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n. 5 MAGGIO 2006

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 QUANTI VIVONO IN RECLUSIONE

I numeri delle carceri italiane

di Sabrina Lupacchini e Sonia Postacchini
(Centro di documentazione dell’Agenzia Redattore sociale)

I quasi sessantamila detenuti nelle prigioni italiane devono affrontare molteplici difficoltà tra cui l’affollamento. È difficile per molti ricostruire e mantenere i rapporti con i propri cari, poiché sono scarsi gli spazi per coltivare gli affetti.
  

A livello nazionale il maggior numero di persone ristrette si trova in Lombardia (8.653) seguono Campania (7.310), Sicilia (6.412) e Lazio (5.895). La maggior parte ha un’età che va dai 30 ai 34 anni (11.205 unità), seguono i 35-39enni e gli ultra 60enni.
  

Al 31 dicembre 2005 sono 59.523 (maschi e femmine) i detenuti reclusi nei 207 istituti penitenziari italiani, suddivisi tra 36 case di reclusione, 163 case circondariali e otto istituti per le misure di sicurezza (un anno prima, nello stesso periodo di rilevazione dati, si contavano 56.068 detenuti). Le donne recluse sono il 4,7% e ammontano a 2.804 unità, gli stranieri rappresentano circa il 33,32% dell’intera popolazione reclusa e il 27,4% è invece rappresentato da detenuti tossicodipendenti.

A livello nazionale il maggior numero di persone ristrette si trova in Lombardia (8.653) seguono Campania (7.310), Sicilia (6.412) e Lazio (5.895). La stessa tendenza si conferma per le donne: anch’esse concentrate principalmente in Lombardia per un totale di 607 e nel Lazio con 468 donne recluse. La maggior parte dei detenuti ha un’età che va dai 30 ai 34 anni (11.205 unità), seguono i 35-39enni con 10.506 unità, 2.136 (di cui 96 donne) sono gli ultra 60enni.

Tra la popolazione detenuta i più penalizzati sembrano avere queste caratteristiche: celibi/nubili (29.872 soggetti) in possesso di un basso grado d’istruzione. 21.453 (36,9%) con licenza di scuola media inferiore; 13.059 (23,6%) di scuola elementare e 852 (1,4%) sono analfabeti. Solo lo 0,9% (565 detenuti) possiede una laurea.

Molti i nuovi ingressi in carcere dalla libertà nell’anno 2005, ben 89.887 (80.957 uomini e 8.930 donne), di questi il 45% è rappresentato da stranieri. Nello specifico i nuovi ingressi riguardano 45.755 italiani e 3.526 italiane; 35.202 stranieri e 5.404 straniere.

Nel 2005 ben 57 detenuti si sono tolti la vita; 22 sono morti per cause in corso di accertamento e già 9 sono stati i suicidi accertati nei primi due mesi del 2006.

Altro discorso va fatto per tutte quelle persone che hanno commesso reati e sono state internate negli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg) perché sofferenti di disturbi psichici. Gli ultimi dati forniti (Dap 2001) parlano di 1.282 soggetti ristretti nei sei Opg operativi in Italia.

Tabella 1.

Nella tabella 1 vediamo il quadro della situazione carceraria italiana che si evince dai dati elaborati dal Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria (Dap).

Considerazione a parte a cui andrebbe data una lettura specifica e più approfondita è quella inerente la situazione del sovraffollamento in carcere, un problema generalizzato degli attuali sistemi penitenziari non solo italiani ma anche europei.

La percentuale di sovraffollamento è legata al concetto di "capienza ottimale" di un istituto di reclusione. In Italia, nelle statistiche sono presenti due concetti di capienza: "ottimale" e "tollerabile" (in questo caso il termine designato di capienza tollerabile consente di valutare in maniera meno grave le cifre sul sovraffollamento). Secondo gli ultimi dati riferiti dall’Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema informativo autorizzato del Dap risultano avere un numero di detenuti superiore rispetto alla capienza ottimale quasi tutti gli istituti di pena presenti in Italia: 59.523 detenuti contro una capienza massima di circa 43 mila posti.

In Lombardia per una capienza regolamentare di 5.657 persone (dati al 30 giugno 2005) risultano ristretti 8.613 detenuti; in Sicilia sono detenute 6.189 persone per una capienza pari a 4.441 unità; in Campania 7.350 detenuti presenti per una capienza regolamentare di 5.423 unità e così via per tutte le regioni italiane con punte più o meno "tollerabili" ma sempre abbondanti rispetto al numero regolamentare di capienza. L’unica eccezione che si osserva nella media statistica è quella degli istituti della Sardegna che al momento della rilevazione presentano 1.853 detenuti per una capienza regolamentare di 1.987 soggetti.

Il Regolamento di esecuzione dell’ordinamento penitenziario avrebbe dovuto migliorare le condizioni dei detenuti in Italia; in realtà è ben diversa la situazione riscontrata nei penitenziari italiani e pubblicata in un cd-rom dall’Associazione Antigone a settembre del 2005. Carcere per carcere, nel rapporto vengono evidenziate le violazioni alla legge. Il lavoro di osservazione diretta, portato avanti dall’associazione, ha riguardato le condizioni di vita materiale di un numero di detenuti superiore al 50% dell’intera popolazione reclusa.

