Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

   

 «Ora i nostri figli non
sono più mele marce»

«Aiutami ad aiutare»,
così si spiazzano i duri

 
Attualità.
di Elisa Chiari e Paolo Perazzolo


INCHIESTA / BULLISMO
CHE COSA FA ESPLODERE LA VIOLENZA IN UN GIOVANE NORMALE? LA RISPOSTA DEGLI ESPERTI


COME SI DIVENTA CATTIVI

Genitori, attenti al gruppo dei vostri figli, dice Pietropolli Charmet.
Ma "dopo" li si può recuperare? Don Rigoldi: «Sì, in ognuno c’è una scintilla di divino».


All’origine ci sono il lupo e l’agnello, il cattivo e il buono, il torto e la ragione e l’illusione, con cui un po’ si cresce, che anche il mondo sia inciso a contorni netti, come una favola di Fedro. Poi, un giorno, un professore di psicologia chiude in un’aula universitaria studenti qualunque e chiede di simulare la realtà di un carcere. La classe si divide spontaneamente: da una parte vittime, dall’altra aguzzini. Tutto simulato tranne la violenza: verissima, scaturita spontaneamente tra persone "normali" neutre, né cattive né buone.


(Foto AP/La Presse)

E sorge il dubbio che la domanda "cattivi si nasce o si diventa?", che ha sfidato le menti dei filosofi, non ultimi Locke, Hobbes e Rousseau, e innescato l’intero corso della teologia morale, dall’albero della conoscenza in giù, sia in realtà un interrogativo mal posto, che la cesura tra luce e ombra sia meno netta di come sembra. Anche se a Scotland Yard c’è chi propone di schedare il Dna dei bambini turbolenti, in attesa di ritrovarli adulti criminali.

«L’esperimento del carcere simulato», spiega lo psichiatra Gustavo Pietropolli Charmet, «rivive ogni giorno nelle nostre strade: bravi ragazzini, una volta uniti al gruppo, affrontano rischi e commettono violenze, come mai farebbero singolarmente. Il gruppo entra in antagonismo con l’educazione familiare e scolastica e diventa fattore di rischio in adolescenza, perché prende decisioni importanti di natura ideale: determina che tipo di uomo o donna si vuole diventare, decide il galateo della vita sentimentale, influenza il consumo di stupefacenti e alcol. La dipendenza dagli amici è molto forte affettivamente, anche perché i bambini di oggi, spinti dalla famiglia a una socialità precoce, si abituano ad affrontare insieme la solitudine e la relazione con gli adulti».

Al gruppo, che molto chiede, i ragazzi sono disposti a dare molto: «Perché è la realtà che li contiene e dà loro valore, risolve il problema della noia e dell’invisibilità. Ma deresponsabilizza: ho incontrato ragazzini che dopo aver commesso crimini in branco chiedevano "che c’entro io?". Dicevano sempre "loro". L’impressione era, al massimo, di avere assistito. Da qui all’"io" che ha la responsabilità penale, ne corre. Tante volte la trasformazione da relazione amicale a banda è momentanea e repentina: si pensi agli ultrà, persone normali in settimana che allo stadio, sull’onda degli inni, partono alla ricerca del nemico».

Il discorso riporta alla domanda iniziale, accompagnandola con la sottile inquietudine che viene dal non sentirsi salvi a prescindere: "nascere" buoni, o almeno crescere beneducati, mette un argine, ma non vaccina.

Lo sa bene don Gino Rigoldi, da36 anni cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, ma dalla sua visuale, che tocca in apparenza il fondo, rovescia la prospettiva: «Ho visto oltre 30 mila crimini, ma mai "cattivi sostanziali". Per lavoro incontro ragazzi che hanno commesso delitti anche gravissimi, per scoprire che cosa li ha spinti e poi ripescare il buono rimasto». Che spesso è nascosto sotto uno strato coriaceo di diffidenza: «C’è chi ti rifiuta perché non si fida, e chi pretende, sbagliando, assistenzialismo: servono occhi aperti. Più che cattivi, ho visto ragazzi confusi, violentati, depressi, con dentro il buco nero di chi non è mai stato amato. Un adulto che li segue senza moralismi, ma con aiuti concreti, e ridà valore, mette sempre in moto la scintilla di divino che c’è in ogni uomo».

Una convinzione che non ha niente di ingenuo: «Mi arrabbio quando sento qualcuno che aspetta la Provvidenza e non si dà da fare per mettere in campo la competenza necessaria anche a prevenire. Nessuno diventa grande da solo: quello che sta attorno è determinante».

Nel male. E nel bene. È l’altra faccia dell’esperimento, la sfida di chi prova a dimostrare che nel non nascere sommersi o salvati si nasconde tanto il pericolo della caduta, quanto la speranza della redenzione.

Elisa Chiari
   
   
L’ESPERIMENTO DIVENTATO LIBRO

Quando la realtà supera l’immaginazione... Nel 1971 il professor Philip Zimbardo avviò un esperimento destinato a diventare una pietra miliare nella storia della psicologia. In un carcere simulato, ad alcuni studenti fu assegnato il ruolo di guardia carceraria, ad altri quello di detenuti. L’immedesimazione fu tale che l’esperimento dovette essere interrotto dopo la prima settimana: concepito per mettere a fuoco le reazioni dei detenuti, emerse al contrario che l’effetto più sconcertante era la trasformazione delle "guardie" da giovani normali ed equilibrati in terribili aguzzini.

Al cosiddetto "esperimento carcerario di Stanford", finalmente documentato nel libro L’effetto Lucifero di Philip Zimbardo (Raffaello Cortina), è debitrice questa inchiesta. Come è possibile che un individuo "sano" diventi un carnefice? Quanto contano l’educazione e il contesto socioculturale in cui veniamo educati? Quale influenza ha il gruppo sull’individuo e come si scatenano le dinamiche di violenza?

Domande inquietanti adombrate dal lavoro di Zimbardo.

P.Per.

 

Maggio 2006: a Torino quattro ragazzi fra i 16 e i 17 anni aggrediscono un compagno di scuola autistico e poi diffondono via Internet le immagini.

Settembre 2006: una banda di 12 ragazze di Settimo Torinese, gelose della bellezza di una coetanea quindicenne, organizzano una spedizione punitiva contro di lei.

Gennaio 2007: un branco di ragazzi appartenenti a famiglie della media borghesia palermitana abusa ripetutamente di un disabile e filma la violenza.

Febbraio 2007: scontri violenti fra gli ultrà di Catania e Palermo, durante i quali perde la vita l’ispettore Raciti.

Aprile 2007: uno studente modello di Torino di 16 anni si suicida, stanco dei continui episodi di bullismo contro di lui.

Luglio 2007: ignoti sfregiano la celebre fontana del Bernini a Roma.


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