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A vent’anni, nella Parigi del 1968 in piena rivoluzione studentesca, Jean-Marie Benjamin si era già incamminato nel mondo della musica: «Avevo registrato due dischi e lavoravo alla composizione della mia prima sinfonia. Scrivevo arrangiamenti per cantanti e musica leggera, ma volevo fare musica classica». Le difficoltà per sbarcare il lunario erano tante: «Suonare il pianoforte e la chitarra nei cabaret di seconda categoria fino a tarda notte, correre agli appuntamenti per tutta la mattinata, comporre canzoni per artisti più o meno conosciuti: se non mi davo da fare, sapevo che sarebbe stato meglio cambiare subito mestiere e buttare le ambizioni nel cestino». In mezzo a tanti problemi, ricorda Jean-Marie, «ero molto più preoccupato di fare carriera e di tirare avanti, piuttosto che di meditare sul senso della vita, sulla salvezza dell’anima o sulle proposte di una Chiesa che comunque non frequentavo più da tempo». Ma di tanto in tanto la coscienza tornava a farsi sentire: «Per riprendere fiato, entravo in una chiesa. Mi piaceva il silenzio, quell’odore di incenso. Alcune volte la chiesa era totalmente vuota, ma percepivo una presenza invisibile che non riuscivo a spiegarmi». Una sera, a cena dai genitori di una cantante per la quale aveva scritto gli arrangiamenti, vide su uno scaffale della biblioteca un libro sulla cui copertina c’era la foto di un frate e il nome di Padre Pio da Pietrelcina: «Nel suo sguardo vedevo qualcosa che mi attirava. La signora se ne accorse, mi parlò con entusiasmo del cappuccino e poi mi prestò quel volume, scritto da Maria Winowska. Trascorsi la notte a leggerlo e il giorno seguente decisi all’improvviso di andare a San Giovanni Rotondo. Sapevo che Padre Pio era anziano e non volevo perdere l’opportunità di poterlo incontrare». «Va’ a vedere un prete francese» Dopo un lungo viaggio in treno e in autobus, il ragazzo giunse nella chiesa di Santa Maria delle Grazie e poté assistere a diverse Messe celebrate da Padre Pio. Una serie di circostanze inattese gli consentirono di inginocchiarsi dopo pochi giorni al confessionale, dinanzi al frate, sentendosi dire con stupore la data esatta della sua ultima confessione (diversi anni prima), insieme con un preciso invito: «Va’ a vedere un prete francese». Ma al rientro a Parigi Jean-Marie venne riassorbito dalle preoccupazioni quotidiane e soltanto sei mesi dopo, il 23 settembre, tutto questo gli tornò in mente, quando sentì alla televisione la notizia della morte di Padre Pio. Prosegue il suo racconto: «Decisi immediatamente di andare a prendere la metropolitana e di fermarmi a una stazione qualsiasi, di uscire e camminare per entrare nella prima chiesa che avrei trovato sulla mia strada. Scesi a Notre Dame des Victoires ed entrai nella chiesa, dove c’era un confessionale illuminato». Dopo aver detto al sacerdote che non sapeva come confessarsi, ma che veniva da parte di Padre Pio, si sentì rispondere: «Se ho capito bene, nessuno ti aveva dato il mio nome per venire a trovarmi. Ti avrà guidato da me Padre Pio. Sai perché ne sono convinto? Sono padre Reveilhac e sono responsabile della raccolta dei fondi in Francia per la Casa Sollievo della Sofferenza!». Con la guida spirituale di padre Reveilhac, Jean-Marie continuò a portare avanti la sua carriera musicale, ma una ventina di anni più tardi, dopo un pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo presso la tomba di Padre Pio, decise di abbandonare l’attività professionale e di entrare in seminario: «Così sono stato ordinato a Roma presso l’Almo Collegio Capranica il 26 ottobre del 1991». La musica, però, non l’ha accantonata: oltre a moltissime altre realizzazioni, ora è pronta una Messa per i giovani, composta in memoria di Padre Pio, che verrà cantata proprio a San Giovanni Rotondo nella ricorrenza del quarantesimo della morte del frate e sarà poi distribuita in cd dalla Audiovisivi San Paolo. Saverio Gaeta
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