I cavalli sono lanciati in una corsa sfrenata
lungo la pista del deserto. Alla guida dei carri chiodati Salomone e Adonìa.
I due figli del re Davide, ormai vecchio, si stanno sfidando in una gara all’ultimo
respiro. Le prime immagini del film annunciano uno dei temi portanti attorno
a cui gli autori hanno voluto organizzare le tradizioni bibliche concernenti
il re saggio e pacifico per eccellenza, Salomone: lo scontro tra fratelli
per la successione al trono.
Ma i focosi cavalli della sequenza iniziale suscitano anche una curiosa
"associazione di idee" con le famose stalle di Salomone. Un po’
di anni fa l’archeologia annunciò di aver rinvenuto negli scavi di
Megiddo una struttura che confermava l’attestazione biblica secondo cui
Salomone aveva costruito molte stalle per i suoi cavalli (1Re 5,6).
La notizia aveva suscitato un certo clamore. A un’analisi stratigrafica
più precisa, questi edifici risultarono invece essere magazzini che
risalivano al tempo di Acab, re di Israele un secolo dopo. Forse la notevole
attività edilizia e il possesso di numerosi cavalli da guerra e da tiro che
lo storico deuteronomista attribuisce a Salomone fanno parte di un medesimo
processo di idealizzazione cui furono sottoposti il re e il suo periodo
storico.
Non idealizzata, pare, la lotta che si scatenò a Gerusalemme per la
successione dinastica. Il racconto cinematografico mette allo scoperto gli
intrighi di corte e i conflitti, senza esclusione di colpi, tra i due centri
di potere che si contendevano il trono: da una parte l’asse Betsabea-Natan
a favore di Salomone; dall’altra Joab-Ebiatar a favore di Adonìa. Benché
siano poco lette e conosciute, queste pagine rispecchiano l’abisso dell’animo
umano, capace di azioni nefande e di gesti divini; e contribuiscono ad
avvicinare di più i personaggi biblici alla nostra povera umanità.
Sguardo inquieto, viso spigoloso, Ben Cross trova nel personaggio
di Salomone un altro esaltante momento di gloria. Il re, il cui nome
potrebbe essere tradotto "il pacifico", vive un aperto conflitto
tra la sua dedizione a Dio e la volontà di fare scelte autonome, dettate da
strategie politiche e interessi internazionali. Le sue azioni non possono
che causare profonde lacerazioni anche nel tessuto sociale del piccolo
regno. Il profeta Achìa ne anticiperà, con un’azione simbolica, la
divisione.
Tutti gli attori – un cast davvero stellare – offrono una
caratterizzazione straordinaria del proprio personaggio. Anche due figure
secondarie nel racconto biblico, la regina di Saba e Abisag, sono
interpretate da due star internazionali, come Vivica A. Fox e Maria
Grazia Cucinotta.
In questo Salomone di Roger Young le donne svolgono ruoli
importanti. Il regista dilata soprattutto la presenza della regina di Saba,
che diventa il secondo tema del film, perché arricchisce il racconto di un
elemento fiabesco ed esotico di rara bellezza. Non poteva esserci nessun’altra
regina di Saba al di fuori di Vivica Fox, sguardo color miele e pelle
ambrata. L’attrice americana, che ha partecipato a film di culto come Kill
Bill, è stata indicata nel 1997 dalla rivista People tra le 50
attrici più belle del mondo. All’interno della storia d’amore tra il re
israelita e la regina di Saba, gli autori hanno ripreso e incastonato la
tradizione che vuole Salomone autore dei libri biblici sapienziali.
Quel legame tra terra e cielo
Altro perno attorno a cui gira il racconto cinematografico di Salomone
è la costruzione del tempio, grandiosa opera materiale, ma più ancora
"oggetto" simbolico e spirituale di portata epocale per Israele.
Il film interpreta correttamente la pagina biblica. Gerusalemme è una
splendida capitale di un regno piccolo ma rigoglioso. La reggia è abbellita
da pannelli raffiguranti musici e saltimbanchi, come quelli ittiti di Alaça
Hoyuk. Manca soltanto un tempio per il proprio Dio. La sua costruzione rende
visibile e operante la presenza di Dio in mezzo al suo popolo. È il segno
del legame tra terra e cielo.
Salomone ha un sogno. Dio gli parla. Il re chiede di avere sapienza e
saggezza per governare. Non ricchezza e potenza. Gli autori del film
collocano il sogno di Salomone in un Eden, dove la tigre è sdraiata accanto
a un agnello. L’immagine richiama il testo del profeta Isaia che annuncia
la pace paradisiaca dei tempi messianici. La pace del regno di Salomone
sarebbe un segno di quella che porterà Cristo.