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Sommario.

 

 
L'editoriale.
di Beppe Del Colle


IL FUTURO DELLA COMPAGNIA DI BANDIERA AL CENTRO DEI GIOCHI POLITICI

ALITALIA: VOLO A RISCHIO
PER TEMPESTE ELETTORALI


La vicenda Alitalia è fortemente influenzata dal clima elettorale. Una trattativa meno condizionata politicamente potrebbe garantire meglio il futuro dei dipendenti della compagnia e di Malpensa.

La vicenda Alitalia non sarebbe dovuta coincidere con la vigilia elettorale. Questa che stiamo vivendo è l’ultima settimana utile per consentire all’offerta di Air France di vincere una gara che da mesi non esisteva più sul tappeto (l’altra proposta, quella di Air One, era stata giudicata non sufficientemente apprezzabile dal Cda di Alitalia).

Lunedì 31 marzo è la data di scadenza dell’offerta transalpina, dopo di che non resterebbero che due strade: il commissariamento della compagnia di bandiera, o il fallimento della società. La prima porterebbe a molti ridimensionamenti nel personale, nei voli, nei servizi collegati. La seconda sarebbe un disastro pubblico in un momento difficile dell’economia nazionale e internazionale.

La scorsa settimana le cronache hanno tuttavia registrato una nuova soluzione, prospettata da Berlusconi in termini vaghi, ma molto efficaci rispetto a una campagna elettorale piuttosto deludente: una "scalata" da parte di un finora imprecisato gruppo di imprenditori italiani, fra i quali, se necessario, anche i figli del leader del Pdl.

Foto Ansa.
Foto Ansa.

La proposta ha rovesciato il gioco delle parti: un Veltroni avanti di un giro nella corsa propagandistica alle urne (sebbene i sondaggi continuassero a darlo indietro di almeno 7 punti) e un Berlusconi che inseguiva. Con un colpo solo, il Cavaliere ha messo il rivale in difficoltà sia nei confronti dei sindacati (contrari all’offerta di Air France che creerebbe molti esuberi sia nell’Alitalia che a Malpensa); sia nei confronti del Governo tuttora in carica, che deve comunque prendere una decisione; sia nei confronti di una vasta area elettorale del Nord, intorno all’aeroporto a rischio di ridimensionamento.

Siamo dunque in presenza di una situazione alterata dalla vigilia elettorale, quando nessuno rinuncia a manovre che portano vantaggi in termini di voti. Proviamo a immaginare che il Governo Prodi non fosse caduto e che con più calma si fosse potuto procedere alla pur non facile soluzione del problema. Nel giro di pochi anni due grandi compagnie aeree, la Swissair e la belga Sabena, falliscono per i troppi debiti e nel giro di poco tempo vengono sostituite da altre due compagnie, perdendo rispettivamente 9.000 e 10.000 dipendenti, e finendo la prima nel complesso Virgin, la seconda nella Lufthansa. Nel frattempo l’olandese Klm viene acquistata da Air France. Una trattativa più tranquilla e non appesantita politicamente sarebbe potuta avvenire anche per Alitalia, con maggiori garanzie per i dipendenti.

Infine, Malpensa: pur perdendo i voli dell’Alitalia, avrebbe potuto compensarli, con opportune garanzie del Governo, contrattando i propri diritti di traffico internazionale su almeno sette rotte in Europa, Medio Oriente e Asia, proposte da altre compagnie. E invece, mentre Alitalia soffre da almeno quindici anni di una gestione inaccettabile, tutto si deve risolvere (o meglio, non risolvere) in pochi giorni. Solo perché il 13 aprile si vota.

A meno che la proposta di Berlusconi non sia solo un sogno elettorale e che la "moratoria" chiesta dalla Lega e dal sindaco di Milano (con il prestito-ponte chiesto al Governo attuale) non aiuti il Governo futuro a fare ciò che finora nessuno ha fatto. Vedremo.

Beppe Del Colle

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