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di
Franca Zambonini
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CONTRO
GLI STUPRI E LA VIOLENZA SESSUALE, ANCHE TRA LE PARETI DI CASA
BRACCIALETTO,
ULTIMA DIFESA.
SIAMO SICURI CHE SERVA?
La sicurezza è stata uno degli
argomenti della propaganda elettorale. Tra le possibili soluzioni, si è
parlato perfino di un bracciale elettronico. Ma gli stupri non si combattono
con i giocattoli di autodifesa.
Il Consiglio dei
ministri di Israele si riunì per una emergenza. Nel giovane Stato erano
approdati quasi un milione di ebrei da 70 nazioni, in una immigrazione
tumultuosa che aveva provocato problemi di ordine pubblico, e anche un’ondata
di violenza contro le donne. I ministri discussero i rimedi e alcuni
proposero di mettere il coprifuoco per le donne, obbligandole a stare a casa
dopo le otto di sera.
Sembrava un’idea sensata, fin quando intervenne con
decisione il primo ministro: «Così non punite i colpevoli, ma le vittime.
Se volete il coprifuoco, imponetelo agli uomini». Quel primo ministro era
Golda Meir, che ha guidato Israele con saggezza e fermezza; quest’anno
verrà ricordata nel trentesimo anniversario della morte, 8 dicembre 1978.
Questo episodio, tratto dall’autobiografia della grande statista, mi è
tornato in mente mentre leggevo le cronache sull’ultimo stupro.
I giornali esprimono giusta indignazione e sacrosanta
condanna. Ma perché tra le righe sembra di
leggere un giudizio quasi infastidito? Perché trapela una specie di tacito
rimprovero? Nessuno, è ovvio, osa dire: «Se non andava in giro col buio,
non le capitava». Oppure: «Se l’è cercata». Nessuno, si capisce,
azzarda una frase del tipo: «L’avrà provocato». Questo succedeva nei
processi per stupro degli anni Settanta, quando testimoni e giudici facevano
apparire la vittima quasi corresponsabile del male che aveva subìto. Ma
quei tempi sono finiti, il "sessismo legale" è scomparso sia
dalle leggi sia dai tribunali. Però...
Però rispunta un altro genere di responsabilità che pesa
sulle spalle delle donne. È la responsabilità di costruirsi intorno un
recinto di difesa. Se nessuno ti protegge, non le istituzioni, che si
dimostrano inadeguate; non le forze dell’ordine, troppo scarse e chiamate
a tanti altri incarichi; non le folcloristiche ronde di notte e di giorno;
non il lassismo dei giudici, che mettono fuori stupratori e ladri per
scadenza dei termini di custodia o altri cavilli; non una legge sull’immigrazione
piena di buchi, tirchia nei permessi di soggiorno agli onesti e ignara dei
delinquenti che soggiornano senza tanti permessi… Insomma, se nessuno ci
pensa la soluzione c’è: difenditi da te.
Ecco allora i fischietti ad altissimi decibel da usare al
bisogno, gli spray al peperoncino per accecare l’aggressore, i corsi di
arti marziali, addirittura la pistola da borsetta. L’ultima amenità è il
braccialetto elettronico, con un pulsante e una trasmittente che lancia l’allarme.
Una trovata elettorale, utilizzata nella corsa per l’elezione a sindaco di
Roma. Se le afghane hanno il burka , per la tutela delle italiane sarà
utile una corazza elettronica.
Ora ci sono due domande. La prima nasce dalle statistiche,
le quali dicono che il 70 per cento delle violenze fisiche vengono commesse
in casa. Si dovrà usare il braccialetto anche in cucina o in salotto,
contro mariti, compagni, padri fuori di testa? La seconda riporta a quell’episodio
del coprifuoco alle donne. E se la responsabilità ritornasse agli uomini,
se la piantassero di pensare alle donne come a corpi da depredare, secondo l’arcaica
legge del possesso? Se cominciassero a curare una sessualità primitiva, da
lupi? La battaglia ci riguarda tutti ed è culturale, di crescita comune.
Altro che braccialetto.
Franca Zambonini
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