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Che cosa hanno in comune Claudia Koll, Pupo e l’avvocato Giulia Bongiorno? Che nessuno di loro può mangiarsi senza problemi una pizza o un bel piatto di maccheroni, perché sono tutti celiaci. L’incidenza di questa intolleranza alimentare in Italia è stimata in un soggetto ogni 100-150 persone. I celiaci potenzialmente sarebbero quindi 400 mila, ma ne sono stati diagnosticati intorno ai 65 mila. Ogni anno vengono effettuate cinquemila nuove diagnosi e nascono 2.800 nuovi celiaci, con un incremento annuo del 9 per cento. La celiachia è la malattia di chi non può mangiare pane e pasta, ma neppure insaccati o lo scatolame che ha, tra i conservanti usati, anche il glutine. La causa principale del disturbo pare sia un’enterite virale contratta dai soggetti nei primi mesi di vita e causata dal Rotavirus, cui fa da concausa una certa predisposizione genetica. Importanti e qualche volta irreversibili sono le malattie determinate da una diagnosi tardiva di celiachia: osteoporosi, infertilità, bassa statura nei ragazzi, diabete mellito, alopecia, epilessia con calcificazioni cerebrali e il temutissimo linfoma intestinale. La celiachia viene nominata per la prima volta da Areto di Cappadocia, che nel 250 d.C. scriveva dei koiliakòs, "coloro che soffrono negli intestini". Nel 1856, Francis Adams coniò l’espressione "celiaci". Pochi anni dopo, nel 1888, Samuel Gee descrisse i sintomi dettagliati di questa condizione, predicendo che l’unico trattamento consistesse in una dieta adeguata. Solo a metà del XX secolo fu chiarito che la celiachia si manifesta in alcune persone in seguito all’ingestione di proteine del grano, che danneggiano la mucosa intestinale. Oggi sappiamo che la celiachia è una malattia digestiva di origine genetica. I celiaci reagiscono all’introduzione di alimenti ricchi di glutine, termine utilizzato genericamente per indicare alcune proteine specifiche del grano, dell’orzo e di altri cereali, come la gliadina. Queste proteine causano una risposta immunitaria abnorme a livello intestinale, dovuta all’incapacità di digerirle e assorbirle. La risposta immunitaria genera un’infiammazione cronica, danneggia i tessuti dell’intestino tenue e porta alla scomparsa dei villi intestinali, importanti per l’assorbimento di altri nutrienti. Un celiaco, quindi, oltre al danno diretto subisce un consistente danno indiretto, perché non è in grado di assorbire sostanze nutritive e rischia la malnutrizione. È una malattia autoimmunitaria, visto il meccanismo con cui si determina. Se non è diagnosticata tempestivamente, e trattata in modo adeguato, la celiachia può avere conseguenze importanti, anche irreversibili. Molti i fattori scatenanti La celiachia è una malattia genetica. Esistono però eventi precisi nel corso della vita che possono favorirne lo sviluppo, come per esempio una gravidanza, un’operazione chirurgica, un’infezione virale o altre occasioni di stress acuto. Altri fattori sono relativi al tipo di alimentazione e alla quantità di glutine introdotto nella dieta. Se non viene trattata adeguatamente, la celiachia può portare allo sviluppo di altre malattie, in particolare di alcune forme di cancro intestinale, osteoporosi (per scarso assorbimento del calcio), aborto e malformazioni congenite (perché in gravidanza l’apporto di sostanze nutritive è particolarmente cruciale per la buona salute del feto), convulsioni o attacchi epilettici (derivati da calcificazioni che si possono formare nel cervello in seguito a una carenza di acido folico per scarso assorbimento), bassa statura (nell’infanzia). Le persone celiache tendono anche a sviluppare altre condizioni e malattie autoimmuni, come la dermatite herpetiforme, il lupus sistemico eritematoso, il diabete di tipo 1, l’artrite reumatoide e altre. La connessione tra queste malattie e la celiachia può avere una natura genetica. I sintomi della celiachia possono essere anche molto diversi e si sviluppano in varie fasi della vita. In qualche caso non si manifestano a livello del sistema digerente, ma sotto altre forme. Ad esempio nei bambini l’irritabilità è un sintomo molto comune. Tipica, atipica, silente e potenziale Tra i sintomi della malattia ci sono dolori addominali ricorrenti, diarrea cronica, perdita di peso, anemia, dolori alle ossa, crampi, stanchezza, crescita ritardata, dolori articolari, insensibilità agli arti, irritazioni della pelle, danneggiamento dello smalto e del colore dei denti, irregolarità dei cicli mestruali. Nel caso di anemia, perdita di peso e ritardo nella crescita si tratta del risultato di un insufficiente assorbimento di nutrimenti, cioè di una forma di malnutrizione. L’Associazione celiaci italiani classifica la malattia in forme diverse: tipica, che ha come sintomatologia la diarrea e l’arresto della crescita; atipica, che si presenta tardivamente con sintomi soprattutto extraintestinali (come l’anemia); silente, nella quale mancano sintomi evidenti; potenziale, evidenziata da esami sierologici positivi (presenza di antigliadina IgA e IgG) ma con biopsia intestinale normale. Una diagnosi sintomatologica della celiachia è difficile, perché i sintomi sono troppo simili a quelli di altre malattie, tra cui molte che interessano l’intestino, ma anche stanchezza cronica e depressione. Inoltre, in una percentuale abbastanza ampia di casi, la celiachia non sviluppa sintomi evidenti ma comporta comunque un danneggiamento dei tessuti intestinali. Una diagnosi più precisa della malattia quindi passa principalmente per due analisi mirate: l’analisi sierologica e il test istologico (una biopsia intestinale che permette di verificare il danneggiamento dei villi). Se c’è un malato in famiglia, poiché la caratteristica è la trasmissione genetica, è bene effettuare uno screening degli anticorpi in tutti i parenti di primo grado. I celiaci diagnosticati dal Servizio sanitario nazionale hanno diritto ad avere gratuitamente i prodotti dietoterapeutici senza glutine e sono esentati dal servizio militare.
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