Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

 
Colloqui col padre.
di D.A. - Scrivere a: don.antonio@stpauls.it


QUANDO LA CHIESA RICHIAMA LE COSCIENZE AI VALORI

COERENTI NELLA VITA
E NELLE ISTITUZIONI


I cattolici che si trovano a militare nei vari schieramenti politici devono trovarsi uniti sui valori, tra loro e con le persone di buona volontà, a partire dalla dignità di ogni vita umana.

Sono un credente ma, ogni giorno, sono sempre più sbigottito per alcune posizioni della Chiesa. Intendiamoci, la Chiesa deve intervenire, è un suo dovere, ma dovrebbe agire sulle coscienze, non sulle leggi. Nessuno può impormi ciò che il mio credo religioso mi vieta. Un credente non ricorre al divorzio e all’aborto, anche se c’è una legge che lo permette. Pur essendo contrario, ho dovuto subire il divorzio da mia moglie, e con tutte le mie buone ragioni, ho perso dieci anni della mia vita. Mi sono ricostruito una vita, mettendo assieme i cocci, ma essendomi risposato in Comune, per la Chiesa non sono degno di ricevere la Comunione.

Perché devo pagare per scelte altrui? La Chiesa giustamente interviene se sono in ballo importanti valori etici e morali, ma io ho subìto qualcosa che non condividevo. Perché non usa lo stesso criterio nei confronti dei politici che, pur essendo divorziati, fanno l’elogio della famiglia? Perché non li richiama a una maggiore coerenza? Essere onesti e incensurati è un valore o no? Non può occupare cariche istituzionali chi non è corretto o chi si è arricchito illecitamente provocando gravi danni a terzi.

Un mio amico prete mi ha detto: «non troverai mai risposte alle tue giuste richieste, perché non hai la minima idea di quante connivenze ci sono ad ogni livello». Ciò non fa altro che allontanare le persone da Dio, perché i corrotti raggiungono i loro obiettivi, chi invece fa dell’onestà la bandiera della propria vita è costretto a soccombere alla prepotenza del potere. La Chiesa deve far notare che non si può predicare bene e razzolare male. Se non lo fa, il credente può pensare che al politico è concesso tutto.

I valori morali riguardano tutte le sfere della nostra vita: è bene parlare di divorzio e aborto, ma non dimentichiamo l’onestà, la correttezza, la coerenza. Chi è nelle istituzioni deve servire non essere servito, perché è pagato lautamente per fare non i propri interessi ma quelli della collettività. La Chiesa, se vuole difendere i suoi valori, deve formare le coscienze dei cittadini e dei politici.

Franco
  
 

L’insegnamento sociale del Papa e dei vescovi mira unicamente a richiamare le coscienze ai valori morali che sono alla base della convivenza sociale e dell’esercizio della politica. Tra questi, alcuni vengono oggi messi in primo piano per la loro importanza e urgenza, quali il rispetto che si deve alla vita umana dall’inizio al termine naturale (da cui consegue l’opposizione alle leggi su aborto, eutanasia, testamento biologico e sperimentazioni su embrioni umani), il valore (bene) della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, che porta ad opporsi a leggi che tentano di legalizzare nuove forme di convivenza, come i Dico o i Cus.

Se questi valori sono di primaria importanza, altri non lo sono da meno, quali l’autorità e il potere che ottengono la loro legittimazione solo se sono al servizio del bene comune (è immorale l’autorità usata per tornaconto personale o di categoria), la giustizia sociale, l’economia a servizio della persona e del bene comune, la pace tra i popoli e la cooperazione internazionale.

I cattolici, che si trovano legittimamente nei vari schieramenti e partiti politici (purché non siano nettamente contrari alla dottrina della Chiesa), devono trovarsi uniti, sia tra loro come pure con gli uomini e donne di buona volontà, nella difesa e promozione di questi valori che hanno il punto di partenza e di arrivo nella dignità della persona umana.

La Chiesa, come dici tu Franco, dovrebbe impegnarsi di più nella formazione delle coscienze ai valori e meno nella formazione delle leggi, perché se i valori morali non raggiungono le coscienze, nessuna legge civile ne garantisce l’adempimento. Questo è vero, ma è altrettanto vero che un cittadino con una coscienza retta e formata – non vogliamo accettare l’individualismo selvaggio – vuole che la società si dia delle leggi giuste, che tutelino i diritti umani senza alcuna discriminazione.

Così, non è sufficiente dire che personalmente si è contrari all’aborto o all’eutanasia, ma non si vuole limitare la libertà degli altri. Non si tratta di limitare la libertà altrui, ma di garantire i valori e i diritti che sono di tutti. E che, per questo, tutti sono chiamati a promuovere. In caso contrario, la società resta in balìa dell’arbitrio del più forte, così che alcuni pagano le scelte sbagliate degli altri.

È vero che la Chiesa deve agire sulle coscienze, ma i princìpi etici non possono restare nel privato, senza influire nella politica, nell’economia e nella cultura. I valori morali, cui fa appello ripetutamente il Magistero, sono un criterio per distinguere le buone dalle cattive leggi, quelle giuste dalle ingiuste; o per valutare il programma d’insieme dei diversi schieramenti politici; per verificare la coerenza o meno di coloro che i cittadini eleggono come rappresentanti.

Cristiani in politica significa proporre, con la parola e con una coerente testimonianza, i valori della vita e della famiglia, ma anche i valori sociali, quali giustizia, solidarietà, difesa delle categorie più deboli... Non si può essere coerenti solo a corrente alternata, nel senso che alcuni valori vanno bene, altri no. La Chiesa non è il supermarket dei valori, dove liberamente si sceglie quel che ci va bene o ci fa comodo.

D.A.

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