Famiglia Oggi.

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n. 5 MAGGIO 2006

Sommario

EDITORIALE
Dare un segno di clemenza
la DIREZIONE

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GIUSEPPE ANZANI

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SABRINA LUPACCHINI E SONIA POSTACCHINI

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LIA SACERDOTE

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GIUSEPPE MASTROPASQUA

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EMILIA PATRUNO

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EMANUELA ZUCCALÀ

DOSSIER
La pena di morte nel pensiero cristiano
LUIGI LORENZETTI

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BEPPE DEL COLLE

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Tra impegno civile e intrattenimento
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Il reinserimento affettivo
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Una crescita sostenibile
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La legge del "piano inclinato"
STEFANO STIMAMIGLIO

IL CISF INFORMA
Uno strumento contro i conflitti
CISF (A CURA DEL)

LIBRI & RIVISTE

 

 DOSSIER - SEGUIRE UNA LOGICA UMANA

LA PENA DI MORTE
NEL PENSIERO CRISTIANO

   

Le attuali minacce alla vita umana
LA VOCE DEL SANGUE DI TUO FRATELLO
GRIDA A ME DAL SUOLO

«Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise» (Gen 4,8): alla radice della violenza contro la vita.

8. Caino è «molto irritato» e ha il volto «abbattuto» perché «il Signore gradì Abele e la sua offerta» (Gen 4,4). Il testo biblico non rivela il motivo per cui Dio preferisce il sacrificio di Abele a quello di Caino; indica però con chiarezza che, pur preferendo il dono di Abele, non interrompe il suo dialogo con Caino. Lo ammonisce ricordandogli la sua libertà di fronte al male: l’uomo non è per nulla un predestinato al male. Certo, come già Adamo, egli è tentato dalla potenza malefica del peccato che, come bestia feroce, è appostata alla porta del suo cuore, in attesa di avventarsi sulla preda. Ma Caino rimane libero di fronte al peccato. Lo può e lo deve dominare: «Verso di te è la sua bramosia, ma tu dominala!» (Gen 4,7).

Sull’ammonimento del Signore hanno il sopravvento la gelosia e l’ira, e così Caino s’avventa sul proprio fratello e lo uccide. Come leggiamo nel Catechismo della Chiesa cattolica, «la Scrittura, nel racconto dell’uccisione di Abele da parte del fratello Caino, rivela, fin dagli inizi della storia umana, la presenza nell’uomo della collera e della cupidigia, conseguenze del peccato originale. L’uomo è diventato il nemico del suo simil(1).

Il fratello uccide il fratello. Come nel primo fratricidio, in ogni omicidio viene violata la parentela «spirituale», che accomuna gli uomini in un’unica grande famiglia(2), essendo tutti partecipi dello stesso bene fondamentale: l’uguale dignità personale. Non poche volte viene violata anche la parentela «della carne e del sangue», ad esempio quando le minacce alla vita si sviluppano nel rapporto tra genitori e figli, come avviene con l’aborto o quando, nel più vasto contesto familiare o parentale, viene favorita o procurata l’eutanasia.

Alla radice di ogni violenza contro il prossimo c’è un cedimento alla «logica» del maligno, cioè di colui che «è stato omicida fin da principio» (Gv 8,44), come ci ricorda l’apostolo Giovanni: «Poiché questo è il messaggio che avete udito fin da principio: che ci amiamo gli uni gli altri. Non come Caino, che era dal maligno e uccise il suo fratello» (1Gv 3,11-12). Così l’uccisione del fratello, fin dagli albori della storia, è la triste testimonianza di come il male progredisca con rapidità impressionante: alla rivolta dell’uomo contro Dio nel paradiso terrestre si accompagna la lotta mortale dell’uomo contro l’uomo.

