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Sommario.

 


Splendido itinerario
dall'oscurità alla luce

 
Attualità.
di Saverio Gaeta


INIZIATIVE - "I CLASSICI DELLA SPIRITUALITÀ CRISTIANA"
QUESTA SETTIMANA IL NONO VOLUME: "LA NOTTE OSCURA" DI GIOVANNI DELLA CROCE


NEL MISTERO DI DIO

Quello che scrive l'autore spagnolo è il prodotto di un vissuto interiore molto intenso. Ma consente a chi lo affronta di accostarsi al Signore in maniera più completa e profonda.

«La bellezza delle opere di san Giovanni della Croce, e in particolare della Notte oscura, è che una volta che si inizia a leggerle ci si ritrova come per incanto nel mistero dell’assoluto di Dio, che non è più estraneo e lontano, ma diventa familiare e presente in noi». Padre Luigi Borriello, carmelitano, è docente di Teologia mistica nella Pontificia Facoltà Teresianum. Fra i testi da lui curati c’è la prima versione italiana delle Opere complete di san Giovanni della Croce e la recentissima Enciclopedia della preghiera (Libreria Editrice Vaticana).

  • San Giovanni della Croce è considerato un autore difficile. 
    È proprio così?

«Certamente la sua opera non è di facile lettura, perché suppone una cultura teologica e generale molto vasta. E soprattutto perché quello che egli scrive è il prodotto di un vissuto interiore molto intenso. Però, a chi lo affronta consente di accostarsi al mistero di Dio in una maniera più completa e più profonda rispetto a tanti altri autori spirituali».

  • Quale novità principale scaturisce dai suoi scritti?

«Giovanni è contemporaneamente teologo e mistico, e per questo "mistagogo": cioè uno che introduce e accompagna il lettore nel mistero di Dio. La sua novità rispetto agli altri teologi è l’aver riflettuto in maniera sistematica sulle verità della fede, attingendo in primo luogo alla Rivelazione, ma anche alla sua esperienza. Dunque non un teologo che riflette asetticamente, ma uno coinvolto in queste verità di fede».

Una giovane accende una candela nella basilica di San Pietro.
Una giovane accende una candela nella basilica di San Pietro
(foto AP/La Presse).

  • Che obiettivo ha avuto nello scrivere La notte oscura?

«Ha voluto mettere in evidenza quello che è uno dei nuclei fondamentali del suo pensiero: nell’esperienza forte di Dio funzionano molto le virtù teologali – fede, speranza e carità –, le quali hanno la duplice funzione di purificare e di unire. Di qui la consapevolezza che la "notte" è una duplice purificazione: dei sensi (esterna) e dello spirito (interna). Però è una purificazione che non è fine a sé stessa, ma si pone in funzione dell’unione con Dio».

  • Come si deve guardare questo testo di san Giovanni della Croce?

«Occorre considerarlo all’interno del dittico che va a comporre con la Salita al monte Carmelo. L’una rappresenta il "morire" a tutto ciò che fa resistenza a Dio, l’altra "l’ascesa" verso Dio, che significa rivivere la vita stessa di Dio dentro di noi. Quindi il succo del discorso è che, per scoprire Dio dentro di sé, bisogna morire a sé stessi e creare il vuoto per riempirlo di Dio. Ecco perché lui parla del nada (il nulla della creatura) rispetto al todo (il tutto di Dio)».

  • Che cosa ha da dirci oggi il santo spagnolo?

«Mentre prima si affermava che le notti purificatrici sono riservate a poche anime elette, ora c’è la consapevolezza che anche i cristiani impegnati possono vivere la notte oscura. San Giovanni della Croce rimanda dunque al radicalismo evangelico che tutti sono chiamati a praticare. La sua opera risulta attuale anche da un punto di vista letterario, perché la sua dottrina tocca vari saperi: la poesia (tant’è vero che è il patrono dei poeti spagnoli), la filosofia, la psicologia, e ovviamente la teologia».

  • In fondo, quello di Giovanni non è altro che un continuo riferimento allo spirito del Vangelo...

«Esattamente. Giovanni ha una scorza esterna che in apparenza sembra impedire di penetrare il suo pensiero. Ma a ben guardare, il suo pensiero è l’interpretazione esatta e puntuale del messaggio evangelico, perché pone al centro il cuore della vita cristiana, che è il mistero pasquale: un mistero di morte (mortificazione-rinuncia) e di vita nuova, donata dallo Spirito del Risorto».

  • La Notte oscura è anche interpretata sotto diverse prospettive.
    Che senso c’è in questo scavo?

«Si tratta di approfondimenti tutti interessanti. L’ambito poetico ha messo in luce l’estetica di questo testo come la bellezza di un’armonia interiore. La psicologia ha fatto risaltare non l’intimismo di san Giovanni, ma il suo essere andato a scavare nelle pieghe profonde della psiche. La filosofia ha posto in evidenza che la creatura umana è un essere in relazione con Dio».

Saverio Gaeta
   
    

L’ANIMA IN CAMMINO VERSO LA PERFEZIONE

San Giovanni della Croce, al secolo Juan de Yepes Álvarez (Fontiveros, 24 giugno 1542 – Úbeda, 14 dicembre 1591), fu beatificato nel 1675, canonizzato da papa Benedetto XIII nel 1726 e dichiarato dottore della Chiesa da Pio XI nel 1926.

Nel trattato La notte oscura, riprendendo le strofe di una sua poesia dallo stesso titolo, Giovanni immagina che l’anima le pronunzi vivendo ormai nella piena perfezione, che è l’unione di amore con Dio, «dopo essere già passata per le strette di travagli e di angosce, mediante l’esercizio spirituale della via angusta della vita eterna di cui parla Nostro Signore nel Vangelo, via per la quale l’anima passa ordinariamente per giungere a questa alta e beata unione con Dio».

Le prime due strofe parlano degli effetti delle due purificazioni spirituali, quella della parte sensitiva e quella della parte spirituale dell’uomo, operata da Dio. L’opera, affrontando la terza strofa della poesia, si conclude così: «Solo l’amore spinge l’anima a offrire il suo cuore all’Amato, la muove, la guida e le consente di spiccare il volo verso il suo Dio attraverso il cammino della solitudine, senza sapere come ciò avvenga. Si commenta il verso: Nella gioiosa notte».


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