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Il nuovo album di Lorenzo
Cherubini-Jovanotti è un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Gronda
pessimismo per il mondo che lo circonda, per la politica che lo delude, per
l’indifferenza che come nebbia oscura i rapporti, oppure apre la sua mente
a un ottimismo che è cauto ma concreto?
A 41 anni Lorenzo affronta un po’ tutti i temi del
nostro quotidiano pubblico, ma poi si lascia andare nel privato e allora
quel bicchiere, una volta ascoltate e riascoltate le 15 canzoni, tutte
inedite, mi pare sia pieno d’amore. Amore per la vita, per la figlia Teresa, che ha nove anni
e parla con lui come un’adulta (e a lei Lorenzo deve l’ispirazione di
una delle sue canzoni più preziose: «È per te che sono belli gli alberi e
rosa i fiocchi in maternità… È per te che il mare sa di sale, è per te
la notte di Natale, è per te ogni cosa che c’è»), e per Francesca, con
cui vive ormai da 15 anni. Hanno avuto alti e bassi, c’è stata una
separazione che sembrava definitiva, ma poi tutto è tornato a posto grazie
anche a un corso di terapia di coppia. Da Villetta Fiorita a Cortona, dove vive, Lorenzo sta
preparandosi al lancio del disco che si intitola Safari, che in
lingua swahili significa "viaggio" o, più precisamente,
"lungo cammino su un sentiero". Quel sentiero che nei 54 minuti abbondanti del disco percorre in modo ispirato e spericolato, definendo sentimenti e momenti di crisi con una sincerità sconcertante. Questo nuovo album propone tutta l’ampiezza dell’ispirazione musicale e della dialettica di Lorenzo. C’è la melodia e c’è il rap, ci sono le percussioni, tanto care alla sua musicalità, la chitarra magica di Ben Harper in Fango, che è il pezzo scelto per il lancio dell’album e sta martellandoci ossessivamente da tutte le radio. Per registrarlo, tra Cortona, Los Angeles, Milano, Hannover, Berlino e Rio de Janeiro, Lorenzo s’è avvalso della collaborazione di Giuliano Sangiorgi (uno dei Negramaro), di Sly e Robbie in Temporale, di Michael Franti Spearhead in Mani libere e di Sergio Mendes, il grande pianista brasiliano, in Punto: tutte collaborazioni che impreziosiscono il tessuto musicale, che poi Lorenzo ha trasformato in un sontuoso album di pensieri, parole, riflessioni. Analizzando le parole delle canzoni, si possono trovare gustosi spiccioli di filosofia Jovanottiana: in Safari, che è la canzone dove speranza e sconforto si alternano, più che in tutte le altre. Si può meditare su versi che dicono: «Io lo so che non sono solo, anche quando sono solo, io lo so che non sono solo. Il cervello trasmette messaggi che il ricordo rende teneri: un uomo guarda la sua mano: sembra quella di suo padre quando da bambino lo sollevava su. Era bello il panorama visto dall’alto. Si gettava sulle cose prima del pensiero, la sua mano era piccina ma affrontava il mondo intero». E poi conclude: «L’unico pericolo che senti veramente è quello di non riuscire più a sentire niente, il battito di un cuore là dentro al petto, la passione che fa crescere un progetto...». In Mezzogiorno Lorenzo scrive tra l’altro: «La foto della scuola non mi assomiglia più, ma i miei difetti sono tutti intatti e ogni cicatrice è un autografo di Dio». Poi, in A te, arriva una dichiarazione d’amore che ogni donna vorrebbe sentirsi fare almeno una volta nella vita: «A te che sei l’unica al mondo, l’unica ragione per arrivare in fondo. Ad ogni mio respiro quando ti guardo dopo un giorno pieno di parole senza che tu mi dica niente». Nella canzone In orbita si diverte a mettere alla prova gli intellettuali citando Alexander Platz, resa famosa da una canzone di Milva e Snaporaz, il personaggio che Federico Fellini ha fatto interpretare a Mastroianni nel film La città delle donne ed era la proiezione di sé stesso, e l’onda di Katsushika Hokusai, il famoso dipinto del grande pittore giapponese vissuto tra la seconda metà del Settecento e l’Ottocento. Il fascino discreto della normalità Ed è questo il suo modo di compiere un safari, che non è né cruento come quelli raccontati da Hemingway, né inutile come i safari fotografici del turismo di massa nei parchi del Kenya. Poi arriva proprio Safari, che dà il titolo all’album: «Sono tempi rock’n’roll che si resta senza fiato, cadono i record alle Olimpiadi, tutto si supera in un secondo. E in ogni mondo c’è dentro un mondo che ha dentro un mondo che ha dentro un mondo, ci sono armi nei supermercati. Safari, dentro la mia testa ci sono più bestie che nella foresta». Temporale è il pretesto per dire che «gli occhi non sanno vedere quello che il cuore vede», e che con un po’ di bicarbonato dopo certi pranzi si eviterebbe lo scontro tra civiltà. E poi ancora l’amore, il costante fil rouge dell’opera di Lorenzo, la vita insieme, lei che guarda Sex in the city e lui che fa indigestione di film dove si spara, gangster o cow boys che siano. Il fascino discreto della normalità, un’atmosfera che Lorenzo evidentemente sa assaporare visto che erano più di quattro anni che non incideva un disco. E amore ancora per la sua donna in Punto: «Vorrei che questa pagina tornasse bianca per scriverci ti amo... punto». Buffe ricette per confezionare pozioni magiche in Antidolorificomagnifico, mentre Mani libere 2008 è l’ennesima dichiarazione d’amore alla libertà che dovrebbe far parte dei nostri comportamenti. Safari avrebbe dovuto uscire tempo fa, ma lo ha rinviato la tragedia che ha colpito Lorenzo: la morte di Umberto, suo fratello maggiore, che faceva il pilota ed è precipitato col suo aereo. «Quante volte», scrive nel suo diario Lorenzo, «abbiamo parlato di aerei che cadono, di come cadono. Non pensavo che un giorno sarebbe successo a lui... E dopo le lacrime la forza di rialzarsi e di vivere nella luce, nel sole. Sei in me, fratello mio». A Lorenzo restano la famiglia, le canzoni, la gente che gli vuol bene, e il riavvicinamento al padre, colpito da una malattia, e che lui ha accompagnato spesso a fare la chemioterapia. Com’è complicato il suo "safari" e com’è
bello che gli sia rimasto intatto il senso della vita, dell’amore, della
famiglia. E anche la voglia di fare musica.
Gigi Vesigna
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