Famiglia Cristiana OnLine

Sommario.

 

  

La Bibbia un tesoro
dimenticato

 Un libro che aiuta
a cambiare vita

Il grave errore dei
nipotini di Voltaire

 
Speciale.
di Alberto Bobbio


INCHIESTA

BELLA, VERA MA DIFFICILE:
UNA SFIDA PER LA CHIESA


Il sociologo Luca Diotallevi, curatore della ricerca: «Nel nostro Paese la gente non chiede ai preti di convincerla circa il valore delle pagine bibliche, ma di essere aiutata a coglierne il significato soprattutto per la propria vita».

È un’analisi mai prima tentata. È davvero un’impresa scientifica di prim’ordine: 13 mila interviste, centinaia di migliaia di euro spesi. L’indagine sulla lettura della Scrittura per ora riguarda nove Paesi, otto europei più gli Stati Uniti, ma sta andando avanti in Argentina, nelle Filippine, in Africa e in Australia. Così sapremo cosa dice il mondo intero. L’ha coordinata Luca Diotallevi sociologo dell’Università di Roma Tre.

  • Professore, la Bibbia è il "Libro dei libri"?

«Non è certo il testo di una minoranza, ma un riferimento importante, anche se in misura e forme diverse, nella vita e nella cultura di larghe maggioranze di popolazioni».

  • Dove la leggono di più?

«Negli Stati Uniti: il 75 per cento degli americani ha letto almeno un brano negli ultimi anni. In Italia si scende al 27 per cento. Ma negli Stati Uniti molti sono protestanti, quindi con una familiarità alla Bibbia storicamente maggiore che in un Paese cattolico».

  • Più si è cattolici e meno si legge la Bibbia?

«Il dato si può leggere in questo modo. Ma anche in un altro. E cioè che la conoscenza della Bibbia è solo uno degli indici degli effetti della secolarizzazione. Gli italiani la leggono poco. È vero, ma il 66 per cento la ritiene un testo reale e credibile, contro il 39 per cento degli spagnoli e il 35 per cento dei francesi e olandesi. Ciò significa che dove la Chiesa sta dentro il processo di secolarizzazione si riconosce alla Bibbia non solo il fascino del libro antico e il suo valore letterario, ma il suo ruolo di libro di fede. In Italia ci sono le parrocchie che funzionano. C’è la storia dell’Azione cattolica, la grande diffusione dei movimenti. E la domanda di conoscenza biblica è maggiore».

  • Ma anche la Spagna è cattolica...

«Bisogna distinguere tra la pratica e l’identificazione di sé come cattolico. E la pratica in Spagna è più bassa che in Italia e anche la lettura della Bibbia. Il 40 per cento degli spagnoli non ha in casa la Bibbia. La Spagna ormai è più vicina alla Francia e ai Paesi del Nordeuropa. Preferisce sentir parlare di fede in televisione che in chiesa».

  • Per tutti quanti, però, la Bibbia resta un libro difficile...

«Questo è il principale risultato della ricerca. E qui vengono chiamate in causa le Chiese, ma anche la scuola e i media. Per la Chiesa cattolica è una bella sfida, perché la gente non chiede ai preti di convincerla circa il valore delle pagine bibliche, ma di essere aiutata a cogliere il significato del testo, soprattutto per la propria vita, e poi vuole anche sapere come ciò che insegna la Bibbia può servire al bene comune».

  • Quindi un valore positivo al contenuto?

«Direi che prevalgono nettamente coloro che lo considerano vero su quelli che lo considerano falso, quelli che lo ritengono interessante su chi lo considera noioso. In Francia, Spagna e Olanda prevale chi lo considera astratto e lontano dalla vita di tutti i giorni, ma negli altri Paesi vince chi ritiene il contenuto reale e vicino alla vita di tutti i giorni».

  • La leggono di più a sinistra o a destra?

«Ci siamo posti la questione e abbiamo visto che la lettura della Bibbia non risente delle polarizzazioni politiche. Accade solo per singole alternative tematiche, per esempio pace e guerra, che attraggono di più lettori di una parte o dell’altra. Questo testimonia il fatto che la maggior parte della gente distingue, ma non separa la religione dagli altri aspetti della vita e quindi ha una concezione corretta della laicità. Lo si vede anche dal fatto che prevale in tutte le popolazioni una posizione largamente favorevole allo studio della Bibbia nelle scuole pubbliche».

  • Quale uso si fa della Bibbia?

«In Italia, Spagna e Germania non la si utilizza come libro di preghiera, a differenza degli Stati Uniti e della Polonia. Ma non significa che gli italiani pregano poco, perché la preghiera personale è un atteggiamento più diffuso di quanto in genere si pensi. Il risultato, tuttavia, è incoraggiante, perché dimostra che si può innestare la Bibbia nella preghiera personale che già c’è».

  • È sorprendente che chi ritiene che la Bibbia debba essere applicata alla lettera, cioè chi è d’accordo con la legge del taglione, poi legga poco la Bibbia...

