Famiglia Oggi.

Logo San Paolo.
Sommario.

Numeri precedenti.        

Cerca nel sito.       

n. 5 MAGGIO 2006

Sommario

EDITORIALE
Dare un segno di clemenza
la DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) L’isola dei reclusi
GIUSEPPE ANZANI

apep00010.gif (1261 byte) I numeri delle carceri italiane
SABRINA LUPACCHINI E SONIA POSTACCHINI

apep00010.gif (1261 byte) Legami familiari messi alla prova
LIA SACERDOTE

apep00010.gif (1261 byte) Lo Stato deve tutelare le relazioni
GIUSEPPE MASTROPASQUA

apep00010.gif (1261 byte) Mille giorni dietro le sbarre
EMILIA PATRUNO

apep00010.gif (1261 byte) Il dolore si combatte insieme
EMANUELA ZUCCALÀ

DOSSIER
La pena di morte nel pensiero cristiano
LUIGI LORENZETTI

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
"Oltre la soglia": un’esperienza torinese
BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Tra impegno civile e intrattenimento
MASSIMO ZANICHELLI

Il collegio dove studiano i "donatori"
HARMA KEEN

MATERIALI & APPUNTI
Esperienze di volontariato
PIETRO MANCA

CONSULENZA GENITORIALE
Il reinserimento affettivo
DAVID GENTILI

POLITICHE FAMILIARI
Una crescita sostenibile
SIMONA TROVATI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
La legge del "piano inclinato"
STEFANO STIMAMIGLIO

IL CISF INFORMA
Uno strumento contro i conflitti
CISF (A CURA DEL)

LIBRI & RIVISTE

 

 DOSSIER - SEGUIRE UNA LOGICA UMANA

LA PENA DI MORTE
NEL PENSIERO CRISTIANO

   

PER UNA CULTURA DELLA VITA
Messaggio del Consiglio permanente - 
Cei Roma, 17 marzo 1981

Nel cuore della Chiesa, dei cristiani, di tanta gente pur sempre sensibile alle voci profonde dello Spirito, la Quaresima porta il mistero della passione, morte e risurrezione di Cristo Signore.

1. Misurata su Cristo, Signore della vita, la morte si rivela come il segno massimo del peccato di un mondo che distrugge l’immagine di Dio; e come il culmine delle prepotenze sofferte dall’umanità di tutti i tempi.

In Adamo, in ciascun uomo, in tutto il creato, sommamente nel Figlio suo Gesù Cristo, tale immagine del Dio invisibile si diffonde con sovrabbondanza di amore e costituisce il fondamento di un inviolabile progetto di vita. A noi la responsabilità di accoglierlo nelle nostre mani.

2. Sorretta da questa visione di fede, e da un costante impegno di conversione al Vangelo, la Chiesa si rende conto di essere oggi chiamata con nuove urgenze a difendere la vita.

Deve innanzi tutto denunciare il diffondersi anche programmato di una cultura di morte, che affonda le proprie radici non solo nelle obiettive difficoltà del momento, ma in un profondo disorientamento ideologico e morale.

Ne sono gravissime espressioni, tra le altre, i gesti del terrorismo, della violenza, della delinquenza comune; le corse agli armamenti e il commercio spregiudicato delle armi; l’aggravata diffusione della droga; la persistente frequenza delle morti bianche; una sempre diffusa incoscienza nella circolazione stradale. Ne è ora un sintomo preoccupante il fatto che si arrivi a pensare di portare pace ricorrendo alla pena di morte.

3. La Chiesa ammonisce, nel nome del Signore, che non è lecito uccidere e che è necessario prendere decisamente le distanze da chi coltiva prospettive di morte.

L’uomo che uccide, colpisce una creatura che è immagine di Dio. Anche quando fosse offuscata da gravissime colpe, tale immagine rimane sacra, può e deve essere redenta.

Il male non si vince con il male, la morte non si vince con la morte: si vince con la forza e l’intelligenza dell’amore.

(ora in Enchiridion Cei, vol. 3, 1980-1985, Edb Bologna, 1986)
   

IL CATECHISMO

2266 […] La legittima autorità pubblica ha il diritto ed il dovere di infliggere pene proporzionate alla gravità del delitto. La pena ha innanzi tutto lo scopo di riparare il disordine introdotto dalla colpa. Quando è volontariamente accettata dal colpevole, essa assume valore di espiazione. La pena poi, oltre che a difendere l'ordine pubblico e a tutelare la sicurezza delle persone, mira ad uno scopo medicinale: nella misura del possibile, essa deve contribuire alla correzione del colpevole.

2267 L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani. Se invece i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall'aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l'autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana […]

   








 

Your browser doesn't support java1.1 or java is not enabled!

 

Famiglia Oggi n. 5 maggio 2006 - Home Page