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New York La bandiera la sfiora appena, quasi l’accarezza. Sventolava cinque anni fa sulla sede dell’Onu a Baghdad, quando le bombe colpirono l’edificio degli uomini della pace e ammazzarono Sergio de Mello, inviato delle Nazioni Unite. Benedetto XVI percorre i corridoi del Palazzo di vetro, accompagnato dal segretario generale Ban Ki Moon. È lui che gli mostra la bandiera, memoria di una tragedia e di una missione fallita. L’Onu si ritirò da Baghdad quel giorno dell’agosto 2003. Morirono 42 persone. Benedetto XVI è venuto al Palazzo di vetro anche per loro. Li chiama "custodi della pace" le donne e gli uomini, dice, che hanno «sacrificato la loro vita sul campo per il bene dei popoli». Resta tre ore in questo edificio di 39 piani. Parla davanti all’Assemblea generale. Il protocollo è lo stesso che accolse Paolo VI e per due volte Giovanni Paolo II. Ma la formalità è mitigata da un clima familiare, ambasciatori in piedi che scattano foto, applausi. La missione all’Onu è la ragione per cui Joseph Ratzinger ha varcato l’oceano per il suo secondo viaggio intercontinentale.
Parla in francese e in inglese. Ragiona sui diritti umani e sul principio che sta alla radice dell’esistenza delle Nazioni Unite e ne connota l’archetipo giuridico e politico: «Il principio della responsabilità del proteggere». Ma lo svolgimento del Papa va al di là della semplice necessità da parte dell’Onu di proteggere i popoli dalla guerra, dai genocidi, dalla fame. Va al cuore del concetto. Spiega che l’Onu deve salvaguardare «l’idea di persona», perché è immagine di Dio. Lo ascoltano in silenzio i rappresentanti degli Stati. Capiscono subito che Benedetto XVI centra la questione. Sulla responsabilità di proteggere l’Onu discute fin dalla sua istituzione. Ma solo nel 2001, in un rapporto redatto da un team di esperti costituito sotto gli auspici del Governo canadese, si era arrivati a una prima codificazione giuridica. Oggi c’è un consenso abbastanza generale che riguarda la tutela delle persone dai crimini, di fronte all’incapacità di uno Stato di prevenire violazioni estese e continue dei diritti umani.
Eliminare le diseguaglianze Ma non c’è consenso sul fondamento dei diritti. Benedetto XVI ha dato la risposta del Vangelo e ha spiegato che le Nazioni Unite sono nate dopo lo «sdegno sperimentato dall’umanità quando fu abbandonato il riferimento alla trascendenza e alla ragione naturale e furono gravemente violate la libertà e la dignità dell’uomo». E mette in guardia da un approccio solo pragmatico, da una concezione relativistica che nega ai diritti umani "universalità" e ne limita il valore in base a contesti culturali, politici, sociali o religiosi. Ratzinger sottolinea che i diritti dell’uomo sono radicati nel diritto naturale, devono essere rispettati «quali espressioni di giustizia» e non perché vi sono leggi che ne impongono il rispetto. È severo, il Papa, quando denuncia che spesso la «legalità prevale sulla giustizia», quando fa rilevare che i diritti, se presentati solo come norme, «rischiano di diventare deboli proposizioni staccate dalla dimensione etica e razionale».
È la giustizia che fa la differenza e qui Benedetto XVI si è inserito nel solco dei discorsi pronunciati dai suoi due predecessori. Dice che la «promozione dei diritti umani rimane la strategia più efficace per eliminare le diseguaglianze tra Paesi e gruppi sociali», e che ciò può servire anche ad aumentare la sicurezza. E torna su una questione che la Chiesa cattolica ripete da sempre: «Le vittime degli stenti e della disperazione, la cui dignità umana viene violata impunemente, diventano facile preda del richiamo alla violenza». No all’onnipotenza della scienza Ma lo fa ricordando che solo una visione della vita «saldamente ancorata alla dimensione religiosa», solo il riconoscimento del valore trascendente di ogni donna e di ogni uomo può aiutare a «resistere alla violenza, al terrorismo, alla guerra» e promuovere la giustizia e la pace. C’è il diritto alla libertà religiosa nel discorso del Papa all’Onu, l’appello perché nessuno debba mai «rinnegare Dio per godere dei propri diritti».
Ma c’è anche la denuncia dell’onnipotenza della scienza, che a volte contraddice «il valore sacro della vita», della persona e della famiglia, che vengono «derubate della loro identità naturale». E c’è una critica al «paradosso evidente» del «consenso multilaterale» che continua a essere in crisi all’Onu, a causa della «sua subordinazione alle decisioni di pochi», questione che va diritta al cuore della riforma delle Nazioni Unite, di cui la Santa Sede sente la necessità. Sul registro degli ospiti illustri Benedetto XVI lascia scritta, in latino, una frase del profeta Isaia: «La pace sarà opera della giustizia». Come aveva detto Paolo VI e aveva ripetuto qui Giovanni Paolo II.
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