Ecco alcuni dati rilevati per ciò che concerne le celle:

  • non ha doccia l’89,4% dei detenuti;

  • non ha acqua calda il 69,31%;

  • non ha il bidet il 60% delle detenute;

  • il 12,8% dei detenuti vive in celle dove il bagno non è collocato in un vano separato, bensì vicino al letto;

  • il 55,6% vive in carceri dove non sono consentiti colloqui in spazi all’aria aperta;

  • il 29,3% non può accendere le luci all’interno della propria cella (gli interruttori sono situati all’esterno);

  • il 7,69% vive in celle con schermature alle finestre che rendono insufficiente l’illuminazione naturale;

  • il 18,4% vive in un ambiente costantemente illuminato;

  • il 64,39% è ristretto in carceri dove non esiste la figura del mediatore culturale.

551 sono gli educatori, rispetto ai 1.376 previsti nella pianta organica ministeriale. Il rapporto educatore/detenuto è di 1 a 107. Gli assistenti sociali in servizio risultano essere 1.223, rispetto ai 1630 previsti dalla pianta organica. Il rapporto è di un assistente sociale ogni 48 detenuti. Gli psicologi sono circa 400, con una media pressoché di due psicologi per ogni istituto, ma la loro presenza si limita a poche ore al mese. Il rapporto psicologo/detenuto risulta comunque di 1 a 148.

Ma quanto costa un detenuto? Secondo i dati riferiti dall’ultimo bilancio del Dap, il costo medio giornaliero di un detenuto è di 131,67 euro contro i 63 dollari degli Stati Uniti, poco più di 76 euro. A fronte di un organico di 43 mila unità di agenti di polizia penitenziaria, si conta un agente ogni 1,4 detenuti, contro una media europea di un agente ogni 3 detenuti e quella americana di uno ogni 7 reclusi.

Vignetta.

I figli fuori e dentro

Se si considera il numero totale di figli che in Italia ha almeno un genitore in carcere la situazione è piuttosto preoccupante. Secondo l’indagine del Dap che considera i soggetti di cui è noto lo stato di paternità o maternità, escludendo coloro che non hanno figli e coloro per i quali il dato non è disponibile, ammontano a 21.422 i figli che alla fine del 2005 hanno un genitore ristretto. È la Campania ad avere più figli con genitori in carcere per un totale di 3.292 unità. Seguono la Sicilia con 3.116, la Lombardia con 2.477, il Lazio con 1.912, la Puglia con 1.834 e la Toscana con 1.235.

Per ciò che attiene alle 2.804 donne detenute al 30 giugno 2005, 44 sono le mamme con figli conviventi in istituto (erano 41 nel 1998) e 45 (13 nel Lazio) i bambini da zero a tre anni presenti in carcere. Alla stessa data di rilevazione 38 donne risultano in stato di gravidanza, di queste 13 in Lombardia. All’interno delle strutture sono 16 gli asili nido funzionanti. Le madri detenute sembrano essere perlopiù donne immigrate e donne tossicodipendenti.

Sovente hanno avuto condanne per reati contro la legge sugli stupefacenti, reati familiari ed ex prostitute colpevoli di favoreggiamento della prostituzione.

In Italia risulta ancora troppo marginale, secondo gli esperti, il ricorso a misure alternative, se si considera che in 15 anni sono quadruplicate le persone in regime di esecuzione penale, a oggi circa 180 mila unità. Seguendo le attività svolte dagli Uffici di esecuzione penale esterna (Uepe) dell’Amministrazione penitenziaria, in relazione alle misure alternative alla detenzione e remissione del debito e alle misure di sicurezza non detentive si calcola 31.958 i casi seguiti (che comprendono i casi pervenuti nel periodo di rilevazione più i casi in carico al 1° gennaio 2005) in "affidamento in prova al servizio sociale", di questi il numero più consistente è rappresentato dagli "affidati dalla libertà" pari al 40% del totale dei casi seguiti. Seguono 3.458 i casi di semilibertà e 14.527 i casi seguiti di detenzione domiciliare.

Per quanto riguarda le misure di sicurezza, il numero di casi seguiti (che comprendono i casi pervenuti nel periodo di rilevazione più i casi in carico al 1° gennaio 2005) arriva a 2.348 "libertà vigilate". Di questi il numero più consistente si registra nelle regioni del Meridione. Mentre 539 sono le sanzioni sostitutive (semidetenzione e libertà controllata), e la maggior parte si concentra nelle regioni del Nord Italia.

Le statistiche concernenti la condizione lavorativa prima dell’ingresso in carcere fanno rilevare che 12.757 detenuti prima di essere ristretti avevano una regolare occupazione, poco distanti sono quelli che al momento dell’ingresso erano disoccupati (11.691 soggetti), 422 invece le/i casalinghe/i, 293 gli studenti e 244 i pensionati.