«È vero, e ha sorpreso anche noi. I fondamentalisti, vale a dire coloro che ritengono che le Scritture vadano comprese attenendosi esclusivamente alla lettera, dimostrano una conoscenza assai scarsa della Bibbia. La conoscono molto meno di coloro che nei confronti della Bibbia hanno un atteggiamento critico. Al contrario, coloro che, almeno in ambito cattolico, affrontano la Bibbia con uno spirito in linea con il concilio Vaticano II, cioè credono che anche la grande tradizione della Chiesa aiuti alla comprensione e alla messa in pratica del testo, dimostrano livelli maggiori di conoscenza biblica. Semmai, devo dire che dalla ricerca risulta che i fondamentalisti della lettura biblica si distinguono per le loro preferenze sociopolitiche, non di rado ostili alla modernizzazione».

  • E la posizione "riduzionista", che ritiene la Bibbia un libro di leggende?

«Nei Paesi europei è accanto a chi legge la Bibbia con atteggiamento critico. La posizione fondamentalista, invece, è marginale. In Italia la posizione riduzionista si sta riducendo a favore di una certa crescita dei fondamentalisti. E la stessa cosa avviene negli Usa. Un caso a sé è la Polonia, dove le tre posizioni raccolgono in pratica lo stesso consenso».

  • Perché avete chiesto se la regalano?

«Volevamo misurare il rapporto con la Bibbia come oggetto fisico. In America la si regala molto, da noi poco. E forse anche questo deve far riflettere».

Alberto Bobbio
  
   
DAL SINODO ALLA "BIBBIA DELLA FAMIGLIA"

Si celebra dal 5 al 26 ottobre prossimo il XII Sinodo generale dei vescovi, indetto da Benedetto XVI e dedicato al tema "La parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa".

Nei Lineamenta, il documento preparatorio (si trova sul sito www.vatican.va), si afferma che «lo scopo del Sinodo è eminentemente pastorale: approfondendo le ragioni dottrinali e lasciandosi illuminare da esse, si intende estendere e rafforzare la pratica di incontro con la Parola come fonte di vita nei diversi ambiti dell’esperienza, proponendo per questo ai cristiani e a ogni persona di buona volontà, vie giuste e agevoli per poter ascoltare Dio e parlare con lui».

È anche in vista del Sinodo che è stato realizzato il sondaggio che pubblichiamo in queste pagine, e che sarà raccolto in un volume delle Edizioni San Paolo pronto per l’autunno. Alla parola di Dio sono legate due altre importanti iniziative. La prima riguarda Famiglia Cristiana, che in autunno darà ai suoi lettori la Nuova Bibbia della famiglia, una serie di volumi con la nuova traduzione Cei delle Scritture, pensati e realizzati per la famiglia.

La seconda è delle Edizioni San Paolo, che lanceranno la Bibbia Via Verità e Vita, con un corredo di note esegetiche, spirituali e liturgiche.

G.T.

    

SORPRESA: I RUSSI LA AMANO MOLTISSIMO

I russi e la Bibbia? Mica male, dicono i dati. In qualche caso, più preparati loro, dopo 74 anni di comunismo, di noi europei. L’ultima a stupirsene, però, è una persona che i russi li conosce bene: suor Joseph Marella, delle Figlie di San Paolo, che da una decina d’anni gestisce una libreria a Mosca. «I russi leggono molto la Bibbia», dice. «Noi abbiamo avuto momenti in cui faticavamo a star dietro alle richieste. Va anche detto che i prezzi sono accessibili: per esempio 100 rubli (circa 3 euro) per la Bibbia protestante, 150 rubli (5 euro) per quella ortodossa».

  • Di che lettori si tratta?

«Un po’ di tutto. I giovani sono magari una minoranza, però corposa. E spesso sono attratti dai Vangeli. Però vediamo gente di ogni età e origine: abbiamo Bibbie di diversa impostazione, compresa quella cattolica, e in diverse lingue, anche il georgiano, e tutte vendono bene. È un pubblico attento, che vuole sapere le differenze tra le varie edizioni, versioni, commenti».

  • Sono persone impegnate in parrocchie e comunità o individui che vogliono approfondire le Sacre Scritture?

«Sono molti, direi, i lettori del secondo tipo. Gente che ha già una formazione e vuole crescere. Infatti, sono andate molto bene le traduzioni in russo di libri come La comunità che legge e commenta il Vangelo di Marco di Silvano Fausti e il commento ai Vangeli del cardinale Spidlik, che in Italia sono stati pubblicati dalle Edizioni San Paolo. Molto favore ha incontrato, nel 2007, l’ABC della Bibbia. Speriamo di replicare, nel 2008 che sarà l’Anno paolino, con l’ABC di Paolo».

  • I russi ortodossi frequentano senza problemi una libreria cattolica?

«Senza problemi. Anche perché da noi trovano sempre un sorriso».

  • Voi vendete libri anche via Internet. Nella Russia asiatica c’è interesse per la Bibbia?

«Abbiamo ricevuto molte ordinazioni da Irkutsk, Novosibirsk, Vladivostok, città lontanissime da Mosca. In generale, cresce l’interesse per le Bibbie per bambini e ragazzi, che da qualche tempo sono varie e molto belle».

Fulvio Scaglione


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