Famiglia Oggi.

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n. 12 DICEMBRE 2006

Sommario

EDITORIALE
Diamo respiro al racconto familiare
la DIREZIONE

SERVIZI
apep00010.gif (1261 byte) Informare, comunicare o narrare?
DUCCIO DEMETRIO

apep00010.gif (1261 byte) Famiglia, dimmi come parli
FRANCESCO BELLETTI

apep00010.gif (1261 byte) L’istruzione sotto il "vestito strano"
MARIATERESA ZATTONI

apep00010.gif (1261 byte) La narrazione con gli adolescenti
SALVATORE CAPODIECI

apep00010.gif (1261 byte) Trasmettere un sapere femminile
LAURA FORMENTI

apep00010.gif (1261 byte) Come imparare a raccontare di sé
BEPPE PASINI

apep00010.gif (1261 byte) Annunciatori e testimoni della salvezza
ELENA LEA BARTOLINI

DOSSIER
Dall’Archivio il Premio "Pieve-Banca Toscana"
GIULIANO CAZZOLA

RUBRICHE
SOCIETÀ & FAMIGLIA
Il bisogno vitale di trasmettere ai posteri
BEPPE DEL COLLE

MASS MEDIA & FAMIGLIA
Comunicazione a mille all’ora
SERGIO MANFIO

Un figlio troppo a lungo giustificato
ORSOLA VETRI (A CURA DI)

MATERIALI & APPUNTI
La fiaba, strumento di relazione
SIMONA TROVATI

La scrittura tra simbolo e identità
MANUELA MARIA MANCINI

CONSULENZA GENITORIALE
Quando raccontare confonde e nasconde
EMANUELA CONFALONIERI

POLITICHE FAMILIARI
Scuola, quanto mi costi?
LORENZA REBUZZINI

LA FAMIGLIA NEL MONDO
Zapatero e la sua politica
STEFANO STIMAMIGLIO

IL CISF INFORMA
Lavoro a misura di famiglia?

LIBRI & RIVISTE

EDITORIALE

Diamo respiro al racconto familiare

La Direzione
   

Per dare respiro alla narrazione occorrono tempi, spazi e disponibilità a un confronto, che potrebbe sfociare in conflitto, più costruttivo comunque del disinteresse e dell’indifferenza.

Come sono le parole che abitano i nostri giorni? Tante è il primo aggettivo che viene alla mente. Ma anche veloci come in una notizia da telegiornale, abbreviate come in un sms, tecniche come in una spiegazione scientifica, fredde come in un computer, superficiali come in un discorso da bar. Forse troppe come quelle che assordano in una società spacciatrice di informazioni, ma anche poche e agognate come quelle bramate in tante solitudini.

Come dovrebbero essere le parole che abitano i nostri giorni? Essere capaci di narrare e non solamente di informare, rispondono, in sintesi, gli approfondimenti di questo numero. Perché <<la famiglia è una comunità plurinarrativa: dove il racconto serve a comunicare affetti, a discutere quel che in essa si fa, a rassicurare, a trasmettere norme e saperi>>, ci ricorda Duccio Demetrio.

Ma per narrare non basta lo spazio di un secondo o un incontro fugace. Non basta neppure sedersi intorno a uno stesso tavolo tutte le sere, perché potrebbe capitare che l’argomento principale siano i soldi e la destinazione che a essi si vuol dare più che il racconto delle storie familiari in cui scovare esperienze, risposte, riflessioni, strategie.

Per dare respiro alla narrazione occorrono tempi, spazi e disponibilità a un confronto, che potrebbe sfociare in conflitto, più costruttivo, comunque, del disinteresse e dell’indifferenza o della muta visione televisiva. Tempi e spazi difficili da trovare, ma forse urgenti se si riflette sull’analisi di Francesco Belletti, che tra l’altro ricorda come <<gli adolescenti, quando hanno un dubbio di natura personale si rivolgono a Internet, ancora e sempre in maniera acritica e confusa>>.

È come se la famiglia si collocasse nel vasto spazio che separa la miriade incontrollata di informazioni, proposte dal mercato e a portata di clic, e il lento parlare del nonno evocato da Salvatore Capodieci o il caldo conversare femminile messo in campo da Laura Formenti. La forbice tra i due, una sorta di termometro del suo benessere.

Ma per dare respiro alla narrazione occorrono, sì, tempi e spazi, ma anche un clima propizio e il desiderio di entrare in reciproco contatto, a partire da quel tavolo di cucina, verso il resto del mondo.

La direzione








 

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