Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

  

«Un uomo di Dio
un santo di popolo»

«Sembrava addormentato»

«Sapeva parlare al cuore»

Tra il Signore e gli uomini

«La mia Messa per il Padre»

 
Speciale.
di Saverio Gaeta


PADRE PIO

SE QUESTE PIETRE PARLASSERO...

Le suggestioni di un itinerario sui luoghi di Padre Pio. Partendo da San Giovanni Rotondo, dalla cripta dove è stato e continuerà a essere sepolto, al paese natale di Pietrelcina: qui tutto è memoria di lui.

La presenza di Padre Pio a San Giovanni Rotondo si innesta sul secolare albero francescano, che vide quasi cinque secoli fa il primo avvio dell’insediamento cappuccino in queste terre: era il 1540 quando i frati eressero una croce (tuttora visibile sul sagrato del santuario), avviando poi la costruzione della chiesetta antica che nel 1676 fu finalmente consacrata e intitolata a Santa Maria delle Grazie. Qui Padre Pio celebrò la Messa dal 1916 al 1959, quando venne inaugurata la nuova chiesa, costruita sotto la direzione dell’architetto Giuseppe Gentile.

Nella cripta di Santa Maria delle Grazie, ultimata soltanto il giorno prima della morte dello "stimmatizzato del Gargano", Padre Pio è stato sepolto durante questi quarant’anni e continuerà a rimanere anche dopo la fine dell’attuale esposizione del suo corpo.

Da qui parte l’itinerario all’interno del convento che consente di ripercorrere le orme tracciate da Padre Pio nei 52 anni da lui trascorsi fra queste mura.

Il crocifisso delle stimmate

La cella numero 1 è tra i principali luoghi della memoria, essendo stata la sua dimora negli ultimi 25 anni di vita e l’ambiente nel quale esalò l’ultimo respiro, alle 2.30 del 23 settembre 1968. Dalla finestra di questa stanza il cappuccino salutava i devoti che si radunavano nel sottostante piazzale.

Nei pochi metri quadrati di spazio sono tuttora visibili le povere cose che utilizzava: il letto, una poltrona e lo scrittoio dove sono appoggiati alcuni libri e il suo rosario.

Lungo il percorso si attraversano il dormitorio e l’aula scolastica dei seminaristi cappuccini (dei quali Padre Pio fu direttore spirituale), la sala San Francesco e la cella in cui il 5 ottobre 1925 il frate venne operato di ernia inguinale dal dottor Giorgio Festa. Si giunge poi al coro dell’antica chiesetta, dove troneggia sulla balaustra il crocifisso ligneo dinanzi al quale Padre Pio ricevette le stimmate visibili, il 20 settembre 1918: «Mi avvidi che mani, piedi e costato erano traforati e grondavano sangue», scrisse al padre spirituale Benedetto da San Marco in Lamis. Nell’immediato esterno di Santa Maria delle Grazie si trova la monumentale Via Crucis, realizzata dallo scultore Francesco Messina, il quale nella quinta stazione ha raffigurato il Cireneo con le sembianze di Padre Pio.

Nel presepe permanente, posto all’uscita della sala di accoglienza della chiesa, sono ricostruiti i diversi conventi nei quali il cappuccino si trovò a vivere durante i primi anni di sacerdozio, sparsi nel raggio di un centinaio di chilometri a cavallo fra Campania, Molise e Puglia. Da Morcone (Benevento), dove ha fatto il noviziato cappuccino, a Sant’Elia a Pianisi (Campobasso), dove sperimentò il primo episodio di bilocazione, a Venafro (Isernia), dove gli apparve per la prima volta san Francesco, ai centri di studio di San Marco la Catola e di Serracapriola (Foggia), di Montefusco e Gesualdo (Avellino) e di Campobasso, fino a Foggia e al convento di Pietrelcina, che Padre Pio non vide mai personalmente, ma che aveva conosciuto con gli occhi dello spirito mentre da giovane passeggiava in quel luogo in compagnia del suo antico parroco.

A poche decine di metri dal convento c’è il tempio progettato da Renzo Piano, con la consulenza liturgica di monsignor Crispino Valenziano, che è stato consacrato nel 2004. Ha una capienza di 6.500 posti a sedere e la struttura è formata da tre navate semicircolari che avvolgono l’altare. La croce in bronzo e l’altare in pietra sono stati disegnati dallo scultore Arnaldo Pomodoro, mentre l’ambone monumentale è opera dello scultore Giuliano Vangi. Di fianco all’altare si trova l’organo meccanico realizzato dalla ditta Pinchi di Foligno, il più grande mai costruito in Italia.

Gli altri ambienti della nuova basilica sono la cappella dell’Eucaristia, con il tabernacolo firmato dallo scultore Floriano Bodini (al cui interno è custodito l’ostensorio donato da Giovanni Paolo II), la chiesa inferiore, capace di 500 posti a sedere, e la sala delle confessioni, dove si trovano 31 confessionali in rovere e uno spazio in cui è possibile celebrare le liturgie penitenziali.

All’esterno del tempio si trovano la grande croce in pietra, alta 40 metri, e la sequenza di otto campane, fuse dalla ditta Marinelli di Agnone, che coprono l’intera scala musicale. Il sagrato può contenere 30 mila persone in piedi, per le celebrazioni liturgiche all’aperto, e vi si trova disposta la flora tipica del Gargano: ulivi, cipressi, querce, pini, corbezzoli, mirti. Ulteriori opere artistiche sono le 12 vasche per l’acqua che sfociano nel fonte battesimale posto al fianco dell’ingresso liturgico, con due battenti bronzei dello scultore Mimmo Paladino. Congiunzione fra esterno e interno è la grande vetrata di 700 metri quadrati, con i pannelli serigrafati che rappresentano scene ispirate all’Apocalisse.

Lungo la "via del Rosario"

Ovviamente, insieme con San Giovanni Rotondo, il luogo per eccellenza di Padre Pio è il suo paese natale di Pietrelcina, dove tutto fa memoria del suo grande santo.

«Se queste pietre potessero parlare...», scrisse lo stesso cappuccino, riferendosi ai tanti eventi che si erano verificati nella casa paterna di vico Storto Valle 32, dove nacque il 25 maggio 1887, e nella successiva abitazione della famiglia Forgione di via Santa Maria degli Angeli. Nei pressi si trova la torretta dove il giovane Francesco si recava spesso per meditare e pregare.

Poco lontano c’è la "via del Rosario" che Padre Pio percorreva a piedi in preghiera per giungere sino a Piana Romana, dove c’era il terreno coltivato dai genitori. Una cappella ricorda il luogo nel quale il giovane ricevette nel 1910 le stimmate invisibili, che il novello sacerdote rivelò soltanto un anno dopo a padre Benedetto: «In mezzo alla palma delle mani è apparso un po’ di rosso quasi quanto la forma di un centesimo, accompagnato anche da un forte e acuto dolore».

Saverio Gaeta

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