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Spettacoli.
di Maurizio Turrioni


CINEMA
"IL TRENO PER IL DARJEELING", CON ADRIEN BRODY


TRE FRATELLI IN INDIA

Il film racconta il viaggio di tre fratelli in cerca di una nuova vita. «Tutto evoca emozioni vere», dice l’attore.

A tutt’oggi, è il più giovane ad aver vinto l’Oscar come miglior attore protagonista, per Il pianista di Polanski. Era il 2003 e Adrien Brody non era ancora trentenne. Il record testimonia la mostruosa bravura di un attore che forse deve ancora dare il meglio di sé, ma che può già vantarsi di aver lavorato con registi come Steven Soderbergh, Ken Loach, Terrence Malick, Peter Jackson. Uno che sa dire di no ai ricchi cachet dei film blockbuster.

«I personaggi interessanti sono quelli che ci dicono qualcosa delle nostre lotte interiori», spiega Brody. «Cerco di suscitare nella gente un sentimento di coscienza, di compassione. Mi lascio prendere dal personaggio, dal contesto della storia. Ecco perché ho accettato subito di girare Il treno per il Darjeeling di Wes Anderson, regista giovane con un punto di vista originale sulla vita».

  • A dire il vero, la sua fama è legata a film intelligenti e bizzarri come I Tennenbaum e alla maniacalità sul set...

«A me piace il suo modo di fare. Questa storia di tre fratelli, a tratti comica, ha mille sfaccettature perché è stata filmata in India. Abbiamo girato davvero su un treno, mentre attraversavamo regioni sconfinate. Il set in continuo spostamento, genti, panorami, l’interazione tra i personaggi: tutto contribuisce a evocare emozioni vere».

L’effetto "movimento" è infatti la molla del racconto, l’anima de Il treno per il Darjeeling. Il viaggio fisico dei tre fratelli Whiteman, Francis, Peter e Jack (interpretati da Owen Wilson, Adrien Brody e Jason Schwartzman), nel cuore dell’India per ritrovare l’intesa perduta dopo la morte del padre. E il viaggio metaforico delle loro vite verso un nuovo senso. Il tutto in un rutilare di colori, fotografia spettacolare, dialoghi scoppiettanti, humour demenziale.

«Tutto ciò che si vede nel film è accaduto nella realtà», sottolinea Adrien. «Tra me, Owen e Jason è nato sul set un senso di genuina amicizia e con Wes è stato come sentirsi tutti e quattro vicini. Che poi è l’essenza stessa del viaggio iniziatico dei personaggi, spiegato dalla domanda che uno di loro si pone: "Mi chiedo se noi tre saremmo stati amici nella vita reale. Non come fratelli, ma come persone normali"».

  • Brody, il suo Peter è dei tre quello che all’inizio appare più chiuso, angosciato dall’idea di diventare padre...

«È vero. Ed è stato meraviglioso interpretare la sua evoluzione. La cosa speciale dell’India è che lì la vita è molto più precaria che in Occidente: ovunque puoi vedere persone in punto di morte contrapposte, però, alla bellezza dei colori, della natura, del senso della vita. Peter viene a contatto con questa esplosione di vita, che gli provoca un risveglio interiore. Alla fine, il treno e l’India sono diventati veri personaggi. Girare là ci ha fornito spunti e idee che abbiamo colto al volo».

  • Perché un animalista come lei ha poi accettato di girare Manolete, film sul più celebre dei toreri?

«Mi piace far cose nuove. Mettermi alla prova. Quella di Manolete e Lupe è una storia d’amore dannata. Manolete era uomo del popolo, il proletario che si riscattò toreando. Ma anche uno che non si fece manipolare dal potere di Franco».

Maurizio Turrioni

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