Famiglia Oggi.

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n. 8/9 AGOSTO-SETTEMBRE 2006

Sommario

EDITORIALE
Senza clamore, immersi nel quotidiano
la DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) In cammino verso Verona
GIUSEPPE ANFOSSI

apep00010.gif (1261 byte) Nodi e priorità della pastorale familiare
SERGIO NICOLLI

apep00010.gif (1261 byte) La relazione tra laici e clero
MARIATERESA ZATTONI E GILBERTO GILLINI

apep00010.gif (1261 byte) La famiglia e la parrocchia
RENZO BONETTI

apep00010.gif (1261 byte) L’amore tra Cristo e la Chiesa
GIUSEPPE NEVI

DOSSIER
La Chiesa italiana si interroga
PIETRO BOFFI

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Le sfide di una società ostile
BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Un’ampia e ricca produzione libraria
STEFANO STIMAMIGLIO

Un thriller familiare
ORSOLA VETRI (a cura di)

MATERIALI & APPUNTI
L’importante è partecipare
FRANCESCA TONNARELLI GRASSETTI

L’esercizio della speranza
SERENA GAIANI

CONSULENZA GENITORIALE
Unità formale o sostanziale?
ARISTIDE TRONCONI

POLITICHE FAMILIARI
Figlio mio, quanto mi costi?!
DANIELE NARDI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Germania: minori che compiono abusi
STEFANO STIMAMIGLIO

NOTIZIE DAL CISF
Come accompagnare al matrimonio
FRANCESCO BELLETTI

LIBRI & RIVISTE

 

 LA FAMIGLIA, UNA PRIORITÀ

In cammino verso Verona

di Giuseppe Anfossi
(vescovo di Aosta. Presidente della Commissione Cei per la famiglia e la vita)

Si pensa alla famiglia come a una risorsa forte, sempre disponibile, da cercare solo quando se ne ha bisogno. È venuto il tempo di osservarla con occhi nuovi. Anch’essa va coltivata, promossa e mantenuta in forma.
  

La famiglia è un po’ come l’aria che si respira. Anni fa era un bene sano che non si consumava e tutti ne potevano usare senza far economia o provvedere a rigenerarla. Oggi non è più così: anch’essa va salvaguardata, tenuta pulita, rispettata.
   

Chi va a Verona avendo nel cuore la famiglia, può rimanere dapprima sconcertato: appena si avvieranno i lavori gli verrà da dire «Ma dove l’hanno messa la famiglia? In quale dei cinque ambiti?» La risposta è: in tutti. È una prospettiva nuova. Si chiede infatti di partire dalla vita concreta, così come la vive la gente: affetti, lavoro, festa, sofferenza, malattia, morte, cittadinanza... Questo ha il pregio di obbligare tutti a partire dai fedeli laici e quindi dagli sposi che vivono la vita normale e cercano di viverla con fede. Si vuole sentire anche loro perché dicano a noi non sposati, preti e non solo, quanta speranza portano dentro vivendo da sposi. Può essere interessante fare un convegno così sì o no? Non è detto che funzioni. Io penso che tutto dipende dai membri dei gruppi al lavoro; tocca a loro ricordare che tra le priorità di oggi c’è anche la famiglia e darle un posto, magari anche dei consigli.

Succederà a Verona ciò che succede nella vita culturale e sociale di oggi... Si pensa alla famiglia come a una risorsa forte, sempre disponibile, da cercare solo quando se ne ha bisogno. È venuto il tempo di osservarla con occhi nuovi. Anch’essa va coltivata, promossa e mantenuta in forma. Un po’ come l’aria che si respira: fino a 15 anni fa era un bene sano che non si consumava e non si sporcava, ma tutti ne potevano usare senza far economia. Oggi non è più così anch’essa va salvaguardata, tenuta pulita, rispettata. Così è della famiglia. Guardarla con occhi nuovi è l’invito che faccio, e provo a dirlo con esempi concreti.

Il Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in Italia, un documento-base scritto dalla Conferenza episcopale italiana (25 luglio 1993), ci dà una informazione molto bella: dice che sono due i Vangeli del matrimonio e della famiglia, tutti e due necessari nella vita della Chiesa, dato che uno ha bisogno dell’altro. Il primo è riconducibile al Vangelo stesso di Gesù, ai documenti della Chiesa e agli insegnamenti del Papa e dei Vescovi; il secondo è dato dalla vita quotidiana e festiva degli sposi, dei genitori e dei figli che si sforzano di vivere come la Chiesa insegna.

È decisamente bello sapere che oggi non si propongono il matrimonio e la famiglia cristiana solo con i documenti, con le parole dei preti e con le dichiarazioni ufficiali del magistero. Contano gli sposi con i loro figli e quindi le famiglie. Contano molto. Senza di loro i vescovi e i preti da soli non ce la fanno proprio. Può essere una consolazione per le famiglie e una ammonizione per i preti sapere che anche Charles de Foucauld (1858-1916), eremita e missionario nel Sahara, beatificato di recente (13 novembre 2005), già nell’anno 1909 scrivendo un Direttorio per i laici, era giunto a quella convinzione: «I Fratelli e le Sorelle (...) facciano il loro possibile per orientare verso le Colonie della loro patria anzitutto missionari, religiosi, religiose, e poi, nel maggior numero possibile, famiglie di cristiani ferventi e zelanti destinati ad essere altrettanti missionari (...), a mettere sotto gli occhi degli infedeli, con la loro vita, il ritratto del cristianesimo che i sacerdoti insegnano ad essi con la bocca...» (Direttorio, art. 38).

