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n. 12 DICEMBRE 2006 EDITORIALE SERVIZI
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EDITORIALE Diamo respiro al racconto familiare La Direzione Per dare respiro alla narrazione occorrono tempi, spazi e disponibilità a un confronto, che potrebbe sfociare in conflitto, più costruttivo comunque del disinteresse e dell’indifferenza. Come sono le parole che abitano i nostri giorni? Tante è il primo aggettivo che viene alla mente. Ma anche veloci come in una notizia da telegiornale, abbreviate come in un sms, tecniche come in una spiegazione scientifica, fredde come in un computer, superficiali come in un discorso da bar. Forse troppe come quelle che assordano in una società spacciatrice di informazioni, ma anche poche e agognate come quelle bramate in tante solitudini. Come dovrebbero essere le parole che abitano i nostri giorni? Essere capaci di narrare e non solamente di informare, rispondono, in sintesi, gli approfondimenti di questo numero. Perché <<la famiglia è una comunità plurinarrativa: dove il racconto serve a comunicare affetti, a discutere quel che in essa si fa, a rassicurare, a trasmettere norme e saperi>>, ci ricorda Duccio Demetrio. Ma per narrare non basta lo spazio di un secondo o un incontro fugace. Non basta neppure sedersi intorno a uno stesso tavolo tutte le sere, perché potrebbe capitare che l’argomento principale siano i soldi e la destinazione che a essi si vuol dare più che il racconto delle storie familiari in cui scovare esperienze, risposte, riflessioni, strategie. Per dare respiro alla narrazione occorrono tempi, spazi e disponibilità a un confronto, che potrebbe sfociare in conflitto, più costruttivo, comunque, del disinteresse e dell’indifferenza o della muta visione televisiva. Tempi e spazi difficili da trovare, ma forse urgenti se si riflette sull’analisi di Francesco Belletti, che tra l’altro ricorda come <<gli adolescenti, quando hanno un dubbio di natura personale si rivolgono a Internet, ancora e sempre in maniera acritica e confusa>>. È come se la famiglia si collocasse nel vasto spazio che separa la miriade incontrollata di informazioni, proposte dal mercato e a portata di clic, e il lento parlare del nonno evocato da Salvatore Capodieci o il caldo conversare femminile messo in campo da Laura Formenti. La forbice tra i due, una sorta di termometro del suo benessere. Ma per dare respiro alla narrazione occorrono, sì, tempi e spazi, ma anche un clima propizio e il desiderio di entrare in reciproco contatto, a partire da quel tavolo di cucina, verso il resto del mondo. La direzione |
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