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Il presente e il futuro della Casa Sollievo della Sofferenza, secondo il direttore generale Domenico Crupi, «sono segnati dalla forza dei valori e delle visioni profetiche del suo fondatore: la centralità della persona fragile e sofferente e la consapevolezza che assistenza e ricerca costituiscono un binomio inscindibile. Chi opera in questo ospedale ha il compito e il dovere di declinare la dimensione etica di san Pio in azioni quotidiane, per far sì che l’assistenza al malato, la ricerca scientifica e la gestione economico-finanziaria trovino in tale dimensione la conciliazione con lo sviluppo tecnologico e scientifico e con il sorgere di sempre nuovi bisogni». Con 1.000 posti letto con un indice di occupazione dell’85 per cento, 50 mila ricoveri l’anno (il 17 per cento da altre Regioni), 2.600 dipendenti (fra cui quasi 500 medici e un centinaio di ricercatori), l’ospedale è uno dei più qualificati d’Italia. Conferma il direttore sanitario Luigi Pacilli: «Lavoriamo in funzione del paziente anche quando dobbiamo scontare qualche costo in più». Ed è un punto d’orgoglio della struttura il costante incremento dei servizi e delle prestazioni. Oggi il settore in maggiore crescita è quello oncologico, che riguarda circa un quarto dei pazienti. «L’approccio a questi malati», aggiunge Pacilli, «tiene conto della necessità di costruire un percorso caratterizzato dalla "presa in carico" che accompagna il paziente dalla fase di diagnosi alla terapia, nelle sue varie articolazioni, fino alla riabilitazione e ai successivi controlli». In particolare, per i genitori dei bambini del reparto di pediatria oncoematologica è stata allestita una casa di accoglienza, dove soprattutto i meno abbienti possono alloggiare durante il periodo di ricovero dei loro figli. Ma si pensa anche ai malati terminali, per i quali è in via di realizzazione dalla Fondazione un hospice. Moltissima strada è stata compiuta da quel 16 maggio del 1947 quando, con una semplice cerimonia, Padre Pio benedisse la prima pietra del futuro ospedale. E ancor più tempo è passato dal gennaio del 1925, che vide l’inaugurazione del piccolo presidio sanitario intitolato a san Francesco d’Assisi. A viste umane, il sogno di Padre Pio era una pazzia; ma nei suoi occhi brillava già la realtà di questa enorme struttura in un luogo nel quale allora c’erano soltanto pietre. Oggi sono davvero tante le iniziative che concretizzano il binomio assistenza-ricerca. Un esempio è l’attenzione agli anziani, con la residenza sanitaria assistita e gli alloggi protetti, ma anche con un’area di neuroriabilitazione alla quale è dedicato un intero piano dell’ospedale. Pure il presidio ambulatoriale, dotato di tecnologie d’avanguardia, si inserisce in questo orizzonte, valutando un migliaio di pazienti al giorno. Per quanti utilizzano il day hospital, è a disposizione la cosiddetta "navetta della solidarietà" che quotidianamente fa la spola con Bari. Il filo rosso della ricerca genetica Il 5 maggio 1957 Padre Pio aveva detto di desiderare "un centro di studi intercontinentale". È l’auspicio che il genetista Bruno Dallapiccola ha ben scolpito in testa da quando, 16 anni fa, accettò di assumere l’incarico di direttore scientifico della Casa Sollievo, dopo una decina d’anni di impegno nel laboratorio di genetica medica. «La ricerca genetica», spiega il professore, «è il filo rosso che lega le attività di un grande policlinico come il nostro, perché ha collegamenti con tutte le altre discipline. Dal 1991 abbiamo avuto il riconoscimento di istituto a carattere scientifico e tra i frutti delle nostre ricerche c’è stata la dimostrazione che il genoma ha una diretta correlazione con il modo con cui il nostro corpo risponde agli attacchi delle malattie». Dal 2000 l’attività di ricerca può contare anche sull’Istituto Mendel di Roma, fondato da Luigi Gedda e donato alla Casa Sollievo: una settantina di studiosi che si occupano in particolare di malattie rare. Le piste di sviluppo per il futuro sono molteplici: gastroenterologia, endocrinologia, malattie del sangue e dinamiche dell’invecchiamento. E poi una specifica attenzione alle cellule staminali, uno dei campi più delicati nei quali etica e medicina devono oggi confrontarsi a tutto tondo. Saverio Gaeta
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