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La Bibbia un tesoro |
È un’analisi mai prima tentata. È davvero un’impresa scientifica di prim’ordine: 13 mila interviste, centinaia di migliaia di euro spesi. L’indagine sulla lettura della Scrittura per ora riguarda nove Paesi, otto europei più gli Stati Uniti, ma sta andando avanti in Argentina, nelle Filippine, in Africa e in Australia. Così sapremo cosa dice il mondo intero. L’ha coordinata Luca Diotallevi sociologo dell’Università di Roma Tre.
«Non è certo il testo di una minoranza, ma un riferimento importante, anche se in misura e forme diverse, nella vita e nella cultura di larghe maggioranze di popolazioni».
«Negli Stati Uniti: il 75 per cento degli americani ha letto almeno un brano negli ultimi anni. In Italia si scende al 27 per cento. Ma negli Stati Uniti molti sono protestanti, quindi con una familiarità alla Bibbia storicamente maggiore che in un Paese cattolico».
«Il dato si può leggere in questo modo. Ma anche in un altro. E cioè che la conoscenza della Bibbia è solo uno degli indici degli effetti della secolarizzazione. Gli italiani la leggono poco. È vero, ma il 66 per cento la ritiene un testo reale e credibile, contro il 39 per cento degli spagnoli e il 35 per cento dei francesi e olandesi. Ciò significa che dove la Chiesa sta dentro il processo di secolarizzazione si riconosce alla Bibbia non solo il fascino del libro antico e il suo valore letterario, ma il suo ruolo di libro di fede. In Italia ci sono le parrocchie che funzionano. C’è la storia dell’Azione cattolica, la grande diffusione dei movimenti. E la domanda di conoscenza biblica è maggiore».
«Bisogna distinguere tra la pratica e l’identificazione di sé come cattolico. E la pratica in Spagna è più bassa che in Italia e anche la lettura della Bibbia. Il 40 per cento degli spagnoli non ha in casa la Bibbia. La Spagna ormai è più vicina alla Francia e ai Paesi del Nordeuropa. Preferisce sentir parlare di fede in televisione che in chiesa».
«Questo è il principale risultato della ricerca. E qui vengono chiamate in causa le Chiese, ma anche la scuola e i media. Per la Chiesa cattolica è una bella sfida, perché la gente non chiede ai preti di convincerla circa il valore delle pagine bibliche, ma di essere aiutata a cogliere il significato del testo, soprattutto per la propria vita, e poi vuole anche sapere come ciò che insegna la Bibbia può servire al bene comune».
«Direi che prevalgono nettamente coloro che lo considerano vero su quelli che lo considerano falso, quelli che lo ritengono interessante su chi lo considera noioso. In Francia, Spagna e Olanda prevale chi lo considera astratto e lontano dalla vita di tutti i giorni, ma negli altri Paesi vince chi ritiene il contenuto reale e vicino alla vita di tutti i giorni».
«Ci siamo posti la questione e abbiamo visto che la lettura della Bibbia non risente delle polarizzazioni politiche. Accade solo per singole alternative tematiche, per esempio pace e guerra, che attraggono di più lettori di una parte o dell’altra. Questo testimonia il fatto che la maggior parte della gente distingue, ma non separa la religione dagli altri aspetti della vita e quindi ha una concezione corretta della laicità. Lo si vede anche dal fatto che prevale in tutte le popolazioni una posizione largamente favorevole allo studio della Bibbia nelle scuole pubbliche».
«In Italia, Spagna e Germania non la si utilizza come libro di preghiera, a differenza degli Stati Uniti e della Polonia. Ma non significa che gli italiani pregano poco, perché la preghiera personale è un atteggiamento più diffuso di quanto in genere si pensi. Il risultato, tuttavia, è incoraggiante, perché dimostra che si può innestare la Bibbia nella preghiera personale che già c’è».
«È vero, e ha sorpreso anche noi. I fondamentalisti, vale a dire coloro che ritengono che le Scritture vadano comprese attenendosi esclusivamente alla lettera, dimostrano una conoscenza assai scarsa della Bibbia. La conoscono molto meno di coloro che nei confronti della Bibbia hanno un atteggiamento critico. Al contrario, coloro che, almeno in ambito cattolico, affrontano la Bibbia con uno spirito in linea con il concilio Vaticano II, cioè credono che anche la grande tradizione della Chiesa aiuti alla comprensione e alla messa in pratica del testo, dimostrano livelli maggiori di conoscenza biblica. Semmai, devo dire che dalla ricerca risulta che i fondamentalisti della lettura biblica si distinguono per le loro preferenze sociopolitiche, non di rado ostili alla modernizzazione».
«Nei Paesi europei è accanto a chi legge la Bibbia con atteggiamento critico. La posizione fondamentalista, invece, è marginale. In Italia la posizione riduzionista si sta riducendo a favore di una certa crescita dei fondamentalisti. E la stessa cosa avviene negli Usa. Un caso a sé è la Polonia, dove le tre posizioni raccolgono in pratica lo stesso consenso».
«Volevamo misurare il rapporto con la Bibbia come oggetto fisico. In America la si regala molto, da noi poco. E forse anche questo deve far riflettere».
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