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«La bellezza delle opere di san Giovanni della Croce, e in particolare della Notte oscura, è che una volta che si inizia a leggerle ci si ritrova come per incanto nel mistero dell’assoluto di Dio, che non è più estraneo e lontano, ma diventa familiare e presente in noi». Padre Luigi Borriello, carmelitano, è docente di Teologia mistica nella Pontificia Facoltà Teresianum. Fra i testi da lui curati c’è la prima versione italiana delle Opere complete di san Giovanni della Croce e la recentissima Enciclopedia della preghiera (Libreria Editrice Vaticana).
«Certamente la sua opera non è di facile lettura, perché suppone una cultura teologica e generale molto vasta. E soprattutto perché quello che egli scrive è il prodotto di un vissuto interiore molto intenso. Però, a chi lo affronta consente di accostarsi al mistero di Dio in una maniera più completa e più profonda rispetto a tanti altri autori spirituali».
«Giovanni è contemporaneamente teologo e mistico, e per questo "mistagogo": cioè uno che introduce e accompagna il lettore nel mistero di Dio. La sua novità rispetto agli altri teologi è l’aver riflettuto in maniera sistematica sulle verità della fede, attingendo in primo luogo alla Rivelazione, ma anche alla sua esperienza. Dunque non un teologo che riflette asetticamente, ma uno coinvolto in queste verità di fede».
«Ha voluto mettere in evidenza quello che è uno dei nuclei fondamentali del suo pensiero: nell’esperienza forte di Dio funzionano molto le virtù teologali – fede, speranza e carità –, le quali hanno la duplice funzione di purificare e di unire. Di qui la consapevolezza che la "notte" è una duplice purificazione: dei sensi (esterna) e dello spirito (interna). Però è una purificazione che non è fine a sé stessa, ma si pone in funzione dell’unione con Dio».
«Occorre considerarlo all’interno del dittico che va a comporre con la Salita al monte Carmelo. L’una rappresenta il "morire" a tutto ciò che fa resistenza a Dio, l’altra "l’ascesa" verso Dio, che significa rivivere la vita stessa di Dio dentro di noi. Quindi il succo del discorso è che, per scoprire Dio dentro di sé, bisogna morire a sé stessi e creare il vuoto per riempirlo di Dio. Ecco perché lui parla del nada (il nulla della creatura) rispetto al todo (il tutto di Dio)».
«Mentre prima si affermava che le notti purificatrici sono riservate a poche anime elette, ora c’è la consapevolezza che anche i cristiani impegnati possono vivere la notte oscura. San Giovanni della Croce rimanda dunque al radicalismo evangelico che tutti sono chiamati a praticare. La sua opera risulta attuale anche da un punto di vista letterario, perché la sua dottrina tocca vari saperi: la poesia (tant’è vero che è il patrono dei poeti spagnoli), la filosofia, la psicologia, e ovviamente la teologia».
«Esattamente. Giovanni ha una scorza esterna che in apparenza sembra impedire di penetrare il suo pensiero. Ma a ben guardare, il suo pensiero è l’interpretazione esatta e puntuale del messaggio evangelico, perché pone al centro il cuore della vita cristiana, che è il mistero pasquale: un mistero di morte (mortificazione-rinuncia) e di vita nuova, donata dallo Spirito del Risorto».
«Si tratta di approfondimenti tutti interessanti. L’ambito poetico ha
messo in luce l’estetica di questo testo come la bellezza di un’armonia
interiore. La psicologia ha fatto risaltare non l’intimismo di san
Giovanni, ma il suo essere andato a scavare nelle pieghe profonde della
psiche. La filosofia ha posto in evidenza che la creatura umana è un essere
in relazione con Dio».
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