Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

  

«Un uomo di Dio
un santo di popolo»

«Sembrava addormentato»

«Sapeva parlare al cuore»

«La mia Messa per il Padre»

Se queste pietre parlassero

 
Speciale.
di don Vincenzo D’Arenzo


PADRE PIO

TRA IL SIGNORE E GLI UOMINI

Sognata e fortemente voluta dal suo fondatore come centro di assistenza e insieme di ricerca, la Casa Sollievo della Sofferenza è oggi uno dei centri sanitari più qualificati del nostro Paese.

Gli scenari erano quelli funesti del più grande conflitto mondiale, quelli degli anni Quaranta del secolo scorso, quando numerosi radiomessaggi di Pio XII richiamavano i popoli e i singoli a pregare e a lavorare per la pace.

«Rimbocchiamoci le maniche e incominciamo noi». Forse sono state queste le parole che occasionalmente diedero origine ai Gruppi di preghiera di Padre Pio.

I Gruppi non erano, diciamo così, programmati, come non si programmano le opere volute e originate dal soffio creativo dello Spirito. Non erano programmati i Gruppi di preghiera, ma erano già ben presenti nell’esperienza spirituale che andava caratterizzando la vita di san Pio.

Già nel lontano 1914 a Raffaelina Cerase, sua figlia spirituale, scriveva: «Non tutti siamo chiamati da Dio a salvare anime e a propagare la sua gloria mediante l’alto apostolato della predicazione; e sappiate pure che questo non è l’unico e solo mezzo per raggiungere questi due grandi ideali. L’anima può propagare la gloria di Dio e lavorare per la salvezza delle anime mediante una vita veramente cristiana, pregando incessantemente il Signore che "venga il suo regno" che il suo santissimo nome "sia santificato", che "ci liberi dal male"… Vi torno a esortare di consacrare tutta voi stessa e quante più anime a ciò potete indurre per tutti questi fini espostivi fin qui, e siate certa che questo è il più alto apostolato che un’anima possa esercitare nella Chiesa di Dio» (Epistolario, II-11 aprile 1914).

Al suo padre spirituale, padre Benedetto, comunicava: «Nel fondo di quest’anima parmi che Iddio vi ha versato molte grazie rispetto alla compassione delle altrui miserie, singolarmente in rispetto dei poveri bisognosi. La grandissima compassione che sente l’anima alla vista di un povero le fa nascere nel suo proprio centro un veementissimo desiderio di soccorrerlo; e, se guardasse alla mia volontà, mi spingerebbe a spogliarmi perfino dei panni per rivestirlo. Se so poi che una persona è afflitta, sia nell’anima che nel corpo, che non farei presso del Signore per vederla libera dai suoi mali?» (Epistolario, I-26 marzo 1914),

Da allora i Gruppi di preghiera hanno un posto specifico nella Chiesa cattolica: dovranno elevare al Padre di ogni tenerezza continue suppliche e intercessioni per sé, per la Chiesa, per il mondo, attraendo sempre più anime allo scopo.

Accogliere il grido di sofferenza

Insieme con altri battezzati, altri oranti, i Gruppi di Padre Pio dovranno scoprire sempre più il loro ruolo di viandanti nelle strade di questo mondo sofferente. Dovranno "camminare tra" (è questo il significato di intercedere) il Signore e gli uomini-fratelli. Dovranno assumersi sempre più il desiderio di Dio di "divinizzare" l’uomo, di comunicare a lui il suo amore di Padre, di riversare su di lui le sue tenerezze di Sposo e, dall’altra parte, di caricarsi i bisogni dei fratelli, di accogliere il grido lancinante che si innalza da ogni angolo della terra per tutte le sofferenze spirituali e materiali degli uomini, di fasciare le ferite, le piaghe dei tanti malati degli ospedali, delle carceri, della strada. L’Opera di Padre Pio, infatti, non è solo l’ospedale, come non si esaurisce soltanto nei Gruppi di preghiera.

Il sollievo della sofferenza dei corpi (che si materializza nell’ospedale) e insieme degli spiriti (che si concretizza nei Gruppi di preghiera) per un’incessante richiesta di intercessione: questa è la grande Opera che il Signore, per mezzo dello stimmatizzato del Gargano, ha voluto donare alla Chiesa e al mondo alla fine del secondo e agli inizi del terzo millennio dell’era cristiana.

don Vincenzo D’Arenzo

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