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Concorda con la Cei il
professor Mauro Ceruti, preside della facoltà di Scienze della
formazione all’Università di Bergamo, cattolico impegnato nell’educazione
e candidato al Senato in Lombardia nel Pd: «La scuola non è l’argomento
della campagna elettorale. Ma i vescovi hanno ragione a dire che il tema è
centrale».
«Intanto bisogna smetterla, a ogni cambio di legislatura,
di fare la riforma della riforma della scuola. Le famiglie non capiscono
più nulla, gli insegnanti vengono demotivati e si sprecano un sacco di
soldi». «Dobbiamo partire dall’idea che un milione di
insegnanti nel nostro Paese sono una risorsa, che va valorizzata. Invece i
Governi si applicano per deprimerli. Aboliremo il precariato come metodo. Un
insegnante non può aspettare fino a 15 anni per diventare di ruolo. Quindi
concorsi e abilitazioni». «La scuola soffre perché si spende poco e male. In
questi anni abbiamo speso di più per la nuova portaerei che per l’educazione.
Dobbiamo invertire la tendenza e destinare una parte cospicua delle nuove
entrate a tre capitoli di spesa: scuola, ricerca e famiglie». «Il problema della valutazione è fondamentale. Ma la
formazione continua deve essere prevista per legge per tutti gli insegnanti.
Siamo contrari ad aumenti di stipendio solo per chi accetta di aggiornarsi». «Dare a tutti la possibilità di far frequentare ai figli
la scuola che vorrebbero. Oggi invece molte famiglie, con livelli di reddito
bassi, vengono private del diritto allo studio per i figli. La scuola costa
troppo, l’acquisto dei libri diventa un problema. Il buono libri può
servire come provvedimento immediato. Ma senza una politica familiare
generale è solo un palliativo». «Maggior rigore e severità. Ma dobbiamo anche insegnare
alle famiglie che non è bene fare i "sindacalisti" dei figli. In
questi anni la scuola ha ecceduto nei progetti più vari: educazione all’ambiente,
alla cittadinanza. E si è dimenticata di insegnare a scrivere, leggere e
far di conto». «Otto anni di scuola di base, senza più distinzione tra
primarie e medie. E un biennio obbligatorio uguale per tutti. Il vero
problema è la scuola superiore. Oggi solo il classico va bene. Occorre una
riforma degli istituti tecnici, dove si coniughino competenze tecniche e
culturali». «Per il Pd la scuola è tutta pubblica. Noi siamo
assolutamente contrari a fare scuole di Destra, di Sinistra, cattoliche,
musulmane, ebree e protestanti. Vorrebbe dire porre le premesse per
sfasciare la comunità nazionale. La scuola privata deve restare un servizio
pubblico come accade oggi. Dunque, all’interno delle facilitazioni alle
imprese, previste dal nostro programma, terremo in maggior conto, anche dal
punto di vista fiscale, l’impresa educativa, proprio per il suo carattere
di servizio pubblico».
Sandro
Bondi - Popolo della libertà
«La crisi della
società e dell’economia dipende in gran parte dalla crisi della scuola e
del nostro modello educativo». Sandro Bondi, numero due di Forza
Italia, parla di scuola, formazione, università, temi che sono scomparsi
dalla campagna elettorale.
«Certo. La scuola, la formazione e l’educazione
rappresentano il capitale umano più importante per il futuro di una
nazione. Per cambiare questa situazione è inutile mettere a punto nuove
riforme generali della scuola e dell’università. È necessario piuttosto
partire da una questione decisiva: quella degli insegnanti. Una scuola è
buona soprattutto perché ha dei buoni insegnanti. Se non si affronta questo
problema è inutile perdere tempo con l’elaborazione di grandi riforme che
ottengono l’effetto di distruggere ciò che resta di valido nella scuola
italiana» «È vero. Non si può riformare la scuola a ogni
cambiamento di maggioranza di Governo. Così si distrugge la scuola e si
disorientano gli insegnanti. Se si deve fare una riforma generale della
scuola la si faccia a partire da un piano organico elaborato da una
commissione di esperti scelti al massimo livello e si investa su questo
modello per i prossimi decenni». «Certamente, questo è un punto fondamentale del nostro
programma, che la Sinistra osteggia per un pregiudizio ideologico e
culturale. Ma in questo modo non si fanno neppure gli interessi delle classi
sociali più deboli, anzi è vero il contrario. I figli delle classe sociali
più bisognose hanno tutto da guadagnare da una scuola libera e
dalla possibilità di scegliere fra diverse scuole. Don Lorenzo Milani ce l’ha
insegnato, sempre che si voglia comprendere la sua lezione e non
strumentalizzarla a fini politici». «Purtroppo l’Italia poteva contare su una scuola di
eccellenza come il liceo e abbiamo fatto di tutto per smantellarla. Bisogna
ridare vita a scuole di prestigio, sia a livello superiore che a livello
universitario. Dovremmo avere molte Scuole Normali, come quella di Pisa, se
vogliamo riavere un ruolo nell’economia, nella scienza e nella ricerca.
Altrimenti siamo condannati alla decadenza e al declino. Come, purtroppo,
sta già in parte avvenendo». «Dare alle famiglie la possibilità di scegliere anche
una scuola non statale. Il nostro programma prevede un fisco incentrato
proprio sulla famiglia, a partire dall’aiuto a quelle più numerose, dal
ripristino delle deduzioni e all’introduzione del quoziente familiare».
Guglielmo Nardocci
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