Ma c’è un secondo cambiamento da proporre, un accento messo con più forza su un aspetto del tutto fondamentale della esperienza matrimoniale e familiare credente: oggi è molto importante affermare che la vita cristiana è innanzitutto una opzione esistenziale. Essa risponde alla domanda: che senso ha per me vivere dando fiducia a Gesù Cristo e aderendo al suo Vangelo? Il fatto morale, cioè vivere una vita di sposi nella fedeltà e nella castità matrimoniale, con un amore il più possibile gratuito è naturalmente del tutto essenziale, ma suppone che siano state fatte delle scelte di vita nel livello della fede, in ultima analisi, nel momento in cui si è scelto Gesù Cristo con il suo Vangelo. In altre parole, si deve ricordare che oggi la realtà umana del matrimonio, in sé ricchissima di significati e di valori spirituali viene continuamente impoverita e, se non si reagisce, viene ridotta a fatto quasi soltanto sanitario; questa riduzione, come è sotto gli occhi di tutti, è già stata compiuta a proposito della nascita e della morte. Siamo di fronte a una operazione culturale e massmediatica sconcertante. Con essa si vuole ridurre il fatto-attrattiva uomo e donna, e tutto ciò che dice l’amore coniugale, a puro sentire senza profondità spirituale, senza vero impegno o senza durata... Quello che manca è soprattutto la scintilla del divino, l’apertura alla trascendenza, la presenza santificante e salvante di Gesù Cristo con la grazia del sacramento.

Naturalmente questo va detto e ridetto a Verona: il matrimonio, infatti, non può essere ridotto a "luogo di affetti" proprio come molti oggi tentano di farci credere. Nel clima culturale occidentale contemporaneo è perciò molto importante descrivere la famiglia così come la Chiesa ce la propone sulla base del Vangelo e delle luci che vengono dal Concilio Vaticano II e dal magistero di Giovanni Paolo II: esso è innanzitutto un modo di stare al mondo per significati trascendenti e di grazia che dà al vivere.

I giornali di grande diffusione fanno di tutto, e lo fanno intenzionalmente, per presentare questo nostro modello cristiano come un insieme di norme morali e niente di più, per giunta restrittive della libertà e imposte agli sposi in un rapporto di dipendenza dai vescovi e dal Papa. Se dunque la famiglia cristiana non è in prima istanza una scelta etica, questa dimensione conserva un valore importante e deve essere assunta e coltivata; anch’essa deriva dalla visione cristiana, ma deve essere scoperta, accolta e vissuta nella libertà e nella gioia. Oggi gli sposi, semmai, sono chiamati a scoprire e poi a raccontare qual è l’apporto proprio della morale: non potrebbe essere un efficacissimo strumento per dare agli sposi e ai figli umanità? I temi un po’ rigorosi della morale cattolica che a tanti danno fastidio, non è, in ultima analisi un aiuto formidabile per arricchire di umanità l’esperienza umana?

La riflessione prosegue dunque mettendo in rilievo che il fatto di divenire sposi, avviene alla presenza di Dio che ama come un padre: in parole diverse, è una vocazione, la risposta a un invito, esattamente come per il prete. La vocazione degli sposi, però nel suo realizzarsi concreto è fatta di due elementi co-essenziali: uno è dato dalla crescita nella capacità anche psicologica di amare e l’altro dalla adesione credente a Cristo; entrambi si perfezionano attraverso il sacramento del matrimonio ricevuto e vissuto. Il matrimonio è un luogo privilegiato di umanizzazione. Se vissuto bene, conduce entrambi gli sposi e poi i figli, da "autorealizzazione" o amore per se stessi a "etero-realizzazione" o amore innanzitutto per altri. La maturità umana fa i conti con l’amore e aiuta a fare della vita un dono di sé, come ha fatto Gesù stesso nella sua esistenza: l’amore dunque come caritas o agape è un cammino di umanità e grazia da compiere giorno dopo giorno.

Le considerazioni fatte fin qui mi conducono a alcuni consigli pratici. Il primo: anche nel mondo di oggi è importante e bello che gli sposi conservino l’attrattiva degli ideali; ma nello stesso tempo non devono dimenticare che la vita è faticosa e lenta, e perciò sanno di dovere andare avanti sempre e senza scoraggiarsi e puntando in alto. Il secondo si traduce in un invito rivolto agli sposi perché rendano esplicita la fede nella loro vita, senza però arrendersi quando uno solo dei due coniugi è credente o quando i figli accusano crisi di fede.

Voglio terminare con le parole che ritengo profetiche dette dal grande papa Giovanni Paolo II di felicissima memoria:«L’avvenire dell’umanità passa attraverso la famiglia! È, dunque, indispensabile ed urgente che ogni uomo di buona volontà si impegni a salvare e a promuovere i valori e le esigenze della famiglia. Un particolare sforzo a questo riguardo sento di dover chiedere ai figli della Chiesa. Essi, che nella fede conoscono pienamente il meraviglioso disegno di Dio, hanno una ragione in più per prendersi a cuore la realtà della famiglia in questo nostro tempo di prova e di grazia. Essi devono amare in modo particolare la famiglia. È questa una consegna concreta ed esigente» (Familiaris consortio, n. 86).

Giuseppe Anfossi








 

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