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C’è un aspetto curioso nella vicenda Alitalia nel momento più critico, quello in cui a Roma ci sono un Governo a responsabilità limitata e un altro che si prepara, ma partecipa – sia pure sullo sfondo – alla questione di cui sarà investito fra poche settimane. Si tratta di una contraddizione. Tutti i giorni le cronache informano sulla realtà contabile della compagnia aerea, con le perdite da uno a due milioni di euro al giorno, un sovrappiù di personale (sono ormai 139 i piloti addetti a far volare i cinque MD11Cargo…), un invecchiamento degli aerei che, anche a causa del continuo rialzo dei prezzi del petrolio, fa triplicare il costo dell’impiego di combustibile rispetto alle altre compagnie; eppure, sebbene di tutto ciò si legga ogni giorno, c’è sempre qualcuno che si lamenta di saperne ben poco. Durante la campagna elettorale, il Centrodestra, per bocca dei suoi portavoce, diceva che il Governo Prodi teneva nascoste cifre e circostanze importanti, per cui non era possibile all’opposizione fare proposte chiare e realizzabili, di là dagli annunci della "cordata" nazionale e dalla definizione di "irricevibili" per le proposte di Air France-Klm. Dopo le elezioni, quando il Governo in carica per gli affari correnti ha deciso la concessione all’Alitalia di un prestito-ponte di 300 milioni di euro, richiesto espressamente dal prossimo premier Berlusconi, la Commissione europea, cui tocca di stabilire se determinati finanziamenti a imprese di un singolo Paese siano leciti o illeciti secondo le norme della Ue che vietano gli aiuti di Stato a tutela della concorrenza, attraverso un portavoce ufficiale ha dichiarato: «Ci hanno consegnato una lettera e alcuni documenti che illustrano le misure prese. Le stiamo analizzando, tuttavia si può dire che in questo momento non abbiamo una chiara visione del caso».
Il caso limite è rappresentato dalla risposta del maggior responsabile della Banca Intesa San Paolo, il quale, a proposito delle ipotesi di intervento degli istituti di credito per il salvataggio della compagnia in base alle proposte in campo, ha affermato: «Il tavolo è vuoto». Si sa tutto, ma non si sa niente. La risposta è facile, purtroppo: il caso è molto grave. Si discute sulle responsabilità. Datano da almeno 15 anni, coinvolgono tutti i Governi di questo periodo, tutti i dirigenti di Alitalia che si sono succeduti, i sindacati, i politici nazionali e locali; riguardano una storia di aiuti di Stato, di aumenti di capitale (due), di prestiti-ponte (due) che fra il 2001 e il 2008 hanno versato nelle casse sempre quasi vuote della compagnia di bandiera un totale di 2.268 miliardi di lire e 300 milioni di euro. La verità non si saprà tanto presto, forse mai, anche se il caso Alitalia sarà il primo intoppo pesante per il nuovo Governo, il quale dovrà decidere fra due ipotesi per evitare un fallimento catastrofico: il commissariamento, con una serie di misure drastiche sia sul personale sia sui voli e sulle rotte; o un intervento di una reale "cordata" italiana di finanziatori che migliori le condizioni generali di Alitalia, magari mediante una fusione con Air One e l’utilizzo dei suoi velivoli, allo scopo di riaprire i negoziati con altre compagnie importanti, come la Lufthansa (che però ha già confermato il proprio giudizio negativo) e magari con la stessa Air France-Klm. Sempre tenendo conto che un prestito va restituito e che ha un prezzo (questo all’Alitalia si aggirerebbe fra il 9 e l’11 per cento). Beppe
Del Colle
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