Dopo il delitto, Dio interviene a vendicare l’ucciso. Di fronte a Dio, che lo interroga sulla sorte di Abele, Caino, anziché mostrarsi impacciato e scusarsi, elude la domanda con arroganza: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?» (Gen 4,9). «Non lo so»: con la menzogna Caino cerca di coprire il delitto. Così è spesso avvenuto e avviene quando le più diverse ideologie servono a giustificare e a mascherare i più atroci delitti verso la persona. «Sono forse io il guardiano di mio fratello?»: Caino non vuole pensare al fratello e rifiuta di vivere quella responsabilità che ogni uomo ha verso l’altro. Viene spontaneo pensare alle odierne tendenze di deresponsabilizzazione dell’uomo verso il suo simile, di cui sono sintomi, tra l’altro, il venir meno della solidarietà verso i membri più deboli della società – quali gli anziani, gli ammalati, gli immigrati, i bambini – e l’indifferenza che spesso si registra nei rapporti tra i popoli anche quando sono in gioco valori fondamentali come la sussistenza, la libertà e la pace.

9. Ma Dio non può lasciare impunito il delitto: dal suolo su cui è stato versato, il sangue dell’ucciso esige che Egli faccia giustizia (cfr. Gen 37,26; Is 26,21; Ez 24,7-8). Da questo testo la Chiesa ha ricavato la denominazione di «peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio» e vi ha incluso, anzitutto, l’omicidio volontario(3). Per gli ebrei, come per molti popoli dell’antichità, il sangue è la sede della vita, anzi «il sangue è la vita» (Dt 12,23) e la vita, specie quella umana, appartiene solo a Dio: per questo chi attenta alla vita dell’uomo, in qualche modo attenta a Dio stesso.

Caino è maledetto da Dio e anche dalla terra, che gli rifiuterà i suoi frutti (cfr. Gen 4,11-12). Ed è punito: abiterà nella steppa e nel deserto. La violenza omicida cambia profondamente l’ambiente di vita dell’uomo. La terra da «giardino di Eden» (Gen 2,15), luogo di abbondanza, di serene relazioni interpersonali e di amicizia con Dio, diventa «paese di Nod» (Gen 4,16), luogo della «miseria», della solitudine e della lontananza da Dio. Caino sarà «ramingo e fuggiasco sulla terra» (Gen 4,14): incertezza e instabilità lo accompagneranno sempre.

Dio, tuttavia, sempre misericordioso anche quando punisce, «impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato» (Gen 4,15): gli dà, dunque, un contrassegno, che ha lo scopo non di condannarlo all’esecrazione degli altri uomini, ma di proteggerlo e difenderlo da quanti vorranno ucciderlo fosse anche per vendicare la morte di Abele. Neppure l’omicida perde la sua dignità personale e Dio stesso se ne fa garante. Ed è proprio qui che si manifesta il paradossale mistero della misericordiosa giustizia di Dio, come scrive sant’Ambrogio: «Poiché era stato commesso un fratricidio, cioè il più grande dei crimini, nel momento in cui si introdusse il peccato, subito dovette essere estesa la legge della misericordia divina; perché, se il castigo avesse colpito immediatamente il colpevole, non accadesse che gli uomini, nel punire, non usassero alcuna tolleranza né mitezza, ma consegnassero immediatamente al castigo i colpevoli. [...]Dio respinse Caino dal suo cospetto e, rinnegato dai suoi genitori, lo relegò come nell’esilio di una abitazione separata, per il fatto che era passato dall’umana mitezza alla ferocia belluina. Tuttavia Dio non volle punire l’omicida con un omicidio, poiché vuole il pentimento del peccatore più che la sua mort(4).

(da Evangelium vitae, cap. 1, paragrafi 8 e 9, 1992)
   

NOTE

1 CCC - Catechismo della Chiesa cattolica 2259.

2 Cfr. S. Ambrogio, De Noë, 26, 94-96: CSEL 32, 480-481.

3 Cfr. CCC 1867 e 2268.

4 De Cain et Abel, II, 10, 38: CSEL 32, 408.

Segue: Per una cultura della vita








 

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