Una volta in carcere la situazione lavorativa rilevata al 30 giugno 2005 parla di 14.595 detenuti lavoranti pari al 24,7% del totale della popolazione carceraria. La maggior parte (11.824) è alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria e viene occupata in servizi di istituto, manutenzione di fabbricati, lavorazioni varie e in colonie agricole.

Tra i 2.771 detenuti non alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria (19% del totale dei detenuti lavoranti), vanno segnalati i "semiliberi" che lavorano in proprio (89) o alle dipendenze di datori di lavoro esterni (1.554); i detenuti lavoratori esterni (494); i lavoranti negli istituti per conto di imprese (157) e cooperative (477). Gli stranieri occupati rappresentano il 23% dell’intera popolazione lavorativa, sono circa 4.376 (3.966 sono quelli alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria).

Tabella 2.

Posizioni giuridiche e condanne definitive

Il 62% dei 59.523 detenuti ha avuto una pena definitiva, ossia 36.676 detenuti (di cui 1.578 donne), il 2% è internato, il 36% è ancora ascrivibile all’area degli "imputati" (tra questi: il 56,4% sono "giudicabili", il 30,8% "appellanti" e il 12,8% "ricorrenti").

Per quanto concerne la durata della pena inflitta, il 30,7% ha avuto una pena fino a tre anni, il 30,6% da tre a sei anni, il 15,4% da sei a 10 anni, il 13,7% (5.026 detenuti) da 10 a 20 anni e il 9,6% oltre i 20 anni o l’ergastolo (di questi 2.304 sono i soggetti che sconteranno oltre 20 anni di carcere e 1.224 – di cui 27 donne – quelli condannati all’ergastolo). Il 30,3% dei soggetti ristretti sta scontando la pena per aver commesso reati contro il patrimonio; seguono la violazione della legge sulle armi con il 16%, reati connessi alla droga 14,6%, reati contro la persona 14,8%. Da segnalare un 3,5% detenuto per reati contro la Pubblica amministrazione, un 2,5% per reati legati all’associazione di stampo mafioso e l’1,5% per reati relativi alla legge sugli stranieri.

1.770 sono i soggetti in regime di semilibertà, di questi 1.595 italiani e 175 stranieri (vedi tabella 2).

Detenuti stranieri

Al 31 dicembre del 2004 erano rinchiusi 17.819 immigrati su un totale di 56.068 detenuti. Dati aggiornati al 31 dicembre 2005 rivelano che degli oltre 59 mila detenuti presenti sono stranieri 19.836 soggetti. L’area geografica più "rappresentata" in carcere è l’Africa con il 49,3% del totale dei detenuti stranieri ristretti. Sono africani 9.571 persone di cui oltre 4 mila marocchini (il 21,2% del totale dei detenuti stranieri) seguono i 7.868 europei (2.971 albanesi, il 15% del totale dei detenuti stranieri presenti), i 976 asiatici e i 1.389 americani (principalmente provengono dall’America del Sud). Degli 89.887 nuovi ingressi nell’anno 2005 gli stranieri rappresentano il 45%; 35.202 gli uomini e 5.404 le donne (nel corso dei primi sei mesi del 2005 ne sono entrate in carcere 2.546). Un discorso a parte riguarda le donne: delle 1.302 ristrette alla data del 31 dicembre 2005 molte sono di nazionalità europea e provengono dall’ex Jugoslavia (210) e dalla Romania (185).

Lavora il 23% dei detenuti stranieri. Alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria 3.966 soggetti e 410 impiegati in attività lavorative non legate alla gestione del carcere. Prevalentemente sono gli uomini a lavorare, solo 373 donne straniere sono occupate in attività lavorative.

Tabella 3.

Tossicodipendenti e malati d’Aids

Secondo il Dap - Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema informativo automatizzato - Sezione statistica, i detenuti con ascritti reati di cui all’art. 73 del T.U. 309/90 – cioè reati legati alla produzione e al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope (situazione al 30 giugno 2005) – sono 23.012 di cui 9.990 stranieri. Sono 16.179 i consumatori di sostanze illegali presenti in carcere al 30 giugno 2005, il 27,6% uomini (15.511) e il 23,4% donne (668). In trattamento metadonico 1.974 soggetti e 1.386 alcoldipendenti . I detenuti stranieri tossicodipendenti sono 3.016 (81 le donne). Alla data della rilevazione 6.792 persone con problemi di alcol e droga usufruiscono della detenzione domiciliare prevista dall’art. 47 ter della legge 354/75.

Su un totale di 1.525 detenuti affetti da Hiv (pari al 2,6% dei detenuti presenti) 1.260 sono tossicodipendenti, di questi la maggior parte è ristretta negli istituti di Lombardia (250 soggetti con Hiv), Lazio (222) e Piemonte (218). Sul totale dei detenuti affetti da Aids risultano affetti da malattie indicative di Aids l’11,5%; sintomatici il 22,2 e asintomatici il 66,4. C’è da sottolineare che il numero può risultare sottostimato poiché il test per l’Hiv è volontario (vedi tabella 3).

Sabrina Lupacchini
e Sonia Postacchini








 

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