Famiglia Cristiana OnLine

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Curare il corpo senza
dimenticare l'anima

 
Attualità.
di Rosanna Biffi


BENESSERE
IN UN LIBRO DELLA SAN PAOLO LA RICETTA PER VIVERE BENE E IN SERENITÀ


NON ROVINIAMOCI LA VITA

Meglio magri e mogi o con qualche chilo in più ma allegri? 
«Il salutismo rischia di farci perdere i piccoli piaceri dell esistenza», dice lo psichiatra Manfred Lütz. E come dargli torto?


I fumatori citano Woody Allen: «E va bene, smetterò di fumare, così vivrò una settimana di più. E in quella settimana pioverà sempre». Chi è un po’ attempato, sentendosi rimproverare qualche eccesso può rispondere con il grande umorista Marcello Marchesi: «L’importante è che la morte ci colga vivi». Ma anche: «Il bello della Quaresima cattolica e del Ramadan musulmano è... che hanno una fine», frase dello psichiatra tedesco Manfred Lütz tratta dal suo libro Il piacere della vita, che può servire per addentare con gusto un panino-spazzatura davanti a salutisti inorriditi.

Naturalmente sono battute, con una buona dose di paradosso e qualche grano di verità. Quella verità intorno alla quale si dipana con sferzante umorismo il libro di Lütz: la religione salutista non rischia di rovinarci il piacere di vivere? «Il piacere di vivere non so: sicuramente, il piacere di mangiare», risponde a sua volta il critico gastronomico Edoardo Raspelli. «Diciamo che sono penalizzati proprio il piacere di mangiare, che è uno dei più grandi, il gusto del cibo, e soprattutto l’olfatto, il veicolo principale del gusto».

Raspelli riconosce i meriti della corsa collettiva a una vita sana e della produzione industriale di alimenti: l’allungarsi dell’età media, l’abbondanza di cibo per tutti. «Però, ahimè, i sapori sono quelli che sono. C’è poco da fare: i veicoli dei sapori sono i grassi. Se noi togliamo tutto il grasso, le cose sanno di poco. Una bomba di golosità è il bue grasso di Carrù (Cn), che si chiama così perché ha un’enorme quantità di grasso intorno alla sua carne. Il discorso è anche un altro: la ristorazione vuole alleggerire, "rivisitare" certe ricette classiche. Ecco, la parola "rivisitare" è per me pericolosa e nauseante. Perché non c’è nessun bisogno di rivisitare la cassoeula, questo umido di maiale con le verze. Al massimo, mangiamone meno, perché nessuno di noi fa il minatore o va in campagna a zappare per otto ore al giorno. Però, se uno vuole la cassoeula, che la mangi fatta con i suoi crismi».

Se Raspelli difende il nostro palato e il piacere di affondare la forchetta nel piatto, il dietologo Nicola Sorrentino opera alcuni distinguo, che comprendono anche il diritto di mangiare con gusto: «Innanzitutto, non c’è niente che faccia ingrassare», esordisce Sorrentino, chiamato anche "il dietologo dei Vip" per aver rimesso in forma molti personaggi noti. «È la quantità a fare che l’alimento faccia ingrassare. Se a tavola qualche volta si eccede o se una sera che sto con gli amici mangio un po’ di più, non succede niente. Certo, se lo faccio ogni giorno, allora poi di rimando dovrò aggiustare il tiro».

Il modo giusto di cucinare

Con il gastronomo Allan Bay, Sorrentino ha appena pubblicato un libro di ricette, La dieta Baso (acronimo dei nomi Bay e Sorrentino), perché «è il modo in cui si cucinano i cibi a determinare il successo di una dieta. Se mette in tavola tutti i giorni un’insalata scondita, è normale che non le vada giù. Ma se fa una pasta con sughetto di pomodoro, origano, capperi, prezzemolo, basilico, aglio e peperoncino rosolati con un po’ di cipolla, vino bianco e un cucchiaino d’olio, non cucina un piatto calorico. È se l’affoga nell’olio, nel burro o nella panna che lo diventa».

Il dietologo non si scandalizza per il culto della forma che ci tiranneggia: «Bisognerebbe dire "belli dentro, belli fuori", però vediamo che più si è belli fuori, meglio si sta. Allora occorrerebbe aumentare l’informazione corretta su come bisogna mangiare e soprattutto su come bisogna muoversi, perché gli italiani sono pigroni. Ricordiamoci che l’obesità è la seconda causa di morte dopo il fumo». Fare mezzora di esercizio fisico tre volte la settimana, d’altronde, è anche la prima regola verso la felicità insegnata ad Harvard dallo psicologo Tal Ben-Shahar, titolare del corso più popolare nel campus, quello sull’apprendimento della felicità.

Senza seguire corsi ad Harvard, la conduttrice Antonella Clerici ha un segreto normalissimo per la bellezza e il benessere: «Vivo con gioia. Quando magari stramangio, il giorno dopo cerco di evitare i carboidrati o qualcos’altro. Mi strucco la sera, ma i miei sono piccoli accorgimenti così. Credo che soprattutto il buonumore, il fatto di avere un bel lavoro, solide amicizie e una vita personale molto ricca e intensa siano un sinonimo di vitalità. E il mordere la vita con entusiasmo è forse la cosa migliore per mantenersi in salute e giovani».

La tavola, il sale della vita

Bella donna, solare e tutt’altro che anoressica, conduttrice di successo de La prova del cuoco in onda ogni giorno su Raiuno, la Clerici non ha mai nascosto la propria inclinazione per la buona tavola: «È il sale della vita, uno dei grandi piaceri, che comincia dallo stare insieme. Nella mia famiglia non c’era la Tv in cucina, perché quello era un momento per chiacchierare. Poi io ho proprio la passione per il cibo, sono una buongustaia, mi piace un bicchiere di buon vino. I miei amici dicono che costa meno regalarmi un vestito che portarmi fuori a cena».

Figurarsi se una buongustaia può essere d’accordo con le diete perenni e le sedute quotidiane in palestra: «Trovo che le persone che amano troppo questo look magro perdano il gusto della personalità. È molto meglio una donna con qualche chilo in più, ma con un bel sorriso, che sa godere delle cose della vita e quindi anche del cibo, piuttosto di una che toglie il grasso dalla fetta di prosciutto, perché già vuol dire che toglie tutta la ciccia dalla vita e sarà così in tutto quello che farà».

Rosanna Biffi

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