affetto aiuta il cammino di coppia, riempie la vita degli sposi facilitando la realizzazione del maschile e del femminile e alimenta il cammino coniugale in una dinamica quotidiana intessuta di difficoltà e superamento, complicità e divergenza, generosa consegna di sé e timoroso trattenersi.

L’amore reciproco che a volte anche con fatica noi sposi cerchiamo di vivere, fa essere pienamente sé stessi nella libertà e contemporaneamente una cosa sola con il proprio coniuge. L’unità e l’armonia della vita sessuale rafforza la stabilità della vita di coppia.

Una relazione sessuale buona dà colore e calore a tutta la vita a due. È una positività che si diffonde in tutti gli altri aspetti della quotidianità. La sessualità di coppia ha però una complessità variegata. È da sfatare il mito che la relazione sessuale è qualcosa di assolutamente naturale, spontaneo e in cui basta lasciarsi guidare dall’istinto perché una buona sessualità di coppia si impara insieme, in due.

La condizione della quotidianità è la palestra dell’amore, dell’unità, della rinnovata scelta dell’altro.

I figli: un dono prezioso

«I figli sono il preziosissimo dono del matrimonio»(6). L’essere figli è condizione comune ad ogni uomo o donna. È relazione con i propri genitori nata ancora prima di essere.

Il figlio è maternità e paternità prima ancora di una presenza. È consapevolezza che la vita è un dono gratuito che interpella ciascuno per una risposta libera e generosa.

La possibilità di trasmettere la vita a nuove creature si inserisce, per grandioso disegno, nel più grande gesto di profonda unità che gli sposi possono compiere: l’unità dei loro corpi, la comunione profonda dei loro cuori, l’abbandono incondizionato delle loro vite.

L’amore donato e ridonato che lega gli sposi, si apre verso i figli e verso l’umanità. Non può essere trattenuto perché il donare è la vita stessa dell’amore. Commuove sempre la notizia del concepimento di un figlio ed accompagna per tutta la gravidanza lo stupore e nello stesso tempo il tremore per l’evento e la custodia di una nuova vita.

Essere genitori trasforma la coppia in famiglia. Insieme ai figli si nasce e si impara a diventare genitori: come il figlio muove i primi passi nella vita, così gli sposi imparano fra entusiasmo e ansie, gioie e difficoltà a essere genitori.

Nelle relazioni familiari, nel dialogo fra generazioni si completa il senso dell’esistenza e dell’appartenenza a un contesto sociale che chiama ciascuno a un ruolo attivo e partecipe.

Nell’amicizia e apertura verso altre coppie e altre famiglie spesso è più facile ridimensionare i propri problemi e accogliere serenamente la logica del limite, aprirsi alla speranza e alla novità che a volte può rivelarsi imprevedibile. I figli sono altro da sé, nati e cresciuti in un altro momento storico, spesso sono i protagonisti nel proiettare i genitori verso gli altri.

La comunità familiare si evolve progressivamente, in tappe successive in cui costantemente si è chiamati a cercare l’armonia e l’equilibrio, a volte difendendo strenuamente ciò che si ritiene importante.

C’è il tempo delle rinunce e il tempo delle scelte, il tempo assorbito dai compiti familiari e lavorativi e il tempo gioioso delle vacanze, il tempo per stare insieme e il tempo da donare agli altri.

Assaporare la gioia di condividere la mensa, il dialogo e la comunicazione fra le mura domestiche, alcune scelte fatte insieme ai figli, riempie il cuore e aiuta a creare il clima di famiglia, quel clima di cui rimane la nostalgia e il desiderio per tutta la vita.

Nel tempo in cui sembra che ci siano più difficoltà, quasi un rifiuto della relazione, ammettere i propri limiti ed errori, dà la serenità per ricominciare. Non importa se ci sarà ancora qualche "burrasca", se il vento dell’incomprensione si insinuerà in modo inaspettato, l’importante sarà stare vicino con attenzione, delicatezza, rispetto, senza soffocare la personalità in formazione dei propri figli. Quando anche noi genitori riusciamo a mettere in discussione le nostre opinioni, trasmettendo un serio desiderio di capire e a volte modificare certe posizioni, senza per questo abbandonare il ruolo di genitori e i propri principi, il dialogo diventa più possibile, un’opportunità preziosa.

Nel dialogo occasionale e ricercato con cura nei momenti più propizi è bene aiutare i propri figli a porsi delle domande di senso, a compiere delle scelte in modo sempre più autonomo. Questo significa anche incoraggiare a cercare fuori della famiglia gli aiuti necessari alla loro crescita.

Quando i figli sentono rafforzata la certezza di essere amati e accolti, accresce in loro la disponibilità a lasciare gradatamente la casa, per inoltrarsi con fiducia e prudenza nel mondo come protagonisti aperti a una relazione umana che è dinamica del dare e ricevere per una pienezza di umanità.

Enrica e Michelangelo Tortalla
   

NOTE

1 A. Giordano, in L’avventura della vita, Progetto Amos, Quaderno 2,
p. 4.

2 (Gen. 1,27-31).

3 Catechismo Chiesa cattolica n. 1.603.

4 (Mt 19,4).

5 (Gen. 2,18).

6 Catechismo Chiesa cattolica n. 1.652.








 

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